Conosci te stesso?

 

 

         

 

           

Un interessante viaggio alla scoperta degli elementi

Che costituiscono la tua personalità

di

Franco Miglionico

 

 

Premessa

Per favore, non prendetevi sul serio! E, soprattutto, non prendetemi sul serio!

Ho voluto preparare un nuovo gioco, quello dello “scopriamo il nostro temperamento”. Il motivo?

Sarà forse perché gli “astri” sono troppo freddi e distanti, oppure perché le “carte” non convincono troppo, … in effetti non lo so bene nemmeno io, ma è un fatto che alla gente piace sapere qualcosa di più su ciò che la riguarda. Alla gente piace sapere perché gli altri si comportano nel modo che vede e si chiede “perché?”

Già, perché?

Forse anche a voi piacerebbe scoprirlo, non è così? Allora accomodatevi! Dal mio osservatorio privilegiato (sono un conduttore di corsi per smettere di fumare) ho la possibilità di incontrare tanta meravigliosa gente alla quale spesso propongo un seminario sui temperamenti. Si incomincia sempre scherzando finché, chissà perché?, il discorso comincia a farsi più serio …

E se, anche leggendo questo libro, il discorso si facesse più serio?

Mi sovviene un dubbio, che forse non è poi tutto uno scherzo uno studio dei temperamenti.

E allora?

Allora parliamone! E chissà che alla fine non riusciamo a scoprire cose sulle quali vale la pena soffermarsi un po’ a riflettere

 

f.m.

 

 

“IL DESTINO DELL’UOMO E’ DATO DAL SUO CARATTERE”

(Erodoto)

 

Chi è l’altro?

 

Dopo una breve esitazione per l’enorme massa di altri in mezzo ai quali vivo e che la domanda richiama alla mia coscienza, rispondo che l’altro è il collega di lavoro, il vicino di casa, il fornaio, il medico, il tranviere …

 

E mi sembra semplice rispondere, salvo ricredermi subito, scendendo appena un po’ sotto quella superficie convulsa sulla quale si intrecciano la maggior parte dei miei rapporti.

 

Comincio allora a realizzare che non conosco veramente, per esempio, il postino o il meccanico  al di fuori dell’ambito dei nostri rapporti professionali. E, d’un tratto, l’altro mi si ripropone con sembianze del tutto diverse e a me sconosciute; mi sembra adesso tutto un altro mondo.

 

E man mano che scendo più in profondità, similmente ad una immersione subacquea, il silenzio si fa complice del buio e del mistero finché la persona che pensavo di conoscere da tempo comincia dapprima a frastornarmi, poi sento il turbamento che arriva a impaurirmi e a sconvolgermi. Nasce adesso l’esigenza di ridefinire a me stesso l’altro.

 

La sua divisa, il suo aspetto, perfino quello che mi dice di stesso non mi basta più. Ho come l’impressione di trovarmi in un territorio inesplorato con una vecchia e inesatta mappa tra le mani, intanto che l’altro è diventato colui che mi trasporta verso le più alte vette dell’estasi, colui che è capace di toccare le corde più intime dei miei sentimenti, di farmi innamorare, perdere il sonno e la voglia di mangiare. Cammino su carboni ardenti, eppure la mia mente cavalca sogni, evanescenti sì, ma di intensità pari alla realtà più tangibile. Anche l’odio, che improvvisamente provo, mi sorprende; insieme alla rabbia che mi oscura la ragione e alla paura che mi attanaglia il cuore. La trepidazione, il dubbio angosciante e l’ansia sembrano sgorgare da una sorgente che pensavo di conoscere, ma che non mi appare essere ancora la stessa.

 

Sento che l’altro è colui che ha bisogno di me, che vibra intimamente al suono della mia voce come io a quello della sua. Che si scioglie a un mio sguardo e a una mia carezza.

 

Si aprono porte su un universo infinito e fecondo, porte che attraverso correndo, ma che altre volte mi precipito a chiudere.

 

Laltro è la persona che non c’è più. Quella che non c’è ancora. E’ il passato, è il futuro; non il passato che non lascia traccia di sé o il futuro che non giungerà mai, ma quelli che realmente occupano il mio presente: sono i fantasmi degli altri che popolano la mia mente.

 

Laltro è la persona che non ho scelto io: è mia madre, è mio padre, è mio fratello. L’altro è la donna che ho voluto al mio fianco, è il figlio che ho desiderato. Un giorno qualcosa di me ha cominciato a vivere in un altro per quella stessa via che un altro, un giorno, cominciò a vivere in me.

 

Laltro è l’amico nel quale cerco rifugio. E’ la tentazione del proibito, il complice del delitto, la guida che illumina, il sorriso che rincuora, lo scopo dell’esistenza. E’ la benedizione. E’ la maledizione.

 

Laltro è l’idolo, la vittima, lo schermo dei miei pensieri; il frutto che la mia mente e le mie passioni hanno modellato e che per questo mi deluderà. E’ la speranza.

 

Laltro è la libertà che non comprendo o non accetto, l’entità che è inutile giudicare; non la mia idea, non il mio sentire, il vestito che gli ho confezionato addosso. L’altro è l’inafferrabilità, il mistero.

 

Laltro è l’altro e per lui IO sono l’altro, sebbene non potrò mai essere un altro.

 

 

 

 

Sul fronte del tempio di Apollo

Erano incise queste parole:

“conosci te stesso”.

Chiunque penetrava nel tempio

Doveva essere pronto

A udire la verità nei suoi confronti. Pertanto …

Erano pochi coloro che vi si avventuravano.

 

 

 

CHE TIPO SEI?

 

v    Sei uno che non prende facilmente la parola, che se ne sta volentieri in disparte e, nonostante abbia opinioni personali su molte cose, finisce con l’accettare iniziative altrui? Sicuramente sei un timido.

 

v    Se invece parli di molte cose, anche di quelle che non sono di tua competenza o che non conosci, sei un chiacchierone. E questo perché non sai resistere alla tentazione di metterti in mostra in ogni occasione, di modo che spesso vai anche fuori tema.

 

v    Ti piace che ogni cosa sia “al posto giusto”, fare precisazioni di mille generi e mettere il naso anche nei lavori degli altri? Sei probabilmente un meticoloso.

 

v    Sei un tipo pacifico se, pur non amando metterti in mostra, partecipi sempre alle iniziative, non ti opponi con le tue idee e i tuoi interventi ed accetti ogni cosa con atteggiamento conciliante.

