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Tre amici cenano in una pizzeria. Avendo consumato
una pizza a testa, ricevono un conto di 30 euro che dividono sborsando 10
euro ciascuno. Ma nel frattempo, il cassiere si accorge d'aver commesso un
errore e rimedia ordinando al cameriere di restituire 5 euro ai clienti.
Questi, però, trovando più semplice restituire 3 euro, 1 per ogni
cliente, trattiene 2 euro per sé.
A questo punto, i clienti, avendo ricevuto indietro 1 euro a testa, hanno
pagato effettivamente 9 euro a testa per un totale di 27 euro.
Se sommiamo i 27 euro ai 2 euro trattenuti dal cameriere, la somma è di 29
euro. Dov'è finito l'altro euro, dato che inizialmente la somma era di
30 euro?
Questo è un esempio di come possano essere fuorvianti certi ragionamenti.
Vi sono alcuni che capiscono subito dov'è l'errore, ma altri non ci
arrivano mai. Nel nostro esempio, se si parte da un ragionamento viziato,
da una congettura, la soluzione al problema non arriverà mai. La
matematica, si sa, non è un'opinione; difatti, se sommiamo il denaro
LA'
DOVE ESSO EFFETTIVAMENTE SI TROVA, la soluzione del problema diventa semplice: 25
euro al cassiere + 2 euro al cameriere + 3 euro ai clienti = 30 euro!
Questo è il ragionamento scientifico, quindi quello corretto. L'altro è
un sofisma.
Applicando questo esempio al caso che stiamo discutendo in questa sede, la
cronologia del periodo Neobabilonese e la data esatta della distruzione di
Gerusalemme, se si parte da presupposti argomentativi sbagliati, il
risultato sarà altrettanto sbagliato. Tale presunta "soluzione"
potrà dare perfino la sensazione che il procedimento deduttivo che
conduce alla data
607 a
.C. sia corretto. lo si definirà addirittura un procedimento rispettoso
della Bibbia. Ma è così che stanno realmente le cose? No, e per due
ragioni.
1) La prima ragione è l'impostazione: essa è simile a quella
dell'esempio sopra riportato. Non è con un ragionamento viziato che si
ottiene la soluzione vera del problema, ma con la realtà dei fatti,
e la realtà dei fatti mostra la documentazione storica, i reperti
archeologici, i calcoli astronomici ecc. come testimoni che Gerusalemme fu
distrutta nel
587 a
.C. QUESTI SONO FATTI CONCRETI, non deduzioni viziate. Non è possibile,
infatti che TUTTI I DOCUMENTI STORICI vadano nel verso opposto a quello
della storia biblica. Bibbia, storia e archeologia puntano al -587, non al
-607.
2) La seconda ragione è quella apologetica: un errore evitabile,
commesso oltre un secolo fa, viene reiterato non per ragioni storiche o
per fedeltà alla Bibbia, ma per opportunismo di “politica
confessionale”, perché ammettere d'aver commesso questo errore
significa demolire quel rapporto di fiducia che si cerca di mantenere
saldamente tra la dirigenza della WTS e la sua base. Significa rischiare
il crollo.
C'è un precedente storico che testimonia quanto questo sia vero. Fallite
le aspettative degli Studenti Biblici riguardo al 1914, finalmente molti
seguaci di Russell (ormai il Presidente della WTS era già Rutherford)
dissero a chiara voce quello che già meditavano da tempo, ovvero, che la
data della distruzione di Gerusalemme non era il
607 a
.C., ma il
587 a
.C. Vi fu una discussione serrata tra gli Studenti Biblici del tempo che
si risolse con una lacerazione del movimento e i "dissidenti"
capeggiati da un dirigente della Watch Tower Society, Paul S.L. Johnson,
nel 1918 dettero vita al "The Laymen's Home Missionary Movement".
Costoro, avendo rettificato la data della distruzione di Gerusalemme,
attendevano che le loro precedenti speranze fossero esaudite nel 1934, cioè
venti anni dopo, avendo spostato in avanti i 20 anni di differenza che ci
sono tra il -607 e il -587. Ma nulla accadde nel 1934, così come nulla
accadde nel 1914. Perché?
