Citazioni ingannevoli 

della Torre di Guardia di esperti biblici, 

contenute nelle sue  pubblicazioni 

 

Il caso William Barclay

Citazione tratta da "La Torre di Guardia 1-11-1977:

*** w77 1/11 pp. 671-672 Domande dai lettori ***

Domande dai lettori

In Giovanni 1:1 il termine "dio" è applicato a entrambi il Padre e il Figlio, la Parola. Ma nel testo greco il termine "dio" (theos) è scritto in modo diverso in questi due casi. Perché? Che cosa significa?

A chi non ha familiarità con la lingua greca può sembrare che il fatto che la parola sia prima scritta theon e poi theos abbia un significato. Ma la differenza sta semplicemente nell’osservanza del caso grammaticale greco.

Giovanni 1:1 dice: "[In] principio era la Parola, e la Parola era con il Dio [τον θεον], e la Parola era dio [θεος]".

Il greco ha cinque casi: nominativo, genitivo, dativo, accusativo e vocativo. Il modo in cui si scrive una parola può variare secondo il caso che si usa. Prendete, per esempio, l’articolo determinativo "il". Nei primi quattro di questi casi, l’articolo determinativo maschile di numero singolare si scrive rispettivamente: ο, του, τω, τον.

Similmente, in Giovanni 1:1 la parola theos si scrive secondo il particolare caso che si usa. Nella prima menzione ("la Parola era con il Dio") è al caso accusativo e perciò è scritta θεον. Ma nella seconda menzione è al caso nominativo, e perciò è scritta θεος. Il modo in cui è scritto theos non indica di per sé la persona o la posizione di chi è designato, come mostra II Corinti 4:4, 6. Nel versetto quattro Satana è identificato come θεος, "l’iddio di questo sistema di cose", e al versetto sei il Creatore è chiamato θεος. Theos è scritto nello stesso modo in entrambi i versetti, poiché in ciascuna ricorrenza è usato il caso nominativo. Quindi il fatto che theos si scriva in modo diverso nelle due menzioni di Giovanni 1:1 non indica nessuna differenza di significato; in entrambe le menzioni il significato è "dio".

Ciò che è interessante è che in Giovanni 1:1 l’articolo determinativo ο [ho] non è usato davanti a theos quando si riferisce al Figlio, la Parola. Riguardo a questo punto il noto traduttore biblico William Barclay scrive:

"Ora di norma, eccetto ragioni speciali, i nomi greci sono sempre preceduti dall’articolo determinativo, . . . Quando un nome greco non è preceduto dall’articolo, diviene più una descrizione che un’identificazione, e ha più il carattere di un aggettivo che quello di un nome. Si può vedere esattamente la stessa cosa in inglese [o, in italiano]. Se dico: ‘Giacomo è l’uomo’, allora identifico Giacomo con qualche determinato uomo a cui penso; ma, se dico: ‘Giacomo è uomo’, allora semplicemente descrivo Giacomo come una persona umana, e la parola uomo è divenuta una descrizione e non una identificazione. Se Giovanni avesse detto ho theos en ho logos, facendo precedere entrambi i nomi dall’articolo determinativo, allora avrebbe definitamente identificato il logos [la Parola] con Dio, ma siccome l’articolo determinativo non precede theos esso diviene una descrizione, e più un aggettivo che un nome. Per dirlo piuttosto alla buona, la traduzione quindi diviene: ‘La Parola era della stessa classe di Dio, apparteneva allo stesso ordine di essere di Dio’. . . . Qui Giovanni non identifica la Parola con Dio. Per dirlo molto semplicemente, egli non dice che Gesù era Dio". — Many Witnesses, One Lord (1963), pagine 23, 24.

