Con CHI parla Mosè al pruno ardente?

 

Un ringraziamento per la collaborazione e per una parte della documentazione
originale ad un amico, "il nonno sa" (nikname).

Da “La Torre di Guardia” 15-5-2005, alle pp. 20,21:  

Mosè riceve un incarico.

     Un giorno un angelo che rappresentava Geova parlò a Mosè vicino al monte Horeb, nella penisola del Sinai. Disse: Incontestabilmente ho visto l’afflizione del mio popolo che è in Egitto, e ho udito il grido a causa di quelli che lo costringono al lavoro; perché conosco bene le pene che soffre. E mi accingo a scendere per liberarlo dalla mano degli egiziani e per farlo salire da quel paese a un paese buono e spazioso, a un paese dove scorre latte e miele” (Esodo 3:2,7,8) In relazione a questo, Geova aveva un incarico per Mosè, ma bisognava assolverlo nel modo in cui voleva Lui.

     L’angelo di Geova disse poi: “Ora vieni e lascia che io ti mandi da Faraone, e tu fai uscire il mio popolo, i figli d’Israele, dall’Egitto”. Mosè era titubante. Non si sentiva all’altezza dell’incarico, e di per sé non lo era. Geova però gli assicurò: “Io mostrerò d’essere con te” (Esodo 3:10-12) Geova diede a Mosè il potere di compiere segni miracolosi che gli sarebbero serviti da credenziali per dimostrare che era stato davvero mandato da Dio. Suo fratello Aaronne lo avrebbe accompagnato e gli avrebbe fatto da portavoce. Inoltre, Geova stesso avrebbe detto loro cosa dire e fare. (esodo 4:1-17) Mosè avrebbe adempiuto fedelmente quell’incarico? (…)

     Quando diede l’incarico a Mosè, Geova sottolineò l’importanza del proprio nome. Era essenziale mostrare rispetto a tale nome e a Colui che lo porta. Interrogato circa il suo nome, Geova disse “Io mostrerò d’essere ciò che mostrerò d’essere”. Inoltre, Mosè doveva dire ai figli d’Israele: “Geova l’Iddio dei vostri antenati, l’Iddio di Abraamo, l’Iddio di Isacco e l’Iddio di Giacobbe, mi ha mandato a voi” Geova proseguì dicendo: “Questo è il mio nome a tempo indefinito, e questo è il memoriale di me di generazione in generazione”. (Esodo 3:13-15) “Geova” è tuttora il nome con cui Dio è noto ai suoi servitori in tutta la terra. – Isaia 12:4,5; 43:10-12 (…)”  

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Riportiamo il testo biblico secondo la traduzione  interlineare a cura di Roberto Reggi, "Esodo" EDB:

Esodo 3:3-18:  "E vide YHWH che si spostò per vedere e chiamò lui Dio da mezzo di il roveto e disse: "Mosé! Mosé!" E disse: "Eccomi!" E disse: "Non avvicinarti qui! Slega sandali di te da piedi di te perché il luogo che tu stante su esso suolo di santità esso (è)". E disse: "Io (sono) Dio di padre di te, Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe". E nascose Mosè faccia di lui, perché temette di guardare a il Dio. E disse YHWH: "[vedere] vidi afflizione di popolo di me che (è) in Egitto e grido di loro ascoltai a causa di opprimenti lui, perché conobbi dolori di lui. E scesi per salvare lui da mano di Egitto e per far salire lui da la terra la quella verso terra buona e larga, verso terra fluente latte e miele, verso luogo di di il Cananeo e il Hittita e il Amoreo e il Perizzita e il Eveo e il Gebuseo. E adesso ecco grido di figli di Israele arrivò a me e anche vidi la oppressione che Egiziani opprimenti loro. E adesso va' e manderò te da faraone. E fa uscire popolo di me, figli di Israele, da Egitto!" E disse: "Certo sarò con te, e questo per te (è) il segno che io mandai te: in far uscire di te il popolo da Egitto, servirete il Dio su il monte il questo". E disse Mosé a il Dio: "Ecco io arrivante a figli di Israele e dirò a loro: Dio di padri di voi mandò me a voi. E diranno a me: Cosa (è) nome di lui? Cosa dirò a loro?". E disse Dio a Mosé: (Io) sono colui che sono!". E disse: "Così dirai a a figli di Israele: YHWH, Dio di padri di voi, Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe inviò me a voi. Questo (è) nome di me per sempre, e questo ricordo di me per generazione generazione. Va' e raduna anziani di Israele e dì a loro: YHWH, Dio di padri di voi, apparve a me, Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, per dire: [visitare] visitai voi e il fatto a voi in Egitto. E dissi: Farò salire voi da afflizione di Egitto verso terra il Cananeo e il Hittita e il Amoreo e il Perizzita e il Eveo e il Gebuseo, verso terra fluente latte e miele. E ascolteranno a voce di te ..."

