
di Antonio Caracciolo
Professore emerito
di teologia presso l'Istituto
"Villa Aurora" di Firenze.
(tratto da “Adventus” 1992 - libero adattamento alle esigenze del sito)
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Tre amici cenano in una pizzeria. Avendo consumato
una pizza a testa, ricevono un conto di 30 euro che dividono sborsando 10
euro ciascuno. Ma nel frattempo, il cassiere si accorge d'aver commesso un
errore e rimedia ordinando al cameriere di restituire 5 euro ai clienti.
Questi, però, trovando più semplice restituire 3 euro, 1 per ogni
cliente, trattiene 2 euro per sé. |
" Speculando sul tema biblico del Regno di Dio, i fondatori della Società Torre di Guardia hanno costruito una dottrina in apparenza lineare e coerente ma in realtà artificiosa e convenzionale e ne hanno fatto il cardine di tutto il loro insegnamento religioso. Questa concezione del Regno si fonda su una curiosa interpretazione del sogno profetico di Nabucodonosor in Daniele cap. 4 e su una non meno curiosa spiegazione dell'annuncio di Gesù relativo ai "Tempi dei Gentili" in Luca 21:24:
Per poter seguire il ragionamento della Torre di Guardia, è necessario porsi davanti ai testi scritturali. Cominciamo dal testo danielico (Daniele 4: 10-17):
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"
Queste sono le visioni della mia mente mentre ero sul mio letto: Io
guardavo, ed ecco in mezzo alla terra c'era un albero la cui altezza era
grande. L'albero era diventato
alto e robusto, la sua altezza giungeva al cielo ed era visibile dalle
estremità di tutta la terra. Il
suo fogliame era bello, il suo frutto era così abbondante che tutti
potevano nutrirsene. Le bestie dei campi si riparavano sotto la sua ombra,
gli uccelli del cielo abitavano fra i suoi rami e ogni creatura si nutriva
del suo frutto. Nelle
visioni che ebbi, mentre ero a letto, vidi uno dei santi veglianti
scendere dal cielo e gridare con forza: "Abbattete l'albero e
tagliate i suoi rami; scotete il fogliame e disperdete il suo frutto;
fuggano gli animali dalla sua ombra e gli uccelli dai suoi rami! Però,
lasciate in terra il ceppo e le sue radici, ma legati con catene di ferro
e di bronzo, tra l'erba dei campi; sia bagnato dalla rugiada del cielo e,
come gli animali, abbia in sorte l'erba della terra. Gli
sia cambiato il cuore; invece di un cuore umano, gli sia dato un cuore di
bestia; e passino su di lui sette tempi. Questa è la decisione dei
veglianti e la sentenza proviene dai santi, affinché
i viventi sappiano che l'Altissimo domina sul regno degli uomini e che
egli lo dà a chi vuole, e vi innalza il più
misero degli uomini". |
Fin qui la descrizione del sogno fatta da Nabucodonosor in persona.
La Torre di Guardia
sostiene che quel che Daniele predisse al re di Babilonia riguardo alla sua
sovranità universale quando gli interpretò il sogno -cioè la caduta del
tiranno e il suo ritorno al potere- è al tempo stesso "una raffigurazione in piccola scala dei
mutamenti nel dominio teocratico del mondo da parte del Re unto da Dio".
(La Torre di Guardia 1-9-1984, p. 7).
