Paradiso negato
Un messaggio alla mente e al cuore dei
Testimoni di Geova
testi biblici della versione Nuova Riveduta


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Si
racconta di un pastore d'anime che
frequentemente _______________________
Cari
fratelli Testimoni di Geova,
sì, vi
chiamo "fratelli", non tanto a motivo
dei vincoli biologici, e ancor meno per
spirito di provocazione, ma per la semplice
constatazione che invochiamo lo stesso Dio
come Padre. Questo non vi
scandalizzi, così come io non mi sento
sminuito: abbiamo in comune un Padre che ci
ama e ci dà il privilegio di servirLo. Gli apostoli Paolo e Pietro rivolgendosi a coloro che avevano rinnegato e ucciso il Cristo li chiamavano "fratelli", sebbene fossero ormai teologicamente e formalmente divisi da loro. Se noi facessimo diversamente saremmo dei presuntuosi; e saremmo bugiardi se continuassimo a dire di amare Dio. Fratelli, quindi. Fratelli, ho studiato a fondo il vostro credo religioso, ma soprattutto ho avvicinato molti di voi col proposito di conoscervi per quello che siete realmente, senza pregiudizi. Alla fine ho imparato a rispettarvi e ad amarvi. Ma da questa mia esperienza è scaturito anche un sentimento di profondo turbamento. Sono turbato per quello che ho scoperto, che reputo di fondamentale importanza e che vi riguarda. Abbiate la cortesia di leggere questo scritto fino in fondo, ne vale la pena perché è della Parola di Dio che voglio parlarvi.
AVVERTENZA:
l'autore si rivolge
in prima persona ai destinatari di questo
scritto col desiderio di instaurare con loro
un rapporto confidenziale e diretto, non per
sottolineare dei personalismi riguardo al
contenuto del messaggio stesso il quale,
anzi, prima ancora che patrimonio di ogni
denominazione cristiana, è il cuore stesso
del messaggio evangelico.
Figli di
Dio! Sarà umanamente inconcepibile, ci
sentiremo indegni fino a nasconderci, ma è
Dio stesso che lo dice, e Dio non mente:
siamo davvero figli Suoi. Ecco qui rivelato il carattere di Dio: se afferriamo la sua mano Egli non ci tratta da servi e nemmeno da sudditi, no! Ma, come nella parabola del figliuol prodigo, Egli non coglie l'occasione del nostro ritorno a Lui per rinfacciarci il nostro egoismo, la nostra arroganza nei Suoi confronti e i nostri innumerevoli errori. No, ma ci stringe contento fra le Sue braccia mentre siamo ancora sporchi e cenciosi; poi ci riveste regalmente e ci ridona quello che avevamo perduto, la dignità regale: eravamo "figli di Dio" e tali ancora Egli ci considera. Quale amore!
Eppure, fratelli, qualcuno vi ha
convinto che tutto questo non è per voi.
Qualcuno vi ha detto che questa
meravigliosa promessa di Dio è per pochi
eletti, non per voi. Riflettete, non è forse vero che un giorno "qualcun altro" vi ha detto che le cose stanno in questo modo e voi lo avete creduto?
Qualcuno può avervi detto questo, ma nella
Parola di Dio non è scritto così. Dio ci
vuole come figli Suoi,
assolutamente niente di meno che figli Suoi!
Se così non fosse, potreste ancora amare Dio
e chiamarlo "Padre"? Perché
mai lo chiamereste Padre se vi
consideraste dei Suoi servitori e non dei
figli veri? Badate, lo Spirito di Dio che
agisce in noi, dice l'apostolo Paolo, è
quello che grida "Abba", cioè,
"Papà"!
Chi
siete disposti a credere, a quegli uomini
che vi hanno insegnato che questa promessa è
soltanto per pochi eletti, o allo
Spirito di Dio che vi fa gridare "Padre"?
E se
volete credere a quegli uomini, a che cosa
vi serve tenere in mano No, io vi dico. Voi siete figli, figli di Dio e niente di meno. E se siete figli, a voi appartengono le promesse di Dio. Nel futuro regno di Dio, infatti, non vi sarà posto che per i figli di Dio. Tutti gli altri, quelli cioè, che non hanno riconosciuto Dio come loro Padre non troveranno posto da nessuna parte.