 

v    Forse fai parte di un gruppo più elitario, hai la stoffa del capo, del leader, perché quando parli sai coinvolgere molte persone e sai anche portarle all’azione. Sei pieno di entusiasmo e sai infonderlo negli altri. Le tue iniziative riscuotono sempre successo.

 

v    Ma sei un criticone se per te non va bene mai niente e sei sempre pronto a mettere in luce gli aspetti negativi delle cose e delle persone. Non ti riesce di provare simpatia per gli altri e sicuramente ne sei ripagato allo stesso modo.

 

v    Può darsi che gli altri si rivolgano spesso a te per chiederti un parere o la soluzione di un problema. E’ perché sei un tipo geniale, hai una conoscenza molto vasta in molti campi, cosa che fa di te un elemento prezioso e ricercato.

 

v    O, forse, sei l’eterno scontento, sempre insoddisfatto e che si lamenta di tutto. Consolati, appartieni ad una specie protetta.

 

v    Se ami imporre a tutti le tue idee perché pensi di avere sempre ragione e “non molli” nemmeno quando l’opinione dei più è contro la tua, sei un ostinato.

 

v    Sei un cretino se segui la moda a tutti i costi e ti vanti di fare “stragi di ragazze”. Un esemplare d’una specie dura ad estinguersi.

 

v    Sei un attaccabrighe se sei solito dire cose spiacevoli sugli altri e tendi a trasformare in rissa ogni piccola discussione. In tal caso sii prudente: c’è la concorrenza.

 

v    Sei un comico se riesci a sdrammatizzare sempre ogni occasione tesa ed ami esibirti, sia sul palco che nella vita, con battute sempre pronte.

 

v    Se non sei loquace ma, al contrario, un po’ riservato e dotato di intelligenza e di una conoscenza enciclopedica, puoi ritenerti un esperto.

 

Naturalmente, non tutte queste connotazioni, che sono peraltro solo alcune di una casistica molto vasta, possono riguardare una stessa persona. Ma, ci chiediamo, perché le persone si comportano come si comportano?

 

Quando le osserviamo liquidiamo la questione semplicemente dicendo: “E’ il suo carattere”, “E’ fatto così” ecc. e, tuttavia, non possiamo non notare quanto siamo noi stessi accomunati, in certi atteggiamenti, ai nostri genitori o ai nostri figli e che in famiglia si “respira”, in un certo senso, un’atmosfera particolare, al punto che alcuni possono riconoscersi perfino nei loro parenti più lontani.

 

Quando cerchiamo di descrivere una persona che conosciamo, usiamo in genere queste parole: carattere, temperamento, personalità. In realtà, questi tre termini, pur essendo usati comunemente come sinonimi, vogliono dire cose affatto differenti.

 

v    Il temperamento sta a indicare le caratteristiche di base che determinano il comportamento, ovvero, è il risultato del bagaglio genetico ereditato dagli avi.

v    Il carattere indica invece il vero IO sulla base delle caratteristiche genetiche ereditarie modificate da numerosi altri fattori, come il sesso, la razza, la religione, la cultura, lo stato di integrità psico-fisica, l’educazione ricevuta, l’atteggiamento ecc.

v     La personalità, infine, indica il complesso dei modi di porgersi agli altri; è cioè il carattere mediato dalle convinzioni sociali.

 

Personalità deriva da un termine latino che significa persona che in origine era usato per designare la maschera con cui nelle rappresentazioni dell’antico teatro greco figurava un personaggio. Con l’andare del tempo, il significato di questo termine arrivò a comprendere non solo il personaggio in sé, ma anche l’attore che si celava dietro la maschera. Da significato prevalentemente esteriore arrivò a inglobare delle qualità interiori e personali. Il suo uso oggi riflette indifferentemente tutte e due le forme.

 

Il termine carattere deriva da una parola greca che significa incisione. Designa l’insieme delle caratteristiche individuali che connotano uno stile di vita o un modo di essere abituale che distingue la persona medesima.

 

Il termine temperamento deriva dal latino temperies che significa “umore”. Gli antichi credevano che la diversa indole degli individui fosse da attribuire al prevalere nell’organismo di uno dei quattro umori principali (sangue, bile gialla, bile nera e flemma) della classificazione ippocratica dei temperamenti. Generalmente, questo termine viene usato per indicare la somma di quei fattori che più d’ogni altro incidono la materia ereditaria.

 

Osservando l’evoluzione cronologica dell’uso di questi tre termini si nota uno spostamento dal primato del temperamento a quello successivo del carattere per affermarsi oggi a quello della personalità. Ci piace evidenziare il progressivo passaggio da una concezione dell’uomo soggetto a fenomeni fisici ad un’altra progressivamente sempre più “psicologica”.

 

CHE COS’E’ LA PSICOLOGIA?

Da sempre gli uomini si sono occupati di “psicologia”. Esempi talvolta illustri ci vengono offerti dalla letteratura, dalla filosofia e dall’arte. Sembra esserci un interesse universale, che fa da sottofondo ad ogni manifestazione artistica e culturale, che è il tentativo di capire, in fondo l’uomo. Tutto questo potrebbe far apparire la psicologia non come una vera e propria scienza, ma come una sorte di mare aperto ad ogni corrente di pensiero ed espressione culturale. Non è mancato, infatti, chi ha posto l’interrogativo se, in definitiva, la psicologia possa essere riconosciuta come scienza, ovvero, una disciplina che è in grado di elaborare criteri, parametri scientifici e metodi comparabili a quelli di altre discipline. La parola greca psiché significa “soffio”, “anima”. Tuttavia, il significato etimologico del termine è ben lontano da quello posto dalla prospettiva metafisica di un’anima contrapposta al corpo, anzi! L’oggetto della psicologia è proprio lo studio dei fenomeni della psiche in rapporto a tutto quello che costituisce l’essere umano (intelligenza, emotività, memoria, volontà ecc.), non esclusi quelli inerenti alla corporeità.

 

 

 

I TEMPERAMENTI

Una lunga storia

 

     Affermare, come spesso avviene, che ogni essere umano è unico e irripetibile e poi elaborare dei metodi che consentano di definirlo, il che sostanzialmente significa “inquadrarlo” in una determinata categoria di persone ed etichettarlo con una certa dicitura, può apparire contraddittorio.

In realtà, al di là del discorso sulla validità dei metodi che consentono di studiare e anche di prevedere comportamenti e reazioni degli individui, ogni persona resta una realtà a sé stante, comunque e sempre differente da ogni altra.