| L'albero gigantesco rappresenterebbe il dominio di Geova sul mondo iniziato con la fondazione del regno teocratico d'Israele. |
| L'abbattimento dell'albero significherebbe le fine del governo teocratico di Geova e l'inizio del "Tempi dei Gentili" a cui Cristo fece allusione in Luca 21:24: La fine della sovranità di Geova sul mondo e l'inizio dei tempi dei Gentili sarebbero avvenuti nell'anno 607 avanti Cristo (o avanti l'Era Volgare come preferisce dire la Torre di Guardia) quando, secondo la cronologia della Società, Gerusalemme e il Tempio di Geova sarebbero stati distrutti dai Caldei e il regno teocratico di Giuda (per i Testimoni di Geova equivalente al governo di Dio sul mondo) sarebbe stato per sempre abbattuto |
| I sette tempi durante i quali il ceppo dell'albero abbattuto doveva rimanere incatenato rappresenterebbero sette anni profetici di 360 giorni, in totale 2.520 giorni profetici (7X360=2.520) o, poiché in Num. 14:34 e in Ez. 4:5,6 un giorno profetico è equiparato a un anno (o viceversa), 2.520 anni letterali. Tanti anni sarebbero durati i tempi dei Gentili. |
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Lo scioglimento delle catene di ferro e di bronzo che serrano il ceppo visto in sogno dal re di Babilonia, rappresenterebbe la fine dei tempi dei Gentili (o delle nazioni) e il ristabilimento della sovranità di Geova sul mondo. Questo sarebbe avvenuto nel 1914, perché in quell'anno sarebbero finiti i 2.520 anni fatti decorrere dal 607 a.E.V. |
Nel
1914 dunque, secondo la Torre di Guardia, sarebbero finiti i "fissati tempi
delle nazioni" e Cristo avrebbe cominciato a governare come Re nel celeste
governo di Dio adempiendosi così la promessa della "parousìa" che la
Società interpreta come la "presenza invisibile" di Gesù Cristo.
| LA SOVRANITA' DI JAHVEH NON E' MAI VENUTA MENO |
Secondo il punto di vista della Torre di Guardia, dunque, Dio Geova
avrebbe esercitato la sovranità sul mondo mediante il governo teocratico
d'Israele, poiché si diceva che i re dividici sedevano "sul trono di Geova"
(1 Cron. 29:23 - vedi La Torre di Guardia, 15-5-1975, p.292). Per
conseguenza quando tramontò la dinastia davidica sarebbe venuta meno anche la
sovranità di Geova sul mondo.
| Questa tesi contrasta con la visione generale della Scrittura sulla sovranità di Dio. Prima di tutto si deve considerare che l'egemonia politica del regno teocratico d'Israele non si estese mai al di là dell'area siro-palestinese; i grandi regni dell'Oriente antico (Egitto, Assiria, Babilonia, Elam) non furono mai, neanche per breve tempo, sotto il dominio dello stato teocratico ebraico (senza parlare del resto del mondo abitato!). Non si capisce dunque come Geova avrebbe esercitato la sua sovranità sul mondo mediante il governo teocratico d'Israele. |
| In secondo luogo bisogna tener conto del fatto che la Bibbia riconosce la signoria di Jahveh su tutti i regni del mondo (vedi per es. Salmo 47:2,7,8; 82:8 ecc.) al di là della sua sovranità particolare su Israele (vedi Deut. 7:6; 1 Sam. 8:7; 12:12). |
Se Jahveh stimò Israele il suo "primogenito" (Es.4:22), ciò
vuol dire che nella sua considerazione Israele precedette le altre
nazioni senza che queste ne fossero escluse. Perciò quando i Caldei distrussero
il regno di Giuda e la dinastia davidica tramontò per sempre, cessò la
sovranità particolare di Jahveh sulla nazione "primogenita"
che non esisteva più, ma non cessò il suo dominio universale sulle
altre nazioni del mondo. Su questo la
Scrittura è perentoria. Essa attesta che il regno
appartiene al Signore (Sal. 22:28), che il
Signore è Re supremo sopra tutta la terra (Sal. 47:2), che il
Signore regna in perpetuo (Es. 15:18; Sal. 145:13), che Egli
siede come Re in eterno (Sal. 9:7; 10:16; 29:10). Il profeta Daniele - al
quale la Torre di Guardia attribuisce l'idea che la sovranità di Geova sarebbe
venuta meno per 2.520 anni - non è meno categorico dei salmisti. Nel libro di
Daniele leggiamo che "Egli (Dio) depone i re e li
stabilisce" (2:21), che "l'Altissimo
domina sul regno del mondo" (4:17) e "sul
regno degli uomini" (4:25,32), che "il
suo regno è un regno eterno e il suo dominio dura
di generazione in generazione" (4:3,34), che "il
suo regno non sarà mai distrutto e il suo dominio durerà sino alla fine"
(6:26).
Il Nuovo Testamento è sulla stessa linea. San Paolo per esempio
definisce Dio il "Re dei secoli" (1 Tim. 1:17).
Come
si vede la documentazione biblica contro la tesi della Società Torre di Guardia
è ragguardevole.
