di Antonio Caracciolo

Professore emerito di teologia presso l'Istituto

"Villa Aurora" di Firenze.

(tratto da “Adventus” 1992 - libero adattamento alle esigenze del sito)

Tre amici cenano in una pizzeria. Avendo consumato una pizza a testa, ricevono un conto di 30 euro che dividono sborsando 10 euro ciascuno. Ma nel frattempo, il cassiere si accorge d'aver commesso un errore e rimedia ordinando al cameriere di restituire 5 euro ai clienti. Questi, però, trovando più semplice restituire 3 euro, 1 per ogni cliente, trattiene 2 euro per sé.
A questo punto, i clienti, avendo ricevuto indietro 1 euro a testa, hanno pagato effettivamente 9 euro a testa per un totale di 27 euro.
Se sommiamo i 27 euro ai 2 euro trattenuti dal cameriere, la somma è di 29 euro. Dov'è finito l'altro euro, dato che inizialmente la somma era di 30 euro?

Questo è un esempio di come possano essere fuorvianti certi ragionamenti. Vi sono alcuni che capiscono subito dov'è l'errore, ma altri non ci arrivano mai. Nel nostro esempio, se si parte da un ragionamento viziato, da una congettura, la soluzione al problema non arriverà mai. La matematica, si sa, non è un'opinione; difatti, se sommiamo il denaro
LA' DOVE ESSO EFFETTIVAMENTE SI TROVA, la soluzione del problema diventa semplice: 25 euro al cassiere + 2 euro al cameriere + 3 euro ai clienti = 30 euro! Questo è il ragionamento scientifico, quindi quello corretto. L'altro è un sofisma.

Applicando questo esempio al caso che stiamo discutendo in questa sede, la cronologia del periodo Neobabilonese e la data esatta della distruzione di Gerusalemme, se si parte da presupposti argomentativi sbagliati, il risultato sarà altrettanto sbagliato. Tale presunta "soluzione" potrà dare perfino la sensazione che il procedimento deduttivo che conduce alla data 607 a .C. sia corretto. lo si definirà addirittura un procedimento rispettoso della Bibbia. Ma è così che stanno realmente le cose? No, e per due ragioni.

1) La prima ragione è l'impostazione: essa è simile a quella dell'esempio sopra riportato. Non è con un ragionamento viziato che si ottiene la soluzione vera del problema, ma con la realtà dei fatti, e la realtà dei fatti mostra la documentazione storica, i reperti archeologici, i calcoli astronomici ecc. come testimoni che Gerusalemme fu distrutta nel 587 a .C. QUESTI SONO FATTI CONCRETI, non deduzioni viziate. Non è possibile, infatti che TUTTI I DOCUMENTI STORICI vadano nel verso opposto a quello della storia biblica. Bibbia, storia e archeologia puntano al -587, non al -607.

2) La seconda ragione è quella apologetica: un errore evitabile, commesso oltre un secolo fa, viene reiterato non per ragioni storiche o per fedeltà alla Bibbia, ma per opportunismo di “politica confessionale”, perché ammettere d'aver commesso questo errore significa demolire quel rapporto di fiducia che si cerca di mantenere saldamente tra la dirigenza della WTS e la sua base. Significa rischiare il crollo.

C'è un precedente storico che testimonia quanto questo sia vero. Fallite le aspettative degli Studenti Biblici riguardo al 1914, finalmente molti seguaci di Russell (ormai il Presidente della WTS era già Rutherford) dissero a chiara voce quello che già meditavano da tempo, ovvero, che la data della distruzione di Gerusalemme non era il 607 a .C., ma il 587 a .C. Vi fu una discussione serrata tra gli Studenti Biblici del tempo che si risolse con una lacerazione del movimento e i "dissidenti" capeggiati da un dirigente della Watch Tower Society, Paul S.L. Johnson, nel 1918 dettero vita al "The Laymen's Home Missionary Movement". Costoro, avendo rettificato la data della distruzione di Gerusalemme, attendevano che le loro precedenti speranze fossero esaudite nel 1934, cioè venti anni dopo, avendo spostato in avanti i 20 anni di differenza che ci sono tra il -607 e il -587. Ma nulla accadde nel 1934, così come nulla accadde nel 1914. Perché?

