
Testimoni di Geova -
Cronologia del 1914
Una dissertazione sull' Evangelo di Giovanni
Cap. 1:1
ARGOMENTI PRINCIPALI
Una dissertazione
sull' Evangelo di Giovanni
Cap. 1:1
Quello di Giovanni 1:1 è un testo tra i
più importanti del Nuovo Testamento,
perché è uno dei pochi che tenta in
qualche modo di sondare con mezzi umani la
natura insondabile di Dio. In un solo
versetto l'evangelista Giovanni offre una
descrizione della natura di Gesù Cristo,
il suo rapporto col Padre e la sua
posizione all'interno della Deità stessa.
Il tutto con pochissime, lapidarie parole.
In tempi moderni la traduzione classica di
Giovani 1:1 è stata messa in discussione
da alcuni. A ben vedere, però, il problema
non si pone tanto sul piano della
traduzione, quanto invece sul preconcetto:
sono sorti alcuni sedicenti studiosi della
Bibbia i quali, senza nemmeno aver
conseguito i titoli accademici necessari
per tradurre in lingue moderne i testi
sacri, hanno dato una versione differente
da quella tradizionale di questo testo,
causando non poche discussioni. Tra questi
vi sono soprattutto i testimoni di Geova.
E' risaputo che essi non credono che Gesù
Cristo abbia la stessa natura del Padre,
Dio rivelato agli uomini, e pretendono di
averne trovato le prove nelle Scritture.
Abbiamo accennato al fatto che costoro non
sono annoverati tra gli esperti
traduttori; prova ne sia che tutta la loro
argomentazione è presa in prestito da
autorevoli studiosi cattolici e
protestanti, alcuni dei quali, in verità,
essendo di indole intellettuale liberista
hanno indirettamente offerto
argomentazioni alle tesi geoviste.
Tuttavia, uno studio attento, che è quello
che in parte ci proponiamo di offrire qui,
smaschera molti dei sofismi fabbricati dai
traduttori della Società Torre di Guardia
di Bibbie e Trattati dei testimoni di
Geova.
|
'En
¢rcÍ Ãn Ð lÒgoj,
kaˆ
Ð lÒgoj Ãn prÕj tÕn qeÒn,
kaˆ
qeÕj Ãn Ð lÒgoj.
|
|
'En arkè én
lògos
kai ho lògos
én pròs tòn theòn
kai theòs én
ho lògos
Giovanni
1:1
Traduzione
classica:
"In principio era
la Parola
e la Parola era con il Dio
e Dio era la Parola"
Traduzione del Nuovo Mondo dei testimoni di Geova:
"In
principio era la Parola e
la Parola era con Dio, e la Parola
era un dio"
|
|
'En
¢rcÍ 'En
arkè "In
principio".
|
L'uomo non può pensare al principio senza
pensare a Dio poiché Egli è l'eterno
principio, la causa prima di ogni
creazione, fonte originaria di ogni
esistenza. Dio è il principio. (Col. 1:18;
Apoc. 21:6). 'En arkè si riferisce
all'eternità del tempo che precede il
creato. Anteriore al tempo, prima della
fondazione del mondo (Giov.17:5,24).
"Il
verbo greco èn è un imperfetto del verbo
eimi (esistere), esso non esprime un
passato completo o terminato, ma piuttosto
uno stato continuo. Il tempo imperfetto èn
dell'originale suggerisce a questo
riguardo, dell'esistenza assoluta e al di
fuori del tempo" (Wescott).
"La
Parola già esisteva, prima che cominciasse
il tempo"(Stewart).
Da ogni eternità la Parola esisteva, "dai
giorni eterni" (Michea 5:1), da sempre,
"senza principio di giorni" (Ebrei 7:3).
Prima che qualsiasi cosa fosse creata, la
Parola esisteva (Col. 1:17).
|
kaˆ
Ð lÒgoj kai ho
lògos "e
la Parola"
|
è il
figlio coesistente ed eterno del Padre.
Logos ha un duplice significato: Parola o
ragione. La Parola che dà vita
all'esistente "… i cieli furono fatti
dalla Parola di Yhwh … poiché egli parlò e
la cosa fu" (Salmo 33:6,9). La Parola di
Dio creatrice e rigeneratrice che governa
l'intero universo (2 Pietro 3:5-7). La
Sapienza posseduta da sempre da Yhwh.
|
Ãn
prÕj tÕn qeÒn
én pròs tòn theòn "era
con il Dio". |
La
preposizione pròs esprime
coesistenza e al tempo stesso distinzione
di persona; essa esprime
contemporaneamente esistenza separata e
comunione intima. La Parola esisteva con
Dio e in Dio, uniti nella stessa identica
maniera che la vita eterna esiste unita al
Padre én pròs tòn Patèra (1 Giovanni
1:1-2).
|
kaˆ
qeÕj Ãn Ð lÒgoj.
kaiTheòs én lògos
"e Dio era la Parola".
|
Questa
frase ci dice ciò che era Gesù
personalmente. Il termine theòs è una
forma nominale del predicato che descrive
la Parola, in questa frase è collocato per
primo per dare enfasi. L'articolo che
precede lògos lo indica quale soggetto, ed
essendo theòs il predicato nominale rimane
naturalmente senza articolo determinativo.
L'ARGOMENTO
DELLA GRAMMATICA
IL
PREDICATO IN UNA FRASE E' TUTTO CIO' CHE SI AFFERMA DEL SOGGETTO.
L'assenza dell'articolo
davanti a theòs (e la sua presenza davanti a lògos)
è necessario per l'individuazione del soggetto. Theòs
e lògos non sono intercambiabili.
Se Giovanni avesse
scritto "ho theòs èn ho lògos" sarebbe stato
impossibile capire se il soggetto era ho theòs o ho lògos. L'apostolo
usò theòs senza l'articolo perché voleva distinguere
la persona della Parola da quella del Padre, ma nello stesso tempo
voleva affermare la piena deità del Figlio di Dio.
Theòs privo dell'articolo che
precede il verbo, ha primariamente significato qualitativo, cioè
descrive la natura della Parola e non ne identifica la persona; indica
che il lògos ha la stessa natura o essenza di Dio. La Parola
è in quanto all'essenza deità, ciò che Dio è
la Parola è.
