Testimoni di Geova - Cronologia del 1914

LA CRONOLOGIA DELL'IMPERO PERSIANO

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ARGOMENTI PRINCIPALI

LA CRONOLOGIA
DELL'IMPERO PERSIANO

La cosiddetta “cronologia biblica” 
della Società Torre di Guardia

By Carl Olof Jonsson 
Traduzione di Franco Miglionico

 

Introduzione:

Il ruolo della cronologia nell’insegnamento della Società Torre di Guardia.
"Pochi sono pienamente al corrente del ruolo veramente centrale della cronologia sostenuta e insegnata dalla Società Torre di Guardia (WTS d’ora innanzi – ndT). Perfino molti testimoni di Geova (tdG d’ora innanzi – ndT) non sono sempre completamente consapevoli dell’indissolubile connessione tra la cronologia della Società e il messaggio che predicano di porta in porta. Messi a confronto da numerose evidenze contro la loro cronologia, alcuni tdG tendono a ridurla come a qualcosa di cui potrebbero fare a meno. “la cronologia non è così importante, dopotutto, dicono”. Molti Testimoni preferirebbero non discutere del tutto il soggetto. Quanto conta, allora, la cronologia per l’organizzazione della WT? Di fatto, essa costituisce la base fondamentale per le pretese e il messaggio di questo movimento.

La WTS pretende d’essere l’”unico canale” e “portavoce” di Dio sulla terra. In breve, il suo messaggio implica che il regno di Dio è stato stabilito in cielo nel 1914. Che il“tempo della fine” iniziò in tale anno, che Cristo ritornò invisibilmente in tale anno sulla terra per “ispezionare” le denominazioni cristiane, che egli infine le ha rigettate tutte eccetto la WTS e i suoi associati i quali egli- nel 1919 – ha designato quale unico “strumento” sulla terra. 
La Società insegna che la generazione del 1914 non passerà fino a che venga la fine ultima, la “battaglia di Harmaghedon”, quando tutti coloro che non hanno aderito all’organizzazione della WT saranno distrutti per sempre. I tdG si aspettano di sopravvivere al giorno del giudizio e vivere per sempre sulla terra. L’anno 1914, quindi, gioca un ruolo cruciale nell’insegnamento della WTS. La data è il prodotto di un calcolo cronologico, secondo il quale i cosiddetti “Tempi dei Gentili” a cui si riferì Gesù in Luca 21:24 è un periodo di 2520 anni che iniziò nel 607 a.C. e finì nel 1914. Questo calcolo è la base del messaggio del movimento. Perfino il Vangelo, la “buona notizia” del regno (Mt. 24:14), pretendono, sia strettamente associata con questa cronologia. Il Vangelo predicato da altri cristiani professanti, perciò, non è stato mai il vero Vangelo. Dice la WTS 1-5-1981 a p. 17: “Gli ascoltatori onesti mettano a confronto il tipo di predicazione del vangelo del regno fatta dai sistemi religiosi della Cristianità durante i secoli con quella fatta dai tdG sin dalla Guerra Mondiale nel 1918. Esse non sono la stessa cosa. Quello dei tdG è realmente Vangelo, o buona notizia, dato che il celeste regno di Dio è stato stabilito per mezzo dell’intronizzazione di suo Figlio Gesù Cristo alla fine dei Tempi dei Gentili nel 1914” .

In linea con ciò,  The Watchtower del 1-5-1982 stabiliva che di tutte le religioni sulla terra, i tdG sono gli unici oggi che annunciano ai popoli questa “buona notizia” (p.10). Un tdG che tenti di svalutare il ruolo della cronologia nell’insegnamento della Società non capisce che lui o lei insidia in tal modo il messaggio del movimento. Tale “sottovalutazione” non è qualcosa che la leadership della WT approva. Al contrario, Watchtower del 1-1-1983, enfatizzava che la “fine dei Tempi dei Gentili nell’ultima metà del 1914 sta ancora su una base storica come una delle verità fondamentali alle quali dobbiamo attenerci oggi (p. 12 grassetto e corsivo dell’Autore). (*1)

La verità è che la WTS considera un peccato mortale rigettare la cronologia del 1914. Che il regno di Dio fosse stabilito alla fine dei “Tempi dei Gentili” nel 1914 è declamato essere “il più importante evento del nostro tempo”, rispetto al quale “tutte le altre cose cadono nell’irrilevanza. (*2)  

Coloro che rigettano il calcolo sono definiti incuranti del disegno di Dio e pertanto saranno “distrutti nella ‘grande tribolazione’ per primi”.(*3

Membri tdG che abbandonano apertamente il calcolo corrono il rischio d’essere puniti molto severamente. Se non si pentono e cambiano atteggiamento, sono disassociati e classificati come “apostati” malvagi i quali “andranno alla morte …, nella Ghenna”, senza nessuna speranza di resurrezione.(*4)

Non fa nessuna differenza se essi credono ancora in Dio, nella Bibbia, e in Gesù Cristo. Quando uno dei lettori di Watchtower scrive e chiede “Perché i tdG hanno disassociato (scomunicato) per apostasia alcuni che professano di credere in Dio, la Bibbia, e Gesù Cristo?” La Società risponde fra l’altro: 
“L’associazione approvata con i tdG richiede che si accetti l’intera linea del vero insegnamento della Bibbia, incluse quelle credenze spirituali che sono tipiche dei tdG. Che cosa includono tali credenze? … che il 1914 segna la fine dei Tempi dei Gentili e l’insediamento del regno di Dio in cielo, così come il tempo della predetta presenza di Cristo”.(*5)

Nessuno, pertanto, che ripudi il calcolo che i “Tempi dei Gentili” sono finiti nel 1914 è approvato dalla Società come tdG. In realtà, perfino qualcuno che segretamente abbandoni la cronologia della Società e di conseguenza possa ancora formalmente essere considerato come un tdG, in realtà egli ha rigettato il messaggio della WTS e, secondo i criteri propri dell’organizzazione, in realtà non è più membro del movimento.


Il carattere della cronologia della Bibbia


La maggioranza dei tdG, comunque si rende conto che il calcolo della WTS dei Tempi dei Gentili è un elemento indispensabile dell’attuale struttura dottrinale dell’organizzazione. Messi a confronto con l’enorme mole di evidenze contro la data 607 a.C. per la desolazione di Gerusalemme, parecchi tdG quindi schivano l’evidenza, adducendo che confidano soltanto nella Bibbia per questa data, e affermano che coloro che datano la desolazione di Gerusalemme nel 587 o 586 a.C. confidano nelle fonti secolari e storiche, piuttosto che nella Bibbia.
Questa presentazione del problema non è solo iniqua. E’ completamente falsa. Essa rivela così che i Testimoni non hanno realmente capito la natura della cronologia biblica.

