Dare spazio a uno scritto di un testimone di Geova proprio in un sito critico riguardo alle dottrine dei Testimoni , in QUESTO sito, per l'esattezza? Perché no? Sin da quando l'ho costruito l'ho impostato sul DIALOGO, un dialogo che auspico costruttivo, basato sulla comune passione per lo studio della Bibbia.

     Ho dunque letto questo lavoro di "ricerca di un testimone di Geova",  sulla formazione del canone della Bibbia, che mi è stato recapitato dallo stesso autore, e gli ho chiesto il permesso di pubblicarlo qui. Permesso accordato, e lo ringrazio. Da parte mia non vi apporto né cambiamenti né commenti, tranne quello di dire che ognuno ha il proprio stile espressivo e che in quanto al contenuto ho trovato che la maggior parte delle argomentazioni addotte rispecchia fondamentalmente quello che è il pensiero protestante-evangelico.

CHI HA DECISO IL CANONE BIBLICO?

 

Questo articolo è stato realizzato per rispondere alla pretesa, avanzata da certi cattolici, secondo i quali è stata la Chiesa Cattolica (da ora CC) a stabilire il canone della Bibbia, per mezzo delle sue decisioni conciliari. La conseguenza di tale pretesa sarebbe che i testimoni di Geova si trovano in grave contraddizione quando dichiarano “apostata” la CC mentre, nel contempo, accettano il canone da essa stabilito. L’articolo che segue chiarisce la questione e rivela l’infondatezza di questa pretesa.

 

CHIARIAMO I TERMINI

 

Innanzi tutto stabiliamo cosa intendiamo noi con i termini che useremo. Quando noi parliamo di  fissazione del canone non intendiamo il significato che alcuni vi danno, senza peraltro dirci perché, ovvero una decisione avvenuta in un concilio ecclesiastico. Secondo questo significato, fintanto ché non c’è un concilio che dichiari un fatto quel fatto non sussiste (!). Per tornare al canone, se applicassimo questo significato, fissarlo sarebbe un po’ come mettere la lapide ad un morto. A noi però questo significato non interessa. Per quale ragione poi una cosa non è fissata se non si è pronunciato un concilio? Pare tanto un concetto ideato solo perché serve in funzione di un discorso. Invece a noi interessa sapere, per rimanere nell’esempio del morto, quando è stato constatato il decesso e non quando s'è messa la lapide, giacché non è certo la lapide che fa il morto bensì il contrario. Quindi, per noi, la fissazione del canone è il riconoscimento generale dei testi ispirati da Dio operato dalla comunità dei credenti alla quale erano destinati .

In alcune discussioni avute con dei filologi cattolici, i quali sostenevano la pretesa iniziale, s’è chiesto cosa intendessero loro per l’azione del fissare il canone, cioè se lo intendevano nel senso attivo di determinarlo oppure in senso passivo, come fa ad esempio una lacca spray che fissa un’acconciatura già fatta? Purtroppo non hanno mai risposto chiaramente a questa domanda. Spesso chi vuole sostenere posizioni faziose ha bisogno di giocare sul significato dei termini, tirandoli quel tanto che serve ma con la conseguenza di far perdere tempo e generare sterili polemiche.

 

NATURA DELL’ARGOMENTO

 

Un’altra premessa, ma ancor più importante, riguarda la natura della discussione. Una cosa è se l’argomento lo affronta uno studioso agnostico o ateo. Ben altra cosa è se lo affronta un credente il quale crede che la Bibbia è “ispirata da Dio” ed è prodotta dallo Spirito santo mediante uomini che “parlarono da parte di Dio mentre erano sospinti dallo spirito santo. (1 Pietro 1:21; 2 Timoteo 3:16) Vogliamo dire che non è possibile spiegare l’argomento canone con il solo uso di fonti storiche . Nessuno ci è mai riuscito e nessuno ci riuscirà mai se non ci si pone anche e soprattutto in una prospettiva teologica, giacché riconoscere degli scritti come ispirati da Dio è un tema che appartiene alla fede e non certo alla storia. Cercare di farlo è come cercar di spiegare la nascita della vita escludendo Dio, inevitabilmente si finirà per dire delle sciocchezze. Sotto questo profilo ho notato che i nostri polemici interlocutori si muovono con una doppia personalità; una volta hanno il piglio e le esigenze dell’accademico, un’altra quelle del devoto cattolico romano (per es. “..giacché sono cristiano e non ebreo posso infischiarmene sia del canone alessandrino che del canone palestinese, a me importa solo il canone della Chiesa..”).  Noi invece, proprio perché credenti e cristiani, ci basiamo soprattutto su quello che dice la Bibbia stessa sul tema, e v’assicuriamo che non è poco.