    D’altra parte, però, bisogna riconoscere che gli esseri umani, in quanto tali, sono fatti tutti allo stesso modo ed essendo accomunati da esigenze comuni non possono che assomigliarsi e riconoscersi entro determinati parametri. Di conseguenza, è possibile anche prevedere determinati comportamenti e reazioni. Ciò che determina la distinzione tra gli individui spesso sarà il modo col quale ognuno cercherà di soddisfare i propri bisogni.

     Quando certi comportamenti sono ricorrenti nell’ambito di un certo numero di individui, ma non generalmente in altri, è possibile definire tale fascia di prevalenze caratteriali che stanno a indicare che c’è in essi la presenza degli stessi moduli comportamentali. Dire, per esempio, che Tizio è un introverso significa che egli appartiene a quella larga fascia di una popolazione che manifesta la tendenza a chiudersi in sé stessa e a comunicare scarsamente.

     I metodi di indagine psicologica disponibile sono tanti; ognuno di essi ha la sua genesi e i suoi presupposti filosofici, ma anche i suoi limiti e, inevitabilmente, il suo seguito e il suo fascino. Capita che un metodo, fino ad un certo punto, possa integrarsi con un altro o diventarne complementare. Nel loro insieme, tali metodi di indagine rappresentano crediamo un’alternativa più funzionale all’astrologia, per esempio, in quanto si fondano su delle basi razionali e su delle ricerche scientifiche.

     In questa sede viene dato maggior risalto allo studio dei temperamenti, questo studio vanta illustri ricercatori, è il più antico e si presta a un’indagine simpatica e accattivante.

 

     Già fra gli antichi filosofi greci ve n’erano alcuni fortemente attratti dalla possibilità di individuare le cause prime alle quali attribuire ciò che caratterizzava o differenziava i diversi comportamenti umani. La loro ricerca era orientata, di volta in volta, verso quegli elementi che erano considerati le cause prime dell’esistenza di ogni cosa: l’acqua, l’aria, il fuoco, la terra. Finché Ippocrate, considerato anche il “padre” della Medicina moderna, propose una relazione tra quattro umori del corpo, il sangue, la bile gialla, la bile nera e la flemma con quattro temperamenti che, a suo dire, da questi umori derivavano e che egli chiamò sanguigno, collerico, malinconico e flemmatico.

     La scienza da tempo, pur confermando l’antica intuizione che determinati secreti ghiandolari influiscono sulla psiche, rigetta naturalmente la teoria ippocratica dell’influsso di quei liquidi sul comportamento. Tuttavia quell’antichissima classificazione venne mantenuta. Essa venne ripresa, per esempio, da Galeno e successivamente da altri studiosi. In tempi recenti è stata utilizzata dal celebre neurofisiologo russo Ivan Pavlov e da Hans Eysenk.

 

 

ELEMENTI COSMICI

LORO PROPRIETA’

UMORI CORRISPONDENTI

TEMPERAMENTI CORRISPONDENTI

ARIA

Caldo umido

SANGUE

Sanguigno

TERRA

Freddo asciutto

BILE NERA

Malinconico

FUOCO

Caldo asciutto

BILE GIALLA

Collerico

ACQUA

Freddo umido

FLEMMA

Flemmatico

 

 

 

Con l’elaborazione dei risultati ottenuti attraverso una gran quantità di test, Eysenk formulò la sua teoria di due dimensioni essenziali della personalità:

 

 

                     

 Questi due grandi assi indipendenti e ortogonali permettono di visualizzare graficamente la classificazione degli individui secondo il “principio della contiguità” che prevede una gradazione delle due dimensioni essenziali e, di conseguenza, una classificazione molto varia.

 

INTROVERSIONE><ESTROVERSIONE

     L’uomo è nella necessità di comunicare con il mondo che lo circonda; la sua individualità deve integrarsi quindi nella comunità, pur senza per questo dover rinunciare ad essere sé stesso.

 

     Ogni individuo ha un proprio modo di relazionarsi con l’esterno. C’è quello che comunica con un elevato grado di apertura ed orienta tutte le sue reazioni in funzione di ciò che gli accade intorno, e c’è l’altro che innalza così tante barriere da rendere infine problematico lo scambio relazionale.

     Possiamo quindi osservare che ognuno presenta un proprio stile di vita improntato da un certo grado di estroversione o introversione, e sebbene tutti siano in grado di operare nelle due modalità, c’è un atteggiamento individuale “preferenziale”, una costante (in parte determinata da fattori genetici, sociali e educativi) che prevale in ogni soggetto.

     Indipendentemente dalle valutazioni che la società può dare sull’una o sull’altra modalità, l’estroversione e l’introversione sono complementari in un consorzio sociale equilibrato, anzi, ognuna necessita dell’altra. Un modo che fosse fatto di soli estroversi sarebbe caotico e povero senza l’apporto del pensiero fecondo degli introversi.

 

ESTROVERSO                                         INTROVERSO

(Fig. 1- tratta da “Jung”- Universale Economica Feltrinelli)

 

v    Un atteggiamento estroverso è caratterizzato da un’apertura del soggetto verso l’oggetto: pensare, sentire, agire in relazione a fattori esterno oggettivi. L’ENERGIA PSICHICA FLUISCE VERSO IL MONDO ESTERNO.

v     Un atteggiamento introverso è caratterizzato da una concentrazione dell’interesse nel soggetto: pensare, sentire, agire in relazione a fattori soggettivi. L’ENERGIA SI RITIRA DAL MONDO.

 

     Per lo psicanalista Jung, lo stimolo essenziale dell’estroverso proviene dal mondo esterno all’uomo, con il quale egli ha la propensione a mettersi in sintonia facendosi coinvolgere al punto che la sua stessa vita viene ad essere vissuta in funzione di tali stimoli.

L’introverso, invece, è maggiormente attratta dagli stimoli del suo mondo interiore, per cui predilige la riflessione e la speculazione intellettuale delle sue intuizioni.

Entrano poi in gioco altre componenti che innescano dei processi compensativi a livello inconscio per stabilire l’equilibrio con le tendenze conscie dominanti. Si ha così l’introverso che talora manifesta atteggiamenti simili a quelli dell’estroverso per via compensativa, e viceversa.

 

L’ESTROVERSO

     La forza centrifuga del soggetto con questa modalità comportamentale lo porta a proiettare il suo interesse al di fuori del suo essere.

E’ facile accorgersi dell’esistenza di queste persone affabili, loquaci, che non nascondono le loro emozioni e che sembrano quasi donarsi agli altri con naturalezza unita a un po’ di ingenuità.

I loro canali di comunicazione sono sempre aperti, per la qual cosa c’è sempre da aspettarsi di sentirle parlare molto, toccare e fare esperienza con i sensi di ogni cosa.