Non esistono date assolute nella Bibbia. In nessun luogo è stabilito, per esempio, che Gesù fu battezzato nel 29 d.C., che Ciro prese Babilonia nel 539 a.C., o che Gerusalemme fosse desolata nel 607 a.C. come i tdG sostengono. La Bibbia dà soltanto delle date relative. 
Così, quando leggiamo a proposito della desolazione di Gerusalemme in 2 Re 25:1-12, noi troviamo unicamente l’informazione che questo avvenne nell’ “undicesimo anno di Sedekia” (v.2), che corrisponde al diciannovesimo anno del re Nabucodonosor, re di Babilonia (v.8). Ma quando avvenne questo? Quanto dista dal nostro tempo? Quanti anni prima dell’era cristiana accadde? Il fatto è che la stessa Bibbia non dà alcuna informazione di alcun genere per collegare questa data con la nostra era cristiana. I libri dei Re e Cronache dicono che i re si avvicendarono da Saul, il primo re, a Sedekia, l’ultimo. Ci viene detto chi succedette a chi e per quanti anni essi governarono. Sommando la lunghezza dei regni da Saul a Sedekia possiamo misurare approssimativamente tempo intercorso (vi sono molti punti incerti) fra questi due re. In questo modo troviamo che il periodo della monarchia ebraica copre approssimativamente 500 anni. Però, non abbiamo ancora trovato alcuna risposta alla domanda. Quando, nel fluire del tempo, questo periodo iniziò e finì?

 
Se la Bibbia ci avesse fornito di una serie ininterrotta di anni di regno da Sedekia fino all’inizio dell’era cristiana, la domanda avrebbe la risposta. Ma, Sedekia fu l’ultimo re. La Bibbia non dà nemmeno altre informazione che ci aiutino a calcolare la lunghezza del periodo che va dall’”undicesimo anno” di Sedechia fino all’inizio dell’era cristiana. Abbiamo così un periodo approssimativo di 500 anni, il periodo della monarchia ebraica, ma non è detto quanto distante dai nostri tempi sia questo periodo, e come possa essere rapportato all’era cristiana.  
Se la Bibbia avesse preservato date e dettagliate descrizioni di eventi astronomici, simili a eclissi solari e lunari, o la posizione di pianeti in relazione a i stelle e costellazioni, questo ci avrebbe aiutato. Gli astronomi moderni, con la loro conoscenza del moto regolare della luna e dei pianeti, sono capaci di calcolare la posizione di questi corpi celesti posti nel cielo stellato migliaia di anni fa. Ma sfortunatamente la Bibbia non fornisce alcuna informazione di questo tipo. 
La Bibbia stessa, perciò, non mostra come la sua cronologia possa essere connessa con la nostra era. Una cronologia, così “campata per aria”, è soltanto una cronologia relativa. Soltanto se la Bibbia ci avesse dato il tempo esattamente intercorso da Sedekia fino alla nostra era o con una completa e coerente linea di durata di regni, o dandoci osservazioni astronomiche dettagliate e datate, noi avremmo avuto una cronologia assoluta, cioè una cronologia che ci dà l’esatta distanza dall’ultimo anno di Sedekia fino al nostro tempo.

 
Esiste una “cronologia biblica” senza le fonti secolari?


La natura relativa delle date bibliche non rende impossibile datare gli eventi menzionati nella Bibbia. Se fosse possibile sincronizzare la cronologia biblica con la cronologia di un altro campo, che a sua volta possa essere riferita all’era cristiana, in questo caso sarebbe possibile convertire la cronologia relativa della Bibbia in una cronologia assoluta. Tuttavia, questo significa dover confidare nelle fonti extra-bibliche, che sono storiche e secolari, per datare eventi biblici.

Non abbiamo altra scelta. Se vogliamo sapere quando un evento menzionato nella Bibbia accadde, sia la data della caduta di Babilonia, la data della desolazione di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor, la data della ricostruzione del tempio durante il regno di Dario I, e ogni altra data, dobbiamo rivolgerci alle fonti storiche e secolari. Questo è la sgradevole realtà che ogni credente biblico deve accettare, gli/le piaccia o no. La semplice verità è che senza fonti secolari non c’è cronologia biblica né datazioni di eventi biblici.

Questo significa anche, naturalmente, che è impossibile usare la “cronologia biblica” come una misura del tempo imparziale, indipendente con la quale stimare la correttezza di certe date. Quando, per esempio, qualche Testimone punta sul fatto che gli storici moderni datano la caduta di Babilonia nel 539 a.C. e quindi pretendono che “la cronologia biblica è in armonia con questa data”, essi non anno ben chiaro ciò che la natura relativa della cronologia biblica realmente implica. Dal momento che la Bibbia non dà l’anno del calendario per la caduta di Babilonia (o per ogni altro evento), la dichiarazione che la Bibbia sia in accordo con la data secolare di questo evento del 539 a.C. è del tutto insensata. Ed è, appunto insensato e fuorviante asserire che la data secolare per la desolazione di Gerusalemme, il 587 a.C., sia in disaccordo con la cronologia della Bibbia, dal momento che l’anno del calendario per tale evento non è dato dalla Bibbia.

Ora, questi Testimoni, sostengono pienamente la pretesa della WTS che i 70 anni di Geremia 25:11,12 e 29:10 si riferiscano al periodo della desolazione di Gerusalemme dal 18° anno di Nabucodonosor al ritorno dall’esilio giudaico nel 1° anno di Ciro. Come risultato di questo modo di intendere, l’intervallo di tempo che gli storici hanno determinato per questi due eventi (587/86 e 538/37 a.C.) risulta troppo corto. Di conseguenza, i Testimoni rigettano una delle due date, il 587/86. Per quale ragione rigettano questa data e non l’altra?
Non c’è una ragione biblica per questa scelta. Come abbiamo sottolineato sopra, la Bibbia non è né d’accordo né in disaccordo con ciascuna di queste due date. La Bibbia, pertanto, non può decidere quale delle due date è la migliore. Su quale base, allora, dovrebbe essere fatta la scelta, ammesso che l’interpretazione dei 70 anni fatta dalla Società si corretta?

Il più logico, erudito e fondato metodo vorrebbe che si accettasse la data meglio definita dalle fonti extra-bibliche e storiche. E tali fonti mostrano in modo definitivo che la cronologia del regno di Nabucodonosor è molto meglio determinata da documenti astronomici ed altri documenti che la cronologia del regno di Ciro. La scelta naturale per un cristiano che crede nella Bibbia, quindi, dovrebbe essere quella di ritenere la data 587/86 a.C. e rigettare la data 538/37 a.C. ammesso che vi sia una reale scelta da fare fra esse. Nondimeno, i Testimoni hanno fatto la scelta opposta. Dal momento che la ragione per questa scelta non è né la Bibbia né l’evidenza storica, Qual è la reale ragione della loro scelta?