 

Entrando nel merito bisogna dire che si devono fare due discorsi distinti per i due canoni, Antico Testamento e Nuovo Testamento (da ora AT e NT). Per l’AT il popolo dei credenti destinatario della rivelazione era la nazione ebraica con un sistema religioso che girava attorno al sacerdozio levitico e al tempio di Gerusalemme. Per il NT cambia tutto. Nessuna entità etnica e politica, niente tempio, niente Patto della Legge. Il popolo destinatario della nuova rivelazione è la comunità dei discepoli di Gesù Cristo sulla quale lo stesso Gesù versò lo Spirito Santo concedendogli così di profetizzare. Per queste ragioni è sconcertante che i cattolici facciano determinare il canone del AT ai dei cristiani post-apostolici e se ne infischino altamente dell’opinione dei legittimi destinatari ed eredi di questo canone: gli ebrei e gli stessi autori del NT. Questo atteggiamento porta a discussioni infinite e tediose su ciò che pensavano gli autori cristiani dei secoli posteriori, discussioni che secondo noi non portano a nulla, come infatti si vede, ed anche perché la questione la si può definire in pochi passaggi.

 

Eccoli:

 

 

ANTICO TESTAMENTO

 

1) Romani 3:2, riferendosi alla rivelazione veterotestamentaria, dichiara che i “sacri oracoli di Dio” furono affidati ai giudei e questo conferisce loro una “superiorità” in materia.

 

2) Lo scopo dell’AT era preparare il popolo giudaico all’avvento del Messia. E' quindi ovvio concludere che era fissato o completo prima dell’avvento. Il NT attesta questo in numerosi passaggi, eccone alcuni:

 

(Rivelazione 19:10) “…il rendere testimonianza a Gesù è ciò che ispira la profezia”

(Matteo 11:13) “Poiché tutti, i Profeti e la Legge , hanno profetizzato fino a Giovanni”

(Luca 24:27) “E cominciando da Mosè e da tutti i Profeti interpretò loro le cose che lo concernevano in tutte le Scritture.”

(Atti 10:43) “A lui tutti i profeti rendono testimonianza, che chiunque ripone fede in lui ottiene il perdono dei peccati per mezzo del suo nome”

 

Di questo parere è anche la CC :

« l'economia dell'Antico Testamento era soprattutto ordinata a preparare [...] l'avvento di Cristo Salvatore dell'universo » (Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 15: AAS 58 (1966) 825)

 

 

3) Oltre alle prove bibliche del punto precedente ve ne sono anche di extrabibliche attestanti che il canone dell’AT era già completamente formato da molto tempo prima della venuta del Messia:

 

(Prologo del Siracide II sec. A.E.V)

Molti e profondi insegnamenti ci sono stati dati nella Legge, nei Profeti e negli altri Scritti successivi ad essi

 

Questo prologo provano l'esistenza di raccolte di scritti ispirati riconosciute come tali. Erano suddivise in tre gruppi: la Legge , i Profeti e gli Scritti. Nessuna decisione di nessun concilio giudaico li determinò, eppure c'erano.

 

(Giuseppe Flavio - Contra Apionem 1, 8 - I sec E.V)

“Non possediamo miriadi di libri incoerenti, in conflitto fra loro. I nostri libri, quelli giustamente riconosciuti, sono solo ventidue, e contengono la storia di tutti i tempi. Di questi, cinque sono i libri di Mosè, comprendenti le leggi e la storia tradizionale dalla nascita dell’uomo fino alla morte del legislatore. . . . Dalla morte di Mosè ad Artaserse, che succedette a Serse quale re di Persia, i profeti posteriori a Mosè scrissero la storia degli avvenimenti dei loro tempi in tredici libri. I rimanenti quattro libri contengono inni a Dio e precetti su come gli uomini devono condursi nella vita. Dal tempo di Artaserse fino al nostro è stata scritta una storia completa, ma non è stata ritenuta dello stesso valore dei documenti precedenti, perché manca l’esatta successione dei profeti. Abbiamo dato una dimostrazione pratica della nostra riverenza per le nostre stesse Scritture. Poiché, nonostante siano ora passati molti secoli, nessuno si è permesso né di aggiungere, né di togliere, né di modificare una sola sillaba; ed è istintivo per ogni ebreo, dal giorno della sua nascita, considerarle come decreti di Dio, attenervisi e, se necessario, morire con gioia per esse”

