
Testimoni di Geova -
Cronologia del 1914
LA CRONOLOGIA
DELL'IMPERO PERSIANO
ARGOMENTI PRINCIPALI
LA CRONOLOGIA
DELL'IMPERO PERSIANO

La cosiddetta
“cronologia biblica”
della Società Torre di Guardia
By Carl Olof Jonsson
Traduzione di Franco Miglionico
Introduzione:
Il ruolo della cronologia
nell’insegnamento della Società
Torre di Guardia.
"Pochi sono pienamente al corrente
del ruolo veramente centrale della
cronologia sostenuta e insegnata
dalla Società Torre di Guardia (WTS
d’ora innanzi – ndT). Perfino molti
testimoni di Geova (tdG d’ora
innanzi – ndT) non sono sempre
completamente consapevoli
dell’indissolubile connessione tra
la cronologia della Società e il
messaggio che predicano di porta in
porta. Messi a confronto da numerose
evidenze contro la loro cronologia,
alcuni tdG tendono a ridurla come a
qualcosa di cui potrebbero fare a
meno. “la cronologia non è così
importante, dopotutto, dicono”.
Molti Testimoni preferirebbero non
discutere del tutto il soggetto.
Quanto conta, allora, la cronologia
per l’organizzazione della WT? Di
fatto, essa costituisce la base
fondamentale per le pretese e il
messaggio di questo movimento.
La WTS pretende d’essere l’”unico
canale” e “portavoce” di Dio sulla
terra. In breve, il suo messaggio
implica che il regno di Dio è stato
stabilito in cielo nel 1914. Che
il“tempo della fine” iniziò in tale
anno, che Cristo ritornò
invisibilmente in tale anno sulla
terra per “ispezionare” le
denominazioni cristiane, che egli
infine le ha rigettate tutte eccetto
la WTS e i suoi associati i quali
egli- nel 1919 – ha designato quale
unico “strumento” sulla terra.
La Società insegna che la
generazione del 1914 non passerà
fino a che venga la fine ultima, la
“battaglia di Harmaghedon”, quando
tutti coloro che non hanno aderito
all’organizzazione della WT saranno
distrutti per sempre. I tdG si
aspettano di sopravvivere al giorno
del giudizio e vivere per sempre
sulla terra. L’anno 1914, quindi,
gioca un ruolo cruciale
nell’insegnamento della WTS. La data
è il prodotto di un calcolo
cronologico, secondo il quale i
cosiddetti “Tempi dei Gentili” a cui
si riferì Gesù in Luca 21:24 è un
periodo di 2520 anni che iniziò nel
607 a.C. e finì nel 1914. Questo
calcolo è la base del messaggio del
movimento. Perfino il Vangelo, la
“buona notizia” del regno (Mt.
24:14), pretendono, sia strettamente
associata con questa cronologia. Il
Vangelo predicato da altri cristiani
professanti, perciò, non è stato mai
il vero Vangelo. Dice la WTS
1-5-1981 a p. 17: “Gli
ascoltatori onesti mettano a
confronto il tipo di predicazione
del vangelo del regno fatta dai
sistemi religiosi della Cristianità
durante i secoli con quella fatta
dai tdG sin dalla Guerra Mondiale
nel 1918. Esse non sono la stessa
cosa. Quello dei tdG è realmente
Vangelo, o buona notizia, dato che
il celeste regno di Dio è stato
stabilito per mezzo
dell’intronizzazione di suo Figlio
Gesù Cristo alla fine dei Tempi dei
Gentili nel 1914” .
In linea con ciò, The Watchtower
del 1-5-1982 stabiliva che di tutte
le religioni sulla terra, i tdG sono
gli unici oggi che annunciano ai
popoli questa “buona notizia” (p.10).
Un tdG che tenti di svalutare il
ruolo della cronologia
nell’insegnamento della Società non
capisce che lui o lei insidia in tal
modo il messaggio del movimento.
Tale “sottovalutazione” non è
qualcosa che la leadership della WT
approva. Al contrario, Watchtower
del 1-1-1983, enfatizzava che la
“fine dei Tempi dei Gentili
nell’ultima metà del 1914 sta ancora
su una base storica come una delle
verità fondamentali alle quali
dobbiamo attenerci oggi (p. 12
grassetto e corsivo dell’Autore).