Il motivo è che non è sufficiente correggere SOLTANTO la data della
distruzione di Gerusalemme quale "testa di ponte" dei cosiddetti
"Tempi dei Gentili". E' tutto quanto il procedimento
esegetico/aritmetico dei "Tempi dei Gentili" ad essere
sbagliato. -F.M. |
"Speculando sul tema biblico del Regno di
Dio, i fondatori della Società Torre di Guardia hanno costruito una dottrina in
apparenza lineare e coerente ma in realtà artificiosa e convenzionale e ne
hanno fatto il cardine di tutto il loro insegnamento religioso. Questa
concezione del Regno si fonda su una curiosa interpretazione del sogno profetico
di Nabucodonosor in Daniele cap. 4 e su una non meno curiosa spiegazione
dell'annuncio di Gesù relativo ai "Tempi dei Gentili" in Luca 21:24:
Per poter seguire il ragionamento della
Torre di Guardia, è necessario porsi davanti ai testi scritturali. Cominciamo
dal testo danielico (Daniele 4: 10-17):
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"
Queste sono le visioni della mia mente mentre ero sul mio letto: Io
guardavo, ed ecco in mezzo alla terra c'era un albero la cui altezza era
grande.
L'albero era diventato
alto e robusto, la sua altezza giungeva al cielo ed era visibile dalle
estremità di tutta la terra.
Il
suo fogliame era bello, il suo frutto era così abbondante che tutti
potevano nutrirsene. Le bestie dei campi si riparavano sotto la sua ombra,
gli uccelli del cielo abitavano fra i suoi rami e ogni creatura si nutriva
del suo frutto.
Nelle
visioni che ebbi, mentre ero a letto, vidi uno dei santi veglianti
scendere dal cielo
e gridare con forza: "Abbattete l'albero e
tagliate i suoi rami; scotete il fogliame e disperdete il suo frutto;
fuggano gli animali dalla sua ombra e gli uccelli dai suoi rami!
Però,
lasciate in terra il ceppo e le sue radici, ma legati con catene di ferro
e di bronzo, tra l'erba dei campi; sia bagnato dalla rugiada del cielo e,
come gli animali, abbia in sorte l'erba della terra.
Gli
sia cambiato il cuore; invece di un cuore umano, gli sia dato un cuore di
bestia; e passino su di lui sette tempi. Questa è la decisione dei
veglianti e la sentenza proviene dai santi, affinché
i viventi sappiano che l'Altissimo domina sul regno degli uomini e che
egli lo dà a chi vuole, e vi innalza il più
misero degli uomini".
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Fin qui la descrizione del sogno fatta da Nabucodonosor in persona.
La Torre di Guardia
sostiene che quel che Daniele predisse al re di Babilonia riguardo alla sua
sovranità universale quando gli interpretò il sogno -cioè la caduta del
tiranno e il suo ritorno al potere- è al tempo stesso
"una raffigurazione in piccola scala dei
mutamenti nel dominio teocratico del mondo da parte del Re unto da Dio".
(La Torre di Guardia 1-9-1984, p. 7).
-
L'albero gigantesco rappresenterebbe il dominio di Geova sul mondo
iniziato con la fondazione del regno teocratico d'Israele.
-
L'abbattimento
dell'albero significherebbe le fine del governo teocratico di Geova e
l'inizio del "Tempi dei Gentili" a cui Cristo fece allusione in
Luca 21:24: La fine della sovranità di Geova sul mondo e l'inizio dei
tempi dei Gentili sarebbero avvenuti nell'anno 607 avanti Cristo (o avanti
l'Era Volgare come preferisce dire la Torre di Guardia) quando, secondo la
cronologia della Società, Gerusalemme e il Tempio di Geova sarebbero
stati distrutti dai Caldei e il regno teocratico di Giuda (per i Testimoni
di Geova equivalente al governo di Dio sul mondo) sarebbe stato per sempre
abbattuto
-
I
sette tempi durante i quali il ceppo dell'albero abbattuto doveva rimanere
incatenato rappresenterebbero sette anni profetici di 360 giorni, in
totale 2.520 giorni profetici (7X360=2.520) o, poiché in Num. 14:34 e in
Ez. 4:5,6 un giorno profetico è equiparato a un anno (o viceversa), 2.520
anni letterali. Tanti anni sarebbero durati i tempi dei Gentili.