Quindi, in entrambe le loro traduzioni il dott. Edgar J. Goodspeed e il dott. James Moffatt rendono la frase: "La Parola [o Logos] era divina". Questo riflette l’eccellente distinzione che l’apostolo Giovanni fece con le sue parole, una distinzione che è in armonia col fatto che Gesù non fu uguale al Padre in potenza ed eternità ma fu il Figlio creato del Padre. (1 Cor. 11:3) La Traduzione del Nuovo Mondo rende accuratamente il versetto: "Nel principio era la Parola, e la Parola era con il Dio, e la Parola era dio".

(Attenzione ai puntini di sospensione che ho volutamente evidenzato in grassetto rosso)

Che cosa ha omesso la WTS laddove ci sono i puntini di sospensione? Ecco la parte mancante:

 

Traduzione:

"Il solo traduttore moderno che ha affrontato questo problema con chiarezza e precisione è Kenneth Wuest, che traduce: 'La Parola era in quanto all'essenza essenzialmente deità'. Ma troviamo anche che la NEB ha risolto brillantemente il problema traducendo con estrema accuratezza: 'Ciò che Dio era la Parola era'. Qui Giovanni non sta identificando la Parola con Dio. Per dirlo molto semplicemente non dice che Gesù era Dio."

 

Così ha reagito W. Barclay alla disonesta citazione della WTS:

Traduzione:

William Barclay, 32 Holmhead Road, Glasgow, G44 3AR

Telefono 041-837 4917 

26 agosto 1977

Dott. Donald P. Shoemaker,
Dipartimento di Studi Biblici,
Università di Biola.

Caro Professor Shoemaker,

Grazie per la sua lettera dell'11 agosto.

L'articolo della Torre di Guardia mi ha, mediante studiate mutilazioni, fatto dire l'opposto di ciò che intendevo dire. Ciò che volevo significare, come lei sa, è che Gesù non è lo stesso che Dio, o, se la vogliamo porre con molta crudezza, che egli è della stessa sostanza di Dio, cioè che è della stessa essenza di Dio, ma il modo in cui la Torre di Guardia ha stampato il mio articolo ha semplicemente fatto sì che si traesse la conclusione che Gesù non è Dio nel modo che a loro conviene.

Se essi omettono dalla loro risposta la traduzione di Kenneth Wuest e della NEB, omettono l'intero punto.

Lei ha fatto bene a scrivere ed io non credo che sia necessario aggiungere altro per chiarire la mia posizione.

Con ogni osservanza

Sinceramente suo, 

William Barclay.

 

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Nell'opuscolo "Dovreste credere nella Trinità", alle pp. 27-28, la WTS cerca di confutare le prove della deità di Gesù Cristo di Giovanni 1:1. Nell'articolo (riportato parzialmente più avanti) riporta delle citazioni di studiosi usate in modo improprio e diremo il perché.

*** ti pp. 26-27 Che dire dei passi "trinitari"? ***

"La Parola era Dio"

IN GIOVANNI 1:1 La Bibbia Concordata dice: "In principio era la Parola e la Parola era presso Dio, anzi la Parola era Dio". Secondo i trinitari ciò significherebbe che "la Parola" (greco ho lògos) che venne sulla terra come Gesù Cristo era l’Iddio Onnipotente stesso.

Si noti comunque che ancora una volta il contesto aiuta a comprendere bene il passo. La summenzionata versione dice: "La Parola era presso Dio". (Il corsivo è nostro). Se si è "presso" qualcuno non si può essere quel qualcuno. Un periodico specializzato diretto dal gesuita Joseph A. Fitzmyer concorda con ciò quando dice che se l’ultima parte di Giovanni 1:1 dovesse intendersi come "il" Dio, ciò "contraddirebbe la frase precedente", secondo cui la Parola era presso Dio. — Journal of Biblical Literature, 1973, vol. 92, p. 85.