 

E’ notevole l’affermazione di Giuseppe Flavio secondo il quale sebbene erano passati “molti secoli” dalla stesura di quei libri nessuno si era permesso di aggiungere o togliere una sillaba e che per ogni ebreo, non solo quelli di Palestina, era istintivo considerarli decreti di Dio. Non esiste nessun motivo, nessuna prova contraria,  per pensare che i 22 libri dei quali egli parla siano diversi dall’elenco pervenutoci con il Testo Masoretico. Il fatto stesso che non li elenca tutti uno per uno dimostra che evidentemente non ce n’era bisogno giacché erano ampiamente conosciuti riconosciuti. Non esistono scritti di storici giudei o di altri che, parlando del canone ebraico, smentiscano quanto sopra.

Inoltre G. Flavio chiarifica e conferma anche il NT, citato sopra, quando pone gli scritti ispirati nel periodo in cui operavano i Profeti, cioè da Mosè ad Artaserse. Questo è confermato anche da Ebrei 1:1 , Dio, che anticamente parlò in molte occasioni e in molti modi ai nostri antenati per mezzo dei profeti,  alla fine di questi giorni ha parlato a noi per mezzo di un Figlio”.  

Ciò che è stato scritto dopo Artaserse ha un suo valore ma da non confondere con i libri ispirati che erano riconosciuti istintivamente .

Così come alcuni cattolici preferiscono trascurare i pesantissimi e determinanti argomenti succitati,  noi a maggior ragione trascuriamo quello che forse pensavano alcuni cristiani post apostolici sulla canonicità di libri che non furono rivolti a loro. In seguito faremo delle considerazioni sulla faccenda dei “deuterocanonici” nella LXX, ma sono di natura secondaria, giusto per esporre l’idea che ci siamo fatti.

 

 

 

NUOVO TESTAMENTO

 

Diverso è il caso del canone dell’NT. Il popolo di credenti al quale è destinata la nuova rivelazione divina è quello dei cristiani. Come per l’AT, la stesura dei testi del Nuovo è avvenuta contemporaneamente alla ripresa della “profezia” che, nel caso dei cristiani, è stata cagionata dal versamento dello Spirito Santo annunciato da Gesù (Giovanni  14:26). Alla Pentecoste del 33 E.V. lo Spirito santo scende sui primi 120 discepoli e l’apostolo Pietro, nel suo famoso discorso, applica a quell’evento le parole del profeta Gioele (cap. 2 vv. 28, 29) … questo è ciò che fu detto per mezzo del profeta Gioele: ‘“E negli ultimi giorni”, dice Dio, “verserò del mio spirito su ogni sorta di carne, e i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno e i vostri giovani vedranno visioni e i vostri vecchi sogneranno sogni; e anche sui miei schiavi e sulle mie schiave verserò in quei giorni del mio spirito, e profetizzeranno. (Atti 2:16-18)

Riprese la Rivelazione.

Anche se ai primi tempi si privilegiava la parola dei diretti testimoni, con il tempo, quando era chiaro che la testimonianza diretta si sarebbe esaurita, si cominciò a raccogliere le parole in scritti, che divennero ben presto fonte di luce divinamente ispirata come lo era l’AT.

I primi furono i Vangeli e il corpus delle lettere di Paolo. Addirittura già verso il 66 E.V. l’apostolo Pietro affianca le lettere paoline con “il resto delle Scritture” conferendole così un rango simile al VT ! (2 Pietro 3:16) Si può quindi affermare che poco dopo l’anno 100 E.V. circa il 90% del materiale che compone l’attuale NT era universalmente accettato come Parola di Dio e mai messo in dubbio. Percentuale che si avvicina al 100% verso la fine del II° sec.  Se rimaniamo in questa prima fase dell’era cristiana non si può non rimanere sorpresi dalla totale assenza di quel “caos” sulla definizione del canone, quel “caos” che i nostri polemici interlocutori cercano di dipingerci per interesse di parrocchia. Già...  è necessario descrivere un “caos” perché l’intervento delle decisioni conciliari possano apparire come delle decisioni risolutive, autoritative e pacificatrici.