Questa è invece la Traduzione Nuovo Mondo della WTS:

3 A ciò Mosè disse: "Voglio proprio deviare per ispezionare questo grande fenomeno, come mai il roveto non brucia". 4 Quando Geova vide che deviava per ispezionare, subito Dio lo chiamò di mezzo al roveto e disse: "Mosè! Mosè!" al che egli disse: "Eccomi". 5 Quindi disse: "Non ti avvicinare qua. Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo dove stai è suolo santo".6 E proseguì, dicendo: "Io sono l’Iddio di tuo padre, l’Iddio di Abraamo, l’Iddio di Isacco e l’Iddio di Giacobbe". Quindi Mosè nascose la sua faccia, perché temeva di guardare il [vero] Dio. 7 E Geova aggiunse: "Incontestabilmente ho visto l’afflizione del mio popolo che è in Egitto, e ho udito il grido a causa di quelli che lo costringono al lavoro; perché conosco bene le pene che soffre. 8 E mi accingo a scendere per liberarlo dalla mano degli egiziani e per farlo salire da quel paese a un paese buono e spazioso, a un paese dove scorre latte e miele, al luogo dei cananei e degli ittiti e degli amorrei e dei ferezei e degli ivvei e dei gebusei. 9 E ora, ecco, il grido dei figli d’Israele è giunto a me, e ho anche visto l’oppressione con cui gli egiziani li opprimono. 10 E ora vieni e lascia che io ti mandi da Faraone, e tu fa uscire il mio popolo, i figli d’Israele, dall’Egitto".11 Comunque, Mosè disse al [vero] Dio: "Chi sono io perché vada da Faraone e perché debba far uscire i figli d’Israele dall’Egitto?" 12 A ciò egli disse: "Perché io mostrerò d’essere con te, e questo è per te il segno che sono io che ti ho mandato: Dopo che avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete il [vero] Dio su questo monte".13 Tuttavia, Mosè disse al [vero] Dio: "Supponiamo che ora io sia andato dai figli d’Israele e realmente dica loro: ‘L’Iddio dei vostri antenati mi ha mandato a voi’, ed essi realmente mi dicano: ‘Qual è il suo nome?’ Che dirò loro?" 14 A ciò Dio disse a Mosè: "IO MOSTRERÒ D’ESSERE CIÒ CHE MOSTRERÒ D’ESSERE". E aggiunse: "Devi dire questo ai figli d’Israele: ‘IO MOSTRERÒ D’ESSERE mi ha mandato a voi’". 15 Quindi Dio disse ancora una volta a Mosè:"Devi dire questo ai figli d’Israele: ‘Geova l’Iddio dei vostri antenati, l’Iddio di Abraamo, l’Iddio di Isacco e l’Iddio di Giacobbe, mi ha mandato a voi’. Questo è il mio nome a tempo indefinito, e questo è il memoriale di me di generazione in generazione. 16 Va, e devi raccogliere gli anziani d’Israele, e devi dire loro: ‘Geova, l’Iddio dei vostri antenati, mi è apparso, l’Iddio di Abraamo, Isacco e Giacobbe, dicendo: "Immancabilmente dovrò prestare attenzione a voi e a ciò che vi si fa in Egitto. 17 E dunque dico: Vi farò salire dall’afflizione degli egiziani al paese dei cananei e degli ittiti e degli amorrei e dei ferezei e degli ivvei e dei gebusei, a un paese dove scorre latte e miele"’.18 "E certamente ascolteranno la tua voce, ..."