 
Lealtà alla Bibbia o alla speculazione profetica?

 
Se i Testimoni insistono che il periodo di 70 anni iniziò nel 18° anno di Nabucodonosor e finì nel 1° anno di Ciro, dovrebbero cominciare ad accettare il 587/86 come la più attendibile delle due date. Procedendo di 70 anni, questa data li condurrebbe al 518/17 quale 1° anno di Ciro, invece del 538/37. Questo sarebbe, biblico e più dotto del ritenere il 538/37 e rigettare il 587/86. Qualche Testimone potrebbe forse rimostrare che,partendo dal 1° anno di Ciro verso il 518/17 a.C. significherebbe impedire le 70 settimane di anni di Daniele 9:24-27 quale ponte sopra la maggior parte del tempo rimanente fino ai giorni di Cristo. Secondo la WTS queste 70 “settimane di anni” interpretati come 490 anni, iniziarono nel 20° anno del re Persiano Artaserse, il quale è datato 455 a.C.

I Testimoni, perciò, potrebbero ribadire che l’intervallo fra la fine del regno di Ciro e l’inizio del regno di Artaserse sia troppo breve (abbracciando solo i regni di Cambise, Dario I e Serse I) per fare affidamento sulle date secolari di questo periodo. Occorre notare, comunque, che la data della Società per il 20° anno di Artaserse è in conflitto con tutte le fonti storiche. L’intero regno di Artaserse I (464/3-424/23 a.C.) è assolutamente fissato da numerose osservazioni astronomiche preservate su tavolette cuneiformi, quali “diari” astronomici, testi riportanti eclissi lunari ed altri con osservazioni planetari! Tutte queste fonti mostrano concordemente che l’anno 20° di Artaserse è stato il 445/44 a.C., non il 455/54. Dato che la data preferita dalla WTS implica un prolungamento del regno di Artaserse da 41 a 51 anni, il regno del suo predecessore, Serse I, ha dovuto essere abbreviato, da 21 a 11 anni, ancora una volta in diretto conflitto con tutte le fonti storiche! Altrimenti i regni di tutti i precedenti re avrebbero dovuto essere spostati indietro di 10 anni. Il primo di Ciro, per esempio, dovrebbe essere spostato dal 538/37 a.C. al 548/47. Tale cambiamento, naturalmente distruggerebbe completamente la “cronologia biblica” della WTS.
In tal modo le 70 settimane di Daniele non sono d’alcun aiuto ai Testimoni. Quelli che sono capaci di aggiungere 10 anni al regno di Artaserse I, di sottrarre10 anni dal regno di Serse I, e aggiungere 20 anni all’era neo-babilonese, ogni volta col supremo disprezzo di tutte le fonti storiche, non dovrebbero avere alcuna difficoltà nello spostare il primo anno di Ciro dal 538/37 a.C. al 518/17 a.C., o la caduta di Babilonia dal 539 a.C. al 516 a.C.! (*6)

Perché, dunque, la WTS e i suoi apologeti rigettano il 587/86 a.C. al posto del 538/37 a.C.? Come abbiamo sottolineato, la ragione non è né biblica né storica.
La risposta è del tutto ovvia. La data 587/86 a.C. è in diretto conflitto con la cronologia dei “Tempi dei Gentili” della WTS. In tale cronologia il 607 a.C. per la desolazione di Gerusalemme è l’indispensabile punto di partenza. Senza l’anno 607 a.C. la Società non arriverebbe al 1914 d.C. Ed è questa data la testa di ponte delle pretese e del messaggio dell’organizzazione della WT, a niente è consentito di sconvolgerla, né alla Bibbia né ai fatti storici. In sintesi, non è pertanto né una questione di lealtà alla Bibbia né di lealtà ai fatti storici. La scelta della data ha tutto un altro motivo: La lealtà alla speculazione cronologica che è diventata una condizione vitale delle pretese divine dell’organizzazione della WT."

 
NOTE 
1 Il precedente presidente della Società, Frederik W. Franz, nella discussione del mattino della direzione generale il 17 novembre 1979 accentuò l’importanza della data 1914 dicendo: “L’unico scopo della nostra esistenza quale Società annunciante il Regno stabilito nel 1914 e il grido di avvertimento della caduta di Babilonia: Abbiamo un messaggio speciale da lanciare” (Rymond Franz, In serch of Christian freedom, Atlanta: Commentary Press, 1991, pp. 32, 33).
2 The Watchtower, 1 gennaio 1988, pp. 10,11. 
3 The Watchtower, 1 settembre 1985, p. 25. 
4 The watchtower, 1 aprile 1982, p. 27. In The Watchtower del 15 luglio 1992, I Testimoni sono ferfino spinti a “odiare” certi “apostati … con una completa ostilità” (pag. 12) Questo non fu un semplice “scarto di penna”. L’esortazione fu ripetuta in The Watchtower  del 1 ottobre 1993. Dei membri che precedentemente ruppero i legami con l’organizzazione della WT perché non se la sentivano di sostenere ancora le loro pretese e insegnamenti, non sono stati classificati soltanto come “apostati”, ma anche come “nemici di Dio”, come quelli che “odiano intensamente Geova”. Essi hanno dimostrato di essere così “radicati nel peccato” che “l’immoralità è diventata una parte inseparabile della loro natura”. Pertanto, i cristiani “li devono odiare” e chiedere a Dio di ucciderli (pag. 19) Un simile rancoroso attacco agli ex membri del movimento rispecchia un’attitudine che è l’esatto contrario di quella raccomandata da Gesù nel suo sermone della montagna (Mat. 5:43-48), ci si chiederà perché la WTS giudica necessario ricorrere a un linguaggio così malevole. La risposta è ovvia per ogni osservatore attento e informato. I capi del movimento sanno molto bene che i fatti riguardanti la loro “cronologia biblica”, per esempio, che ha causato la fuoriuscita di migliaia di membri dall’organizzazione negli ultimi anni, fornisce la strada ai Testimoni in generale, in gran numero, per negare la loro fiducia all’organizzazione e alla sua leadership. Allo scopo di salvaguardare le pretese che essi reclamano per se stessi, i capi dell’organizzazione sono costretti a impedire ai testimoni di studiare questi fatti. Il metodo a cui ricorrono è quello vecchio e ben collaudato dalle organizzazioni autoritarie attraverso i secoli. I membri dissidenti sono scomunicati (“disassociati”), calunniati, diffamati e isolati. I Testimoni hanno insegnato che esiste un “peccato mortale”, come parlano e leggono nei loro libri e che è la vera attitudine cristiana nei loro confronti. In tal modo si spera che le informazioni imbarazzanti possono essere negate dai Testimoni. In tal modo la verità è diventata una minaccia pericolosa per la WTS oggigiorno. Sebbene questa organizzazione usi la parola “verità” molto più spesso della maggior parte delle altre organizzazioni sulla terra, in effetti, la verità è diventata il peggior nemico del movimento. 
5 The Watchtower del 1 aprile 1986, pp.30,31. 
6 Le date 587/86 e il 538/37 a.C. sono entrambe corrette: Nessuna di esse è in conflitto con la Bibbia: Geremia non disse che i 70 anni fossero “per Gerusalemme”, ma “per Babilonia” (Ger. 29:10; la traduzione “A Babilonia” della NM e KJV è una traduzione errata). Nel momento in cui l’Assiria cedette definitivamente a Babilonia nel 609 a.C., i 70 anni “per Babilonia” durarono dal 609 al 539 a.C. – vedi i dettagli di questo aspetto ne “I Tempi dei Gentili” dell’Autore.