-
Lo
scioglimento delle catene di ferro e di bronzo che serrano il ceppo visto
in sogno dal re di Babilonia, rappresenterebbe la fine dei tempi dei
Gentili (o delle nazioni) e il ristabilimento della sovranità di Geova
sul mondo. Questo sarebbe avvenuto nel 1914, perché in quell'anno
sarebbero finiti i 2.520 anni fatti decorrere dal 607 a.E.V.
Nel
1914 dunque, secondo la Torre di Guardia, sarebbero finiti i "fissati tempi
delle nazioni" e Cristo avrebbe cominciato a governare come Re nel celeste
governo di Dio adempiendosi così la promessa della "parousìa" che la
Società interpreta come la "presenza invisibile" di Gesù Cristo.
LA
SOVRANITA' DI JAHVEH NON E' MAI VENUTA MENO
Secondo il punto di vista della Torre di Guardia, dunque, Dio Geova
avrebbe esercitato la sovranità sul mondo mediante il governo teocratico
d'Israele, poiché si diceva che i re dividici sedevano "sul trono di Geova"
(1 Cron. 29:23 - vedi La Torre di Guardia, 15-5-1975, p.292). Per
conseguenza quando tramontò la dinastia davidica sarebbe venuta meno anche la
sovranità di Geova sul mondo.
Questa
tesi contrasta con la visione generale della Scrittura sulla sovranità di
Dio. Prima di tutto si deve considerare che l'egemonia politica del regno
teocratico d'Israele non si estese mai al di là dell'area
siro-palestinese; i grandi regni dell'Oriente antico (Egitto, Assiria,
Babilonia, Elam) non furono mai, neanche per breve tempo, sotto il dominio
dello stato teocratico ebraico (senza parlare del resto del mondo
abitato!). Non si capisce dunque come Geova avrebbe esercitato la sua
sovranità sul mondo mediante il governo teocratico d'Israele.
In
secondo luogo bisogna tener conto del fatto che la Bibbia riconosce la
signoria di Jahveh su tutti i regni del mondo (vedi per es. Salmo
47:2,7,8; 82:8 ecc.) al di là della sua sovranità particolare su Israele
(vedi Deut. 7:6; 1 Sam. 8:7; 12:12).
Se Jahveh stimò Israele il suo "primogenito" (Es.4:22), ciò
vuol dire che nella sua considerazione Israele precedette le altre
nazioni senza che queste ne fossero escluse. Perciò quando i Caldei distrussero
il regno di Giuda e la dinastia davidica tramontò per sempre, cessò la
sovranità particolare di Jahveh sulla nazione "primogenita"
che non esisteva più,
ma non cessò il suo dominio universale sulle
altre nazioni del mondo. Su questo la
Scrittura è perentoria. Essa attesta che il regno
appartiene al Signore (Sal. 22:28), che il
Signore è Re supremo sopra tutta la terra (Sal. 47:2), che il
Signore regna in perpetuo (Es. 15:18; Sal. 145:13), che Egli
siede come Re in eterno (Sal. 9:7; 10:16; 29:10). Il profeta Daniele - al
quale la Torre di Guardia attribuisce l'idea che la sovranità di Geova sarebbe
venuta meno per 2.520 anni - non è meno categorico dei salmisti. Nel libro di
Daniele leggiamo che "Egli (Dio) depone i re e li
stabilisce" (2:21), che "l'Altissimo
domina sul regno del mondo" (4:17) e "sul
regno degli uomini" (4:25,32), che "il
suo regno è un regno eterno e il suo dominio dura
di generazione in generazione" (4:3,34), che "il
suo regno non sarà mai distrutto e il suo dominio durerà sino alla fine"
(6:26).
Come
si vede la documentazione biblica contro la tesi della Società Torre di Guardia
è ragguardevole.