Nessuna meraviglia, quindi, se le vedremo insofferenti agli spazi angusti dove non possono muoversi come esige la loro natura che è più congeniale a ciò che asseconda il loro bisogno di libertà e perfino di avventura.

L’abilità, mista a una discreta dose di aggressività e ottimismo, permette loro un facile accesso negli ambienti sociali che contano e di crearsi una fitta rete di conoscenze che all’occorrenza procureranno loro delle occasioni utili alla scalata sociale.

La loro preferenza dominante è caratterizzata dall’ampiezza dei rapporti sulla profondità, un atteggiamento che può indurre a giudicarle superficiali, frivole e poco affidabili.

 

L’estroverso in azione.

v    Le persone estroverse amano essere protagoniste della vita, si tratta spesso di uomini e donne d’azione, amanti del movimento e dell’avventura. Entrano facilmente in contatto emozionale con gli altri.

v    Sono espansive e cordiali. Il palcoscenico sembra essere il loro vero ambiente naturale, poiché parlano molto e con vivacità. Le si riconosce immediatamente dai loro gesti ampi e teatrali, sempre circondati da altre persone, coinvolgenti e avvicinabili.

v    Sono molto ricettive, hanno il dono di modificare il tono dell’ambiente col quale entrano a contatto e di mettere subito a loro agio i loro ospiti.

v    Per contro, la loro rumorosità può talvolta infastidire e la loro naturale cordialità può sconfinare nell’invadenza.

v    Sentono un gran bisogno di conferme provenienti dall’esterno e non riescono a produrre se sono da sole.

v    Parlano con facilità, talvolta ancor prima di pensare.

v    Le loro molte amicizie sono spesso solo conoscenze.

v    Sono impazienti, impulsive e poco propense alla riflessione e all’introspezione.

 

L’INTROVERSO

     L’altra faccia della luna, quella discreta, silenziosa e un po’ misteriosa: l’introversione.

La forza centripeta del soggetto introverso è un’energia che lavora silenziosamente all’interno del soggetto. L’energia esuberante degli estroversi farebbe pensare ai loro contro-tipi come a persone fredde e apatiche; ma è falso.

L’emotività c’è e può essere anche maggiore che negli estroversi, solo che è incanalata nel circuito chiuso del loro mondo soggettivo. Si tratta quindi di persone riservate che occorre maggior tempo per conoscerle. Sebbene siano restie a mostrare le loro emozioni, danno molta importanza ai rapporti personali dei quali preferiscono non collezionarne in gran numero a beneficio della qualità.

 

L’introverso in azione.

v    Le persone introverse appaiono chiuse, poco comunicative col mondo esterno, così schive col prossimo da apparire talvolta diffidenti o snob o misantropi.

v    La valutazione sociale corrente tende a penalizzare nei suoi giudizi le persone con questa modalità comportamentale perché troppo infatuata da certi modelli di “divi” offerti dai media.

v    In effe, però, dietro ogni invenzione delle quali godono con tanto entusiasmo gli estroversi, c’è quasi sempre il genio creativo degli introversi.

v    L’introverso è il tipo che predilige il pensiero, che ama ritirarsi per riflettere a lungo in silenzio per godere della profondità del pensiero umano.

v    Possono quindi essere dei sognatori, idealisti, artisti e poeti. Passano relativamente poco tempo tra la gente, il che può farli apparire come misantropi e taciturni.

v    Le loro riflessioni sul significato della vita e delle cose possono renderli pessimisti, o quantomeno realisti, sulle possibilità umane. Per questo hanno anche affinato un eccellente senso della misura, amano la sobrietà e la moderazione.

v    Non hanno molti amici, ma sanno intrattenere rapporti durevoli.

 

Questi due fattori, estroversione e introversione, si combinano con gli altri due appartenenti alla seconda dimensione: La stabilità emotiva e l’instabilità emotiva.

 

v    La stabilità emotiva è tipica delle persone calme, che hanno sangue freddo, che sono fiduciose e non si turbano facilmente.

v    L’instabilità emotiva è la dimensione degli individui ansiosi, dall’umore variabile, suscettibili, tendenti alla nevrosi.

 

Schematizzando, dall’incrocio ortogonale di queste due dimensioni si formano quattro quadranti ai quali sono aggiunti due cerchi: nel cerchio interno sono sistemati i quattro temperamenti di Ippocrate (uno per ogni quadrante) e in quello esterno le descrizioni delle rispettive caratteristiche.

 

 

 

 

Conosciamo il Temperamento

SANGUIGNO

 

     La persona dal Temperamento Sanguigno si presenta spesso fisicamente in carne, comunque, generalmente robusta. E’ molto socievole, il classico compagnone buontempone. Spesso intemperante a tavola, nel bere e nel sesso, talvolta anche nel lavoro.

      Si reca raramente dal medico e se ne vanta, quando però si ammala ha un gran bisogno di essere rassicurata. Vero è che è poco soggetta ai disturbi psichici e più predisposta a quelli fisici, anche a motivo dei suoi eccessi.

 

I SUOI PUNTI FORTI:

v     Sensibile ai bisogni degli altri, generoso e di animo buono.

v     Caloroso, vivace, empatico. Condivide i sentimenti altrui.

v     Ha la naturale capacità di divertirsi facilmente, si fa presto degli amici. E’ esuberante e pieno di vitalità.

v     E’ un buon parlatore e il suo conversare è molto coinvolgente; non è mai a corto di parole.

v     E’ amichevole, spontaneo, dolce, sorridente e comprensivo. Si scusa facilmente dei suoi errori.

v     Ottimista, realista, ha la straordinaria capacità di vivere nel presente. Non si occupa molto delle cose del passato e non cade nell’ansia per le faccende del futuro.

v     E’ capace di fare quasi ogni cosa con entusiasmo. Ha carisma e la stoffa del leader.

 

I SUOI PUNTI DEBOLI:

v     Può dominare una conversazione, parla troppo di sé stesso e, spesso, prima di pensare. Esagera i fatti.

v     Distratto, spesso mostra scarsa volontà e convinzione. Si dimentica presto delle promesse e degli impegni assunti.

v     Imprevedibile emotivamente, insicuro, irrequieto, impulsivo. Manca di autocontrollo. Un po’ ingenuo, a volte infantile, superficiale e bisognoso di approvazione.

v     Manifesta improvvisi scoppi di lacrime e di collera: anche se si scusa facilmente delle sue negligenze, non impara dai suoi errori. Incostante, si “accende” facilmente, ma con altrettanta facilità si “spegne”. Può sembrare falso.

v     E’ incoerente: predica bene e razzola male.

v     Tende a prendere più impegni di quanti ne sia in grado di onorare.