 

E’ evidente che qui (cioè nell'articolo della Torre di Guardia) non ci troviamo davanti a un'esegesi del testo biblico;  è un semplice COMMENTO che, oltretutto, ignora le più elementari regole di ermeneutica e di di analisi logica. Vediamo gli errori più lampanti che ne derivano:

  •  Il testo de La Torre di Guardia preso in esame esordisce presentando un soggetto: L’ANGELO  DI GEOVA che, secondo quanto leggiamo, è colui che parla direttamente a Mose. Più avanti "si dimentica"  questo PARTICOLARE facendo credere che a parlare sia in effetti Geova stesso, non più l'angelo.

  •  In realtà, il testo biblico in questione non dice affatto che “un angelo che rappresentava Geova” parlasse a Mosè: questa è una PURA INVENZIONE. Comunque, a voler seguire questo strano metodo “esegetico”, il supposto ANGELO DI GEOVA asserisce: “… ho visto l’afflizione del MIO popolo”. Ora, sia in lingua italiana che in un’altra lingua, se uno parla a nome di un altro lo si deve esplicitare e magari inserire nel testo, tra le virgolette (“... “), il messaggio di cui è latore. Nel brano riportato da La Torre di Guardia non si comprende affatto se è l’angelo di Geova a parlare o se è Geova stesso a parlare, e non è cosa da poco perché
  1. Se fosse L’angelo di Geova  a parlare a Mosé, come potrebbe egli affermare: Israele è il “MIO popolo”??? E come potrebbe  pretendere di chiamarsi “Geova” ???
  2. Se, invece,  fosse Geova a parlare perché viene introdotto nel discorso un “angelo che rappresentava Geova ?
  3. Se fossero in DUE ad  alternarsi a parlare (una volta l’ “angelo” e un’altra volta “Geova” perché il brano de La Torre di Guardia non lo evidenzia con la dovuta chiarezza?

Mi piacerebbe che qualche tdG risolvesse questo quesito, nonostante io un’idea ce l’abbia: i tdG non sanno conciliare il fatto che un Essere soprannaturale si presenti e dica esplicitamente d’essere “Geova” con la loro “teologia” secondo la quale il nome “Geova” non può essere condiviso da nessun altro nell’universo. Si inventa così la presenza di un portavoce che, in effetti, nel brano biblico in questione non c’è, col risultato di rendere incomprensibile tutto il discorso.

Se però leggiamo con attenzione tutto il brano, comprendiamo che è Dio stesso a parlare a Mosè, non un suo “rappresentante”, la conferma l’abbiamo proprio dal fatto che Egli comunica a Mosè il proprio nome. Ma, questo cozza con la “teologia” dei tdG secondo la quale “Nessuno ha mai visto Dio”.

Se poi leggessero con attenzione anche Giovanni 6:46:

 “Perché nessuno ha visto il Padre, se non colui che è da Dio; egli ha visto il Padre.”

 forse anche loro arriverebbero a comprendere come stanno le cose.