Ma la realtà che emerge è l’esatto opposto, se c’era una cosa che non creava divisione e lotte tra i cristiani era proprio il tema dei libri sacri. La piccolissima percentuale di NT che non veniva citata nelle apologie primitive era dovuta principalmente alla brevità di alcune lettere e al fattore geografico che rendeva lenta la diffusione e il conseguente riconoscimento da parte di tutte le comunità.

Che spesso si esagerino le piccole e insignificanti incertezze su alcuni scritti minori lo dimostra un brano dell’Introduzione che si trova in una diffusissima Bibbia cattolica edita dalle Paoline. Nel punto dove si parla della fissazione del canone del NT vi si legge quanto segue, (sottolineature nostre):

 


Ma neppure questo canone fu fissato in modo rapido, con una decisione ex-cathedra. Si trattò invece dell'assenso comune, nel fervore ispirato delle Chiese primitive le quali, vicine alla Rivelazione, possedevano ancora la pienezza dello Spirito Santo. La decisione nacque dalla vita stessa con una naturalezza piena di serenità. Vi furono certo dei tentennamenti, delle riflessioni, forse anche della discussioni. La cosa certa è che la Chiesa si mostrò estremamente rigorosa nei metodi della scelta. I due criteri che decisero la scelta furono essenzialmente la cattolicità e l'apostolicità. Un testo era ammesso nel canone quando dalla totalità delle comunità era ritenuto fedele alla vera tradizione, al vero messaggio. A mano a mano che la liturgia si fissava, l'abitudine di leggere durante la Messa , pagine di Epistole e di Vangelo, ne sottometteva il contenuto ad un pubblico esame: e quando la coscienza cristiana ebbe fatto la scelta di un certo numero di testi come segnati dallo Spirito Santo, la cosa fu fatta. E siccome l'origine apostolica era fondamentale, furono ritenuti quei testi dei quali si poté provare la provenienza dai discepoli di Gesù. Così, alla fine del secondo secolo la scelta era finita. Noi possediamo un documento preziosissimo che lo prova: il Canone di Muratori, chiamato così dal nome dello studioso modenese che lo scoprì nella Biblioteca Ambrosiana e lo pubblicò nel 1740. Questo documento è un semplice catalogo, un indice dei libri della Sacra Scrittura, risalente a circa il 180 e redatto in Roma. Esso dimostra che a quell'epoca la Chiesa Romana aveva il medesimo Canone della Chiesa Odierna (eccettuate la lettera agli Ebrei, quella di San Giacomo e la seconda di San Pietro che essa rigettava il Pastore di Erma - di cui tuttavia permetteva la lettura- e più categoricamente alcuni scritti di tendenze gnostiche). Centocinquanta o duecento anni più tardi, tra il 359 e il 400, i cataloghi del canone si moltiplicarono: se ne sono trovati in Africa, nella Frigia, in Egitto, in Roma ; il Concilio di Cartagine del 397 stabilì la lista definitiva. "Il primo articolo della nostra fede, dirà Terulliano, è che non dobbiamo credere niente oltre a questo". Il decreto del Concilio di Trento,nella sua quarta sessione nel 1546, non fece che confermare quella lista, accettata anche dagli ortodossi orientali nel 1672.

 

 

 

 

Questa introduzione è di mano cattolica e dimostra quanto sia falsa e pretestuosa la pretesa che i concili del IV° secolo misero ordine al “caos” che, semmai, c’è solo nella mente di alcuni nostri oppositori. Da  notare che un po' di confusione si venne a creare duecento anni dopo che “la scelta era finita”, quando cominciarono a fiorire cataloghi, ed è per questo che l'argomento venne trattato nei concili. Ma a noi interessa di più, molto di più, che la generalità delle comunità cristiane aveva serenamente riconosciuto gli scritti ispirati del NT entro la fine del II secolo. Purtroppo nella polemica anti-Tdg ci sono dei cattolici che vogliono essere più realisti del Re e attribuire alla Chiesa cattolica ciò che neppure essa si attribuisce. Per esempio, il tanto menzionato Concilio di Cartagine (397) in realtà non ha nessun valore decisionale per tutti i cristiani, come alcuni ci vogliono far credere quando parlano di decisioni conciliari. Era un concilio regionale che esponeva semplicemente l’opinione della Chiesa africana e non aveva alcuna efficacia autoritativa dato che non era  un concilio ecumenico. Anzi, era talmente poco autoritativo che nel Concilio Trullano II, di tre secoli successivo (692), riemerge l’ambiguità del canone dell’AT perché in quel caso il canone corto, quello senza gli apocrifi, venne affiancato al canone lungo di Cartagine, come quasi a dire: che ognuno si pigli quello che preferisce . Altro che decisioni conciliari che mettono ordine al caos! Come tutti sanno invece, la prima vera decisione vincolante sui canoni viene presa nel Concilio di Trento del 1546. Ci hanno messo più di mille anni a decidersi sugli apocrifi del AT.