 Nell'articolo di Journal of Biblical Literature  a p. 85, si dice che theòs èn ho logos (la Parola era Dio) è EQUIVALENTE a ho lògos èn ho theòs solo per quanto riguarda la natura della Parola. Il Prof. Harner, autore di questo articolo [vedi la riproduzione riportata in fondo pagina], dice: "ho lògos e ho theòs ... condividono la stessa natura appartenendo alla realtà theòs".

 

*** ti p. 27 Che dire dei passi "trinitari"? ***

Il Journal of Biblical Literature afferma che proposizioni "con un predicato privo di articolo che precede il verbo, hanno primariamente significato qualitativo". Come osserva il Journal, questo indica che il lògos può essere assimilato a un dio. Su Giovanni 1:1 l’estensore dell’articolo dice pure: "Penso che la forza qualitativa del predicato sia così notevole che il nome [theòs] non può essere considerato determinato". — Op. cit., pp. 85, 87.

In realtà, Harner dice: "che la frase può essere tradotta 'un dio' solo quando la Scrittura è ho lògos èn theòs" (p. 85).

Il nome (theòs) non può essere considerato determinato, ma la sua forza qualitativa serve a determinare l'appartenenza della Parola alla stessa realtà di Dio (quindi non "un dio" indeterminato, ma Dio).

*** ti p. 27 Che dire dei passi "trinitari"? ***

Joseph Henry Thayer, teologo e studioso che collaborò alla realizzazione dell’American Standard Version, dichiarò semplicemente: "Il Logos era divino, non l’Essere divino stesso". E nel suo Dizionario Biblico il gesuita John L. McKenzie scrive: "A rigor di termini Gv 1,1 dovrebbe essere tradotto così: ‘. . . la parola era un essere divino’". — Trad. di F. Gentiloni Silveri, Assisi 1973, p. 251.

Il Thayer qui si riferisce alle due distinte personalità; infatti parla di 'Essere divino' e di 'Logos'. Thayer nel suo Greek-English Lexicon of the New Testament, a p. 418 dice: "... anteriormente, quando era lògos asarcos (la Parola non in carne) il quale sebbene avesse la forma di Dio, non stimò questa uguaglianza con Dio, qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente.

*** ti pp. 28-29 Che dire dei passi "trinitari"? ***

Violata una regola?

SECONDO alcuni però questo modo di tradurre violerebbe una regola grammaticale di greco (koinè) descritta nel 1933 da E. C. Colwell, studioso di greco. Secondo Colwell il predicato nominale in greco "ha l’articolo [determinativo] quando segue il verbo; non ha l’articolo [determinativo] quando precede il verbo". Con questo egli intendeva dire che un predicato nominale posto prima del verbo va considerato come se fosse preceduto dall’articolo determinativo ("il"). In Giovanni 1:1 il secondo theòs, predicato nominale, precede il verbo: "e [theòs] era la Parola". Pertanto, sosteneva Colwell, Giovanni 1:1 dovrebbe essere tradotto "e [il] Dio era la Parola".

Ma esaminiamo soltanto due esempi che si trovano in Giovanni 8:44. Lì Gesù dice riguardo al Diavolo: "Egli fu un omicida" ed egli "è un bugiardo". Come in Giovanni 1:1, anche qui in greco i predicati nominali ("omicida" e "bugiardo") precedono il verbo ("fu", "è"). Nessuno dei due nomi è preceduto dall’articolo indeterminativo perché in greco (koinè) esso non esisteva. Ma in italiano si può — e in certe lingue si deve — inserire l’articolo indeterminativo ("un") per rendere l’idea, senza violare affatto le regole della grammatica greca e in armonia col contesto. — Vedi anche Marco 11:32; Giovanni 4:19; 6:70; 9:17; 10:1; 12:6.

Colwell dovette riconoscere questo fatto a proposito del predicato nominale, poiché disse: "In questa posizione è indeterminato ["un"] solo quando lo richiede il contesto". Anche lui quindi riconosce che a seconda del contesto i traduttori possono inserire l’articolo indeterminativo davanti al nome in una proposizione così strutturata.