Il motivo è che non è sufficiente correggere SOLTANTO la data della distruzione di Gerusalemme quale "testa di ponte" dei cosiddetti "Tempi dei Gentili". E' tutto quanto il procedimento esegetico/aritmetico dei "Tempi dei Gentili" ad essere sbagliato.  -F.M.

     " Speculando sul tema biblico del Regno di Dio, i fondatori della Società Torre di Guardia hanno costruito una dottrina in apparenza lineare e coerente ma in realtà artificiosa e convenzionale e ne hanno fatto il cardine di tutto il loro insegnamento religioso. Questa concezione del Regno si fonda su una curiosa interpretazione del sogno profetico di Nabucodonosor in Daniele cap. 4 e su una non meno curiosa spiegazione dell'annuncio di Gesù relativo ai "Tempi dei Gentili" in Luca 21:24:

     Per poter seguire il ragionamento della Torre di Guardia, è necessario porsi davanti ai testi scritturali. Cominciamo dal testo danielico (Daniele 4: 10-17):

" Queste sono le visioni della mia mente mentre ero sul mio letto: Io guardavo, ed ecco in mezzo alla terra c'era un albero la cui altezza era grande.

 L'albero era diventato alto e robusto, la sua altezza giungeva al cielo ed era visibile dalle estremità di tutta la terra.

 Il suo fogliame era bello, il suo frutto era così abbondante che tutti potevano nutrirsene. Le bestie dei campi si riparavano sotto la sua ombra, gli uccelli del cielo abitavano fra i suoi rami e ogni creatura si nutriva del suo frutto.

 Nelle visioni che ebbi, mentre ero a letto, vidi uno dei santi veglianti scendere dal cielo

 e gridare con forza: "Abbattete l'albero e tagliate i suoi rami; scotete il fogliame e disperdete il suo frutto; fuggano gli animali dalla sua ombra e gli uccelli dai suoi rami!

 Però, lasciate in terra il ceppo e le sue radici, ma legati con catene di ferro e di bronzo, tra l'erba dei campi; sia bagnato dalla rugiada del cielo e, come gli animali, abbia in sorte l'erba della terra.

 Gli sia cambiato il cuore; invece di un cuore umano, gli sia dato un cuore di bestia; e passino su di lui sette tempi. Questa è la decisione dei veglianti e la sentenza proviene dai santi, affinché i viventi sappiano che l'Altissimo domina sul regno degli uomini e che egli lo dà a chi vuole, e vi innalza il più misero degli uomini".

 

     Fin qui la descrizione del sogno fatta da Nabucodonosor in persona.

La Torre di Guardia sostiene che quel che Daniele predisse al re di Babilonia riguardo alla sua sovranità universale quando gli interpretò il sogno -cioè la caduta del tiranno e il suo ritorno al potere- è al tempo stesso "una raffigurazione in piccola scala dei mutamenti nel dominio teocratico del mondo da parte del Re unto da Dio". (La Torre di Guardia 1-9-1984, p. 7).

  L'albero gigantesco rappresenterebbe il dominio di Geova sul mondo iniziato con la fondazione del regno teocratico d'Israele.
     L'abbattimento dell'albero significherebbe le fine del governo teocratico di Geova e l'inizio del "Tempi dei Gentili" a cui Cristo fece allusione in Luca 21:24: La fine della sovranità di Geova sul mondo e l'inizio dei tempi dei Gentili sarebbero avvenuti nell'anno 607 avanti Cristo (o avanti l'Era Volgare come preferisce dire la Torre di Guardia) quando, secondo la cronologia della Società, Gerusalemme e il Tempio di Geova sarebbero stati distrutti dai Caldei e il regno teocratico di Giuda (per i Testimoni di Geova equivalente al governo di Dio sul mondo) sarebbe stato per sempre abbattuto
     I sette tempi durante i quali il ceppo dell'albero abbattuto doveva rimanere incatenato rappresenterebbero sette anni profetici di 360 giorni, in totale 2.520 giorni profetici (7X360=2.520) o, poiché in Num. 14:34 e in Ez. 4:5,6 un giorno profetico è equiparato a un anno (o viceversa), 2.520 anni letterali. Tanti anni sarebbero durati i tempi dei Gentili.