Theòs usato con significato qualitativo,
cioè, che serve per determinare, la natura della Parola, non
può considerarsi indeterminato (un dio) perché la forma
non suggerisce alcuna idea di inferiorità di natura, esso trasmette
semplicemente l'idea della deità della Parola.
Se Giovanni avesse voluto dire che la Parola
era "un dio" (inferiore)
o una esistenza di qualche specie, appartenente alla categoria di "dio"
ma ben distinto da quella di "DIO", avrebbe scritto: "ho
lògos èn theòs" (la Parola era dio),
con il predicato nominale posto per ultimo e dopo il verbo.
Theòs in Giovanni 1:1 ha più
il significato di un aggettivo (che qualifica e determina il soggetto)
che di nome. Non c'è nessuna base per considerare determinato il
predicato theòs. Il predicato determinato è quello
che si premette a un nome per indicarlo in modo determinato.
Giovanni ha giustamente posto in termini
di relazione e di differenziazione ho lògos e ho theòs:
pròs
tòn theòn mette
in evidenza la partecipazione della Parola alla stessa essenza della
natura divina. La prima si riferisce alla personalità, mentre l'ultima
si riferisce all'uguaglianza di natura di questi esseri personali.
La Parola era Dio, ma essa non era tutta
la deità: la Parola non era tutto
ciò che Dio è, cosa che, se l'articolo fosse stato
usato con theòs, avrebbe significato.
La Parola era nella sua natura Dio, ma questo non era la deità
del Padre, bensì di Uno che è personalmente distinto dal
Padre eppure intimamente unito con Lui nella stessa sostanza dell'unico
vero Dio.
In che modo
giustifica la Torre di Guardia la traduzione "…
la Parola era un dio"?
|
"L'uso dell'articolo
permette di distinguere lo specifico dal generico o aggettivale. Per esempio,
in Giovanni 1:1, il termine theòs, "dio", la prima volta
che ricorre nel versetto, è preceduto dall'articolo. Questo lo distingue
dallo stesso termine theòs senza l'articolo che ricorre nel
secondo caso. Parola per parola, una traduzione letterale del greco sarebbe:
"In un principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e un dio era la
Parola" (ED). Qui il primo theòs, con l'articolo determinativo,
si riferisce evidentemente al Creatore Geova Dio. Mentre il secondo theòs
in greco non ha l'articolo. Nella traduzione viene aggiunto l'articolo
indeterminativo "un" dove in greco non c'è l'articolo. Poiché
in greco un nome privo di articolo può essere generico o aggettivale,
il secondo theòs viene tradotto "la Parola era un dio" o
" la Parola era dio". dell'articolo
permette di distinguere lo specifico dal generico o aggettivale. Per esempio,
in Giovanni 1:1, il termine theòs, "dio", la prima volta
che ricorre nel versetto, è preceduto dall'articolo. Questo lo distingue
dallo stesso termine theòs senza l'articolo che ricorre nel
secondo caso. Parola per parola, una traduzione letterale del greco sarebbe:
"In un principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e un dio era la
Parola" (ED). Qui il primo theòs, con l'articolo determinativo,
si riferisce evidentemente al Creatore Geova Dio. Mentre il secondo theòs
in greco non ha l'articolo. Nella traduzione viene aggiunto l'articolo
indeterminativo "un" dove in greco non c'è l'articolo. Poiché
in greco un nome privo di articolo può essere generico o aggettivale,
il secondo theòs viene tradotto "la Parola era un dio" o
" la Parola era dio". (Ausiliario
per capire la Bibbia, pag. 633).
|
Abbiamo già
ricordato che la Torre di Guardia non
dispone di esperti traduttori biblici
accreditati; così cerca tra gli studiosi
del settore le dichiarazioni favorevoli
alla sua traduzione. William
Barclay fu
chiamato in causa dalla Società:
|
"Ora
di norma, eccetto ragioni speciali, i nomi greci sono sempre preceduti
dall'articolo determinativo; … Quando un nome greco non è preceduto
dall'articolo, diviene più una descrizione che un'identificazione,
e ha più il carattere di un aggettivo che quello di un nome. Si
può vedere la stessa cosa in inglese [o, in italiano]. Se dico:
"Giacomo è l'uomo", allora identifico Giacomo con qualche
determinato uomo a cui penso; ma se dico: "Giacomo è uomo", allora
semplicemente descrivo Giacomo come una persona umana, e la parola uomo
è divenuta una descrizione e non una identificazione. Se Giovanni
avesse detto ho theòs èn ho lògos, facendo
precedere entrambi i nomi dall'articolo determinativo, allora avrebbe definitivamente
identificato il lògos [la Parola] con Dio, ma siccome l'articolo
determinativo non precede theòs esso diviene una descrizione,
e più un aggettivo che un nome. Per dirlo piuttosto alla buona,
la traduzione quindi diviene: "La Parola era della stessa classe di Dio"
…(attenzione a questi
punti di sospensione! Vedi in basso) Qui
Giovanni non identifica la Parola con Dio. Per dirlo molto semplicemente,
egli non dice che Gesù era Dio" -Many
Witnesses, One Lord (1963),
pagine 23, 24" Qui
Giovanni non identifica la Parola con Dio. Per dirlo molto semplicemente,
egli non dice che Gesù era Dio" -Many
Witnesses, One Lord (1963),
pagine 23, 24" (Citato
ne 'La Torre di Guardia 1 novembre 1977, pagg. 671,672).
|
Riguardo a questa citazione del Prof.
Barclay vi sono diverse inesattezze:
1.W. Barclay traduce così la parte contesa
di Giovanni 1:1: "La Parola era della
stessa classe di Dio, apparteneva allo
stesso ordine di essere Dio". Ma questo
concetto non è condiviso dalla Torre di
Guardia.
2.Barclay non afferma che Gesù (la Parola)
era "un dio" inferiore al Padre. Egli
vuole solo far notare che grammaticalmente
Giovanni non identifica la persona della
Parola con quella del Padre (ho theòs èn
ho lògos), ma che il testo presenta due
esseri personali della stessa natura, uno
ho lògos e l'altro tòn theòn e che “THEOS
'EN HO LOGOS” non vuol dire che Gesù era
il Padre, ma che Gesù era Dio per natura.