 

NELLE ATTIVITA’:

v     Fa subito buona impressione, è sensibile ai problemi ed è portato per la cura dei malati. Comunica entusiasmo e si tuffa subito in nuove imprese.

v     E’ molto disorganizzato, ritardatario e indisciplinato. Troppo indipendente, si distrae facilmente, passa molto tempo a chiacchierare invece di lavorare e lascia incompiuti molti progetti. Spesso fallisce nei suoi obiettivi unicamente per mancanza di costanza.

 

SOTTO STRESS:

v     A motivo della sua disorganizzazione, il Sanguigno si trova spesso con molti impegni, a lungo rimandati o lasciati per strada, da affrontare con urgenza. E’ costretto, così, ad improvvisare, esercizio nel quale eccelle. La sua abitudine di parlare molto si rivela soprattutto nei momenti di tensione ed egli la utilizza anche per difendere sé stesso e il suo operato. Può arrivare alle lacrime e rivelare il suo bisogno di rassicurazione. Sfortunatamente, non impara dall’esperienza. Qualche scoppio d’ira darà sfogo alla sua tensione, senza che poi serbi rancore. Di certo non riesce a sopportare a lungo la tensione; cercherà la fuga allontanandosi fisicamente dalla fonte dei suoi problemi, oppure, cercherà consolazione nel cibo, nel bere e nelle sensazioni fisiche.

 

I SUOI BISOGNI:

v     Ha bisogno di sviluppare una maggiore autodisciplina, coltivare l’umiltà ed il senso della misura. Essere più degno di fiducia, acquisire il dominio di sé. Non lasciarsi distrarre da tutto, porsi pochi obiettivi e cercare di arrivare in fondo alle sue imprese.

    RENZO. “ Renzo intanto camminava a passi infuriati verso casa, senza aver determinato quel che dovesse fare, ma con una smania addosso di far qualcosa di strano e di terribile. I provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi. Renzo era un giovane pacifico e alieno del sangue, un giovane schietto e nemico d’ogni insidia; ma in quel momento, il suo cuore non batteva che per l’omicidio, la sua mente non era occupata che dal fantasticare un tradimento. Avrebbe voluto correre alla casa di don Rodrigo, afferrarlo per il collo, e… ma gli veniva in mente ch’era come una fortezza, guarnita di bravi al di dentro, e guardata al di fuori; che i soli amici e servitori ben conosciuti v’entravan liberamente, senza essere squadrati da capo a piedi; che un artigianello sconosciuto non vi potrebb’entrare senza un esame, e ch’egli sopra tutto … egli vi sarebbe forse troppo conosciuto. Si figurava allora di prendere il suo schioppo, d’appiattarsi dietro una siepe, aspettando se mai, se mai colui venisse a passar solo; e internandosi, con feroce compiacenza, in quell’immaginazione, si figurava di sentire una pedata, quella pedata, d’alzar chetamene la testa; riconosceva lo scellerato, spianava lo schioppo, prendeva la mira, sparava, lo vedeva cadere e dare i tratti, gli lanciava una maledizione, e correva sulla strada del confine a mettersi in salvo. – E Lucia?- Appena questa parola si fu gettata a traverso di quelle bieche fantasie, i migliori pensieri a cui era avvezza la mente di renzo, v’entrarono a folla. Si rammentò degli ultimi ricordi de’ suoi parenti, si rammentò di Dio, della Madonne e de’ santi, pensò alla consolazione che aveva tante volte provata di trovarsi senza delitti, all’orrore che aveva tante volte provato al racconto d’un omicidio; e si risvegliò da quel sogno di sangue, con ispavento, con rimorso, e insieme con una specie di gioia di non aver fatto altro che immaginare. Ma il pensiero di Lucia, quanti pensieri tirava seco! Tante speranze, tante promesse, un avvenire così vagheggiato, e così tenuto sicuro, e quel giorno così sospirato! E come, con che parole annunziarle una tal nuova? E poi, che partito prendere? Come farla sua, a dispetto della forza di quell’iniquo potente?” (A.ManzoniI Promessi Sposi).

 

 

Conosciamo il Temperamento

COLLERICO

 

     La persona Collerica si presenta fisicamente “asciutta”, nerboruta, atletica o falso-magra. E’ il tipo bilioso, spesso suscettibile e irritabile. E’ aggressiva, un po’ temeraria, con un carattere molto volitivo che non dà né ama ricevere compatimenti. Per intenderci, è il tipo militare, anche se non porta una divisa. Sa imporsi una dura autodisciplina che tende a pretendere anche dagli altri. Un Temperamento all’insegna dell’attività e della produttività, portato al rischio d’infarto e dell’ulcera e, paradossalmente, poco propenso ad affidarsi alle cure mediche. I sentimenti e il gusto artistico hanno poca importanza nella sua vita.

 

I SUOI PUNTI FORTI:

v     Buone doti di comando. Sicuro, deciso e risoluto, soprattutto quando deve prendere decisioni in situazioni d’emergenza.

v     Non si scoraggia facilmente, è volitivo e ottimista. Fiducioso nelle proprie capacità.

v     Estremamente indipendente, autosufficiente e coraggioso.

v     E’ un buon giudice, un forte leader che domina le circostanze.

 

I SUOI PUNTI DEBOLI:

v     Manca di comprensione, può essere crudele e sarcastico, arrogante, insensibile e vendicativo.

v     Prende facilmente decisioni per gli altri, può approfittare delle persone, tende a dominare un gruppo.

v     Testardo, freddo, poco emotivo, impetuoso e violento. Duro, antipatico, insensibile ai bisogni degli altri. Insensibile alle espressioni artistiche.

 

NELLE ATTIVITA’:

v     E’ un buon organizzatore con apprezzabili capacità intuitive e decisionali. Rapido ed efficiente, soprattutto nelle situazioni di emergenza. Ha una spiccata capacità d’azione e senso pratico. Raggiunge sempre gli scopi che si prefigge e sa stimolare altri al lavoro. E’ tenace e costante.

v     E’ presuntuoso, astuto e ostinato. Pieno di pregiudizi. Tende ad obbligare gli altri ad accettare le sue vedute. Pedante, difficile da accontentare. Poco propenso alle analisi, i dettagli lo annoiano. Ha scarso senso artistico. E’ intollerante, esigente e megalomane. Può disprezzare le altrui esigenze ed essere inavvicinabile e intrattabile.