  Lo scioglimento delle catene di ferro e di bronzo che serrano il ceppo visto in sogno dal re di Babilonia, rappresenterebbe la fine dei tempi dei Gentili (o delle nazioni) e il ristabilimento della sovranità di Geova sul mondo. Questo sarebbe avvenuto nel 1914, perché in quell'anno sarebbero finiti i 2.520 anni fatti decorrere dal 607 a.E.V.

    Nel 1914 dunque, secondo la Torre di Guardia, sarebbero finiti i "fissati tempi delle nazioni" e Cristo avrebbe cominciato a governare come Re nel celeste governo di Dio adempiendosi così la promessa della "parousìa" che la Società interpreta come la "presenza invisibile" di Gesù Cristo.

 

LA SOVRANITA' DI JAHVEH NON E' MAI VENUTA MENO

     Secondo il punto di vista della Torre di Guardia, dunque, Dio Geova avrebbe esercitato la sovranità sul mondo mediante il governo teocratico d'Israele, poiché si diceva che i re dividici sedevano "sul trono di Geova" (1 Cron. 29:23 - vedi La Torre di Guardia, 15-5-1975, p.292). Per conseguenza quando tramontò la dinastia davidica sarebbe venuta meno anche la sovranità di Geova sul mondo.

     Questa tesi contrasta con la visione generale della Scrittura sulla sovranità di Dio. Prima di tutto si deve considerare che l'egemonia politica del regno teocratico d'Israele non si estese mai al di là dell'area siro-palestinese; i grandi regni dell'Oriente antico (Egitto, Assiria, Babilonia, Elam) non furono mai, neanche per breve tempo, sotto il dominio dello stato teocratico ebraico (senza parlare del resto del mondo abitato!). Non si capisce dunque come Geova avrebbe esercitato la sua sovranità sul mondo mediante il governo teocratico d'Israele.
     In secondo luogo bisogna tener conto del fatto che la Bibbia riconosce la signoria di Jahveh su tutti i regni del mondo (vedi per es. Salmo 47:2,7,8; 82:8 ecc.) al di là della sua sovranità particolare su Israele (vedi Deut. 7:6; 1 Sam. 8:7; 12:12).

     Se Jahveh stimò Israele il suo "primogenito" (Es.4:22), ciò vuol dire che nella sua considerazione Israele precedette le altre nazioni senza che queste ne fossero escluse. Perciò quando i Caldei distrussero il regno di Giuda e la dinastia davidica tramontò per sempre, cessò la sovranità particolare di Jahveh sulla nazione "primogenita" che non esisteva più, ma non cessò il suo dominio universale sulle altre nazioni del mondo. Su questo la Scrittura è perentoria. Essa attesta che il regno appartiene al Signore (Sal. 22:28), che il Signore è Re supremo sopra tutta la terra (Sal. 47:2), che il Signore regna in perpetuo (Es. 15:18; Sal. 145:13), che Egli siede come Re in eterno (Sal. 9:7; 10:16; 29:10). Il profeta Daniele - al quale la Torre di Guardia attribuisce l'idea che la sovranità di Geova sarebbe venuta meno per 2.520 anni - non è meno categorico dei salmisti. Nel libro di Daniele leggiamo che "Egli (Dio) depone i re e li stabilisce" (2:21), che "l'Altissimo domina sul regno del mondo" (4:17) e "sul regno degli uomini" (4:25,32), che "il suo regno è un regno eterno e il suo dominio dura  di generazione in generazione" (4:3,34), che "il suo regno non sarà mai distrutto e il suo dominio durerà sino alla fine" (6:26).

     Il Nuovo Testamento è sulla stessa linea. San Paolo per esempio definisce Dio il "Re dei secoli" (1 Tim. 1:17).

     Come si vede la documentazione biblica contro la tesi della Società Torre di Guardia è ragguardevole.