UN'INTERPRETAZIONE
INACCETTABILE DEL CAP. 4 DI DANIELE
Veniamo al cap. 4 di Daniele. In questa parte del libro è riportato un
proclama del re Nabucodonosor a tutti i popoli del suo impero. Il re informa i
suoi sudditi riguardo a un sogno da lui avuto, appunto il sogno dell'albero
abbattuto il cui ceppo è rimasto incatenato per sette tempi (versetti 1-7). Nei
versetti seguenti (19-27) si parla dell'intervento di Daniele e
dell'interpretazione dello strano sogno che il profeta fornisce al re di
Babilonia, e nell'ultima parte del capitolo (versetti 28-37) si racconta l'avveramento
del sogno secondo l'interpretazione datane da Daniele.
L'albero raffigura il re Nabucodonosor e nient'altro che lui.
"L'albero che il re ha visto … sei tu, o re … tu sarai cacciato di fra
gli uomini e la tua dimora sarà con le bestie dei campi … e passeranno su di
te sette tempi, finché tu non riconosca che l'Altissimo domina sul regno degli
uomini, e lo dà a chi vuole" (Da. 4:20,22,25).
La profezia si avverò un anno dopo nei confronti del sovrano di
Babilonia: "Tutto questo avvenne al re Nebucadnetsar" (vers.
28).
Non
c'è nulla, né nella descrizione del sogno né nell'interpretazione di esso né
nel racconto del suo avveramento, che possa far pensare che il sogno stesso
avesse un altro significato oltre a quello esposto da Daniele. E' dunque
gratuito ravvisarne, come fa la Torre di Guardia, una rivelazione relativa ad
una presunta rinuncia di Geova alla sua sovranità sul mondo per un periodo di
2.520 anni.
UNA
SPIEGAZIONE SU "I TEMPI DELLE NAZIONI" CHE NON CONVINCE
Secondo la versione di Luca del discorso profetico di Gesù Cristo, il
Signore predice che "Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili finché i
tempi dei Gentili siano compiuti" (Luca 21:24b). I teologi della Torre di
Guardia mettono in relazione questo annuncio del Signore col sogno simbolico di
Nabucodonosor in Daniele 4. Il periodico La Torre di Guardia scriveva in
un articolo apparso nell'edizione del 15 maggio 1975:
"Giacché
Nabucodonosor occupava la posizione di governante mondiale con il permesso
di Dio, che fosse privato di quella posizione doveva simboleggiare
qualcosa in relazione all'esercizio della sovranità divina. Il
riferimento di Gesù Cristo a 'Gerusalemme che sarebbe stata calpestata’
riguarda lo stesso aspetto della faccenda".
Nello stesso articolo si afferma che Gerusalemme cominciò ad essere
"calpestata" dai gentili (o dalle nazioni) sei secoli prima dell'era
cristiana, al tempo del re Nabucodonosor.
Gesù Cristo si riferì a un fatto storico (quindi del passato) o a un
evento profetico (dunque futuro) quando disse che Gerusalemme sarebbe stata
calpestata dai Gentili? Leggiamo le parole del Signore nel loro contesto
naturale:
“Quando
vedrete Gerusalemme circondata d’eserciti, sappiate allora che la sua
desolazione è vicina. Allora quelli che sono in Giuda, fuggano ai monti;
e quelli che sono nella città se ne partano; e quelli che sono nella
campagna non entrino in lei. Poiché son giorni di vendetta, affinché
tutte le cose che sono scritte, siano adempite. Guai alle donne che
saranno incinte, e a quelle che allatteranno in quei giorni! Perché vi
sarà una distretta nel paese ed ira su questo popolo. E cadranno sotto il
taglio della spada, e saranno menati in cattività fra tutte le genti; e
Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili, finché i tempi dei Gentili
siano compiuti”- Luca 21:24:
Non è necessaria una cultura teologica per capire se Gesù in questo
discorso si riferisca al passato o al futuro, bastano una elementare conoscenza
della grammatica e un minimo di attenzione.