Cari
fratelli, avete capito bene: non c'è niente
che voi ed io possiamo fare per essere
salvati; la salvezza è semplicemente un
dono: un puro e
semplice dono di Dio.
L'uomo è peccatore sin dalla nascita. Non
c'è sulla terra nemmeno un giusto: nel loro
stato naturale, tutti gli
uomini sono peccatori e privi della gloria
di Dio -Rom. 3:10,23- quindi tutti
hanno ugualmente bisogno della
grazia di Dio, e Dio non fa distinzioni. Non
c'è possibilità che qualcuno sia salvato per
grazia e qualcun altro per le opere. Se la
salvezza fosse stata possibile per mezzo
delle opere, non sarebbe stato necessario il
sacrificio di Cristo. La morte di Cristo è
la prova che l'unico prezzo che la giustizia
di Dio reclamava era il sacrificio del suo
stesso Figlio. Al di fuori di questo divino
provvedimento non c'è possibilità di
salvezza per nessuno. Eppure, fratelli, qualcuno vi ha convinto che le cose non stanno così. Qualcuno vi ha detto: "Vi è merito, naturalmente, nel fatto che quelli della grande folla 'hanno lavato le loro lunghe vesti e le hanno rese bianche nel sangue dell'Agnello', e questo merita in effetti una ricompensa … richiede che essi meritino la protezione di Dio su di loro durante il culmine della 'grande tribolazione'. La grande folla … non ha dunque bisogno della giustificazione per fede e della giustizia imputata (nel sangue di Cristo)". (Vita eterna nella libertà dei figli di Dio, pp.368, 371, 389). Cari fratelli Testimoni, questo punto è di vitale importanza, e dal momento che le vostre guide dicono una cosa del tutto diversa dalle Sacre Scritture, siete voi stessi che dovete decidere. Ognuno di voi deve decidere, per la propria salvezza, a chi credere:
Cari fratelli, ancora una volta vi invito alla riflessione. Temo grandemente per voi se continuerete a dare retta al pensiero umano piuttosto che alla rivelazione scritta di Dio. Capite perché vi dicevo all'inizio che sono profondamente turbato a vostro riguardo per quello che ho scoperto?
Alcune
tra le pagine più belle e consolanti delle
Scritture, voi siete tenuti a leggerle con
triste estraneità e senza provare gioia e
gratitudine verso il Creatore: esse
semplicemente non vi appartengono. Vi hanno
detto che quelle parole sono state scritte
soltanto per la consolazione di alcuni, non
per voi.
Io,
però, vi dico: "Non credeteci"! Sia
ringraziato Dio perché non è così che stanno
le cose. In realtà non sono io, ma è Non "strappate" queste belle pagine dalla Bibbia!
Che cosa
significa "nascere di nuovo"?
Significa permettere a Dio di compiere un
miracolo nella propria vita: morire a se
stessi, al vecchio uomo, e rinascere come
una nuova creatura che si fa guidare da Dio.
Senza questo miracolo non c'è possibilità di
salvezza:
"…non può
vedere il regno di Dio".
Nemmeno per sogno! L'uomo naturale, cioè …
"quelli che sono nella carne -dice
l'apostolo Paolo-
non possono piacere a
Dio … se qualcuno non ha lo Spirito di
La
salvezza che Cristo compie nel credente, non
è un concetto aleatorio. E' un'operazione
concreta e fondamentale: il credente non
"sarà"salvato; ma "è"
salvato. Lo è nel momento stesso che
permette a Cristo di dimorare dentro di sé: "Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me" -Galati 2:20. Fratelli testimoni, pensate davvero che voi possiate fare qualcosa per ottenere la salvezza eterna? Che cosa credete di poter fare, aderire per esempio, ad una particolare associazione religiosa, oppure compiere un'opera particolare? Cristo stesso vi dice che nessuno può fare alcunché per essere salvato. Il piano che Dio ha concepito per la salvezza dell'uomo non consiste soltanto nell'aver mandato Suo Figlio nel mondo per essere crocifisso, ma anche nell' applicare il valore di questo sacrificio nel credente che, a sua volta, deve morire all'uomo che è per risorgere a vita nuova. Si tratta di un'operazione di "chirurgia divina", comunque non è una scelta facoltativa, se uno anela alla salvezza. Lo credete anche voi? Lo spero vivamente, altrimenti la vostra fede è inutile come le vostre opere.