UN'INTERPRETAZIONE INACCETTABILE DEL CAP. 4 DI DANIELE

     Veniamo al cap. 4 di Daniele. In questa parte del libro è riportato un proclama del re Nabucodonosor a tutti i popoli del suo impero. Il re informa i suoi sudditi riguardo a un sogno da lui avuto, appunto il sogno dell'albero abbattuto il cui ceppo è rimasto incatenato per sette tempi (versetti 1-7). Nei versetti seguenti (19-27) si parla dell'intervento di Daniele e dell'interpretazione dello strano sogno che il profeta fornisce al re di Babilonia, e nell'ultima parte del capitolo (versetti 28-37) si racconta l'avveramento del sogno secondo l'interpretazione datane da Daniele.

     L'albero raffigura il re Nabucodonosor e nient'altro che lui. "L'albero che il re ha visto … sei tu, o re … tu sarai cacciato di fra gli uomini e la tua dimora sarà con le bestie dei campi … e passeranno su di te sette tempi, finché tu non riconosca che l'Altissimo domina sul regno degli uomini, e lo dà a chi vuole" (Da. 4:20,22,25).

     La profezia si avverò un anno dopo nei confronti del sovrano di Babilonia: "Tutto questo avvenne al re Nebucadnetsar" (vers. 28).

     Non c'è nulla, né nella descrizione del sogno né nell'interpretazione di esso né nel racconto del suo avveramento, che possa far pensare che il sogno stesso avesse un altro significato oltre a quello esposto da Daniele. E' dunque gratuito ravvisarne, come fa la Torre di Guardia, una rivelazione relativa ad una presunta rinuncia di Geova alla sua sovranità sul mondo per un periodo di 2.520 anni.

UNA SPIEGAZIONE SU "I TEMPI DELLE NAZIONI" CHE NON CONVINCE

     Secondo la versione di Luca del discorso profetico di Gesù Cristo, il Signore predice che "Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili finché i tempi dei Gentili siano compiuti" (Luca 21:24b). I teologi della Torre di Guardia mettono in relazione questo annuncio del Signore col sogno simbolico di Nabucodonosor in Daniele 4. Il periodico La Torre di Guardia scriveva in un articolo apparso nell'edizione del 15 maggio 1975:

     "Giacché Nabucodonosor occupava la posizione di governante mondiale con il permesso di Dio, che fosse privato di quella posizione doveva simboleggiare qualcosa in relazione all'esercizio della sovranità divina. Il riferimento di Gesù Cristo a 'Gerusalemme che sarebbe stata calpestata’ riguarda lo stesso aspetto della faccenda".

     Nello stesso articolo si afferma che Gerusalemme cominciò ad essere "calpestata" dai gentili (o dalle nazioni) sei secoli prima dell'era cristiana, al tempo del re Nabucodonosor.

     Gesù Cristo si riferì a un fatto storico (quindi del passato) o a un evento profetico (dunque futuro) quando disse che Gerusalemme sarebbe stata calpestata dai Gentili? Leggiamo le parole del Signore nel loro contesto naturale:

“Quando vedrete Gerusalemme circondata d’eserciti, sappiate allora che la sua desolazione è vicina. Allora quelli che sono in Giuda, fuggano ai monti; e quelli che sono nella città se ne partano; e quelli che sono nella campagna non entrino in lei. Poiché son giorni di vendetta, affinché tutte le cose che sono scritte, siano adempite. Guai alle donne che saranno incinte, e a quelle che allatteranno in quei giorni! Perché vi sarà una distretta nel paese ed ira su questo popolo. E cadranno sotto il taglio della spada, e saranno menati in cattività fra tutte le genti; e Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili, finché i tempi dei Gentili siano compiuti” Luca 21:24:

     Non è necessaria una cultura teologica per capire se Gesù in questo discorso si riferisca al passato o al futuro, bastano una elementare conoscenza della grammatica e un minimo di attenzione.