Il contesto di Giovanni 1:1 giustifica l’uso dell’articolo indeterminativo? Sì, perché l’intera Bibbia attesta che Gesù non è l’Iddio Onnipotente. In questi casi perciò il traduttore non deve farsi guidare dalla discutibile regola di Colwell, ma dal contesto. E dalle varie traduzioni che in Giovanni 1:1 e altrove inseriscono l’articolo indeterminativo "un" è evidente che molti studiosi, e la stessa Parola di Dio, non sono d’accordo con tale regola arbitraria.

Nessun contrasto

DIRE che Gesù Cristo è "un dio" contrasta con l’insegnamento biblico dell’esistenza di un solo Dio? No, perché a volte la Bibbia usa questo termine in riferimento a creature potenti. In Salmo 8:5 si legge: "Lo facevi [l’uomo] anche un poco inferiore a quelli simili a Dio [ebraico ’elohìm]", cioè agli angeli. Nel difendersi dall’accusa dei giudei secondo cui egli pretendeva di essere Dio, Gesù fece notare che la Legge aveva "chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio", cioè giudici umani. (Giovanni 10:34, 35, CEI; Salmo 82:1-6) Persino Satana in 2 Corinti 4:4 è chiamato "l’iddio di questo sistema di cose".

Gesù ha una posizione molto superiore a quella degli angeli, degli uomini imperfetti o di Satana. Poiché di questi si parla come di "dèi", di potenti, senz’altro Gesù può essere ed è "un dio". A motivo della sua posizione unica in relazione a Geova, Gesù è un "Dio potente". — Giovanni 1:1; Isaia 9:6.

Ma l’espressione "Dio potente", con la maiuscola, non indica che Gesù sia in qualche modo uguale a Geova Dio? No. Isaia profetizzò semplicemente che questo sarebbe stato uno di quattro nomi attribuiti a Gesù, nomi che in italiano iniziano con la maiuscola. Inoltre, benché Gesù sia chiamato "potente", ci può essere un solo "Onnipotente". Chiamare Geova Dio "Onnipotente" avrebbe scarso significato se non ci fossero altri che erano pure chiamati dèi ma che occupavano una posizione inferiore.

Il già citato Bollettino della Biblioteca John Rylands di Manchester, in Inghilterra, osserva che secondo il teologo cattolico Karl Rahner, anche se in versetti come Giovanni 1:1 theòs è usato in riferimento a Cristo, "in nessuno di questi casi ‘theos’ è usato in maniera tale da identificare Gesù con colui che altrove nel Nuovo Testamento è chiamato ‘ho Theos’, cioè l’Iddio Supremo". E il Bollettino aggiunge: "Se gli scrittori neotestamentari avessero ritenuto di vitale importanza che i fedeli confessassero Gesù come ‘Dio’, come si spiega la quasi totale assenza di questa confessione nel Nuovo Testamento?" — Bulletin of the John Rylands Library, 1967-68, vol. 50, p. 253.

Perché allora Tommaso esclamò davanti a Gesù: "Mio Signore e mio Dio!", come riporta Giovanni 20:28? Per Tommaso, Gesù era come "un dio", specialmente nelle miracolose circostanze che lo indussero a pronunciare quell’esclamazione. Secondo alcuni studiosi Tommaso, preso dall’emozione, potrebbe aver semplicemente pronunciato un’espressione di stupore, rivolta a Gesù ma diretta a Dio. Comunque sia, Tommaso non pensava che Gesù fosse l’Iddio Onnipotente, poiché lui e tutti gli altri apostoli sapevano che Gesù non aveva mai preteso di essere Dio ma anzi aveva insegnato che Geova è "il solo vero Dio". — Giovanni 17:3.