Anche se
stiamo considerando separatamente i concetti
della giustificazione, della nuova
nascita e della santificazione,
essi vanno intesi come aspetti diversi di un
unico processo, la conversione
a Dio. Anche il pentimento, che è la condizione preliminare della salvezza, è opera dello Spirito di Dio che sensibilizza la coscienza dell'uomo e gli permette di rendersi conto del suo stato di necessità, del suo bisogno di convertirsi a Lui. A colui che asseconda quest'opera silenziosa che Dio compie nel suo cuore, viene imputata la giustizia di Cristo: Dio lo considera giusto, non perché lo meriti, ma perché Gesù Cristo è morto al suo posto. La giustizia di Dio, che reclamava la morte del trasgressore della Sua legge, è soddisfatta dal prezzo pagato sulla croce. Di conseguenza, l'uomo è affrancato dalla morte, riscattato dal sangue di Cristo.
L'uomo è perdonato, il suo passato è
cancellato. Il pentimento lo ha portato a
convertirsi, a cambiare cioè totalmente
il suo modo di pensare e di comportarsi:
egli nasce di nuovo, diventa una nuova
creatura orientata a compiere la volontà di
Dio, grazie all'azione dello Spirito Santo.
Questo nuovo modo di vivere si chiama
santificazione. La santificazione, quindi, non può essere considerata un optional, una scelta facoltativa perché, se il passato del peccatore è stato cancellato con un atto, per così dire, legale, d'ora in poi gli si richiede che si comporti da cittadino che vive rispettando le leggi divine. Umanamente parlando, non si grazia un detenuto perché egli continui a delinquere, ma perché dia prova d'essersi emendato vivendo nel rispetto delle leggi.
"Come Colui che vi ha
chiamati è santo, anche voi siate santi in
tutta la vostra condotta, poiché sta
scritto: Siate santi, perché io sono santo"
1 Pietro
1:15,16. Senza la santificazione
"… nessuno vedrà il
Signore"
-Ebrei
12:14.
La
santificazione è il naturale risultato della
nuova vita in Cristo, è il proseguimento di
quel processo innescato da Dio nella vita
del credente che progredisce mostrando i
segni concreti della fede operante. In questo processo sono integrate, perciò, le opere. Le opere non hanno valore per la giustificazione perché "… è per grazia che siete stati salvati, senza le opere"; nemmeno a salvezza compiuta le opere hanno valore meritorio perché, dice l'apostolo Paolo, "… Dio (le) ha precedentemente preparate affinché le praticassimo" -Efesini 2:1-10. Le opere cristiane, infatti, sono solo quelle Dio stesso ispira, diversamente anche in questo cadremmo nell'errore. Cari fratelli testimoni di Geova, siete ancora convinti che Dio abbia spartito gli uomini in due categorie distinte, delle quali UNA soltanto è beneficiaria di questa meravigliosa opera divina? Comprendete adesso che senza questo processo non c'è salvezza per nessuno? Che la questione non è "chi andrà in cielo e chi resterà sulla terra", ma "chi è salvato e chi no"? Siete convinti adesso che il riscatto di Gesù Cristo è stato pagato per tutti gli uomini indistintamente (sebbene molti scelgano di non beneficiarne) e che tutti quelli che credono in lui sono perfettamente salvati, che non esiste un paradiso di seconda classe?
Gesù è morto per tutti gli uomini perché sono tutti peccatori. La morte di Gesù Cristo è il prezzo di riscatto che la giustizia di Dio offesa reclamava.
La
salvezza del peccatore è perfetta,
non parziale; è eterna, non
temporanea; è assoluta, non
relativa.
"Dio ha tanto amato il
mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio,
affinché
chiunque
crede in lui
(avrà un'opportunità
di salvezza? No, ma
…)
non perisca, ma abbia
vita eterna"
-Giovanni 3:16.