Altra prova che non esisteva nessun caos sul canone del NT nei primi secoli è il Concilio Ecumenico di Nicea (325). Questo concilio viene convocato in fretta e furia su una questione che, questa sì, divideva i cristiani di quel tempo, ma non era la definizione del canone, di cui non si fece parola. Se ci fosse stato il “caos” lo avrebbero discusso non vi pare?

Dobbiamo anche aggiungere  qualche commento sulla questione della chiesa apostata che riconosce il canone del NT. I nostri oppositori ogni tanto battono questo tasto pensando di trovare una contraddizione nei Tdg: accettate il canone “della Chiesa apostata” e rifiutate la posizione della stessa sulla divinità di Cristo e altro. 

Anche qui è il caso di specificare il senso delle parole che si usano. Cosa s’intende ad esempio per “Chiesa Cattolica”? L’organismo clericale gerarchico facente capo al papa? L’insieme dei credenti in ogni dato tempo? Il “corpo mistico di Cristo”? … I nostri oppositori usano questa locuzione con questi diversi e forse anche altri  significati, generando come sempre la confusione già spiegata nel secondo paragrafo di questo articolo. Pertanto proviamo a definire almeno noi alcuni concetti.

 

I Tdg non credono che alla morte dell’ultimo apostolo il cristianesimo divenne apostata in blocco e lo rimase fino al XX sec. Queste sono le stupidaggini che si leggono in certi siti per ingenui. I Tdg credono che il cristianesimo è stato contaminato dall’apostasia gradualmente e lo è rimasto fino al secolo XX. Questa contaminazione cominciò da prima della morte dell’ultimo apostolo ( 2 Tessalonicesi 2:7), ma si estese con maggior impeto dopo. Questo però non significa che tutti i cristiani erano apostati come scioccamente alcuni affermano che noi crediamo, e neppure significa che la Chiesa Cattolica era stata rigettata perché apostata e che i tutti i suoi atti erano apostati. Questa è una banalizzazione che falsifica la realtà. I Tdg credono che la Chiesa Cattolica , assieme a tutte le altre diramazioni della cristianità, è stata la legittima rappresentante del cristianesimo esistente sulla terra fino all’inizio del XX secolo. Legittima anche se reiteratamente infedele. Spesso noi facciamo il paragone tra la cristianità e il giudaismo di prima e durante Cristo. Il giudaismo era in una relazione di patto con Geova e quindi occupava legittimamente il seggio di Mosè, come Gesù stesso riconobbe (Matteo 23:2), però si erano allontanati dalla Parola di Dio rendendola senza valore con le loro tradizioni, ma questo non li rese incapaci di riconoscere i libri sacri giacché più volte Gesù si rivolge a loro appellandosi proprio alla loro conoscenza delle Sacre Scritture (Mt 21:42; Gv 5:39; 10:34,35). Erano ciechi nell’intendere le Scritture ma non nel riconoscerle in mezzo ad altri scritti. Quindi anche se il riconoscimento del canone del NT si è completato dopo la morte degli apostoli questo non toglie nulla alla validità di questo riconoscimento. Per illustrare, noi sappiamo che pure i bambini cattivi sanno riconoscere la voce della loro madre ma questo non vuol certo dire che dobbiamo giustificare anche le loro cattiverie. Allo stesso modo, un coniuge può essere definito legittimo anche se adultero. Nonostante l'adulterio il coniuge rimane “legittimo” fintanto ché non sopraggiunge un divorzio legale. (segue ulteriore commento in fondo)

 

CONSIDERAZIONI SULLA LXX

Aggiungo qui qualche riga sulla faccenda dei “deuterocanonici”, o meglio Apocrifi. Per quello che ci riguarda quanto abbiamo scritto sopra è sufficiente per diramare le nebbie caotiche sul canone dell’AT. Però bisogna anche dire che la CC non si è svegliata una mattina con la voglia di inserire strampalatamente nel canone dei libri che non c’entravano niente. Delle ragioni ci sono. Ma come sono andate realmente le cose?