Quando le Scritture affermano che “Nessuno ha mai visto Dio”, non vuol dire che ci troviamo davanti ad una affermazione assoluta: diversi uomini di fede hanno visto Dio; ciò che questa affermazione significa è che “Nessuno ha mai visto il Padre”. "Dio" è stato infatti visto, e questo è innegabile:

Genesi 35:7 "Lì (Giacobbe) costruì un altare e chiamò quel luogo El-Betel, perché Dio gli era apparso lì, quando egli fuggiva davanti a suo fratello. "

Genesi 35:10 "Dio gli disse: «Il tuo nome è Giacobbe. Tu non sarai più chiamato Giacobbe, ma il tuo nome sarà Israele». E lo chiamò Israele. "

Genesi 35:11 "Dio gli disse: «Io sono il Dio onnipotente; sii fecondo e moltìplicati; una nazione, anzi una moltitudine di nazioni discenderà da te, dei re usciranno dai tuoi lombi; "

Genesi 35:13 "E Dio se ne andò risalendo dal luogo dove gli aveva parlato. "

 In questi testi, per esempio, si afferma senza esitazione che Giacobbe  ha visto Dio. Ne vogliamo la controprova? Eccola:

Genesi 48:3 "Giacobbe disse a Giuseppe: «Il Dio onnipotente mi apparve a Luz nel paese di Canaan, mi benedisse "

Genesi 48:15 "Benedisse Giuseppe e disse: «Il Dio alla cui presenza camminarono i miei padri Abraamo e Isacco, il Dio che è stato il mio pastore da quando esisto fino a questo giorno, "

Genesi 48:16 "l'angelo che mi ha liberato da ogni male, benedica questi ragazzi! Siano chiamati con il mio nome, con il nome dei miei padri, Abraamo e Isacco, e si moltiplichino abbondantemente sulla terra!» "

 In questi ultimi versetti il “Dio onnipotente” e l’ “Angelo” (di Dio) sono identificati nella medesima Persona apparsa a Giacobbe.

Osea 12:4 "Nel seno materno egli prese il fratello per il calcagno e, nel suo vigore, lottò con Dio; 5 lottò con l'Angelo e restò vincitore; egli pianse e lo supplicò. A Betel lo trovò, là egli parlò con noi."

Nel libro della Torre di Guardia "Equipped for every good work" , pag. 128 si legge:  

"Questo condottiero (cioè l'angelo apparso a Giosuè - Gio. 5:13, 6:2) … era indubbiamente la Parola".

(apri)

E, in "The Kingdom is at Hand", pag. 96: "Indubbiamente l'angelo che apparve a Mosè nel pruno ardente era la Parola, il Figlio di Dio".

  (apri)

Ma, già tempo prima Russell scriveva:

"The Lord and two angels so appeared to Abraham, who had a supper prepared for them, of which they ate. At first Abraham supposed them to be three men, and it was not until they were about to go that he discovered one of them to be the Lord, and the other two, angels, who afterward went down to Sodom and delivered Lot. (Gen 18:1,2) (The plane of the Ages pag. 183).

  La pagina dell'edizione in italiano de "Il piano delle età" di Russell (apri).

Si rendevano conto Russell & C. che con queste parole  stavano ammettendo che Colui che si rivelava ad Abrahamo, a Mosè e ad altri come Yhwh era Gesù Cristo? Non  sappiamo, ma la Torre di Guardia si affretta a correggere il tiro:

"La sua (di Dio) presenza poteva in certi casi aver luogo tramite un rappresentante angelico che agiva per conto di Dio, al punto di dire: "Io sono l'Iddio di tuo padre" come fece l'angelo che parlò a Mosè presso al roveto ardente". Perspicacia nello studio della Bibbia, pag. 650).

Ma, si tratta di un argomento troppo debole; gli angeli possono  parlare in nome di Dio, ma non possono dire: "Io sono l'Iddio di tuo padre" senza rischiare, dicendo queste parole, d'essere creduti alla lettera! Non dimentichiamo che il messaggero celeste apparve presso il roveto a un uomo che, all'epoca, di Dio conosceva assai poco, come si capisce dal contesto, e questo gli faceva  propendere a credere alla lettera a ciò cui stava vedendo e ascoltando.