"Dio ha tanto amato il
mondo …"
Potrebbe essere considerato amore il
comportamento di un Dio che risuscita
miliardi di esseri umani unicamente per
provare la loro fedeltà per mille anni?
Questo non è l'Evangelo. Dio salva il
peccatore perché in lui Egli vede Suo
Figlio, Gesù, che ha preso il suo posto.
Qualcuno dirà che la necessità di tale prova
è data dal fatto che non tutti hanno avuto
la possibilità di conoscere l'evangelo,
quindi, di accettarlo o di rifiutarlo.
Parrebbe una spiegazione plausibile, ma
"Infatti,
tutti coloro che hanno peccato senza legge
periranno pure senza legge; e
tutti coloro che hanno peccato avendo la
legge saranno giudicati in base a
quella legge; perché non quelli che
ascoltano la legge sono giusti davanti a
Dio, ma quelli che l'osservano saranno
giustificati. Infatti quando degli
stranieri, che non hanno legge, adempiono
per natura le cose richieste dalla legge,
essi, che non hanno legge, sono legge a sé
stessi; essi dimostrano che quanto la legge
comanda è scritto nei loro cuori, perché la
loro coscienza ne rende testimonianza e i
loro pensieri si accusano o anche si
scusano a vicenda. Tutto ciò si vedrà
nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti
degli uomini per mezzo di Gesù Cristo,
secondo il mio vangelo". -Romani
2:12-16.
"Come è stabilito che gli uomini
muoiano una volta sola,
dopo di che viene
il giudizio"
Ebrei 9:27.
Salvati o
condannati, dunque. Se vi fosse una terza
possibilità "E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni: Gli altri morti non tornarono in vita prima che i mille anni fossero trascorsi. Questa è la prima risurrezione. Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni. Quando i mille anni saranno trascorsi, Satana sarà sciolto dalla sua prigione e uscirà per sedurre le nazioni che sono ai quattro angoli della terra, Gog e Magog, per radunarle alla battaglia: il loro numero è come la sabbia del mare. E salirono sulla superficie della terra e assediarono il campo dei santi e la città diletta; ma un fuoco dal cielo discese e le divorò. E il diavolo che le aveva sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli. (14) Poi la morte e il soggiorno dei morti furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco" -Apocalisse 20:1-10,14.
Tralasciando le varie implicazioni di questo
testo, facciamo notare soltanto che :
b)
Quelli che non saranno salvati risorgeranno
quando saranno finiti i mille anni
per essere puniti.
c)
Durante i mille anni non avviene nessun
ammaestramento delle nazioni in virtù
del quale queste debbano poi sostenere una
prova alla fine del millennio. Il
testo dice che, terminato il millennio,
Satana raccoglie i malfattori di tutti i
tempi per lanciarli in battaglia contro la
città di Dio, ma essi vengono distrutti.
1)
senza Cristo, ma con la vostra prova di
fedeltà
2)
dopo un periodo di prova della durata di
mille anni
significa
che il sacrificio di Cristo è stato inutile
per voi; significa anche coltivare una
pericolosa illusione, perché tutto questo e
l'esatto contrario del messaggio
dell'Evangelo. Un'altra pagina della Bibbia da "strappare", forse la più importante.
Non
è esatto dire che i credenti non saranno
giudicati del tutto. Il giudizio dei
credenti avviene prima della fine:
"Infatti è
giunto il tempo in cui il giudizio deve
cominciare
dalla casa di Dio; e se comincia prima da
noi, quale sarà la fine di quelli che non
ubbidiscono al vangelo di Dio?"
-1 Pietro 4:17.
Ogni
giudizio ha una fase istruttoria; ma
quando il Signore Gesù ritornerà, il
giudizio sarà esecutivo. In vita ogni
essere umano sceglie con chi stare: chi sta
dalla parte di Dio, è già in salvo; gli
altri sono già condannati. Oggi questo non è
visibile, ma nell'ultimo giorno sarà
rivelato (vedi Matteo cap. 2531-46;
13:24-30). Una cosa è certa, il giudizio esecutivo è l'ultimo atto del dramma umano; con esso si chiude il tempo e si spalanca l'eternità.
Con
questi testi l'apostolo Paolo alimenta la
grande speranza della fede, la vita futura.