3.La Torre di Guardia ha operato una grave
omissione citando Barclay; dove vediamo i
puntini di sospensione, nel testo
originale c'è questa frase: "Il solo
traduttore moderno che ha affrontato
questo problema con chiarezza e precisione
è Kenneth Wuest, che traduce: 'La Parola
era in quanto all'essenza essenzialmente
deità'. Ma troviamo anche che la NEB ha
risolto brillantemente il problema
traducendo con estrema accuratezza: 'Ciò
che Dio era la Parola era'.
Poteva dirsi contento il Prof. W. Barclay
del modo in cui la Società si servì del
suo pensiero?
In una lettera inviata al Prof. Shoemaker,
così egli contesta l'uso che la Società ha
fatto del suo scritto:
|
William
Barclay, 32 Holmhead Road, Glasgow, G44 3AR
Telefono
041-837 4917
26
agosto 1977
Dott.
Donald P. Shoemaker,
Dipartimento di Studi Biblici,
Università di Biola.
Caro
Professor Shoemaker,
Grazie
per la sua lettera dell'11 agosto.
L'articolo
della Torre di Guardia mi ha, mediante studiate mutilazioni, fatto dire
l'opposto di ciò che intendevo dire. Ciò che volevo significare,
come lei sa, è che Gesù non è lo stesso che Dio, o,
se la vogliamo porre con molta crudezza, che egli è della stessa
sostanza di Dio, cioè che è della stessa essenza di Dio,
ma il modo in cui la Torre di Guardia ha stampato il mio articolo ha semplicemente
fatto sì che si traesse la conclusione che Gesù non è
Dio nel modo che a loro conviene.
Se
essi omettono dalla loro risposta la traduzione di Kenneth Wuest e della
NEB, omettono l'intero punto.
Lei
ha fatto bene a scrivere ed io non credo che sia necessario aggiungere
altro per chiarire la mia posizione.
Con
ogni osservanza
Sinceramente
suo,
William
Barclay.
|
A questo punto riteniamo di dover chiarire
un aspetto della questione.
Da un punto di vista terminologico
sembrerebbe non esserci alcuna differenza
tra ciò che hanno asserito emeriti
traduttori e ciò che afferma la Torre di
Guardia. Difatti l'ultima proposizione "e
Dio era la Parola" diversi traduttori
traducono "e la Parola era divina", sia
per specificare che theòs, riferito alla
Parola, è un predicato, sia per fare la
distinzione tra la persona del Padre e
quella di Gesù. Di fatto, la Torre di
Guardia propugna questa lettura del testo
in alternativa a "e la Parola era un
dio". Ma ciò che gli esperti intendono per
il termine "divina" è l'essere Dio nella
sostanza, cioè, la Parola è ciò che Dio è.
Ma, giocando d'astuzia con le
parole (certamente non per un malinteso),
la Torre di Guardia intende, e vuole far
intendere anche ad altri, che il
significato della parola “divina” sia
tutto un altro, e cioè una qualità della
deità, non la sostanza stessa. E
nonostante la differenza sia sostanziale,
le riesce d’avere buon gioco con gli
sprovveduti e "dimostrare", con citazioni
accortamente manipolate, che eminenti
studiosi corroborano la loro tesi. Da
questo momento in avanti invitiamo i
lettori a fare attenzione alle citazioni
di studiosi proposte dalla Torre di
Guardia. Dimostreremo, se non si tiene
conto di questo, quanto sia facile cadere
in errore.
|
"Il
noto erudito Wescott e Hort, coproduttore del famoso testo greco di Wescott
e Hort delle Scritture cristiane, dice: 'Descrive la natura della Parola
e non ne identifica la Persona' Data la natura descrittiva della forma
nominale del predicato equivalente a 'dio' nel greco originale, An American
Translation rende Giovanni 1:1 in questo modo: "La Parola era divina" (La
Torre di Guardia 15-7-1976 pag. 447).
|
Abbiamo già ricordato che l'assenza
dell'articolo davanti a theòs (e la sua
presenza davanti a lògos) serve per
l'individuazione del soggetto. Se Giovanni
avesse scritto "il Dio era la Parola"
sarebbe stato impossibile capire se il
soggetto era la Parola o il Dio.
"Un complemento predicativo determinato
prende l'articolo quando segue il verbo;
non prende l'articolo quando precede il
verbo. Il primo versetto del Vangelo di
Giovanni è uno fra i tanti passi nei quali
questa regola suggerisce la traduzione del
complemento predicativo come sostantivo
determinato. La mancanza dell'articolo non
rende né indeterminato né qualitativo il
complemento, quando questo precede il
verbo; in tale posizione il complemento è
indeterminato soltanto quando il contesto
lo richiede. Il contesto non lo richiede
nel Vangelo di Giovanni…" ( E.C. Colwell A
Definite Rule for the Use of the Article
in the Greek New Testament" - Journal of
Biblical Literature, LII, pag. 21, 1933).
Un'applicazione pratica della regola di
Colwell, riconosciuta anche dalla Torre di
Guardia si trova in Giov. 19:21, che dice:
"Non scrivere 'il re dei Giudei' ma che
egli ha detto: 'Io sono Re dei Giudei'" (Trad.
N.M.).
Benché nella prima parte del versetto la
parola Re prenda l'articolo determinativo
(ho basileus = il Re) nella seconda parte
la stessa parola si trova senza l'articolo
determinativo (basileus eimi toon
Ioudaioon = Re sono dei Giudei). Il
costrutto corrisponde qui proprio a Giov.
1:1, perché basileus è un sostantivo
predicativo che nel testo greco precede il
verbo copulativo eimi (io sono). Secondo
la teoria dei testimoni di Geova, queste
parole avrebbero dovuto essere tradotte
"io sono un re dei Giudei", ma
incoerentemente, essi considerano qui il
sostantivo predicativo come determinato,
anche se manca l'articolo determinativo.
In The Kingdom Interlinear Translation of
Greek Scriptures (Appendice, pagg.