     I verbi con i quali il Signore descrive quello che deve avvenire ai Giudei e a Gerusalemme sono al futuro: “Quando vedrete Gerusalemme circondata d’eserciti … Guai alle donne che saranno incinte e a quelle che allatteranno … perché vi sarà una distretta nel paese … e cadranno sotto il taglio della spada e saranno menati in cattività … e Gerusalemme sarà calpestata …”

     Del resto il discorso del Signore era stato provocato da una domanda dei discepoli a sua volta suscitata da un funesto annuncio del Maestro riguardo alla sorte futura del tempio:

“E facendo alcuni notare come il tempio fosse adorno di belle pietre e di doni consacrati, egli disse: Quant’è a queste cose che voi contemplate, verranno i giorni che non sarà lasciata pietra sopra pietra che non sia diroccata. Ed essi gli domandarono: Maestro, quando avverranno dunque queste cose? (Luca 21:5,7).

    Nella risposta Gesù parlò di cose che dovevano avvenire, non di cose già avvenute; la sua fu una profezia, non una rievocazione. Non si capisce in base a quale logica un annuncio di eventi futuri – l’abbandono di Gerusalemme alla mercè dei Gentili – sia stato retroproiettato nel passato e tramutato in rievocazione storica!

     Ma anche se si ammettesse per assurdo che una retroproiezione siffatta fosse esegeticamente possibile, basterebbe uno sguardo alla storia di Gerusalemme dopo la ricostruzione post-esilica per capire che essa sarebbe comunque storicamente impossibile. Infatti dopo essere stata espugnata e distrutta dai Babilonesi nel 587 a.C., la “città santa” non fu ricostruita e ripopolata dai conquistatori, ma rimase in uno stato di abbandono e di desolazione per vari decenni. Poi fu ricostruita e ripopolata dai reduci dell’Esilio e da quel tempo fino all’epoca della rivolta giudaica del 66-70 d.C. contro la dominazione romana, essa fu sempre una città giudaica, pur se sotto la sovranità della Persia degli Achemènidi prima e poi dell’Egitto dei Tolomei e della Siria dei Seleucidi. Se l’essere soggetta a nazioni straniere equivalse a essere “calpestata dai Gentili”, allora Gerusalemme fu calpestata dai Gentili assai prima di essere distrutta da Nabucodonosor nel 587 a.C., poiché già nell’VIII secolo a.C. Achaz, Ezechia, Manasse e Amon pagarono il tributo a Ninive, e dopo la caduta di Ninive Gioachim lo pagò prima all’Egitto poi a Babilonia della quale furono pure vassalli Gioiachin e Sedechia.

     L’ipotesi che i “tempi dei Gentili” a cui fa riferimento Gesù in Luca 21:24 cominciassero con la distruzione di Gerusalemme e la fine della dinastia davidica ad opera di Nabucodonosor, dunque, non si giustifica né esegeticamente né storicamente.

    E’ fuori di dubbio che la profezia di Gesù relativa a Gerusalemme in Luca 21:24 cominciò ad avverarsi una quarantina di anni dopo essere stata annunciata. La rivolta antiromana scatenata dagli Zeloti nel 66 d.C., finì nel 73 con la caduta della fortezza di Masada, ma già nell’estate del 70 Gerusalemme veniva espugnata e distrutta insieme col suo tempio dalle legioni di Tito dopo quattro anni di lotte sanguinose e devastanti per i Giudei. Fu allora che cominciarono i “tempi dei Gentili”.

     Negli anni seguenti il paese venne risollevandosi lentamente dallo stato di prostrazione in cui lo aveva lasciato la guerra e anche la “città santa” cominciò a risorgere dalle rovine.

     Nel 132 l’imperatore Adriano volle che quella che era stata la capitale dello stato giudaico fosse ricostruita come città romana. Fu un affronto tale che i Giudei si sollevarono di nuovo contro i dominatori romani.

     La seconda guerra giudaica fu lunga e più sanguinosa e rovinosa della prima. Soltanto nel 135 i Romani ebbero definitivamente ragione degli insorti con la cattura e l’uccisione del capo della rivolta, Simone ben-Koziba soprannominato Ben-Kokheba (“il figlio della stella”). Secondo lo storico Dione Cassio caddero nel lungo conflitto 580.000 giudei e più ancora ne morirono per gli stenti. I superstiti furono venduti a decine di migliaia nei mercati di schiavi di Gaza, di Ebron e dell’Egitto. Era tale la disponibilità di schiavi che mai come allora il prezzo di uno schiavo era sceso così in basso! (Giuseppe Ricciotti, Storia d’Israele, Torino 1947, vol. II, p. 538).