Ci dice anche alcune cose importanti con
queste parole: " … io vi dico un
mistero…" svelandoci, così, qualcosa
che prima non era del tutto chiaro a molti:
la risurrezione.
Egli, prima di tutto, rassicura i credenti
che essi non hanno sperato solo per questa
vita (1 Cor. 15: 12-20). Poi dichiara che
"tutti i credenti saranno vivificati"
(v.22), secondo quest'ordine: Cristo è stato
il primo, quindi quelli che hanno creduto
in lui, alla sua parousia. Poi
verrà la fine.
Tutti i credenti saranno trasformati (v.
51): come tutti hanno portato
l'immagine dell'uomo naturale, così,
tutti porteranno l'immagine dell'uomo
spirituale. La trasformazione avverrà "in
un batter d'occhio", sebbene a risorgere
saranno per primi i credenti che riposano
nella morte (vv. 51,22). Tutto questo
(compreso il suono della tromba) è
confermato nella lettera di Paolo ai
Tessalonicesi:
"Fratelli, non vogliamo che siate
nell'ignoranza riguardo a quelli che
dormono, affinché non siate tristi come gli
altri che non hanno speranza. Infatti, se
crediamo che Gesù morì e risuscitò, crediamo
pure che Dio, per mezzo di Gesù, ricondurrà
con lui quelli che si sono addormentati.
Poiché vi diciamo questo fondandoci sulla
parola del Signore: che noi viventi, i quali
saremo rimasti fino alla venuta del Signore,
non precederemo quelli che si sono
addormentati; perché il Signore stesso, con
un ordine, con voce d'arcangelo e la tromba
di Dio, scenderà dal cielo, e
prima risusciteranno i morti in Cristo;
poi noi viventi, che saremo rimasti,
verremo rapiti con loro,
sulle nuvole, a
incontrare il Signore nell'aria; e così
saremo sempre con il Signore":
1 Tessalonicesi
4:13-18. Come si vede, non esiste l'idea di una divisione in due categorie: una celeste e l'altra terrestre; cioè una che andrà a stare in cielo e l'altra che rimarrà sulla terra; una spirituale, l'altra carnale. Tutti saranno trasformati in esseri gloriosi. Non esiste nemmeno l'idea di una traslazione individuale di alcuni, "man mano che muoiono": quando Cristo ritornerà (parousia) tutti i morti nella fede risorgeranno contemporaneamente e saranno trasformati, come saranno trasformati, immediatamente dopo, i fedeli che Cristo troverà viventi, per fare un corpo unico che seguirà il Signore.
(NOTA:
le implicazioni di tutto questo, per es.:
"dove i salvati vivranno, se sulla terra o
in cielo", non sono trattati in questo
luogo. Qui si vuole mettere in evidenza che
i redenti riceveranno tutti lo stesso
trattamento. Citiamo soltanto l'esposizione
di alcune correnti teologiche come un modo
possibilista di armonizzare le varie
affermazioni del Nuovo Testamento a
riguardo: 1) Gesù Cristo ritorna; i
credenti che sono morti risuscitano e quelli
che sono in vita al suo ritorno vengono
trasformati. Tutti i salvati di tutti i
tempi si incontrano con il Signore che li
conduce in cielo dove risiederanno per mille
anni. Inizia il Millennio. 2) Durante
il Millennio i salvati sono in cielo con
Cristo dove, secondo le parole di Paolo,
essi giudicano gli angeli ribelli. I reprobi
sono tutti morti. La terra è completamente
deserta; Satana è "legato". E'
possibile anche che la fase
dibattimentale del giudizio dei reprobi
avvenga durante il Millennio. 3) Alla
fine del Millennio tutti i salvati, insieme
a Gesù, ritornano sulla terra. Nel contempo
avviene la risurrezione di tutti i malvagi
che, aizzati da Satana, tentano invano di
sopraffare la santa città di Dio, come è
descritto in Apocalisse cap. 20. I malvagi
vengono annientati, la terra restaurata, Dio
abita con il suo popolo redento). A questo punto sorgono spontanee alcune domande, fratelli testimoni di Geova: quando gli unti muoiono, vanno in cielo con il corpo? Il loro corpo subisce la trasformazione da terrestre a celeste? (Benché l'apostolo Paolo parli di corpi celesti, sempre di corpi si tratta). E non è forse vero che gli unti dovrebbero traslare in cielo tutti insieme, come abbiamo appena visto? Se è vero che sta avvenendo la traslazione individuale degli unti rimanenti al momento della loro morte, non dovrebbero essere trasformati anche quegli unti che Gesù ha trovato viventi, dato che la sua parousia sarebbe avvenuta nel 1914 -1 Tess. 4:13-18?