Il predicato nominale è tutto ciò che si afferma del soggetto. Colwell dice: "Un predicato nominale determinato ha l'articolo quando segue il verbo non ha l'articolo quando precede il verbo ... l'assenza dell'articolo non rende il predicato (nominale) indefinito o qualitativo quando precede il verbo, esso (il predicato) in questa posizione è indeterminato solo quando il contesto lo richiede". [Journal of biblical literature, (1933), vol. LII, pag. 12,21.

Colwell arrivò a questa conclusione dopo aver analizzato centinaia di versetti biblici che hanno dato i seguenti risultati:

Predicato nominale determinato con l'articolo: 244

A. Dopo il verbo: 229 = 94%

B. Prima del verbo: 15= 6%.

Predicato nominale determinato senza l'articolo: 123

A. Dopo il verbo: 26=21%

B. Prima del verbo: 97=79%

Complemento predicativo determinato dopo il verbo: 255

A. Con l'articolo: 229=90%

B. Senza l'articolo: 26=10%

Complemento predicativo determinato prima del verbo:112

A. Con l'articolo: 15=13%

B. Senza l'articolo: 97=87%

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«Il prof. George Howard, dell'Università della Georgia, ha scritto: "Dato che il Tetragramma [le quattro lettere ebraiche che formano il nome divino] era ancora scritto nelle copie della Bibbia greca che formavano le Scritture della chiesa primitiva, è ragionevole credere che gli scrittori del NT [Nuovo Testamento], citando la Scrittura, conservassero il Tetragramma nel testo biblico". - Journal of Biblical Literature, marzo 1977, p. 77.»

Quindi, il lettore ignaro cosa deduce da questa citazione? Che Howard sia d'accordo con la teoria geovista, giusto?

Come se non bastasse, troviamo che i tdg continuano a citare il prof. Howard, questo esimio esperto, nella loro "La Torre di Guardia", come il paladino delle loro fantasiose dottrine:

Qual'è la vera opinione del Prof. Howard? Eccola:

Traduzione:

«Caro signor Butt,

La ringrazio per la sua lettera del 3 gennaio 1990. Devo confessarle che l'uso che i Testimoni di Geova hanno fatto delle mie pubblicazioni mi ha alquanto disturbato. Le mie ricerche non tendevano a sostenere la loro posizione relativa a negazione della divinità di Cristo. Ciò che io ho cercato di dimostrare è che esistono delle evidenze a sostegno del fatto che la Versione dei Settanta usata dagli scrittori del Nuovo Testamento conteneva il Tetragramma ebraico. Ne ho dedotto che sarebbe stato ragionevole trarne la conclusione che gli scrittori del Nuovo Testamento, quando citavano dalla Settanta, avrebbero incluso il Tetragramma in tali citazioni. Ciò non sostiene però l'inserzione che i Testimoni di Geova fanno ad ogni piè sospinto del nome "Geova" collocandolo ovunque a loro piaccia. Far questo, in effetti, vuol dire rimuovere il Nuovo Testamento dal suo originale "ambiente teologico". La mia opinione è che la Traduzione del Nuovo Mondo (in base alla mia limitata conoscenza d'essa) sia alquanto bizzarra. Sospetto che si tratti di una traduzione prodotta allo scopo di sostenere la teologia dei Testimoni di Geova. Infine, la mia teoria sul Tetragramma non è altri che una teoria. Alcuni dei miei colleghi non sono d'accordo con me su di essa (uno di loro, per esempio, è Albert Pietersma) Le teorie come la mia sono importanti in quanto stimolano altri ad investigare la probabilità e le implicazioni. Fino a che non vengano dimostrate (e la mia non lo è stata)esse non dovrebbero assolutamente essere usate come base per certezze di alcun tipo.

Cordialmente, George Howard professore e direttore.»

Leggi:

Alcuni studiosi citati a favore della Traduzione Nuovo Mondo Dal numero speciale di “Svegliatevi!” novembre 2007 p.14:

 


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