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UN'INTERPRETAZIONE INACCETTABILE DEL CAP. 4 DI DANIELE |
Veniamo al cap. 4 di Daniele. In questa parte del libro è riportato un
proclama del re Nabucodonosor a tutti i popoli del suo impero. Il re informa i
suoi sudditi riguardo a un sogno da lui avuto, appunto il sogno dell'albero
abbattuto il cui ceppo è rimasto incatenato per sette tempi (versetti 1-7). Nei
versetti seguenti (19-27) si parla dell'intervento di Daniele e
dell'interpretazione dello strano sogno che il profeta fornisce al re di
Babilonia, e nell'ultima parte del capitolo (versetti 28-37) si racconta l'avveramento
del sogno secondo l'interpretazione datane da Daniele.
L'albero raffigura il re Nabucodonosor e nient'altro che lui.
"L'albero che il re ha visto … sei tu, o re … tu sarai cacciato di fra
gli uomini e la tua dimora sarà con le bestie dei campi … e passeranno su di
te sette tempi, finché tu non riconosca che l'Altissimo domina sul regno degli
uomini, e lo dà a chi vuole" (Da. 4:20,22,25).
La profezia si avverò un anno dopo nei confronti del sovrano di
Babilonia: "Tutto questo avvenne al re Nebucadnetsar" (vers.
28).
Non
c'è nulla, né nella descrizione del sogno né nell'interpretazione di esso né
nel racconto del suo avveramento, che possa far pensare che il sogno stesso
avesse un altro significato oltre a quello esposto da Daniele. E' dunque
gratuito ravvisarne, come fa la Torre di Guardia, una rivelazione relativa ad
una presunta rinuncia di Geova alla sua sovranità sul mondo per un periodo di
2.520 anni.
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UNA SPIEGAZIONE SU "I TEMPI DELLE NAZIONI" CHE NON CONVINCE |
Secondo la versione di Luca del discorso profetico di Gesù Cristo, il
Signore predice che "Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili finché i
tempi dei Gentili siano compiuti" (Luca 21:24b). I teologi della Torre di
Guardia mettono in relazione questo annuncio del Signore col sogno simbolico di
Nabucodonosor in Daniele 4. Il periodico La Torre di Guardia scriveva in
un articolo apparso nell'edizione del 15 maggio 1975:
| "Giacché Nabucodonosor occupava la posizione di governante mondiale con il permesso di Dio, che fosse privato di quella posizione doveva simboleggiare qualcosa in relazione all'esercizio della sovranità divina. Il riferimento di Gesù Cristo a 'Gerusalemme che sarebbe stata calpestata’ riguarda lo stesso aspetto della faccenda". |
Nello stesso articolo si afferma che Gerusalemme cominciò ad essere
"calpestata" dai gentili (o dalle nazioni) sei secoli prima dell'era
cristiana, al tempo del re Nabucodonosor.
Gesù Cristo si riferì a un fatto storico (quindi del passato) o a un
evento profetico (dunque futuro) quando disse che Gerusalemme sarebbe stata
calpestata dai Gentili? Leggiamo le parole del Signore nel loro contesto
naturale:
| “Quando vedrete Gerusalemme circondata d’eserciti, sappiate allora che la sua desolazione è vicina. Allora quelli che sono in Giuda, fuggano ai monti; e quelli che sono nella città se ne partano; e quelli che sono nella campagna non entrino in lei. Poiché son giorni di vendetta, affinché tutte le cose che sono scritte, siano adempite. Guai alle donne che saranno incinte, e a quelle che allatteranno in quei giorni! Perché vi sarà una distretta nel paese ed ira su questo popolo. E cadranno sotto il taglio della spada, e saranno menati in cattività fra tutte le genti; e Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili, finché i tempi dei Gentili siano compiuti” Luca 21:24: |
Non è necessaria una cultura teologica per capire se Gesù in questo
discorso si riferisca al passato o al futuro, bastano una elementare conoscenza
della grammatica e un minimo di attenzione.