Se tutto
questo non sta avvenendo, fratelli testimoni
di Geova, avete un'altra prova che qualcuno
sta tentando di defraudarvi del dono che Dio
vuole farvi, facendovi credere che per
alcuni vi sarà un paradiso di prima
classe e per voi, ammesso che così
stiano le cose, un paradiso di seconda
classe: "Quanti vanno in cielo? Quelli che sono da Dio chiamati per partecipare a tale servizio celeste sono pochi di numero. … sono un 'piccolo gregge'. Comunque il 'piccolo gregge' che va in cielo non è il solo a ricevere la salvezza. … avranno felici sudditi terreni. Gesù si riferì a questi come alle sue 'altre pecore', di cui 'una grande folla' anche ora presta fedelmente servizio a Dio (Gv. 10:16; Riv. 7:9-15)" - "La verità che conduce alla vita eterna, pagg. 77,78. Attenzione perché il premio che Dio offre è uguale per tutti: o voi stendete la vostra mano e l'afferrate, oppure, rischiate di restare fuori anche da quella specie di paradiso di second'ordine che vi stanno promettendo, semplicemente perché esso non ci sarà mai.
… per voi, fratelli testimoni di Geova.
Alcuni cenni storici
La
letteratura della Società Torre di Guardia
ignorava la suddivisione in due classi dei
credenti fino all'anno 1935. Fu Rutherford,
secondo Presidente della Società, che
suddivise i suoi seguaci in due classi
erigendo come un muro tra loro: la classe
degli unti, considerati fratelli
di Gesù Cristo, spesso definito
piccolo gregge o 144.000 eletti;
e la classe della grande folla,detta
anche le altre pecore. Di tante dottrine insegnate da Rutherford poco o niente è rimasto, egli stesso oggi difficilmente potrebbe far parte di quello stesso movimento che diresse per ben 25 anni. I suoi libri sono stati relegati nel dimenticatoio, specialmente i due volumi "Luce" che erano un commento alle profezie di Daniele, Ezechiele e Apocalisse, profezie che sono state re-interpretate dopo la sua scomparsa. Eppure, di quest'uomo che commise molti errori dottrinali, che fu smentito clamorosamente dalle profezie che fece (al punto che una volta si autodefinì asino), si è mantenuta questa sua divisione in classi dei testimoni.
Il
fatto più tragico è che coloro che ogni
giorno si associano a questa organizzazione
religiosa non si rendono conto delle
conseguenze di questo aspetto della dottrina
dei Testimoni che li riguarda maggiormente.
Restano come abbagliati da quel paradiso che
hanno contemplato nelle illustrazioni de E non si accorgono, per esempio, che rinunciando a mangiare i simboli della Santa Cena (Comunione), istituita dal Signore, rinunciano alla comunione col corpo e col sangue di Gesù Cristo! Inoltre, dicono, Gesù Cristo non è il loro Mediatore e i meriti del sangue che egli ha versato sulla croce non si applicano loro. Ci chiediamo se si accorgono che questo, in pratica, li esclude dalla salvezza. Mentre 144.000 tra loro godono di privilegi speciali con la speranza di vivere in cielo con Gesù, tutti gli altri, che formano la grande folla, hanno la speranza di vivere per sempre sulla terra; la condizione posta (oltre quella di essere, naturalmente, testimoni di Geova) è quella di superare la prova dopo il regno millenario di Gesù Cristo. Il piccolo gregge (Luca 12:32) di 144.000 eletti (Apoc.7:4), è distinto dalle altre pecore (Gv.10:16) o grande folla (Apoc. 7:9)! Non capiscono che la distinzione che Gesù faceva era fra ebrei e pagani, e tuttavia egli precisò: "vi sarà un solo gregge e un solo pastore" (Gv. 10:16). Non pongono mente neppure al fatto che, come i 144.000, anche la grande folla è in cielo (Apoc. 7:9, 15-17), che anche la grande folla "ha lavato le sue vesti nel sangue dell'Agnello" -Apoc.7:14. Dicevamo che "stranamente" questa divisione, pur essendo nata dalla fantasia di un uomo che oggi non potrebbe nemmeno definirsi testimone di Geova, tanto diverse sarebbero le sue credenze, è rimasta. Non è però tanto strano se si dà credito a fonti "interne"(ex tdG) molto autorevoli, secondo le quali essa è servita a concentrare in poche mani il potere della Società Torre di Guardia, cioè in quelle del Corpo Direttivo (poco più di una dozzina di persone), che gestisce i beni societari ed esercita il controllo della dottrina geovista.