1158-9), la Torre di Guardia cita in
sostegno alla sua traduzione A Manual
Grammar of the Greek New Testament di Dana
e Mantey, e A Grammar of The Greek New
Testament di A.T. Robertson. Un controllo
accurato delle citazioni sui testi di
questi tre autorevoli studiosi di greco
biblico ci porta a scoprire che le
citazioni riportate nell'Interlinear sono
incomplete. Di seguito riportiamo le
frasi citate evidenziando in grassetto e
tra parentesi le parti del testo
volutamente omesse:
|
"Il
Dio con cui la Parola o Lògos era originalmente è designato
qui dal termine greco ho theòs, theòs preceduto
dall'articolo determinativo ho, dunque un theòs articolare.
Attenti traduttori riconoscono che la costruzione articolare del nome pone
in rilievo una identità, una personalità, mentre una costruzione
inarticolare mette in rilievo una qualità di qualcuno. Questo è
ciò che A Manual Grammar of the Greek New Testament di Dana
e Mantey fa notare a pag. 140, paragrafo vii. Di conseguenza, a pag. 148,
paragrafo (3), questa stessa pubblicazione dice riguardo al soggetto di
una frase copulativa, che in una frase copulativa a volte l'articolo distingue
il soggetto dal predicato. Xenophon's Anabasis, 1:4:6, émporion
d'én tò choorìon, 'Ma il posto era un mercato',
corrisponde a ciò che è affermato in Giov. 1:1
(kai theòs én ho lògos - e la Parola era deità).
In ambedue gli esempi citati l'articolo specifica il soggetto. Il mercato
di cui parla Xenophon non era il solo mercato. Di conseguenza lo stesso
potrebbe essere detto riguardo il greco 'theòs', senza l'articolo
'ho' in Giov. 1:1 -
(neanche
era la Parola tutto ciò che Dio è, cosa che, se l'articolo fosse stato usato con 'theòs', avrebbe significato. Così
com'è, le altre tre persone della Trinità possono essere
implicate).
Invece di tradurre Giov. 1:1 'e la Parola era Deità', questa 'Grammatica'
avrebbe potuto tradurre 'e la Parola era un Dio' per avere un maggior parallelo
con l'affermazione di Xenophon 'e il posto era un mercato' "
(l'ultimo periodo sottolineato è un commento della Torre di Guardia). Facendo
riferimento alla Grammar del Dr. Robertson il Manual
Grammar di Dana e Mantey, pag. 140, dice: 'Sicuramente quando Robertson
dice che theòs, per quanto riguarda l'articolo, è
usato come un nome proprio e può averlo o non averlo (R. 761), egli
non intende dire che la presenza o l'assenza dell'articolo con theòs
non ha un significato particolare. Noi crediamo che egli intenda dire che
non c'è nessuna regola precisa per l'uso dell'articolo con theòs,
cosicché a volte è difficile comprendere il punto di vista
dello scrittore, il che è verissimo. Ma nella maggior parte dei
casi la ragione della distinzione è chiara. L'uso di theòs
in Giov. 1:1 è un buon esempio.
(Pros tòn theòn mette in evidenza la relazione di Cristo
con la persona del Padre; theòs én ho lògos evidenzia
la partecipazione di Cristo alla stessa essenza della natura divina. La
prima si riferisce chiaramente alla personalità, mentre l'ultima
si riferisce al carattere. Questa distinzione è in armonia con la
forza generale dell'articolo. Può addirittura essere visto nei papiri,
ho foos ek footòs theòs alethinòs 'O luce di
luce, vero Dio' dove l'enfasi è chiaramente sul carattere di Dio
che sulla sua personalità -Milligan: op. cit. 134)"
|
Per ben
due volte l'Interlinear riporta una
dichiarazione di Dana e Mantey citata
volutamente per metà con il chiaro intento
di nascondere il vero insegnamento dei due
studiosi. In una lettera del 11 luglio
1974 indirizzata al Corpo Direttivo dei
Testimoni di Geova per protestare dell'uso
improprio di A Manual Grammar …, lo
stesso Julius Mantey scriveva:
|
"Cari
Signori,
ho
una copia della vostra lettera diretta alla Caris in Santa Anna, California,
e vi scrivo poi dichiarandovi il mio disaccordo con le affermazioni contenute
in tale lettera, che avete tratte da The Dana-Mantey Greek Grammar.
1. La
vostra affermazione: "Il loro lavoro consente la traduzione di Giovanni
1:1 nella Traduzione Interlineare del Regno della Scrittura Greca Cristiana"
Non vi è nessuna affermazione nella nostra grammatica che possa
lontanamente voler dire che Giov. 1:1 si possa tradurre "un dio".
-
Non avevamo nessuna regola da cui
si possa argomentare a sostegno della Trinità.
-
Né abbiamo affermato di avere
una tale intenzione. Abbiamo semplicemente delineato i fatti inerenti il
linguaggio biblico.
-
La
vostra citazione da pag. 148 (3) è stata tratta dal paragrafo con
l'intestazione: Con il soggetto in una frase copulativa". Ivi ci
sono due esempi per illustrare che "l'articolo indica il soggetto in questi
esempi". Ma non abbiamo detto nulla in questo paragrafo sul predicato eccetto
che, "poiché esso vale per le altre persone della Trinità
può essere implicito in theòs" E non è questo l'opposto
di ciò che viene implicitato nella vostra traduzione "un dio"? Voi
mi avete citato fuori dal contesto. Alle pagine 139 e 140 (VI) della nostra
grammatica, affermiamo: "Senza l'articolo theòs significa
essenza divina … theos én ho lògos dà risalto alla
partecipazione di Cristo all'essenza della natura divina". La nostra interpretazione
è in accordo con quella della NEB e della TED: "Ciò che Dio
era, la Parola era"; e con quella di Barclay: "La natura della Parola era
la stessa natura di Dio", che voi citate nella vostra lettera alla Caris
(2)
Dopo l'articolo di Colwell e di Harner nella JBL, specialmente quello di
Harner, non è né erudito né ragionevole
tradurre Giovanni 1:1 "la Parola era un dio". L'ordine delle parole rende
obsoleta ed errata tale traduzione.