Si noti che nella nuova pubblicazione, "Perspicacia …", si evita di supporre, contrariamente a ciò che scrisse Russell, che il messaggero che parla dal roveto sia Gesù. Comunque, a spulciare tra un'affermazione dogmatica e l'altra, si resta allibiti nel constatare con quanta disinvoltura la WTS afferma e smentisce una stessa cosa. Se Russell scriveva che in mezzo al pruno ardente c'era Gesù Cristo e in seguito qualcuno degli anonimi scrittori della WTS ha visto in tale personaggio non Gesù Cristo, ma un generico "rappresentante angelico", si resta confusi nel leggere, in un'altra pubblicazione, né più né meno di quello che affermava Russell:

*** po cap. 11 p. 136 Il Messia dell’"eterno proposito" di Dio ***"Le Sacre Scritture indicano in effetti che fu colui che un angelo, parlando al profeta Daniele, chiamò "il vostro principe", "il gran principe che sta a favore dei figli del tuo popolo", cioè Michele. (Daniele 10:21; 12:1) Egli aveva agito come un principesco angelo sovrintendente a favore della nazione d’Israele, ed era senza dubbio l’angelo che si manifestò a Mosè nel rovo ardente ai piedi del monte Horeb nel lontano sedicesimo secolo a.E.V. È stato giustamente chiamato Michele l’arcangelo. Che la sua forza vitale fosse trasferita nella cellula uovo di Maria dalla potenza dell’Iddio Altissimo che coprì Maria della sua ombra significò che egli, Michele, scomparve dal cielo. Con la nascita umana da Maria, la vergine giudea, egli doveva divenire un’anima umana. Questo lo rese disponibile per adempiere Isaia 53:10 riguardo al ‘sofferente servitore’ di Geova:"

 E, ancora:

" *** w91 1/2 p. 17 Onoriamo il Figlio, il principale Agente di Geova ***
9 Gesù Cristo merita onore anche perché è l’angelo principale, o arcangelo, di Geova. In base a che cosa giungiamo a questa conclusione? Ebbene, il prefisso “archi-”, che significa “capo” o “primo”, implica che c’è un solo arcangelo. La Parola di Dio lo menziona parlando del risuscitato Signore Gesù Cristo. Leggiamo: “Il Signore stesso scenderà dal cielo con una chiamata di comando, con voce di arcangelo e con tromba di Dio, e quelli che sono morti unitamente a Cristo sorgeranno per primi”. (1 Tessalonicesi 4:16) Questo arcangelo ha un nome, infatti in Giuda 9 leggiamo: “Quando l’arcangelo Michele ebbe una controversia col Diavolo e disputava intorno al corpo di Mosè, non osò portare un giudizio contro di lui in termini ingiuriosi, ma disse: ‘Ti rimproveri Geova’”. In questo modo, evitando di prevaricare Geova osando emettere un giudizio contro il Diavolo, Gesù onorò il suo Padre celeste.
10 L’arcangelo Michele combatte a favore del Regno di Dio, prendendo la direttiva nel purificare i cieli da Satana e dalle sue orde demoniche. (Rivelazione 12:7-10) E il profeta Daniele dice che egli ‘sta a favore del popolo di Dio’. (Daniele 12:1) È quindi evidente che Michele è “l’angelo del vero Dio che andava davanti al campo d’Israele”, quello che Dio impiegò per condurre il suo popolo nella Terra Promessa. Dio comandò: “Guardati a causa di lui e ubbidisci alla sua voce. Non ti comportare in modo ribelle contro di lui, . . . perché il mio nome è in lui”. (Esodo 14:19; 23:20, 21) Non c’è dubbio che l’arcangelo di Geova dev’essersi interessato molto del popolo che portava in maniera tipica il nome di Dio. Com’era estremamente appropriato, egli venne in aiuto di un altro angelo che era stato mandato a confortare il profeta Daniele ed era stato ostacolato da un potente demonio. (Daniele 10:13) Potrebbe dunque essere ragionevole concludere che l’angelo che distrusse i 185.000 soldati di Sennacherib altri non era che l’arcangelo Michele. — Isaia 37:36."