Vediamo
da vicino le basi bibliche sulle
quali
"In
quanto al numero 144.000 è
ragionevole prendere questo
numero alla lettera poiché è
contrapposto alla "grande folla" che nessun
uomo è in grado di contare" -
Certo, ognuno può credere a quello che
vuole, ma è un'offesa all'intelligenza,
oltre che alla Rivelazione di Dio,
pretendere che da tanti simbolismi si possa
ricavare qualcosa di letterale. La logica
impone che se i nomi delle tribù e il
numero dei segnati sono simbolici (come lo
sono in effetti), anche la loro somma,
144.000, è un numero simbolico. Ma se si
vuole intendere il numero
Leggo
nella rubrica "Domande dei lettori"
a pag. 30 del numero 1-5-2002 de
"E' ragionevole dire che la grande folla adora Geova in uno dei cortili terreni del suo grande tempio spirituale, in modo specifico quello che corrisponde al cortile esterno del tempio di Salomone. In passato è stato detto che la grande folla si trova nell'equivalente spirituale, o antitipo, del cortile dei gentili che esisteva ai giorni di Gesù. Tuttavia ulteriori ricerche rivelano almeno cinque ragioni per pensare che non è così." L'articolo prosegue rettificando, in cinque punti, la precedente comprensione non più ritenuta valida. Poi conclude: "I componenti della grande folla esercitano fede nel sacrificio di riscatto di Gesù. Sono spiritualmente puri, avendo 'lavato le loro lunghe vesti e avendole rese bianche nel sangue dell'Agnello'. Quindi sono dichiarati giusti con la prospettiva di diventare AMICI DI DIO (il maiuscoletto è nostro) e di sopravvivere alla grande tribolazione. (Giacomo 2:23, 25) Sotto molti aspetti, sono come i proseliti in Israele che accettavano il patto della Legge e adoravano Dio insieme agli israeliti. Naturalmente quei proseliti non servivano nel cortile interno, dove i sacerdoti assolvevano i loro compiti. E i componenti della grande folla non sono nel cortile interno del grande tempio spirituale di Geova, cortile che rappresenta la condizione di figli umani giusti e perfetti dei membri del "sacerdozio santo" di Geova mentre sono sulla terra. (1 Pietro 2:5) Ma come disse Giovanni l'anziano della visione, la grande folla è effettivamente nel tempio, non in una specie di spirituale cortile dei gentili fuori dell'area del tempio. Che privilegio! E questo sottolinea il bisogno che ognuno di noi mantenga la purezza spirituale e morale!" E’ il solito andirivièni dottrinale per cui, ogni tanto, gli scrittori geovisti devono rettificare se stessi; facciamo notare un paio di cose che, malgrado il "nuovo intendimento", l'articolista ha lasciato inalterate nella sostanza, ma che ripropone con concetti nuovi: Si sorvola sul fatto che in precedenza avevano scritto che a quelli della grande folla non sono applicati i meriti del sacrificio di Cristo (vedi "Vita eterna nella libertà dei figli di Dio", pp.368, 371, 389- citazione già riportata nel capitolo Giustificazione). Adesso, apparentemente, anche questi "sono dichiarati giusti". Giusti, sì, ma non figli; con i meriti del sacrificio di Cristo costoro diventano invece … AMICI di Dio!!! Lo stesso sacrificio produce due risultati diversi: alcuni diventano "figli di Dio", altri "amici di Dio". Non ho memoria che nella Bibbia vi sia scritto qualcosa del genere. Ma proseguiamo: Apocalisse 7:13-17: " Poi uno degli anziani mi rivolse la parola, dicendomi: «Chi sono queste persone vestite di bianco e da dove sono venute?» Io gli risposi: «Signor mio, tu lo sai». Ed egli mi disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione. Essi hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell'Agnello. Perciò