(3)
La vostra citazione della regola di Colwell è inadeguata perché
cita soltanto una parte delle sue scoperte. Voi non citate questa sua energica
affermazione: Un predicato nominale che precede il verbo non può
essere tradotto come un sostantivo indefinito o qualitativo semplicemente
perché manca l'articolo.
(4)
Il Prof. Harner, in JBL volume 92:1 (1973), con le sue ricerche si è
spinto oltre le ricerche di Colwell ed ha scoperto che i sostantivi privi
dell'articolo che precedono il verbo hanno la funzione primaria di esprimere
la natura o la caratteristica del soggetto. Egli ha trovato un riscontro
di ciò in 53 passi del Vangelo di Giovanni e in 8 del Vangelo di
Marco. Entrambi gli studiosi hanno scritto che quando si sottindente indeterminatezza,
questi evangelisti pongono regolarmente il predicato nominale dopo il verbo,
e sia Colwell che Harner hanno affermato che theòs in Giovanni
1:1 non è indefinito e non dovrebbe essere tradotto "un dio". I
redattori della Torre di Guardia sembrano essere i soli che adesso sostengono
tale traduzione. Le evidenze sono contro di loro al 99%.
(5)
Affermate nella vostra lettera che deve essere lo stesso testo sacro la
guida e non "semplicemente qualche libro di regole". Sono d'accordo con
voi. Ma il nostro studio dimostra che i Testimoni di Geova fanno l'opposto
di ciò ogni volta che il "testo sacro" differisce dalle loro credenze
eretiche. Per esempio la traduzione di kolasis con stroncamento,
quando l'unico significato riportato in tutti i lessici è punizione.
L'errata traduzione di ego eimi con 'io sono stato' in Giov. 8:58.
L'aggiunta di "per sempre" in Ebr. 9:27 quando non vi nulla nel testo che
lo sostenga. Il tentativo di sminuire Cristo con l'errata traduzione di
arche tes ktiseos, "principio della creazione" quando egli è
magnificato come il "creatore di tutte le cose" (Giov. 1:2) e come "uguale
a Dio" (Fil. 2:6) prima della sua volontaria umiliazione mediante l'assunzione
di un corpo umano sulla terra. La vostra citazione de "il Padre è
più grande di me" (Giov. 14:28) per dimostrare che Gesù non
era uguale a Dio trascura il fatto affermato in Fil. 2:6-8. Quando Gesù
disse ciò, egli si trovava nel suo volontario stato di umiliazione.
Tale stato cessò quando egli ascese al cielo. (OMISSIS) I summenzionati
sono solo alcuni esempi delle erronee traduzioni e delle perversioni della
Torre di Guardia a danno della Parola di Dio.
In
considerazione dei fatti precedenti, specialmente a motivo del fatto che
mi avete citato fuori dal contesto, faccio qui richiesta che non citiate
nuovamente il "Manual Grammar of the Greek New Testament", cosa che avete
fatto per 24 anni. Che inoltre non mi citiate più in alcuna delle
vostre pubblicazioni da ora in poi. Inoltre che rendiate noto immediatamente
e pubblicamente sulla rivista Torre di Guardia che le mie parole non avevano
alcune rilevanza ai fini dell'assenza dell'articolo davanti a theòs
in Giov. 1:1. E vi prego di scrivere alla Caris dicendo che avete fatto
cattivo uso della mia "regola" e citata a sproposito.
Nella
pagina che precede la Prefazione della grammatica ci sono queste parola:
"Tutti i diritti sono riservati - nessuna parte di questo libro può
essere riprodotta senza autorizzazione scritta dell'autore".
Se
siete in possesso di tale autorizzazione vi prego di farmene pervenire
fotocopia.
Se
non aderirete a tale richiesta ne dovrete subire le conseguenze.
Con
rammarico, vostro,
Julius
R. Mantey. |
In
un articolo intitolato "A shocking Mistranslation" (Un'orribile traduzione
errata), Mantey scrive riguardo al Comitato di Traduzione dei Testimoni
di Geova:
"Essi mi citano
fuori dal contesto. Diligenti ricerche
hanno recentemente scoperto diverse
testimonianze le quali provano che
tradurre Giov. 1:1 'dio era la Parola' o
'la Parola era un dio' dal testo
originale greco è grammaticamente
scorretto"
In
The Kingdom Interlinear Translation of Thr Greek Scriptures, viene
citata anche 'A Grammar of the Greek New Testament' di A.T. Robertson. Anche
in questo caso le citazioni sono lasciate a metà, prese fuori dal
contesto:
|
"A pagina 761 la 'Grammatica'
di Robertson dice: 'Tra gli scrittori antichi ho theòs veniva
usato per il Dio della religione assoluta, per distinguerlo dagli dèi
mitologici' (Ma nel N.T., mentre
abbiamo pros tòn theòn, Giov. 1:1-2, è molto
più comune trovare semplicemente theòs, specialmente
nelle epistole)… Come
ulteriore prova che l'omissione dell'articolo determinativo nel predicato
di Giov. 1:1 da parte dell'apostolo aveva il deliberato scopo di mostrare
una differenza, citiamo ciò che la 'Grammatica' del Dr. Robertson
dice a pag. 767: "(i) NOMI NEL PREDICATO. Questi possono avere l'articolo. (Come
abbiamo spiegato prima, l'articolo non è indispensabile al discorso).
(Le
parti in grassetto sono state omesse dalla Società Torre di Guardia). |
A.T. Robertson era già stato citato
in precedenza:
"Qui
siamo concordi col Dr. A.T. Robertson quando dice 'Dio' e 'amore' non sono
termini convertibili come non lo sono 'Dio' e 'Lògos' o 'Lògos'
e 'carne' … l'assenza dell'articolo qui è intenzionale e essenziale
al vero pensiero" (Pagina 768, A Grammar of the Greek New Testament).
A questo punto l'appendice dell'Interlinear
prosegue dicendo che:
|
"Il
vero pensiero è che la Parola o Lògos non è Dio o
il Dio, ma il Figlio di Dio, e di conseguenza un dio"
|
Ma era questo 'il vero pensiero' espresso
in Giov. 1:1 di cui parlava Robertson? Riportiamo ciò che lo stesso
Robertson scrive nel suo libro Word Pictures in New Testament, volume
The Fourth Gospel pag. 4:
|
"E
la Parola era Dio", kai theòs én lògos. Con
un linguaggio esatto ed attento Giovanni negò il pensiero Sabelliano
non scrivendo ho theòs én ho lògos. Quello
significherebbe che tutto ciò che è Dio era espresso in ho
lògos e i termini sarebbero convertibili, ognuno avente l'articolo.