 

SOTTO STRESS:

v     Gli riesce facile produrre tensione attorno a lui. Soffre di una specie di complesso di onnipotenza, per cui si carica di impegni fino a scoppiare e a mettere in crisi anche gli altri. E’ un iperattivo, cade nel circolo vizioso attività-stress-iperattività fino al crollo nervoso che gli regalerà un’ulcera o un attacco cardiaco o un’ipertensione. Deve fare attenzione a non portare e a non scaricare in famiglia la pressione che ha accumulato in altri ambienti. Le sue relazioni interpersonali, già normalmente difficili, raggiungono livelli critici quando è sotto tensione. Può essere sgarbato, oppressivo e offensivo. I suoi scoppi d’ira, in certi momenti, rendono giustizia al suo nome.

 

I SUOI BISOGNI:

Ha bisogno di diventare più sensibile ai bisogni degli altri. Tenere in maggior considerazione le opinioni degli altri e imparare il lavoro di gruppo. Essere più elastico, umile, imparare a coltivare la vita interiore e a mettere più sentimento nella sua vita.

 

PADRE CRISTOFORO. “Il padre Cristoforo da *** era un uomo più vicino ai sessanta che ai cinquant’anni. Il suo capo raso, salvo la piccola corona di capelli, che vi girava attorno, secondo il rito cappuccinesco, s’alzava di tempo in tempo, con un movimento che lasciava trasparire un non so che d’altero e d’inquieto; e subito s’abbassava, per riflessione d’umiltà. La barba bianca e lunga, che gli copriva le guance e il mento, faceva ancor più risaltare le forme rilevate della parte superiore del volto, alle quali un’astinenza, già da gran pezzo abituale, aveva assai più aggiunto di gravità che tolto d’espressione. Due occhi incavati eran per lo più chinati a terra, ma talvolta sfolgoravano, con vivacità repentina; come due cavalli bizzarri, condotti a mano da un cocchiere, col quale sanno, per esperienza, che non si può vincerla, pure fanno, di tempo in tempo, qualche sgambetto, che scontan subito, con una buona tirata di morso.” (A.ManzoniI Promessi Sposi).

 

 

 

Conosciamo il Temperamento

malinconico

 

 

     Decisamente labile socialmente, questo Temperamento è tipico dei soggetti emotivi instabili. La persona Malinconica tende fisicamente al magro, talora con il cranio più sviluppato rispetto al corpo e di apparenza fragile. E’ ipocondriaco, dedito a riflettere su problemi profondi che rimugina passivamente e con ansietà; questo lo rende spesso prigioniero dei suoi stessi interrogativi sull’esistenza ai quali, pur sapendo prospettare ottime soluzioni teoriche, non sa mai dare delle risposte concrete. E’ per certi versi un Temperamento molto ricco, sensibile e creativo che alterna a momenti di alta spiritualità e genialità, momenti di cupo pessimismo. Soffre di nervosismo, depressione e insonnia, ma sa affrontare anche con stoicismo i colpi duri della sorte.

 

I SUOI PUNTI FORTI:

v     Molto sensibile, con spiccate doti artistiche e amante delle attività artistiche.

v     E’ molto profondo, comprensivo. La sua capacità analitica e la profondità di pensiero possono portarlo a intuizioni geniali.

v     Leale, amico fedele fino al sacrificio, sebbene abbia pochi amici e sia restio ad andare incontro agli altri.

v     Costante negli affetti come pure negli impegni che prende. Serio ed affidabile.

v     Amante della natura, contemplativo.

 

I SUOI PUNTI DEBOLI

v     Inquieto, cupo, imbronciato e pessimista, che tende a vedere soprattutto il lato negativo delle cose.

v     Eccessivamente introspettivo, propenso al martirio, depresso e orgoglioso.

v     Dedito alla critica, perfezionista e sospettoso. Giudica ogni cosa secondo l’alto standard che sì è autoimposto.

v     Cova a lungo il risentimento. Può scoppiare in gran collera, è vendicativo.

v     Teme l’opinione degli altri, non ama gli oppositori e si sente spesso ferito dagli altri. Di compagnia difficile.

v     Timido, pauroso, a volte goffo e impacciato. Tende alla misantropia e alla non accettazione di sé.

 

NELLE ATTIVITA’:

v     Ha forti tendenze perfezionistiche, ama i lavori analitici e si impone una invidiabile autodisciplina. Conclude sempre quanto inizia. E’ capace di opere intellettuali e creative di alto livello. Coscienzioso, assoluto, geniale e, nello stesso tempo, cosciente dei suoi limiti.

v     Teorico, indeciso ed esitante davanti a nuovi progetti. Meticoloso e portato allo scoraggiamento. Sopravvaluta le difficoltà e gli ostacoli. Si stanca facilmente e la routine lo deprime.

 

SOTTO STRESS:

v     Se negli altri Temperamenti la pressione ha una causa soprattutto esogena e oggettiva, quella che affligge il Malinconico è prevalentemente endogena e soggettiva. Non è che si inventi i problemi che gli procurano tensione, ma certamente li amplifica in quella formidabile cassa di risonanza che è la sua natura iperemotiva. E’ il Temperamento che deve sopportare una carica maggiore di stress, e per questo motivo deve fare molta attenzione perché può essergli fatale. Benché non sia proprio immune dalla possibilità di dare in scoppi d’ira, ha la tendenza a tenere tutto dentro. E’ ipercritico con sé stesso come con gli altri, perfezionista, si autocommisera e rimugina i problemi. Quest’ultima tendenza soprattutto è la causa della sua pressione emotiva esagerata e delle sue crisi depressive.

 

I SUOI BISOGNI:

v     Ha bisogno di superare il suo spirito ipercritico, di liberarsi del suo egocentrismo e sviluppare uno spirito di riconoscenza e di fiducia. Scoprire il gusto dell’allegria e dello stare con gli altri, superando la paura e la diffidenza.