I verbi con i quali il Signore descrive quello che deve avvenire ai
Giudei e a Gerusalemme sono al futuro: “Quando vedrete Gerusalemme
circondata d’eserciti … Guai alle donne che saranno
incinte e a quelle che allatteranno
… perché vi sarà una distretta nel paese … e cadranno
sotto il taglio della spada e
saranno
menati in cattività … e Gerusalemme sarà
calpestata …”
Del resto il discorso del Signore era stato provocato da una domanda dei
discepoli a sua volta suscitata da un funesto annuncio del Maestro riguardo alla
sorte futura
del
tempio:
| “E facendo alcuni notare come il tempio fosse adorno di belle pietre e di doni consacrati, egli disse: Quant’è a queste cose che voi contemplate, verranno i giorni che non sarà lasciata pietra sopra pietra che non sia diroccata. Ed essi gli domandarono: Maestro, quando avverranno dunque queste cose? (Luca 21:5,7). |
Nella risposta Gesù parlò di cose che dovevano avvenire, non di cose già
avvenute; la sua fu una profezia,
non una rievocazione.
Non si capisce in base a quale logica un annuncio di eventi futuri –
l’abbandono di Gerusalemme alla mercè dei Gentili – sia stato
retroproiettato nel passato e tramutato in rievocazione storica!
Ma anche se si ammettesse per assurdo che una retroproiezione siffatta
fosse esegeticamente possibile, basterebbe uno sguardo alla storia di
Gerusalemme dopo la ricostruzione post-esilica per capire che essa sarebbe
comunque storicamente impossibile. Infatti dopo essere stata espugnata e
distrutta dai Babilonesi nel 587 a.C., la “città santa” non fu ricostruita
e ripopolata dai conquistatori, ma rimase in uno stato di abbandono e di
desolazione per vari decenni. Poi fu ricostruita e ripopolata dai reduci
dell’Esilio e da quel tempo fino all’epoca della rivolta giudaica del 66-70
d.C. contro la dominazione romana, essa fu sempre una città giudaica, pur se
sotto la sovranità della Persia degli Achemènidi prima e poi dell’Egitto dei
Tolomei e della Siria dei Seleucidi. Se l’essere soggetta a nazioni straniere
equivalse a essere “calpestata dai Gentili”, allora Gerusalemme fu
calpestata dai Gentili assai prima di essere distrutta da Nabucodonosor nel 587
a.C., poiché già nell’VIII secolo a.C. Achaz, Ezechia, Manasse e Amon
pagarono il tributo a Ninive, e dopo la caduta di Ninive Gioachim lo pagò prima
all’Egitto poi a Babilonia della quale furono pure vassalli Gioiachin e
Sedechia.
| L’ipotesi che i “tempi dei Gentili” a cui fa riferimento Gesù in Luca 21:24 cominciassero con la distruzione di Gerusalemme e la fine della dinastia davidica ad opera di Nabucodonosor, dunque, non si giustifica né esegeticamente né storicamente. |
E’ fuori di dubbio che la profezia di Gesù relativa a Gerusalemme in
Luca 21:24 cominciò ad avverarsi una quarantina di anni dopo essere stata
annunciata. La rivolta antiromana scatenata dagli Zeloti nel 66 d.C., finì nel
73 con la caduta della fortezza di Masada, ma già nell’estate del 70
Gerusalemme veniva espugnata e distrutta insieme col suo tempio dalle legioni di
Tito dopo quattro anni di lotte sanguinose e devastanti per i Giudei. Fu allora
che cominciarono i “tempi dei Gentili”.
Negli anni seguenti il paese venne risollevandosi lentamente dallo stato
di prostrazione in cui lo aveva lasciato la guerra e anche la “città santa”
cominciò a risorgere dalle rovine.
Nel 132 l’imperatore Adriano volle che quella che era stata la capitale
dello stato giudaico fosse ricostruita come città romana. Fu un affronto tale
che i Giudei si sollevarono di nuovo contro i dominatori romani.
La seconda guerra giudaica fu lunga e più sanguinosa e rovinosa della
prima. Soltanto nel 135 i Romani ebbero definitivamente ragione degli insorti
con la cattura e l’uccisione del capo della rivolta, Simone ben-Koziba
soprannominato Ben-Kokheba (“il figlio della stella”). Secondo lo storico
Dione Cassio caddero nel lungo conflitto 580.000 giudei e più ancora ne
morirono per gli stenti. I superstiti furono venduti a decine di migliaia nei
mercati di schiavi di Gaza, di Ebron e dell’Egitto. Era tale la disponibilità
di schiavi che mai come allora il prezzo di uno schiavo era sceso così in
basso! (Giuseppe Ricciotti, Storia d’Israele, Torino 1947, vol. II, p.