Il soggetto è reso chiaro dall'articolo (ho lògos) e dal
predicato senza l'articolo (theòs), esattamente come Giov. 4:24
pneuma ho theòs può solo voler dire 'Dio è
spirito', non 'spirito è Dio'. Così in 1Giov. 4:16 'ho
theòs agapè estin' può solo voler dire 'Dio è
amore', non 'amore è Dio' come un sedicente studioso cristiano avrebbe
confusamente detto. Per quanto riguarda l'articolo con il predicato, vedi
Robertson, 'Grammar' pag. 767 (i). Lo stesso in Giov. 1:14 'ho lògos
sarx egeneto', 'la Parola divenne carne', non 'la carne divenne Parola'.
Lutero commenta che qui Giovanni annulla l'Arianesimo anche perché
la Parola era eternamente Dio, comunione di Padre e Figlio, cosa che Origene
chiama l'Eterna Generazione del Figlio (ognuno necessario all'altro). Così
nella Trinità vediamo una relazione personale nell'uguaglianza"
(citazione completa). |
Non ci
sorprende il fatto che il Comitato di
Traduzione del Nuovo Mondo abbia citato per
metà e fuori dal contesto queste autorità del
greco biblico (cosa che fa spesso). La cosa
inverosimile è che proprio questi studiosi,
citati a sostegno della loro traduzione di
Giov. 1:1 (e la Parola era un dio), sono
coloro che sostengono la totale impossibilità
di tale traduzione. Oltretutto, Dana, Mantey e
Robertson sono convinti sostenitori della
deità di Gesù Cristo.
Il testo di Giov. 1:1 è stato un problema per
la Torre di Guardia sin dal principio. Nel
1879 C.T. Russell per primo scoprì nell'Emphatic
Diaglott di Beniamino Wilson, un
Cristadelfiano che credeva che Giov. 1:1 si
potesse tradurre "la Parola era un dio",
sebbene anche nella sua stessa versione egli
tradusse, "il Logos era Dio".
La traduzione geovista 'un dio' è
grammaticalmente errata e si regge su una
impostazione teologica precostituita.
Nel Nuovo Testamento il termine theòs viene
usato 1276 volte, esso corrisponde all'ebraico
eloim, salvo che theòs ha un significato più
ristretto, nel senso che non vuole dire
'giudice' o 'angelo', ma piuttosto Dio vero o
dio falso.
Il plurale non è mai riferito all'unico Dio.
Theòs al singolare è usato nel N.T. non più di
quattro volte riferito a qualcosa di diverso
da Yhwh (Atti 12:22; 28:6 ambedue senza
l'articolo determinativo, e 2Cor. 4:4; Fil.
3:19 con l'articolo determinativo)
Nelle Scritture greche cristiane il termine
theòs con il significato di vero Dio per
natura, con o senza l'articolo determinativo,
è usato come sostantivo di identificazione sia
per il Padre che per il Figlio. L'idea che
theòs senza articolo significhi 'dio
inferiore' non è biblica e i versetti che
seguono lo provano:
"Il
Signore mio e il Dio (ho theòs) mio" (Giov.
20:28).
"… Dio (ho theòs) con noi" Mat. 1:23).
"… il tuo trono o Dio (ho theòs) è nei secoli
dei secoli" (Ebr. 1:8).
"… Dio (ho theòs), l'Iddio (ho theòs) tuo ti
ha unto …" (Ebr. 1:9).
Questi
passi biblici identificano "il nostro unico
Padrone e Signore”,
Gesù Cristo, (Giuda 4) come Dio!
PRIMA DI PROCEDERE FACCIAMO UNA RIFLESSIONE:
Alla luce
delle testimonianze presentate, la Traduzione
di Giov. 1:1 della Nuovo Mondo è
grammaticamente, esegeticamente e
contestualmente errata. Inoltre, (e la cosa
stupisce non poco) i dirigenti della Torre di
Guardia hanno fatto ricorso al falso
distorcendo il senso del pensiero di eminenti
studiosi e citandoli fuori dal contesto.
Facendo questo sono ricorsi alla menzogna, e
vi hanno trascinato i loro seguaci. Se gli
scrittori sacri avessero agito nello stesso
modo, nello scrivere i libri della Bibbia,
oggi le Scritture sarebbero giustamente
denigrate e giudicate inaffidabili. I
testimoni di Geova dovrebbero riflettere
seriamente sulla responsabilità che si
accollano diffondendo certe dottrine e
dovrebbero ricordarsi, quando rivolgono accuse
a coloro che giudicano essere nell'errore, che
non stanno dimostrando d’essere migliori.
La Torre di
Guardia, cercando di incassare consensi a
favore della propria traduzione della Bibbia,
cita talora alcuni "eminenti studiosi". Tra
questi c'è Johannes Greber.
"Nel
preparare la nostra traduzione ci siamo
avvalsi di studiosi … come Johannes Greber".
Detta
traduzione è stata citata ripetutamente nelle
pubblicazioni della Società (vedi La Torre di
Guardia 1-3-1963 pag. 138; "Accertatevi di
ogni cosa …" pag.478 ecc.), fino a che i sui
Dirigenti non "scoprirono" che Greber
era uno spiritista che nel tradurre la Bibbia
fece ricorso all'aiuto delle forze del mondo
spirituale occulto.
Sebbene in
seguito la Società abbia sconfessato la
suddetta traduzione (vedi risposta data ad una
domanda posta da un lettore, in Watchtower
1-4-1983 pag. 31), i fatti dimostrano che
almeno dal 1956 essa era a conoscenza delle
tendenze spiritualiste del Greber. Non solo,
ma da una lettera datata 20 dicembre 1980 la
Watchtower Bible and Tract Society conferma
alla JOHANNES GREBER MEMORIAL FOUNDATION
d'aver ricevuto "The New Testament" tradotto
dal Greber e un suo libro scritto da costui, "Communication
with the Spirit World of God" precedentemente
ordinati, chiedendo se era possibile ottenere
altre copie del Nuovo Testamento, dato che era
diventato "difficile" reperirle.