I verbi con i quali il Signore descrive quello che deve avvenire ai
Giudei e a Gerusalemme sono al futuro: “Quando vedrete Gerusalemme
circondata d’eserciti … Guai alle donne che
saranno
incinte e a quelle che allatteranno
… perché vi sarà una distretta nel paese … e cadranno
sotto il taglio della spada e
saranno
menati in cattività … e Gerusalemme
sarà
calpestata …”
Del resto il discorso del Signore era stato provocato da una domanda dei
discepoli a sua volta suscitata da un funesto annuncio del Maestro riguardo alla
sorte futura
del
tempio:
“E
facendo alcuni notare come il tempio fosse adorno di belle pietre e di
doni consacrati, egli disse: Quant’è a queste cose che voi contemplate,
verranno i giorni che non sarà lasciata pietra sopra pietra che non sia
diroccata. Ed essi gli domandarono: Maestro, quando avverranno
dunque queste cose? (Luca 21:5,7).
Nella risposta Gesù parlò di cose che dovevano avvenire, non di cose già
avvenute; la sua fu una profezia,
non una
rievocazione.
Non si capisce in base a quale logica un annuncio di eventi futuri –
l’abbandono di Gerusalemme alla mercè dei Gentili – sia stato
retroproiettato nel passato e tramutato in rievocazione storica!
Ma anche se si ammettesse per assurdo che una retroproiezione siffatta
fosse esegeticamente possibile, basterebbe uno sguardo alla storia di
Gerusalemme dopo la ricostruzione post-esilica per capire che essa sarebbe
comunque storicamente impossibile. Infatti dopo essere stata espugnata e
distrutta dai Babilonesi nel 587 a.C., la “città santa” non fu ricostruita
e ripopolata dai conquistatori, ma rimase in uno stato di abbandono e di
desolazione per vari decenni. Poi fu ricostruita e ripopolata dai reduci
dell’Esilio e da quel tempo fino all’epoca della rivolta giudaica del 66-70
d.C. contro la dominazione romana, essa fu sempre una città giudaica, pur se
sotto la sovranità della Persia degli Achemènidi prima e poi dell’Egitto dei
Tolomei e della Siria dei Seleucidi. Se l’essere soggetta a nazioni straniere
equivalse a essere “calpestata dai Gentili”, allora Gerusalemme fu
calpestata dai Gentili assai prima di essere distrutta da Nabucodonosor nel 587
a.C., poiché già nell’VIII secolo a.C. Achaz, Ezechia, Manasse e Amon
pagarono il tributo a Ninive, e dopo la caduta di Ninive Gioachim lo pagò prima
all’Egitto poi a Babilonia della quale furono pure vassalli Gioiachin e
Sedechia.
L’ipotesi
che i “tempi dei Gentili” a cui fa riferimento Gesù in Luca 21:24
cominciassero con la distruzione di Gerusalemme e la fine della dinastia
davidica ad opera di Nabucodonosor, dunque, non si giustifica né
esegeticamente né storicamente.
E’ fuori di dubbio che la profezia di Gesù relativa a Gerusalemme in
Luca 21:24 cominciò ad avverarsi una quarantina di anni dopo essere stata
annunciata. La rivolta antiromana scatenata dagli Zeloti nel 66 d.C., finì nel
73 con la caduta della fortezza di Masada, ma già nell’estate del 70
Gerusalemme veniva espugnata e distrutta insieme col suo tempio dalle legioni di
Tito dopo quattro anni di lotte sanguinose e devastanti per i Giudei. Fu allora
che cominciarono i “tempi dei Gentili”.
Negli anni seguenti il paese venne risollevandosi lentamente dallo stato
di prostrazione in cui lo aveva lasciato la guerra e anche la “città santa”
cominciò a risorgere dalle rovine.
Nel 132 l’imperatore Adriano volle che quella che era stata la capitale
dello stato giudaico fosse ricostruita come città romana. Fu un affronto tale
che i Giudei si sollevarono di nuovo contro i dominatori romani.
La seconda guerra giudaica fu lunga e più sanguinosa e rovinosa della
prima. Soltanto nel 135 i Romani ebbero definitivamente ragione degli insorti
con la cattura e l’uccisione del capo della rivolta, Simone ben-Koziba
soprannominato Ben-Kokheba (“il figlio della stella”). Secondo lo storico
Dione Cassio caddero nel lungo conflitto 580.000 giudei e più ancora ne
morirono per gli stenti. I superstiti furono venduti a decine di migliaia nei
mercati di schiavi di Gaza, di Ebron e dell’Egitto. Era tale la disponibilità
di schiavi che mai come allora il prezzo di uno schiavo era sceso così in
basso! (Giuseppe Ricciotti, Storia d’Israele, Torino 1947, vol. II, p.