La genesi di un errore

"La data dell'incarico di Nehemia è riconosciuta come l'anno 445 a.C. Però, l'opera del Dott. Hale sulla cronologia (pagg. 449 e 531) e il trattato del Dott. Priestlie in 'Armonia con l'evangelista' (pagg. 24-38) mostra che questa comune prospettiva nove anni più corta, e darebbe il 454 a.C.come la data corretta della missione di Nehemia; e con questa data la predizione di Daniele (Cap. 9:25), concernente il decreto di restaurare e costruire Gerusalemme, concordemente"

Questa era la convinzione di Charles Taze Russell, come l'ebbe espressa ne "Studi sulle Scritture" vol. II -cap.'Il primo avvento'- 1889.
Al tempo di Russell la questione della cronologia era basata sulla preferenza di alcuni autori piuttosto che altri. Benché Russell riconoscesse che il 20° anno di Artaserse era considerato da altri studiosi il 445 a.C., adottò comunque la data 454 a.C. ( 455 a.C. per i Testimoni di Geova, perché non vi fu un anno "zero").

Ma, quali erano le conoscenze storiche all'epoca di Russell? Tali conoscenze sono tutt'ora valide?
Se negli anni che precedettero gli scritti di Russell, in fondo, la questione cronologica degli eventi storici si riduceva a una questione di preferenza di alcuni autori invece di altri, oggi non è più così. L'archeologia ha portato alla luce una tale mole di documenti (diari astronomici, tavolette commerciali, iscrizioni regie ecc.) di fronte ai quali non si può che accettare l'evidenza.
Il 20° anno di Artaserse è stato così definitivamente accertato essere il 445/44 a.C. A parte i Testimoni di Geova, nessuno oggi si sognerebbe di sostenere una data diversa.
 
La domanda che sorge spontanea a questo punto è: "Per quale motivo i Testimoni non accettano l'evidenza storica e scientifica e si abbarbicano ancora su una data che è di 10 anni più "lunga" e di oltre un secolo più vecchia?" A tale domanda i Testimoni rispondono che lo fanno per essere coerenti con la Bibbia, piuttosto che con le fonti secolari. Ma, come è spiegato nell'introduzione da C.O. Jonsson, la questione non è "Bibbia sì o Bibbia no". La questione è essere disposti a riconoscere, oppure no, un errore commesso oltre un secolo fa, quando mancavano gli strumenti e le conoscenze cronologiche corrette e abbandonarlo, nonostante i costi da pagare siano alti per averlo sostenuto per oltre un secolo. 
Ma, si obietterà, rinunciare alla data 455 a.C. non significa rinunciare a un insegnamento biblico fondamentale, sostenuto dalla profezia? Infatti, a questa data è legata la profezia delle 70 settimane che annunciava la venuta del Messia. 
La risposta è NO! Che Gesù Cristo sia venuto nel nostro mondo e che questo fosse predetto da una profezia di Daniele è innegabile. Ciò che qui si mette in discussione è il procedimento adottato dalla Società Torre di Guardia. Vi sono altre possibili spiegazioni della predizione di Daniele che conducono alla stessa realtà perseguita dai Testimoni di Geova: dimostrare che la prima venuta di Cristo fu esattamente predetta dalle Scritture. 
Ripetiamo, rinunciando all'insegnamento della Torre di Guardia non si rinuncia all'insegnamento biblico, ma soltanto a un procedimento basato su un'errata comprensione sia della Bibbia, sia delle fonti secolari. 
Riportiamo di seguito una confutazione delle tesi della Società di Carl Olof Jonsson. 

 

Il 20° anno di Artaserse
By Carl Olof Jonsson, 1989 
Traduzione di Franco Miglionico

 

"La questione della cronologia del regno di Artaserse I e la sua presunta relazione con le 70 settimane di Daniele 9:24-27 richiederebbe un piccolo libro per rispondere, è ciò che avevo pianificato di scrivere, infatti, per qualche anno. Ho raccolto del materiale sul soggetto per alcuni anni e nel 1989 ho perfino scritto un abbozzo in svedese. Tuttavia, altri progetti hanno impegnato il mio tempo da allora e non pretendo di poter riassumere il lavoro sulle 70 settimane nelle poche pagine che seguono. La discussione che segue è un esame degli argomenti addotti dalla Watch Tower Bible & Tract Society (WTS, d’ora in poi n.d.T.) in supporto all’idea che Artaserse I salì al trono nel 475 a.C., non nel 465 a.C., come è ritenuto dagli storici moderni. Quello che segue è un breve sommario di quel trattato scritto in svedese.

1. Serse fu co-reggente con suo padre Dario? 
Vero è che la WTS si sforza di risolvere il problema creato dal prolungamento della durata del regno di Artaserse da 41 a 52 anni (avendo datato 475 invece di 465 a.C. il suo anno di accessione) abbreviando il regno del suo predecessore, Serse, (485-465) da 21 a 11 anni, argomentando che i primi 10 anni di governo di Serse furono di co-reggenza con Dario.
Non c’è la più pallida evidenza in supporto a tale co-reggenza. La discussione della WTS alle pagg. 568-574 [ed. ital.] del suo dizionario biblico Perspicacia per comprendere le Scritture, vol. 2 (1988) è una misera distorsione dell’evidenza storica. Così alla pag. 572 essa rivendica: 
“Ci sono validi motivi per credere che Serse e il padre Dario abbiano regnato insieme. Lo storico greco Erodoto (VII, 3) scrive: “Dario, che aveva riconosciuto giusto quanto [Serse] gli diceva [cioè di farlo re], designò re proprio lui. Secondo il mio parere, Serse sarebbe stato re anche senza questo consiglio”. Questo indica che Serse fu designato re durante il regno di suo padre Dario.” 
Se diamo uno sguardo al resoconto di Erodoto comunque, scopriamo che egli, pochissime frasi dopo, contraddice decisamente la pretesa della WTS che vi furono 10 anni do co-reggenza di Serse con Dario asserendo che Dario morì dopo tale nomina di Serse come suo successore. Erodoto dice:
 