Inoltre, nemmeno un anno più tardi, 20 agosto
1981, rispondendo ad una Testimone che
chiedeva alla Società il modo di reperire una
copia della suddetta traduzione, la Wathctower
finge di "non sapere" come fare e suggerisce
alla corrispondente "l'unico indirizzo" di sua
conoscenza, quello indicato nell'edizione del
1937, (!!!) oramai desueto. (Ma è provato che,
solo un anno prima, aveva fatto un proprio
ordine presso la fondazione Greber e,
comunque, la traduzione di Greber,
verosimilmente, era nelle mani dei Dirigenti
della Società sin da che essa fu stampata, nel
1937).
Ma non avevano detto che col mondo delle forze
occulte non bisogna commerciare?
Un'altra
traduzione privilegiata dalla Società è quella
che recita: "Nel principio era la Parola, e la
Parola era con Dio, e la Parola era divina".
Purtroppo per essa:
"Theotes,
theiotes: Theot, deità, differisce da theiot,
divinità, così come la natura o essenza
differisce dalla qualità o dall'attributo" " (Thayer's
Greek-English Lexicon of the New Testament
(1983), pag. 288).
Se Giovanni
avesse voluto dire "la Parola era divina"
avrebbe scritto:
theios én ho Lògos e non theòs én ho Lògos.
La Bibbia definisce Gesù come l'Essere che ha
la stessa essenza o sostanza di Yhwh, cioè
l'essere Dio. In Gesù abita corporalmente
tutta la pienezza della Deità (theotetos) Col.
2:9. "Dimostrare" con traduzioni abbastanza
libere ciò che l'originale poteva dire, ma che
non dice, significa sminuire volontariamente
il senso della Rivelazione di Dio.
|
Lo studioso A.W. Wainright
osserva: "Comunque,
è stato osservato che in questa proposizione (giov. 1:1) theòs,
essendo senza l'articolo, viene usato come aggettivo e significa 'divino'.
Ma se, in questo caso, fosse stato richiesto l'aggettivo, si sarebbe adoperato
la parola 'theios' che appare tre volte nel Nuovo Testamento (Atti
17:29; 2 Pietro 1:3,4)" (The
Trinity In The New Testament, pag. 6).
W. Martin, seguendo la
stessa linea di pensiero dice: "E'
stato osservato, che essendo theòs senza l'articolo, viene usato
come aggettivo e significhi 'divino'. Ma se, in questo caso, fosse stato
richiesto l'aggettivo, si sarebbe dovuto adoperare la parola theios
'divina'. Non si può dire che un semplice sostantivo può
essere tradotto divino, e che un sostantivo senza l'articolo esprime soltanto
l'idea di qualità, come sostenuto dalla Torre di Guardia, che rendendo
poi nella loro traduzione, lo stesso termine theòs come 'dio'
o 'un dio' con l'idea di non qualità. Nel contesto, dunque,
questo è una contraddizione" (The
Kingdom of the Cults, pagg. 76,77).
|
R. Brown
osserva che Moffat "vorrebbe tradurre": 'Il
Verbo era divino'; poi aggiunge,"Ma questa
traduzione è troppo debole. Dopo tutto, il
greco ha un aggettivo per 'divino', che
l'autore non ha voluto usare" (Gesù Dio e
Uomo, pag. 38).
L'ARGOMENTO
DELLA SINTASSI.*
(*Lo
studio delle relazioni che le parole hanno
nella frase e l'insieme delle norme che
regolano queste relazioni)
In un articolo riportato in Journal of
Biblical Literature (1973) vol. 92 pag. 75,87
intitolato "Predicati nominali qualificativi
privi di articoli: Marco 15:39 e Giov. 1:1",
Philip B. Harner riporta cinque modi ipotetici
in cui poteva essere scritta la frase 'la
Parola era Dio':
La
proposizione "A", con un predicato preceduto
dall'articolo, significherebbe che lògos e
theòs siano equivalenti e intercambiabili. Non
ci sarebbe alcun ho theòs che non fosse in
pari tempo ho lògos. Ma una simile equivalenza
dei due contraddirebbe la proposizione
precedente di 1:1, in cui Giov. Scrive ho
lògos én pròs tòn theòn (la Parola era con
Dio). Questa proposizione suggerisce una
relazione 'personale' fra i due" (In questo
costrutto non è possibile sapere se il
soggetto sia ho lògos oppure ho theòs)."
"La
proposizione "D", col verbo che precede un
predicato senza articolo, probabilmente
significherebbe che ho lògos sia 'un dio' o un
essere divino di qualche specie, appartenente
alla categoria generale di theòs, ma come un
essere distinto da ho theòs."
"La
proposizione "E" sarebbe una forma attenuata
della proposizione "D". Essa significherebbe
che ho lògos era 'divino' senza ulteriormente
specificare in che modo e quanto lo fosse.
Potrebbe anche implicare che ho lògos, essendo
soltanto theios, sia subordinato a theòs."
|
C.
theòs
én ho Lògos (Giov.
1:1) |
|
B.
ho Lògos
theòs én |
"La
proposizione "B" e "C", con un predicato senza
articolo e che precede il verbo, hanno
primariamente un significato qualitativo. Esse
indicano che ho lògos possiede la natura di
theòs. E' infondato considerare il predicato
theòs come essendo determinato. Ciò renderebbe
B e C equivalenti ad A, e come A, quindi essi
sarebbero in contraddizione con la frase
precedente di 1:1.
Essendosi appena espresso in termini di
rapporto e differenziazione tra ho lògos e ho
theòs, Giovanni implicherebbe in B o in C che
essi condividono la stessa natura appartenendo
alla stessa realtà theòs. La proposizione B e
C hanno identico significato ma differiscono
lievemente per quanto riguarda l'enfasi.
Nell'Appendice 6A della Traduzione del Nuovo
Mondo (rev. 1987), la Società cita un articolo
di P.B. Harner di nuovo fuori dal suo
contesto, facendogli dire cose che lo studioso
non ha mai detto:
"Nel suo
articolo 'Predicati nominali privi di
articolo: Marco 15:39 e Giov. 1:1', pubblicato
in Filadelfia, 1973, Philip B. Harner afferma,
a p. 85, che proposizioni come quella di Gv.