In genere si fanno questo sillogismo:

  • I primi cristiani usavano la LXX come loro Bibbia
  • La LXX conteneva i deuterocanonici
  • I Padri citavano spesso i deuterocanonici come citavano i proto
  • quindi
  • la Chiesa riconosceva i deuterocanonici come facenti parte del canone legittimo.

 

Ma le cose non sono così come sembrano.

La maggior parte delle infinite discussioni sui deutero si concentra sulla vexata questio di come i Padri li considerassero, ma anche i nostri oppositori devono riconoscere che tra gli studiosi stessi non c’è unanimità di pareri neppure nei riguardi di coloro che i deutero li usavano spesso, cioè se li considerassero davvero allo stesso rango dei proto, e, dato che i sillogismi si fanno su cose certe, se c’è qualcosa di certo in questa questione è proprio che nessuno degli assunti succitati lo sia!

Ecco perché:

 

  • I primi cristiani usavano la LXX come loro Bibbia

Sì ma quale LXX? Le più antiche versioni complete della LXX risalgono al IV secolo quindi sono molto tarde e per di più sono difformi nel contenere gli apocrifi. Prendendo i più antichi codici infatti è risaputo che il Codice B non contiene 1 e 2 Maccabei ma ha 1 Esdra che pure la CC rigetta, il Sinaitico ha solo Giuditta, Tobia, 1 Maccabei e 4 Maccabei, quest’ultimo rigettato dalla CC, l’Alessandrino include pure lui 1 Esdra, 3 e 4 Maccabei, tutti rigettati dalla CC.

Le obiezioni che sorgono sono talmente ovvie che  non è il caso neppure di scriverle!

 

  • La LXX conteneva i deuterocanonici

Abbiamo visto come li conteneva. E’ ovvio che le varie versioni della LXX “ingrassavano” secondo la relativa zona geografica di diffusione, e questo è un metro affidabile per giudicare la canonicità dei libri che inglobavano? Certo che no. Ancora più importante è che nessuno può affermare se la LXX del I secolo conteneva questi deutero. Per non parlare delle primissime versioni prima di Cristo. Possiamo invece essere certi che non li contenevano per le seguenti ragioni:

La LXX fu prodotta per tradurre in greco gli  antichi libri sacri dell’AT scritti in ebraico. Siccome i deutero erano nati tutti in greco (eccetto Siracide che si autoesclude con il suo prologo), ed erano contemporanei alla produzione della LXX stessa, pare del tutto ovvio che questi ultimi non vi fossero inclusi.

Come se non bastasse, il principale esponente del giudaismo alessandrino, quello del “canone lungo”,  Filone, non cita mai i deutero nei suoi discorsi. Altro che “canone alessandrino” ....d’Egitto (è proprio il caso di dirlo).

Non esiste prova alcuna dell’esistenza di un canone più lungo e diverso per gli ebrei fuori della Palestina, il già citato G. Flavio lo smentisce autorevolmente. Questa lacunosa teoria del doppio canone è servita per un po’ a mo’ di teorema per dare una giustificazione giudaica ( visto che serve la giustificazione giudaica?) all’inserimento dei deutero nella Bibbia cattolica. Ma ora anche tra i cattolici onesti questo teorema ha perso credito.

 

  • I Padri citavano spesso i deutero come citavano i proto.

E’ vero che diversi Padri citavano i deutero ma abbiamo già visto che questo non è sufficiente per credere che li ritenessero dello stesso rango dei proto.

Però vogliamo esporre qui un’opinione su  questo:

Iniziamo col chiedere: in che formato girava la LXX prima dell’avvento del codice?