538).
Sulle rovine spianate della “città santa” sorse una città nuova con
una pianta diversa; più ridotta a mezzogiorno e più estesa a settentrione. Una
città romana, con il teatro, le terme, con un tempio pagano e altri edifici
pubblici; una città con un nome tutto romano: Aelia Capitolina. Sopra la porta
meridionale fu innalzato l’emblema della X legione: la scultura in pietra di
un cinghiale, parente prossimo del porco: niente di più abominevole e
provocatorio per la sensibilità giudaica!
Scrive lo storico Giuseppe Ricciotti:
| “Religiosamente Elia Capitolina risultò una città pagana e antigiudaica per esplicito programma. Sul luogo del tempio jahvistico sorse il tempio di Giove Capitolino, in cui stava l’idolo di Giove, e in più una statua equestre di Adriano; al lato opposto della città, sul luogo ove un secolo prima era stato crocifisso e sepolto Gesù Cristo, sorse un tempio ad Afrodite. Gli abitanti della città furono tutti di origine non giudaica; ai giudei superstiti fu proibito sotto pena di morte di mettere piede sul posto dell’antica Gerusalemme … Si erano invertite le condizioni. Al pagano, che prima del 70 veniva a Gerusalemme, era proibito sotto pena di morte di mettere piede nel Tempio, e gli era permesso ‘de longiquo oculis tantum videre’, quel santissimo ricettacolo ove abitava in permanenza Jahvèh il Dio dei Giudei. Adesso ai Giudei era proibito sotto pena di morte di entrare nella loro città santa, e perfino di vedere quel materiale Giove che si era sostituito all’immateriale Jahvèh” (Ib. pp. 538, 539). |
Ce n’è abbastanza per poter dire che la profezia di Gesù si era
avverata alla lettera. Moralmente e materialmente Gerusalemme era calpestata
dai Gentili!
E dai gentili – cioè da genti non di stirpe ebraica – Gerusalemme continuò ininterrottamente ad essere calpestata nei secoli seguenti, essendo di volta in volta posseduta e dominata dai Bizantini, dagli Arabi, dai Turchi, dai Cristiani d’Europa, e ancora dai Turchi e dagli Arabi.
Nel tempo attuale come tutti sanno Gerusalemme è la capitale dello Stato ebraico, ma la sede del Governo come gli edifici pubblici e tutti gli abitanti di stirpe ebraica si trovano nella città nuova; all’interno delle vecchie mura ci vivono ancora gli Arabi e nel cuore della città antica, là dove fino all’anno 70 si ergeva il Tempio dei Giudei, sorge uno dei venerati santuari dell’Islam, l’Aram esh-Sherif. Ciò fa pensare che “i tempi dei Gentili” preconizzati da Gesù non siano ancora finiti.
Sostenere, come fa la Società Torre di Guardia, che i tempi dei Gentili (o delle nazioni come preferisce dire l’organizzazione) scaddero nel 1914 è fuori della realtà. Lo è pure la data 607 a.E.V. dalla quale la Società fa decorrere i 2.520 anni per giungere al 1914. Lo ha dimostrato con una documentazione scientifica schiacciante Carl Olof Jonsson alla cui opera rimandiamo il lettore per approfondire la questione.*
Qui ci limiteremo a osservare che per poter mantenere la data 1914 i teologi della Torre di Guardia sono stati obbligati a far retrocedere di venti anni, contro ogni evidenza storica e archeologica, l’anno della distruzione di Gerusalemme per mano dei Caldei.
Ci pare di poter obiettivamente concludere che il giudizio sulla visione geovista del regno di Dio non può essere che negativo. Siamo di fronte a una interpretazione di comodo e della Scrittura e della Storia, una interpretazione che la Scrittura rettamente compresa e la storia smentiscono."
* “I tempi dei Gentili – la profezia senza fine dei Testimoni di Geova”-Edizioni Dehoniane, Roma 1989.