1:1, "con un predicato privo di articolo che
precede il verbo, hanno primariamente
significato qualitativo. Indicano che il lògos
ha la natura di theòs. Non c'è alcuna base per
considerare determinato il predicato theòs". A
p. 87 del suo articolo Harner conclude: In
Giovanni 1:1 penso che la forza qualitativa
del predicato sia così notevole che il nome
non può essere considerato determinato".
Se si tiene
conto che per Harner 'qualitativo' determina
la natura e l'essenza del soggetto (Gesù), e
se si inseriscono le parole che sono state
omesse nella citazione, e cioè: " ho lògos e
ho theòs condividono la stessa realtà di theòs"
si comprende correttamente la conclusione
dello studioso: ("penso che la forza
qualitativa del predicato sia così notevole
che il nome non può essere considerato
determinato"), cioè basta già il predicato a
descrivere la natura del lògos, non conta che
l'articolo sia [giustamente] assente.
L'ASPETTO
CONTESTUALE
Giovanni 1:1 costituisce una specie di "sipario",
che in un dato momento si solleva, e l'eternità partorisce il tempo;
ma ancora prima che il primo minuto scoccasse e iniziasse la storia del
mondo, la Parola, dice il testo, era,
esisteva. Il secondo versetto ribadisce: "Essa
era nel principio con Dio".
La Parola, piuttosto che una delle cose create,
è la potenza creatrice di Dio, procedente da Dio stesso.
Al di là di qualsiasi questione di ordine linguistico, il messaggio
è chiaro: Gesù dimora nell'eternità.
L'ASPETTO
TEOLOGICO
Per
la Torre di Guardia un Gesù (la Parola)
coeterno col Padre e fatto della stessa
sostanza del Padre e quindi Dio, nella su
essenza è:
una teoria che va contro la logica
una dottrina antibiblica
un insegnamento dalle origini pagane.
Prescindendo dalle considerazioni
grammaticali, sintattiche e contestuali che
abbiamo qui esaminato, andiamo a sondare
adesso la fondatezza di simili affermazioni.
Una tesi irrazionale: due persone non possono
essere un solo Dio perché 1+1=2. A questa
obiezione si potrebbe semplicemente rispondere
che l'assurdità consiste invece nella
presunzione di comprendere la logica di Dio.
La matematica, poi, offre tante possibilità
(per es.: 1x1=1). La verità è che le obiezioni
dei testimoni di Geova non sono sincere, lo
dimostra il fatto che spesso confondono
volontariamente il concetto di persona con
quello di Ente, Deità. Dire: "Dio è Uno"
potrebbe significare sia che Dio è UNA SOLA
persona, sia che nella Deità coesistono più
persone. Nessuno al mondo reputa irrazionale
che parole come "famiglia", "coppia",
"società", "comunità" ecc., benché
grammaticalmente siano singolari, stiano a
indicare più persone unite da un determinato
vincolo. Gli stessi testimoni di Geova usano
spesso la parola schiavo (lo "schiavo discreto
e fedele") per intendere un'associazione di
ben 144.000 individui!!! Quando essi dicono
che più persone divine non possono
costituire UNA deità fingono di non capire. E
non c'è peggior sordo di colui che NON VUOLE
SENTIRE!
Padre, Figlio e Spirito Santo, un solo Dio
sarebbe antibiblico. Noi possiamo provare il
contrario. Limitandoci alla deità di Gesù
Cristo, testi come Ebrei 1:3,8,10; 7:3; Col.2:9;
Fil. 2:6 (di quest’ultimo riportiamo un
commento di Tayer, spesso citato nelle
pubblicazioni della Società: "… anteriormente,
quando era lògos asarkos (la Parola non in
carne) il quale sebbene avesse la forma di
Dio, non stimò questa uguaglianza con Dio,
qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente") ecc.
non lasciano dubbi (se tradotti fedelmente, è
ovvio!). Antibiblico è sicuramente
giustapporre un "dio" piccolo al Dio vero,
così come fanno i testimoni di Geova,
soprattutto alla luce di questi testi: Deuter.
32:39; Isaia 43:10.
Quanto alla tesi che la Trinità (tre Persone,
un solo Dio) sia di derivazione pagana, anzi,
addirittura una dottrina diabolica, i
testimoni di Geova sono quanto meno
imprudenti. Attribuire a Dio qualcosa che è
del Diavolo, è un peccato contro lo Spirito
Santo. Non conosco alcun cristiano, qualunque
sia la sua denominazione d'appartenenza, che
coltivi simili sentimenti, Questo accostamento
lo hanno fatto i testimoni di Geova per scopi
denigratori nei confronti di chi pensa
diversamente da loro. Quanto a questo, coloro
che essi definiscono con disprezzo "seguaci
della cristianità" si mostrano senza dubbio
più caritatevoli nei loro confronti, dal
momento che li considerano semplicemente
ignoranti.
CONCLUSIONE
Oggi i
testimoni di Geova sono nell'affannosa ricerca
di traduzioni bibliche che rendono versetti
come Giov. 1:1 nello stesso modo in cui essi
li hanno tradotto nella loro Bibbia. Pensano
che questo costituisca una prova della
correttezza della Nuovo Mondo o, quantomeno,
che sia possibile tradurre in un certo modo.
Ma, una traduzione errata non diventa corretta
solo perché ve ne sono altre simili: una
banconota falsa non diventa legale solo perché
ve ne sono molte altre in circolazione! Ci
sono e ci saranno sempre traduttori liberi,
che non usano quel rigore scientifico che
dovrebbero usare nel rendere in una lingua
moderna le Sacre Scritture; essi fanno
prevalere il loro pensiero umano, sorvolando
talvolta sulle regole grammaticali. Un
cristiano attento non si lascerà influenzare
da tali opere, piuttosto userà soltanto quelle
traduzioni di cui conosce l'onestà
intellettuale dei traduttori.
VISITA:
http://digilander.libero.it/domingo7/GIOVANNI%201,1.htm#s3