     Sulle rovine spianate della “città santa” sorse una città nuova con una pianta diversa; più ridotta a mezzogiorno e più estesa a settentrione. Una città romana, con il teatro, le terme, con un tempio pagano e altri edifici pubblici; una città con un nome tutto romano: Aelia Capitolina. Sopra la porta meridionale fu innalzato l’emblema della X legione: la scultura in pietra di un cinghiale, parente prossimo del porco: niente di più abominevole e provocatorio per la sensibilità giudaica!

     Scrive lo storico Giuseppe Ricciotti:

    “Religiosamente Elia Capitolina risultò una città pagana e antigiudaica per esplicito programma. Sul luogo del tempio jahvistico sorse il tempio di Giove Capitolino, in cui stava l’idolo di Giove, e in più una statua equestre di Adriano; al lato opposto della città, sul luogo ove un secolo prima era stato crocifisso e sepolto Gesù Cristo, sorse un tempio ad Afrodite. Gli abitanti della città furono tutti di origine non giudaica; ai giudei superstiti fu proibito sotto pena di morte di mettere piede sul posto dell’antica Gerusalemme … Si erano invertite le condizioni. Al pagano, che prima del 70 veniva a Gerusalemme, era proibito sotto pena di morte di mettere piede nel Tempio, e gli era permesso ‘de longiquo oculis tantum videre’, quel santissimo ricettacolo ove abitava in permanenza Jahvèh il Dio dei Giudei. Adesso ai Giudei era proibito sotto pena di morte di entrare nella loro città santa, e perfino di vedere quel materiale Giove che si era sostituito all’immateriale Jahvèh” (Ib. pp. 538, 539).

     Ce n’è abbastanza per poter dire che la profezia di Gesù si era avverata alla lettera. Moralmente e materialmente Gerusalemme era calpestata dai Gentili!

     E dai gentili – cioè da genti non di stirpe ebraica – Gerusalemme continuò ininterrottamente ad essere calpestata nei secoli seguenti, essendo di volta in volta posseduta e dominata dai Bizantini, dagli Arabi, dai Turchi, dai Cristiani d’Europa, e ancora dai Turchi e dagli Arabi.

     Nel tempo attuale come tutti sanno Gerusalemme è la capitale dello Stato ebraico, ma la sede del Governo come gli edifici pubblici e tutti gli abitanti di stirpe ebraica si trovano nella città nuova; all’interno delle vecchie mura ci vivono ancora gli Arabi e nel cuore della città antica, là dove fino all’anno 70 si ergeva il Tempio dei Giudei, sorge uno dei venerati santuari dell’Islam, l’Aram esh-Sherif. Ciò fa pensare che “i tempi dei Gentili” preconizzati da Gesù non siano ancora finiti.

     Sostenere, come fa la Società Torre di Guardia, che i tempi dei Gentili (o delle nazioni come preferisce dire l’organizzazione) scaddero nel 1914 è fuori della realtà. Lo è pure la data 607 a.E.V. dalla quale la Società fa decorrere i 2.520 anni per giungere al 1914. Lo ha dimostrato con una documentazione scientifica schiacciante Carl Olof Jonsson alla cui opera rimandiamo il lettore per approfondire la questione.*

     Qui ci limiteremo a osservare che per poter mantenere la data 1914 i teologi della Torre di Guardia sono stati obbligati a far retrocedere di venti anni, contro ogni evidenza storica e archeologica, l’anno della distruzione di Gerusalemme per mano dei Caldei.

     Ci pare di poter obiettivamente concludere che il giudizio sulla visione geovista del regno di Dio non può essere che negativo. Siamo di fronte a una interpretazione di comodo e della Scrittura e della Storia, una interpretazione che la Scrittura rettamente compresa e la storia smentiscono."

 

* “I tempi dei Gentili – la profezia senza fine dei Testimoni di Geova”-Edizioni Dehoniane, Roma 1989.