 

 

LA MONACA DI MONZA. “… una monaca ritta. Il suo aspetto, che poteva dimostrare venticinque anni, faceva a prima vista un’impressione di bellezza, ma d’una bellezza sbattuta, sfiorita e, direi quasi, scomposta. Un velo nero, sospeso e stirato orizzontalmente sulla testa, cadeva dalle due parti, discosto alquanto dal viso; sotto il velo, una bianchissima benda di lino cingeva, fino al mezzo, una fronte di diversa, ma non d’inferiore bianchezza; un’altra benda a pieghe circondava il viso, e terminava sotto il mento in un soggolo, che si stendeva alquanto sul petto, a coprire lo scollo d’un nero saio. Ma quella fronte si raggrinziva spesso, come per una contrazione dolorosa: e allora due sopraccigli neri si avvicinavano, con un rapido movimento. Due occhi, neri  neri anch’essi, si fissavano talora in viso alle persone, con un’investigazione superba; talora si chinavano in fretta, come per cercare un nascondiglio; in certi momenti, un attento osservatore avrebbe argomentato che chiedessero affetto, corrispondenza, pietà; altre volte avrebbe creduto coglierci le rivelazione istantanea d’un odio inveterato e compresso, un non so che di minaccioso e di feroce: quando restavano immobili e fissi senza attenzione, chi ci avrebbe immaginato una svogliatezza orgogliosa, chi avrebbe potuto sospettarci il travaglio d’un pensiero nascosto, d’una preoccupazione famigliare all’animo, e più forte su quello che gli oggetti circostanti. Le gote pallidissime scendevano con un contorno delicato e grazioso, ma alterato e reso mancante da una lenta estenuazione. Le labbra, quantunque appena tinte d’un roseo sbiadito, pure, spiccavano in quel pallore: i loro moti erano, come quelli degli occhi, subitanei, vivi, pieni d’espressione e di mistero. La grandezza ben formata della persona scompariva in un certo abbandono del portamento, o compariva sfigurata in certe mosse repentine, irregolari e troppo risolute per una donna, non che per una monaca. Nel vestire stesso c’era qua e qual cosa di studiato o di negletto, che annunziava una monaca singolare: la vita era attillata con una certa cura secolaresca, e dalla benda usciva sur una tempia una ciocchettina di neri capelli; cosa che dimostrava o dimenticanza o disprezzo della regola che prescriveva di tenerli sempre corti, da quando erano stati tagliati, nella cerimonia solenne del vestimento.” (A.ManzoniI Promessi Sposi).

 

 

 

Conosciamo il Temperamento

flemmatico

     Il Flemmatico o “linfatico” è il Temperamento che secondo Ippocrate era determinato dalla flemma o linfa, e che caratterizzava una persona che ha reazioni emotive lente o poco marcate. Spesso di corporatura media, in perfetta sintonia col suo vivere conformistico e anonimo. Un po’ apatica, riluttante ad ogni genere di situazione che possa compromettere la quiete della sua esistenza. L’ironia e il sarcasmo fanno da contrappeso al suo disimpegno; un vero peccato per un tipo che potrebbe dare molto grazie alle sue considerevoli doti di equilibrio e savoir-faire, aggiunti alla capacità di mantenersi emotivamente distaccato dai problemi.

 

I SUOI PUNTI FORTI:

v     Calmo e misurato, amante della pace. Mite  e tollerante.

v     Simpatico, socievole e ironico; di buona compagnia.

v     Ha grande capacità di ascolto empatico, scevro di coinvolgimento emotivo, il che lo rende adatto a ruoli di moderatore, conciliatore e diplomatico.

v     Docile, si adatta alle circostanze; di costumi moderati e ordinati.

 

I SUOI PUNTI DEBOLI:

v     EGOISTA, INDIFFERENTE E SENZA ENTUSIASMO. Ostinato, atteggiamento di superiorità. Non troppo cordiale, eccessivamente riservato.

v     Insicuro, apprensivo, ansioso e un po’ ipocondriaco.

v     Amante del compromesso, compiacente di sé stesso e passivo.

v     Ironico, sarcastico e apatico. Pigro, lento e scansafatiche.

v     Insensibile, avaro e un po’ snob.

 

NELLE ATTIVITA’:

v     Lavora bene sotto pressione, pragmatico e collaborante. Preciso, competente, ordinato e buon organizzatore. Esercita un influsso stabilizzante.

v     Sembra piuttosto spettatore della vita e leader poco entusiasta. Manca di motivazioni, è lento e indeciso. Ostile ai cambiamenti, individualista e critico.

 

SOTTO STRESS:

v     L’ atteggiamento del Flemmatico con la tensione è come quello del gatto con l’acqua: la detesta e la evita fin dove può. La sua natura pacifica aborre le situazioni di tensione, soprattutto quelle originate da contrasti tra le persone. Introverso come il Malinconico, anch’egli tende a interiorizzare; lo salva, però, la sua abitudine a scansare le responsabilità e gli impegni e a glissare sornionamente le circostanze troppo coinvolgenti. Scarica la sua tensione con l’ironia e attribuisce ad altri la responsabilità di ciò che non va. Ha, tuttavia, il punto di rottura più elevato di tutti i Temperamenti.

 

I SUOI BISOGNI:

v     Ha bisogno di superare la propria passività e cercare il coinvolgimento; coltivare la generosità e l’altruismo.

 

 

 

AGNESE. “ -Oh, che imbroglio, per amor di Dio!- esclamava Agnese. Il giovine si fermò d’improvviso davanti a Lucia che piangeva; la guardò con un atto di tenerezza mesta e rabbiosa, e disse: -questa è l’ultima che fa quell’assassino-

     -Ah! No, Renzo, per amor del cielo!- gridò Lucia.  –No, no, per amor del cielo! Il Signore c’è anche per i poveri; e come volete che ci aiuti, se facciam del male?-

     -No, no, per amor del cielo!- ripeteva Agnese.

     -Renzo,- disse Lucia, con un’aria di speranza e di risoluzione più tranquilla: -voi avete un mestiere, e io so lavorare: andiamo tanto lontano, che colui non senta più parlare di noi.-

     -Ah Lucia! E poi? Non siamo ancora marito e moglie! Il curato vorrà farci la fede di stato libero? Un uomo come quello? Se fossimo maritati, oh allora …!-

     Lucia si rimise a piangere: e tutt’e tre rimasero in silenzio, e in un abbattimento che faceva un tristo contrapposto alla pompa festiva de’ loro abiti.

     -Sentite, figlioli; date retta a me,- disse dopo qualche momento, Agnese.  –Io sono venuta al mondo prima di voi; e il mondo lo conosco un poco. Non bisogna poi spaventarsi tanto: il diavolo non è brutto quanto si dipinge. A noi poverelli le matasse paion più imbrogliate, perché non sappiam trovare il bandolo; ma alle volte un parere, una parolina d’un uomo che abbia studiato … so ben io quel che voglio dire. Fate a mio modo, Renzo; Andate a Lecco; cercate del dottor Azzecca-garbugli, raccontategli … Ma non lo chiamate così, per amor del cielo: è un soprannome. Bisogna dire il signor dottor … Come si chiama, ora? Oh ! Non lo so il nome vero: lo chiaman tutti a quel modo. Basta, cercate di quel dottore alto, asciutto, pelato, col naso rosso, e una voglia di lampone sulla guancia.-

     -Lo conosco di vista,- disse Renzo.