“Dario nominò Serse re dei Persiani, e si accingeva alla spedizione. Ma dopo questi avvenimenti e la ribellione D’Egitto, durante i preparativi per l’anno seguente, avvenne che Dario, dopo un regno durato complessivamente trentasei anni, venisse a morte, senza che egli riuscisse a vendicarsi né dell’Egitto ribelle né degli né degli Ateniesi. Morto Dario passò il regno al figlio Serse.” (Erodoto, Storie – trad. di Piero Sgroj GTE Newton p.370).
Ciò che troviamo, quindi, è che Dario designò Serse come suo successore un anno (non 10!) prima che morisse. Inoltre, Erodoto, non dice che Dario designò Serse co-reggente, ma suo successore (notare per esempio le parole usate nel passaggio citato dalla WTS nella traduzione di Aubrey de Sèlincourt, Penguin Book). Nel paragrafo precedente, Erodoto spiega questo comune avvicendarsi presso i re persiani di designare i loro successori al trono prima di andare in guerra, nel caso fossero uccisi in battaglia. Questa consuetudine, egli dice, fu seguita da Dario. 
La WTS, quindi, cita Erodoto completamente fuori dal contesto eliminando la successiva frase che non sostiene la sua pretesa. Incredibilmente, essa presenta questa falsificazione col termine “solida evidenza” (trad. letterale dall’inglese di “solid evidence”- nell’ed. ital. c’è: “validi motivi” n.d.T.)! 
Inoltre, la WTS è alquanto incoerente riguardo all'affidabilità di Erodoto (nota e "specchietto" a cura di F. Miglionico):
 

Egitto, Egiziani - In Ezechiele 29:1-16 è predetta una desolazione dell’Egitto della durata di 40 anni. Questo periodo può aver fatto seguito alla conquista dell’Egitto da parte di Nabucodonosor. Anche se alcuni commentatori osservano che quello di Amasi (Ahmose) II, successore di Hofra, fu un regno assai prospero per oltre 40 anni, le loro conclusioni si basano principalmente sulla testimonianza di Erodoto, che si recò in Egitto più di cent’anni dopo. Ma, come osserva l’Encyclopædia Britannica (1959, vol. 8, p. 62) a proposito della storia di Erodoto riguardante questo periodo (il “periodo saitico”), “le sue dichiarazioni non si dimostrano interamente degne di fiducia quando possono essere messe a confronto con i rari documenti locali”. F. C. Cook, dopo aver osservato nel suo commentario biblico che Erodoto non menziona neanche l’attacco di Nabucodonosor contro l’Egitto, dice: “È noto che Erodoto, pur riferendo fedelmente tutto quello che aveva udito e visto in Egitto, era debitore per le informazioni relative alla storia del passato ai sacerdoti egiziani, le cui favole egli adottò con cieca credulità. . . . Tutta la storia [scritta da Erodoto] di Apries [Hofra] e Amasi è mescolata con tanti particolari incoerenti e leggendari che potremmo benissimo esitare ad accettarla come storia autentica. Non è affatto strano che i sacerdoti cercassero di nascondere l’onta nazionale di essere stati assoggettati a un giogo straniero”. (Commentary, Nota B., p. 132) Quindi anche se la storia secolare non offre alcuna chiara prova dell’adempimento di questa profezia, possiamo avere fiducia nell’accuratezza della Bibbia. (Perspicacia per comprendere la Bibbia p. 783).


Altra “solida evidenza” presentata nel loro dizionario biblico in supporto alla co-reggenza è della stessa qualità, per esempio il bassorilievo trovato a Persepoli, il quale Herzfeld nel 1932 indicò essere una co-reggenza di Serse con Dario (Perspicacia 2 p.573). Questa idea, comunque, è stata destituita dagli eruditi moderni. Proprio il fatto che il principe con la corona è raffigurato in piedi dietro il trono mostra che egli non è re e co-reggente, ma un successore designato. In secondo luogo, nessun nome è stato trovato sul bassorilievo, e la conclusione che l’uomo sul trono sia Dario e il principe coronato sia Serse non è che una supposizione. J.M. Cook, nella sua opera sulla storia della Persia, arguisce che questo principe coronato sia Artobaranes, il figlio maggiore di Dario (Cook, L’impero Persiano, N.Y. 1983, p.75). Altri moderni eruditi, come A.B. Tilia e von Gall, hanno messo in discussione che il re possa essere Dario, dicono che dev’essere Serse e che, pertanto, il principe è il figlio di Serse! (Cook, p. 242, ftn 24).

Quanto alle “evidenze delle fonti babilonesi” per la vantata co-reggenza, la WTS riferisce del “Palazzo di Serse” che fu costruito in Babilonia nel 498-496 a.C. Nessuna evidenza però prova che tale palazzo fosse costruito “da Serse”. J.M. Cook si riferisce al resoconto di Erodoto che Serse fu designato al trono un anno prima della morte di Dario nel 486 a.C. e aggiunge: 
“Se Erodoto è nel giusto in questo, la residenza costruita per il figlio del re di Babilonia nel primo 490 dev’essere inteso per Artobaranes” (Cook, pp. 74, 75).

Il palazzo, quindi, non prova nulla riguardo alla co-reggenza di Serse con Dario. 
L’ “evidenza finale” per la pretesa co-reggenza consiste in due tavolette d’argilla che sono state datate nell’anno di accessione di Serse. Secondo la WTS ambedue le tavolette sono datate diversi mesi prima dell’ultima tavoletta datata all’ultimo anno del regno di Dario (Perspicacia 2, p. 573 – [avvertenza del traduttore: alcune espressioni nella versione in inglese, dei testi citati, sono state rese in modo differente nell'edizione in italiano]). Questa “sovrapposizione” dei due regni, si argomenta, indica una co-reggenza.

Ma, o la WTS nasconde i fatti reali riguardo a queste due tavolette, oppure essa ha fatto una ricerca molto scadente sulla materia. La prima tavoletta, designata “A 124” da Thompson nel suo Catalogo del 1927, non è datata nell’anno di accessione di Serse (486-485), come indicato da Thompson. Si tratta di un errore di trascrizione compiuto dallo stesso Thompson. La tavoletta è attualmente datata 1° anno di Serse (485-484). Questo fu annotato nel lontano 1941 da Gorge G. Cameron in The American Journal of Semitic Language and Literature, vol. LVIII, p.320, ftn 33. Sicché, non c’è alcuna “sovrapposizione” dei regni.