sono davanti al trono di Dio e lo servono giorno e notte, nel suo tempio; e colui che siede sul trono stenderà la sua tenda su di loro. Non avranno più fame e non avranno più sete, non li colpirà più il sole né alcuna arsura; perché l'Agnello che è in mezzo al trono li pascerà e li guiderà alle sorgenti delle acque della vita; e Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi»." Giovanni vede persone "vestite di vesti bianche davanti al trono di Dio e nel tempio"! Chi sono queste persone? Deduciamo che siano le stesse dei versetti precedenti, e tutte servono nel Tempio. Niente autorizza quella divisione tra due classi di salvati, la "celeste" e la "terrena". E dire che Rutherford in un primo momento scrisse quanto segue: CENA DELLE NOZZE "E l'angelo mi disse: Scrivi: Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell'Agnello. E mi disse: Queste sono le veraci parole di Dio" (19:9) E' stato detto che la "grande moltitudine" dell'Apocalisse 7:9 è la classe invitata alla cena delle nozze; ma tale concetto non può essere corretto. Il fatto che il versetto dice: "Beati quelli che sono invitati" basta a fare escludere la classe della 'tribolazione'. Questa è una delle sette beatitudini che si trovano in Apocalisse. (...) La benedizione è accordata al fedel residuo e a nessun altro. Perchè dovremmo credere che una seconda classe debba ricevere le benedizioni mentre tutti gli altri passi indicano che quelli che formano la "grande moltitudine" sono negligenti e rispondono alla chiamata troppo tardi per partecipare al convito dello Sposo? (Matteo 25:10) I "beati" sono i " chiamati ed eletti e fedeli" e nessun altro. (...) Molti di quelli che avevano ricevuto l'invito per la cena delle nozze avanzarono delle scuse (...) Questa parabola descrive esattamente ciò che fece la classe della "grande moltitudine"; essa è andata, cioè, cercando ogni qualità di scuse per giustificarsi della sua astensione dal servizio e dalla dedizione al Signore. (...) . Non è possibile che la "grande moltitudine si trova fra costoro (fra quelli che sono a tavola ndr). "LUCE" 2° vol pp.153-155- (1930). Soltanto pochi anni dopo, la stessa persona scriverà: "Sion era un glorioso tipo della capitale organizzazione di Geova, composta di Cristo Gesù ed i 144.000 membri del corpo, unti dallo spirito santo, e sopra il cui monte, antitipicamente, Cristo Gesù ed i suoi membri del corpo hanno assunto stabile posizione; ivi essi sono solidamente fortificati contro i nemici. (Apocalisse 14:1,3) Coloro che comporranno la "grande moltitudine" non vengono però raffigurati che siano stabiliti sul monte Sion. Tutte le persone di buona volontà che fuggono ai monti come son comandati, e vi dimorano fedelmente sotto la valida protezione di Cristo Gesù, finché sia passata Harmaghedon, saranno allora liberati e formeranno la "grande moltitudine". "RELIGIONE" pp 255,256. " ...le "altre pecore", che formano la "grande moltitudine" e che vengono a Gerusalemme per adorare Geova, essi dimoreranno sulla terra per sempre" IDEM p.332 - (1940). Queste sono le basi di una delle dottrine fondamentali dei testimoni di Geova; basi molto fragili, come tutto il resto.E su queste basi oltre sei milioni di persone hanno riposto la loro fiducia e forse anche il loro destino eterno. Spero con tutto il cuore che questo umile lavoro possa aprire gli occhi a qualcuno di quella "grande folla" alla quale dedico queste pagine. Fratelli Testimoni di Geova, se desiderate andare in giro con
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