     -Bene,- continuò Agnese: -quello è una cima d’uomo! Ho visto io più d’uno ch’era più impicciato che un pulcin nella stoppa, e non sapeva dove batter la testa, e, dopo essere stato un’ora a quattr’occhi col dottor Azzecca-garbugli (badate bene di non chiamarlo così!), l’ho visto, dico, ridersene. Pigliate quei quattro capponi, poveretti! A cui dovevo tirare il collo, per il banchetto di domenica, e portateglieli; perché non bisogna mai andar con le mani vote da que’ signori. Raccontategli tutto l’accaduto; e vedrete che vi dirà su due piedi, di quelle cose che a noi non verrebbero in testa, a pensarci un anno.-

     Renzo abbracciò molto volentieri questo parere; Lucia l’approvò; e Agnese, superba d’averlo dato, levò, a una a una, le povere bestie dalla stia, riunì le loro otto gambe, come se facesse un mazzetto di fiori, le avvolse e le strinse con uno spago, e le consegnò in mano a Renzo; il quale, date e ricevute parole di speranza, uscì dalla parte dell’orto, per non esser veduto da’ ragazzi, che gli correrebber dietro, gridando: lo sposo! Lo sposo! (A. ManzoniI Promessi Sposi).

 

 

 

 

L’interdipendenza dei Temperamenti

 

     Cambiare i Temperamenti? Non si puo!

     E poi, perché cambiarli? Essi non sono né migliori né peggiori; ogni Temperamento ha i suoi lati positivi e quelli negativi. Quello che è possibile, e auspicabile, è modificare le caratteristiche negative del proprio Temperamento.

     I Temperamenti hanno bisogno gli uni degli altri perché ognuno ha qualcosa di valido da offrire, e che spesso agli altri manca.

     Gli errori e le incomprensioni più comuni nei rapporti interumani sorgono da irragionevoli aspettative riposte negli altri. Quando gli altri non ci corrispondono secondo le nostre attese, ci arrabbiamo e sospettiamo il male e la congiura, dimentichiamo che le nostre aspettative sono originate dalle nostre personali esigenze e dal nostro personale modo di vedere, di capire e discriminare. L’errore più comune che si commette è quello di dare per scontato che gli altri vedano e comprendano il mondo esattamente come noi.

     La conoscenza dei Temperamenti risulta essere utile in quanto permette di capire meglio gli altri e di comprendere i loro comportamenti, di salvaguardare, in una certa misura, i rapporti con quanti ci vivono a gomito stretto e di non aspettarsi da loro cose che, per tendenza naturale, hanno difficoltà a dare. Questo non significa dover giustificare e scusare sempre e comunque gli altri, con la scusa che “sono fatti così”, ma che possiamo, all’occorrenza, ricorrere a delle strategie suggerite dalla conoscenza di certi meccanismi comportamentali, per evitare di cadere nella collera o nello scoraggiamento quando le cose non seguono il corso sperato.

     Saper comprendere e valutare i comportamenti delle persone con cui relazioniamo è la chiave del successo personale, per una vita più serena e ricca di soddisfazioni. Tutto questo se si saprà seguire al meglio la propria strada, tenendo sempre in debito conto i vantaggi che derivano da una sana interazione con le caratteristiche personali di ognuno.

 

   f.m. 

 

DOCUMENTI:

PSICOLOGIA

Quel che gli estroversi dovrebbero sapere

Uno psicologo prova a chiarire nel suo sito che cosa significhi essere introversi: per evitare incomprensioni

Timido, asociale, arrogante, apatico: questi sono solo alcuni dei difetti che chi è estroverso affibbia a chi rinuncia a un surplus di vita sociale in cambio di attività e pensieri a proprio uso e consumo. Non c’è nulla di male nell’essere amanti delle relazioni sociali, ma ci sono davvero tutti questi difetti in chi sceglie una strada più solitaria? Secondo Brian Kim no: si tratta semplicemente di un modo diverso, meno diffuso, di vivere la propria vita. Ma, in fondo all’anima, i desideri e i bisogni sono comuni a entrambe le categorie.

I CINQUE PUNTI - Ecco allora le cinque cose principali che un estroverso dovrebbe considerare quando si trova di fronte a una persona con caratteristiche comportamentali opposte alle sue.

1) Se un individuo è introverso non vuol dire che sia timido o asociale. Questa è di sicuro l’accusa più frequente anche se è sbagliata. Chi è dedito al pensiero più interiore presenta una maggior attività cerebrale a livello dei lobi frontali, aree deputate al pensiero complesso e alla soluzione di problemi, mentre l’estroverso ha una maggior attività nella parte posteriore del cervello, vale a dire quella che si occupa degli impulsi sensoriali provenienti dall’esterno.

2) L’introverso non ama la conversazione superficiale. In realtà, la ritiene una perdita di tempo, mentre ama molto le conversazioni profonde, alle quali partecipa con entusiasmo.

3) Gli introversi amano socializzare. Lo fanno in un modo diverso e più raramente degli estroversi, scegliendo i loro interlocutori e non accontentandosi del primo che passa; ma quando decidono di aprirsi con qualcuno sono in grado di mantenere una conversazione e persino di diventarne il centro.

4) L’introverso ha bisogno di stare da solo per ricaricarsi. Gli inviti rifiutati e le occasioni sociali spesso evitate fanno pensare a individui scontrosi; la realtà, però, è che gli introversi parteciperebbero volentieri, ma essendo una pratica che richiede loro molta energia la dosano, diluendo gli impegni.

5) Gli introversi sono socialmente ben inseriti. L’essere più attenti a quello che succede dentro non significa non essere in grado di vivere adeguatamente quello che sta fuori.

INTROVERSI O ESTROVERSI? - E’ perfettamente logico che nella nostra società venga attribuito un valore spesso negativo all’introversione. Non dobbiamo dimenticare che l’umanità si è sviluppata anche grazie ai contatti sociali e alla capacità di comunicare. E’altrettanto importante ricordare che una minore quantità di rapporti sociali non significa essere anormali o asociali. Albert Einstein, Isaac Newton, Charles Darwin erano di sicuro introversi, non per questo qualcuno può dire che fossero persone prive di contatto con la realtà e estranee alla loro società.

Emanuela Di Pasqua
04 ottobre 2007

Tratto da:

http://www.corriere.it/salute/07_ottobre_04/estroversi_da_sapere.shtml