La seconda tavoletta, “VAT 4397”, pubblicata come N° 634 da M. San Nicolo e A. Ungnad nella loro opera del 1934, fu da loro datata al 5° mese (“ab”). Si dovrebbe notare, comunque, che gli autori misero un punto interrogativo dopo il nome del mese. Il segno (che indica) il mese sulla tavoletta è danneggiato e potrebbe essere ricostruito in diversi modi. Nel recente lavoro di Parker e Dubberstein, Babilonian cronology, pubblicato nel 1956, dove la stessa tavoletta è designata “VAS VI 177”, gli autori apposero la nota: “il segno che sta per il mese è danneggiato”. Potrebbe essere IX (9) ma molto probabilmente è XII (12)” (pag. 17). L’intuizione originale di Nicolo e Ungnad era tutto sommato giusta. Siccome Dario morì nel settimo mese, una tavoletta datata al 9° o 12° mese dell’anno di accessione del suo successore è del tutto normale. Non fu sovrapposizione fra i due regni.
 

2. La fuga di Temistocle
(Riquadro a cura del Traduttore)

*** w70 15/10 pp. 613-616 Quanto sono fidati gli "storici classici"? ***
(...)
TUCIDIDE È UN’ECCEZIONE
Tucidide stesso è ampiamente considerato come un’eccezione alla regola dell’inesattezza e della negligenza fra gli storici "classici". The Encyclopædia Britannica dice: "Tucidide è l’unico fra gli uomini dei suoi giorni, . . . per l’ampia comprensione mentale con cui poté afferrare il generale significato di particolari avvenimenti . . . In contrasto coi [suoi] predecessori Tucidide ha sottoposto il suo materiale al più minuzioso esame".4 E The Encyclopedia Americana (edizione del 1956, Volume 26, pagina 596) dice questo: "Come storico, Tucidide ha il posto principale. Fu diligente e instancabile nel raccogliere e vagliare fatti, breve e conciso nel narrarli. Il suo stile è pieno di dignità e colmo di denso significato".

Tucidide, per esempio, aveva scritto che il generale greco Temistocle fuggì in Persia quando Artaserse Longimano era solo "recentemente salito al trono". (Si veda Thucydides, Libro I, Capitolo 9). La maggioranza degli altri storici dicono che questa fuga ebbe luogo durante il regno del padre di Artaserse, Serse I. Su questo punto lo storico romano Nepote (1° secolo a.E.V.) dichiarò: "Preferisco credere a Tucidide che ad altri, perché di tutti quelli che hanno lasciato racconti di quel periodo, egli era il più vicino nel tempo a Temistocle, ed era della stessa città". — Themistocles, Capitolo 9.

Sebbene la maggioranza delle odierne opere di consultazione indichi il 465 a .E.V. come anno in cui Artaserse ascese al trono di Persia, c’è buona ragione di credere che ciò sia sbagliato. Diodoro Siculo, storico greco del primo secolo a.E.V., indica il 471 a .E.V. come data della morte di Temistocle in Asia Minore, e c’è motivo di credere che la sua fuga avvenisse almeno due anni prima di ciò, o nel 473 a .E.V. Secondo Tucidide, questo avvenne quando Artaserse era "recentemente salito al trono". È dunque molto probabile che Artaserse salisse al trono in qualche tempo dell’anno 474 a .E.V.

E perché il regno di Artaserse interessa chi studia la Bibbia ? In Neemia 2:1-8 il racconto biblico afferma che nel suo ventesimo anno questo monarca emanò un decreto per la ricostruzione di Gerusalemme. Quindi, Daniele, profeta di Dio, fu informato che dal tempo del decreto di Artaserse fino alla comparsa del promesso Messia ci sarebbe stato un periodo di ‘sessantanove settimane di anni’ o 483 anni. (Dan. 9:25) I fatti storici rivendicarono dunque il calcolo biblico del tempo?

Il ventesimo anno dal 474 a .E.V. cominciò nel 455 a .E.V. Contando 483 anni da quest’ultima data, arriviamo all’anno 29 della nostra Èra Volgare, anno del battesimo di Gesù, nella quale occasione egli fu riconosciuto dal cielo come Messia. Come narrò il discepolo Luca: "Fu battezzato anche Gesù e, mentre egli pregava, il cielo si aprì e lo spirito santo in forma corporea simile a una colomba scese su di lui, e dal cielo venne una voce: ‘Tu sei il mio Figlio, il diletto; io ti ho approvato’". — Luca 3:21-23.
Si può notare, dunque, che degli storici "classici" del quinto secolo a.E.V. l’unico altamente raccomandato per il suo esame minuzioso dei fatti e le accurate dichiarazioni offre una testimonianza che sostiene anziché mettere in dubbio la cronologia biblica.
 

Molto è stato detto attraverso le pubblicazioni della WT della fuga di Temistocle in Persia. (leggi il brano nel riquadro) E’ un vecchio argomento, riesumato dal teologo gesuita Denis Petou (Petavius) e l’arcivescovo James Ussher nel diciassettesimo secolo. Fu presentato con dovizia di dettagli da E.W. Hengstenberg nella sua opera Cristologie des Alten Testaments, pubblicato a Berlino nel 1832. Secondo lo storico greco Teucide e Caronne di Lampedusa, Artaserse era il re col quale parlò Temistocle dopo il suo Arrivo in Persia. La WTS argomenta che Temistocle morì nel 471/70 a.C. circa. Perciò, Artaserse deve aver cominciato a regnare prima di tale data e non più tardi del 465 a.C. (Perspicacia, 2 pag. 572). Queste argomentazioni hanno una consistenza aleatoria, non fosse altro perché la WTS esclude alcune informazioni molto importanti. Come prova della sua pretesa che Temistocle incontrò Artaserse dopo il suo arrivo in Persia, cita l’informazione di Plutarco che “Teucidite e Caronne di Lampedusa riferiscono che Serse era defunto e che fu suo figlio Artaserse colui col quale Temistocle ebbe il suo colloquio”. Ma trascura la seconda parte del racconto di Plutarco, il quale dice: “Ma Ephraus e Didone e Clitarchus e Hercleides ed altri ancora che aveva accanto (dicono) che era Serse colui al quale andò. A me pare che sia molto più in accordo con la data cronologica di Teucidite, quantunque queste non abbiano alcun significato sicuramente stabilito.