 

Sappiamo che si usavano i rotoli. Quando Gesù legge Isaia nella sinagoga di Nazaret la scrittura dice “E gli fu consegnato il rotolo del profeta Isaia, ed egli, aperto il rotolo….quindi avvolse il ro tolo” (Lu 4:17,20) . Pare quindi che il rotolo conteneva il solo libro di Isaia, anche perché il libro di Isaia è abbastanza lungo. Forse i profeti minori furono redatti in un unico rotolo fisico. Vediamo però difficile, se non impossibile, che tutto l’AT, sia in ebraico che nella versione greca, potesse girare in un unico esemplare papiraceo. Molto più probabilmente girava sotto forma di diversi rotoli. Se questa supposizione è corretta, come crediamo lo sia, le prime versioni della LXX erano costituite da vari rotoli staccati tra di loro così che quando si aveva davanti un qualsiasi libro dell’AT in greco si aveva davanti una versione della LXX di quel libro.

E' chiaro il concetto?

Quindi la collezione o raccolta dei libri che costituivano la LXX era determinata dal comune sapere su quali libri componevano il VT e non da una decisione redazionale stabilita dagli estensori originari. Così fù anche durante quasi tutto il I secolo. E’ noto che tra il I e il II secolo E.V. prese piede la diffusione del “codice” proprio per opera dei cristiani. Il grande vantaggio del codice era proprio la comodità d’uso e di trasporto di libri voluminosi. Si poteva finalmente cucire in un solo tomo tutta una collezione di rotoli che bisognava sempre portarsi appresso (2 Timoteo 4:13). Sfortunatamente non abbiamo neppure uno di quei primi codici ma se consideriamo che:  a) tra ebrei e cristiani c’era una crescente “antipatia” teologica; b)che la lingua greca e la lingua ebraica erano diventate le bandiere delle due religioni; c)che essendo i deutero scritti in greco e comunque utili in qualche modo “per l’edificazione”.. i cristiani, alla fine, ce li hanno cuciti assieme ai proto in formato codice, anche se in modo difforme come abbiamo già visto; d)che,avendo oramai rilegato questi libri tutti assieme, ed essendo, i cristiani, sempre più lontani dalla cultura ebraica e per questo sempre meno edotti della differenza tra i proto e i deutero, alla fine alcuni avranno probabilmente pensato davvero che erano dello stesso rango.

Praticamente  i deutero sono finiti alla fine nella Bibbia cristiana per un insieme di fattori tra i quali l’ignoranza che i cristiani gentili avevano dell'ebraismo e il passaggio dal rotolo al codice! Non a caso l’erudizione di Girolamo (IV sec.) lo portò a scartarli e anche Melitone vescovo di Sardi (170 ), il quale si documentò in Palestina proprio in merito al canone, provvide la prima lista cristiana del canone dell’AT la quale escludeva i deutero. Che i deutero ci siano finiti nella Bibbia cattolica per un insieme di “incidenti” ce lo confermano gli stessi concili che stanno tanto nel cuore dei nostri critici. Come spiegarsi sennò che, poco prima del Concilio di Cartagine, il Concilio di Laodicea (ca. 360) difende il canone corto dell’AT? Se Cartagine (397) mette ordine al “caos” com’è che il già citato Trullano II (692) ripropone il problema affiancando entrambi i canoni? Infine, per quale ragione a Trento (1546!!) venne definitivamente deciso il canone lungo? I cattolici ammettono che fu fatto in “funzione anti protestante”. Sempre in funzione anti qualcuno! Lo stesso errore che fecero i sostenitori dei deutero mille anni prima, solo che allora i nemici erano gli ebrei, non importa se erano i legittimi destinatari dell'AT. Quindi la CC si decise finalmente sui deutero nel 1546 per ripicca verso i protestanti i quali avevano optato per il canone corto. E che ragione viene addotta dai documenti conciliari per giustificare la decisione? Udite: “… si è soliti leggerli nella Chiesa Cattolica e si trovano nell’antica volgata latina…(chi) consapevolmente disprezzasse le suddette tradizioni sia scomunicato”( EB 57-60)”  Cioè, siccome oramai ce leggiamo da secoli nella nostra venerata Vulgata non possiamo mica metterli da parte ora.. soprattutto adesso, dopo che gli “apostati” protestanti hanno optato per il canone corto! Motivazioni illuminate o pastrocchi politici?                                                                                                 

Che sull’AT la CC abbia fatto solo un gran pastrocchio lo dimostra che per tutti quei mille anni nella stessa Chiesa ci sono stati illustri esponenti che non riconoscevano ai deutero lo stesso rango dei proto, eccone alcuni: S. Gregorio Magno (604); Ugo da San Vittore (XII sec); Nicola di Lira (XIV sec); S. Antonino di Firenze (XV sec) e per finire anche il Card. Caietano che sostenne il canone corto nello stesso concilio tridentino. Come mai questi illustri dissensi se nel IV secolo giungono le autorevoli e pacificatrici “decisioni conciliari” che misero fine al “caos”?