538).
Sulle rovine spianate della “città santa” sorse una città nuova con
una pianta diversa; più ridotta a mezzogiorno e più estesa a settentrione. Una
città romana, con il teatro, le terme, con un tempio pagano e altri edifici
pubblici; una città con un nome tutto romano: Aelia Capitolina. Sopra la porta
meridionale fu innalzato l’emblema della X legione: la scultura in pietra di
un cinghiale, parente prossimo del porco: niente di più abominevole e
provocatorio per la sensibilità giudaica!
Scrive lo storico Giuseppe Ricciotti:
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“Religiosamente
Elia Capitolina risultò una città pagana e antigiudaica per esplicito
programma. Sul luogo del tempio jahvistico sorse il tempio di Giove
Capitolino, in cui stava l’idolo di Giove, e in più una statua equestre
di Adriano; al lato opposto della città, sul luogo ove un secolo prima
era stato crocifisso e sepolto Gesù Cristo, sorse un tempio ad Afrodite.
Gli abitanti della città furono tutti di origine non giudaica; ai giudei
superstiti fu proibito sotto pena di morte di mettere piede sul posto
dell’antica Gerusalemme … Si erano invertite le condizioni. Al pagano,
che prima del 70 veniva a Gerusalemme, era proibito sotto pena di morte di
mettere piede nel Tempio, e gli era permesso ‘de longiquo oculis tantum
videre’, quel santissimo ricettacolo ove abitava in permanenza Jahvèh
il Dio dei Giudei. Adesso ai Giudei era proibito sotto pena di morte di
entrare nella loro città santa, e perfino di vedere quel materiale Giove
che si era sostituito all’immateriale Jahvèh” (Ib. pp. 538, 539). |
Ce n’è abbastanza per poter dire che la profezia di Gesù si era
avverata alla lettera. Moralmente e materialmente Gerusalemme era calpestata
dai Gentili!
E dai gentili – cioè da genti non di stirpe ebraica – Gerusalemme
continuò ininterrottamente ad essere calpestata
nei secoli seguenti, essendo di volta in volta posseduta e dominata dai
Bizantini, dagli Arabi, dai Turchi, dai Cristiani d’Europa, e ancora dai
Turchi e dagli Arabi.
Nel
tempo attuale come tutti sanno Gerusalemme è la capitale dello Stato ebraico,
ma la sede del Governo come gli edifici pubblici e tutti gli abitanti di stirpe
ebraica si trovano nella città nuova; all’interno delle vecchie mura ci
vivono ancora gli Arabi e nel cuore della città antica, là dove fino
all’anno 70 si ergeva il Tempio dei Giudei, sorge uno dei venerati santuari
dell’Islam, l’Aram esh-Sherif. Ciò fa pensare che “i tempi dei Gentili”
preconizzati da Gesù non siano ancora finiti.
Sostenere,
come fa la Società Torre di Guardia, che i tempi dei Gentili (o delle nazioni
come preferisce dire l’organizzazione) scaddero nel 1914 è fuori della realtà.
Lo è pure la data 607 a.E.V. dalla quale la Società fa decorrere i 2.520 anni
per giungere al 1914. Lo ha dimostrato con una documentazione scientifica
schiacciante Carl Olof Jonsson alla cui opera rimandiamo il lettore per
approfondire la questione.*
Qui
ci limiteremo a osservare che per poter mantenere la data 1914 i teologi della
Torre di Guardia sono stati obbligati a far retrocedere di venti anni, contro
ogni evidenza storica e archeologica, l’anno della distruzione di Gerusalemme
per mano dei Caldei.
Ci
pare di poter obiettivamente concludere che il giudizio sulla visione geovista
del regno di Dio non può essere che negativo. Siamo di fronte a una
interpretazione di comodo e della Scrittura e della Storia, una interpretazione
che la Scrittura rettamente compresa e la storia smentiscono."
*
“I tempi dei Gentili – la profezia senza fine dei
Testimoni di Geova”-Edizioni Dehoniane, Roma 1989.