La WTS, quindi, nasconde che Plutarco andava dicendo che un numero di antichi storici hanno scritto di questo avvenimento e che per la maggior parte di loro Serse, non Artaserse, era sul trono quando Temistocle andò in Persia. Inoltre, Plutarco (c. 46-120 d.C.) sentiva che Teucidite fosse più affidabile, egli sottolineava che la data cronologica non aveva alcun significato certo. Un fatto che sembra solitamente ignorato è che Teucidite scrisse la sua storia della fuga di Temistocle qualche tempo dopo il 406 a.C., ossia due generazioni dopo l’evento. Egli si contraddice parecchie volte in questo racconto, il quale mostra che le sue informazioni sul soggetto non possono essere credibili. (Su questo vedi il Cambridge Ancient History, V 1992, p.14). Ma anche se Temistocle avesse realmente incontrato Artaserse, non c’è niente che provi che questo avvenne nel –470. Non c’è alcuna evidenza di alcun genere a suffragio della pretesa che Temistocle sia morto nel –471/70 a.C. Nessuna delle fonti riferite dalla Società lo affermano e, alcune di esse, incluso Plutarco, mostrano chiaramente che egli morì molto più tardi, 459 a.C. circa (Vita di Plutarco, XXXI:2-5). Un tempo considerevole passò dopo il tentativo di diffamare Temistocle in Atene dalla magistratura di Praxiergus (471-70) fino al suo colloquio con Artaserse (o Serse). Occorsero diversi tentativi prima che i nemici di Temistocle avessero successo e lo costringessero alla fuga, prima da Atene e infine dalla Grecia (Cambridge History -vol. 5 pp.62 ff- data questa fuga nel 569 a.C.). Egli fuggì prima presso degli amici in Asia Minore, dove stette qualche tempo. La Società cita Diodoro Siculo in supporto alla data 471-70 per l’inizio della diffamazione di Temistocle, ma evita di menzionare il resoconto di Diodoro sull’arrivo di Temistocle in Asia Minore secondo il quale Serse era ancora sul trono di Persia! (Diodoro Siculo, XI:54-59). Questo, naturalmente, in conflitto col resoconto di Teucidite secondo il quale una lettera di Temistocle fu spedita dall’Asia Minore ad Artaserse. 
Dopo qualche tempo, evidentemente dopo qualche anno in Asia Minore, Temistocle finalmente andò in Persia. Qui egli passò un anno a studiare la lingua prima del suo incontro col re: Questo incontro può essere avvenuto verso la fina del 465 a.C. o all’inizio del 464 a.C. Storici come A.T. Olmsteadt argomentano che Serse può benissimo essere stato sul trono quando Temistocle arrivò in Persia, ma può essere morto poco dopo, in modo che Temistocle, dopo un anno impiegato a studiare la lingua, incontrò Artaserse. In questo modo i conflitti tra i resoconti degli storici antichi possono essere infine parzialmente armonizzati. 
Dopo il suo incontro col re persiano, Temistocle si stabilì nella città di Magnesia, dove visse alcuni anni prima di morire (Vita di Plutarco, XXXI:2-5). Perciò, è del tutto impossibile datare il suo anno di morte nel 471-70 a.C., come la WTS ha fatto. 

3.  Le tavolette datate anno “ 50” e “ 51” di Artaserse

A sostegno della pretesa che il regno di Artaserse durò 51 anni invece di 41, la WTS riferisce infine di due tavolette datate al suo “50°” anno e “51°” anno, rispettivamente. La prima tavoletta designata BM 65494 nel Catalogo pubblicato da Licthy e Gryson nel 1987 non è stata ancora tradotta e pubblicata. La seconda tavoletta, “CBM 12803”, da parte sua, fu pubblicata già nel 1908 da Albert T. Clay come N° 127 in The Babylonian Expedition of the University of Pensilvania, Series A: Cuneiform Texts, vol. VIII. Tutti gli esperti sono d’accordo che entrambe queste tavolette cuneiformi contengono errori di scrittura. 
Come la WTS nota, la tavoletta pubblicata da Clay riporta due date: “51° anno, anno di accessione, 12° mese, 20° giorno di Dario, re delle terre” (Perspicacia 2 p. 574). Il testo sembra, quindi, identificare il 51° anno (di Artaserse) con l’anno di accessione di Dario II.

Ma, ancora una volta, la WTS non dice tutta la verità. La ragione è che la completa verità modifica completamente il quadro. Abbiamo parecchie tavolette datate alla fine del regno di Artaserse, grazie alla scoperta di un archivio della ditta Murashu. Il numero delle tavolette datate al termine del regno di Artaserse e all’inizio del suo successore, Dario II, come mostrato dal grafico in fondo [vedi la versione originale], che fu pubblicato da M.W. Stalper nel 1985 (Entrepreneurs and Empire, p. 108). L’archivio include 48 testi del 41° anno di Artaserse datati al 1° anno di Dario II.

Come dimostrato dagli antichi storici greci, il mese seguente la morte di Artaserse fu un periodo caotico. Evidentemente egli morì verso la fine del suo 40° anno. Suo figlio e successore Serse II fu ucciso da suo fratello Sodiano soltanto dopo poche settimane di regno. L’usurpatore Sodiano quindi conservò il trono per 7 mesi, dopo i quali fu soppresso da Dario II nel febbraio del 423 a.C. Ma, dato che Sodiano non fu riconosciuto come legittimo re, gli scribi continuarono a datare i loro testi come riferiti al regno di Artaserse. In questo modo il regno di Artaserse fu artificiosamente esteso al 41° anno (alcuni testi datano perfino 42° anno). 
Non si iniziò a datare i testi in riferimento al regno di Dario se non dal 11° mese. Ma per evitare di fare confusione, gli scribi apposero due date sui testi, menzionando ugualmente il 41° anno (di Artaserse) e l’anno di accessione di Dario II. Per loro era importante tenere il computo cronologico dei regni, dato che questo era il loro calendario e l’epoca alla quale datavano i diversi eventi, politici, economici, astronomici e così via.

Un numero di tali testi con la doppia data del 11° e 12° mese dell’anno di accessione di Dario II sono stati riportati alla luce da F. X. Kugler, alla pag. 396 del suo Sterndienst in Babel, II Buch Teil, Helt 2 Munster 1924), quattro di essi presentano l’informazione cronologica nel modo che segue: 
1. Nippur, giorno 14 del mese 12, 41 anno, anno di accessione di Dario, re delle terre. 
2. Nippur, giorno 17 del mese 12, anno di accessione di Dario, re delle terre. La prima riga del testo contiene l’informazione “fino alla fine di Adar [12° mese] dell’anno 41, anno di accessione di Dario, re delle terre”. 
3. Nippur, giorno 20 del mese 12, anno di accessione di Dario, re delle terre. 
4. (Nippur), 41 anno, anno di accessione di Dario, re delle terre. 
Tutti questi testi mostrano concordemente che Dario II salì al trono nel 41° anno del suo predecessore. Essi mostrano chiaramente che Artaserse non poté governare per più di 41 anni. Il testo pubblicato da Clay nel 1908, messo in particolare rilievo dalla WTS, fa parte della stessa categoria dei testi doppiodatati come quelli citati sopra, con l’unica differenza che danno al predecessore di Dario un regno di 51 anni invece di 41. E’ abbastanza chiaro che il numero “51” su questa tavoletta contiene un errore di scrittura. E’ la sola ragionevole conclusione da prospettare, dato che la sola alternativa è quella di pretendere che il “41” riportato dalle altre tavolette sia un errore.