 

La risposta quindi è ovvia a chiunque abbia voglia di capire: la CC ha solo fatto dei gran pasticci quando ha messo mano con i suoi concili sul canone del AT. Sul canone del NT ha solo messo una lapide, non necessaria, su di un canone che era già bello e sepolto da molto prima dei concili del IV secolo. Il resto è fumo. 

FINE

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  Appendice

Ciò che crediamo sull’apostasia della cristianità non toglie che fino al ristabilimento della pura adorazione cristiana nel XX sec. la cristianità, nei suoi vari rami, era l'unica organizzazione cristiana che storicamente si collegava al cristianesimo originario. Non ne esistevano altre. L'apostasia che ha contaminato, fino a regnare, sulla cristianità, equivale alla stessa apostasia che ha contaminato il passato popolo di Dio, i giudei. Ad esempio, il super apostata regno settentrionale d'Israele che non aveva neppure sacerdoti leviti ed era idolatra fino al midollo era comunque parte del legittimo popolo di Dio benché infedele. Pure al tempo di Gesù sappiamo che le sètte principali del giudaismo deviavano in varia misura dall'insegnamento biblico; i sadducei negavano la risurrezione, i farisei credevano nell'immortalità dell'anima... ma, come già detto, sedevano comunque sul "seggio di Mosè". La legittimità non ha nulla a che vedere con la fedeltà o l'approvazione. Dal punto di vista teologico noi Tdg crediamo che la cristianità è stata rigettata solo dopo l'inizio della presenza del Signore. Fino ad allora quindi non lo era, bensì occupava un posto che nelle profezie di Gesù assume l'identità dell'albero di Mat 13:31-33 e Lu 13:19 e della “rete a strascico” di Mat 13:47- 49. In questi passi Gesù descrive lo sviluppo del seme del Regno che lui aveva seminato. La cristianità è pure inclusa nell’espressione “casa di Dio” di 1 Pietro 4:17. La struttura quindi che ne esce è la cristianità, ed è l'unica che c'è. In questa struttura si conserva il cristianesimo originario ma non ha una sua struttura autonoma, convive con la struttura infedele come in passato i giudei fedeli convivevano in un giudaismo degenerato.
In quanto a certe espressioni bibliche come "l'anticristo" ecc.. che si riferiscono a elementi della cristianità questo non nega il discorso fin qui fatto. In Romani 13 Paolo chiama "ministro di Dio" il Cesare che in altre scritture è descritto come una bestia abominevole e una cosa disgustante. Non si tratta di contraddizioni ma di nominare i soggetti secondo il ruolo che hanno in un determinato scenario profetico. Infine, questo non significa riconoscere il Papa come vicario di Cristo né le decisioni dei vari concili, ci mancherebbe altro, ma come dicevamo più in alto, il solo fatto che un bambino cattivo possa riconoscere la voce della loro madre non c'impone, per “coerenza”, di giustificare anche le sue cattiverie. E' così difficile da capire? Il riconoscimento del canone nel periodo appena successivo la compilazione degli scritti sacri ha un valore che noi riconosciamo. Riconoscimento, non determinazione. Comunque anche il nostro libro Perspicacia, dopo aver citato un po' di Padri, dice: Per la fine del II secolo non c’erano dubbi sul fatto che il canone delle Scritture Greche Cristiane era stato completato... (vol. 1 pg.415). Non stiamo parlando di stesura (I sec) ma di riconoscimento, che dev'essere di poco posteriore alla stesura. Nel calderone della cristianità si possono dunque trovare elementi di dottrina sani e altri malati. Grazie all'odierna illuminazione dello spirito, l’odierno “schiavo fedele e discreto” è in grado di riconoscere con chiarezza quali fossero gli elementi sani e quali no...non possiamo e non vogliamo buttare via tutto. Infatti si può benissimo dire che noi siamo un ramo dello stesso ceppo, non un albero nuovo di sana pianta. Un ramo più recente che però produce il frutto dell'albero, mentre i suoi rami più grossi e vetusti sono bei che secchi.

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