E’ difficile credere che gli scrittori della WTS non sappiano dell’esistenza di parecchie tavolette con doppia data con l’anno di accessione di Dario. Citare soltanto quelle con errori di scrittura (“50°” e “51°” anno) e mantenere il silenzio sulle altre che identificano l’anno di accessione di Dario col 41° anno del predecessore è lontano dall’essere onesti nei confronti dei lettori. Albert T. Clay, che ha pubblicato la tavoletta contenente l’erroneo “51°” era del tutto cosciente dell’errore di scrittura, come ha mostrato nel suo commento: 
“Tale errore era facile da commettere, dato che la differenza tra “41” e “51” in cuneiforme è soltanto un piccolo cuneo – un tocco con lo stiletto- Tali errori non erano inusuali. Il testo col segno “50” invece di “40” è solo un altro esempio dello stesso tipo di errore.”

 

Il regno di Artaserse fissato astronomicamente

  
L’evidenza decisiva per la lunghezza del regno di Artaserse si fonda sulle informazioni astronomiche di tavolette datate al suo tempo. Uno di tali testi è il “diario” astronomico “VAT 5047”, chiaramente datato 11° anno di Artaserse. Sebbene danneggiato, il testo preserva informazioni riguardanti due posizioni lunari in relazione a pianeti e alle posizioni di Mercurio, Venere e Saturno. Questa informazione basta a identificare la data del testo con il 454 a.C. Dato che questo fu l’11° anno di Artaserse, l’anno precedente, il 455 a.C. non può essere stato il suo 20° anno come la WTS pretende, ma il suo 10° anno. Il suo 20° anno deve per forza essere il 445/44 a.C. (vedi Sachs/Unger, Astronomical Diaries and Related Texts from Babilonia, vol. 1,Wien 1988, pp.56-59).

Vi sono anche alcune tavolette datate al 21° e ultimo anno di Serse. Una di esse, BM 32234, che è datata 14° o 18° giorno del 5° mese del 21° anno di Serse, appartiene allo stesso gruppo di testi astronomici denominati “testi dei 18 anni” o “testi di Saros”. Le informazioni astronomiche preservate su queste tavolette sono riferite all’anno 465 a.C. I testi includono le seguenti interessanti informazioni: “Mese V 14 (+X) Serse ucciso da suo figlio”. Questo testo da solo, non solo mostra che Serse governò per 21 anni, ma anche che il suo ultimo anno fu il 465 a.C., non il 475 a.C., come la Società sostiene.

Vi sono diversi “testi di Saros” di questo tipo che coprono il regno di Serse e Artaserse. In diverse dettagliate e datate descrizioni di eclissi lunari dei differenti anni di regno, esse stabiliscono la cronologia di questo periodo come una cronologia assoluta. 
Due altre tavolette astronomiche del regno di Serse e Artaserse, BM 45674 e BM 32299, contengono osservazioni datate del pianeta Venere. Di nuovo, queste osservazioni stabiliscono la cronologia di questo periodo come una cronologia assoluta.

Abbiamo così numerose osservazioni astronomiche datate di differenti parti dei regni di Serse e Artaserse preservate su tavolette cuneiformi. In parecchi casi, solo una o due di queste osservazioni sarebbero sufficienti a stabilire l’inizio e la fine del loro regno. Il numero totale di osservazioni astronomiche datate del loro regno, comunque, supera le 40. E’ perciò impossibile modificare i loro regni perfino di un anno. Il 455 a.C. come 20° anno di Artaserse datato dalla Società è palesemente sbagliato".

SOVRANI PERSIANI

Da: Oppenheim- "L'antica Mesopotamia" GTN Newton- pagg. 296-297. (Leo Oppenheim, uno dei maggiori studiosi contemporanei di Assiriologia, è stato direttore dell' "Assirian Dictionary" dell'Oriental Institute e professore di Studi Orientali all'Università di Chicago).

 Lista dei re achemenidi

Le date indicano gli anni di inizio e fine del regno

 

Riprendiamo un'affermazione di Jonsson: "...la verità è diventata una minaccia pericolosa per la WTS oggigiorno. Sebbene questa organizzazione usi la parola “verità” molto più spesso della maggior parte delle altre organizzazioni sulla terra, in effetti, la verità è diventata il peggior nemico del movimento." 
Quest'ultima potrebbe sembrare un'affermazione esagerata, ispirata magari da sentimenti di ostilità. Fughiamo i dubbi di questo genere riportando una rivelazione di Raymond Franz al tempo in cui era ancora uno dei membri del Corpo Direttivo di Brooklyn: 
"Volevamo cercare di ottenere qualche informazione attestante qualche falla o un qualsiasi lato debole nelle indicazioni astronomiche contenute in molte tavolette, indicazioni che provavano l’infondatezza del nostro 607 a.E.V. Alla fine fu evidente che, se davvero la nostra data fosse stata quella giusta, si sarebbe verificata una teorica cospirazione da parte degli antichi scribi –senza alcuna ragionevole giustificazione- per falsificare i fatti. E allora, come un avvocato di fronte a una prova che non può annullare, il mio tentativo fu quello di screditare o ridurre la credibilità degli antichi testimoni che avevano presentato quella prova: l’evidenza dei testi storici relativi all’Impero neo-babilonese" (Crisi di coscienza, pagg. 47,48).
 
Riprendiamo l'ultimo periodo: "E allora, come un avvocato di fronte a una prova che non può annullare, il mio tentativo fu quello di screditare o ridurre la credibilità degli antichi testimoni che avevano presentato quella prova: l’evidenza dei testi storici relativi all’Impero neo-babilonese".

Badate bene, questo metodo è stato elevato a "sistema" dai dirigenti della WTS: non potendo screditare la validità dei documenti comprovanti la verità, "come farebbero degli avvocati", cioè, a questo punto a loro non interessa più la verità. Ciò che li motiva è poter continuare a sostenere i loro errori nonostante la verità.
In questo, i dirigenti della WTS sono assimilabili perfettamente ai Sofisti, a quel genere di filosofi, osteggiati tra l'altro da Platone e Socrate, accusati, in particolare, di spregiudicatezza nel criticare le idee e i costumi tradizionali del loro paese, di voler disputare non per la ricerca dell' alétheia (della verità), ma dell'eikòs (del verosimile). I Sofisti per dare forza al loro discorso usavano l'antilogia, procedimento con cui ad ogni argomento si contrappone uno contrario, ugualmente valido. Platone criticando i Sofisti combatte a favore della vera filosofia che ha come fine la ricerca del vero bene che non ammette compromessi con la nostra coscienza. I Sofisti, nel cercare di rendere persuasivo ogni loro discorso, degeneravano nell'arte di disputare qualsiasi argomento e di confutare qualsiasi risposta indipendentemente dalla verità o falsità della risposta medesima. Secondo Aristotele le confutazioni sofistiche sono artifici o trucchi verbali che hanno lo scopo di ridurre al silenzio gli avversari e di avere la meglio sopra di loro.