(*1)
La verità è che la WTS considera un
peccato mortale rigettare la
cronologia del 1914. Che il regno di
Dio fosse stabilito alla fine dei
“Tempi dei Gentili” nel 1914 è
declamato essere “il più importante
evento del nostro tempo”, rispetto
al quale “tutte le altre cose cadono
nell’irrilevanza. (*2)
Coloro che rigettano il calcolo sono
definiti incuranti del disegno di
Dio e pertanto saranno “distrutti
nella ‘grande tribolazione’ per
primi”.(*3
Membri tdG che abbandonano
apertamente il calcolo corrono il
rischio d’essere puniti molto
severamente. Se non si pentono e
cambiano atteggiamento, sono
disassociati e classificati come
“apostati” malvagi i quali “andranno
alla morte …, nella Ghenna”, senza
nessuna speranza di
resurrezione.(*4)
Non fa nessuna differenza se essi
credono ancora in Dio, nella Bibbia,
e in Gesù Cristo. Quando uno dei
lettori di Watchtower scrive e
chiede “Perché i tdG hanno
disassociato (scomunicato) per
apostasia alcuni che professano di
credere in Dio, la Bibbia, e Gesù
Cristo?” La Società risponde fra
l’altro:
“L’associazione approvata con i tdG
richiede che si accetti l’intera
linea del vero insegnamento della
Bibbia, incluse quelle credenze
spirituali che sono tipiche dei tdG.
Che cosa includono tali credenze? …
che il 1914 segna la fine dei Tempi
dei Gentili e l’insediamento del
regno di Dio in cielo, così come il
tempo della predetta presenza di
Cristo”.(*5)
Nessuno, pertanto, che ripudi il
calcolo che i “Tempi dei Gentili”
sono finiti nel 1914 è approvato
dalla Società come tdG. In realtà,
perfino qualcuno che segretamente
abbandoni la cronologia della
Società e di conseguenza possa
ancora formalmente essere
considerato come un tdG, in realtà
egli ha rigettato il messaggio della
WTS e, secondo i criteri propri
dell’organizzazione, in realtà non è
più membro del movimento.
Il carattere della
cronologia della Bibbia
La maggioranza dei tdG, comunque si
rende conto che il calcolo della WTS
dei Tempi dei Gentili è un elemento
indispensabile dell’attuale
struttura dottrinale
dell’organizzazione. Messi a
confronto con l’enorme mole di
evidenze contro la data 607 a.C. per
la desolazione di Gerusalemme,
parecchi tdG quindi schivano
l’evidenza, adducendo che confidano
soltanto nella Bibbia per questa
data, e affermano che coloro che
datano la desolazione di Gerusalemme
nel 587 o 586 a.C. confidano nelle
fonti secolari e storiche, piuttosto
che nella Bibbia.
Questa presentazione del problema
non è solo iniqua. E’ completamente
falsa. Essa rivela così che i
Testimoni non hanno realmente capito
la natura della cronologia biblica.
Non esistono date assolute nella
Bibbia. In nessun luogo è stabilito,
per esempio, che Gesù fu battezzato
nel 29 d.C., che Ciro prese
Babilonia nel 539 a.C., o che
Gerusalemme fosse desolata nel 607
a.C. come i tdG sostengono. La
Bibbia dà soltanto delle date
relative.
Così, quando leggiamo a proposito
della desolazione di Gerusalemme in
2 Re 25:1-12, noi troviamo
unicamente l’informazione che questo
avvenne nell’ “undicesimo anno di
Sedekia” (v.2), che corrisponde al
diciannovesimo anno del re
Nabucodonosor, re di Babilonia (v.8).
Ma quando avvenne questo? Quanto
dista dal nostro tempo? Quanti anni
prima dell’era cristiana accadde? Il
fatto è che la stessa Bibbia non dà
alcuna informazione di alcun genere
per collegare questa data con la
nostra era cristiana. I libri dei Re
e Cronache dicono che i re si
avvicendarono da Saul, il primo re,
a Sedekia, l’ultimo. Ci viene detto
chi succedette a chi e per quanti
anni essi governarono. Sommando la
lunghezza dei regni da Saul a
Sedekia possiamo misurare
approssimativamente tempo intercorso
(vi sono molti punti incerti) fra
questi due re. In questo modo
troviamo che il periodo della
monarchia ebraica copre
approssimativamente 500 anni. Però,
non abbiamo ancora trovato alcuna
risposta alla domanda. Quando, nel
fluire del tempo, questo periodo
iniziò e finì?
Se la Bibbia ci avesse fornito di
una serie ininterrotta di anni di
regno da Sedekia fino all’inizio
dell’era cristiana, la domanda
avrebbe la risposta. Ma, Sedekia fu
l’ultimo re. La Bibbia non dà
nemmeno altre informazione che ci
aiutino a calcolare la lunghezza del
periodo che va dall’”undicesimo
anno” di Sedechia fino all’inizio
dell’era cristiana. Abbiamo così un
periodo approssimativo di 500 anni,
il periodo della monarchia ebraica,
ma non è detto quanto distante dai
nostri tempi sia questo periodo, e
come possa essere rapportato all’era
cristiana.
Se la Bibbia avesse preservato date
e dettagliate descrizioni di eventi
astronomici, simili a eclissi solari
e lunari, o la posizione di pianeti
in relazione a i stelle e
costellazioni, questo ci avrebbe
aiutato. Gli astronomi moderni, con
la loro conoscenza del moto regolare
della luna e dei pianeti, sono
capaci di calcolare la posizione di
questi corpi celesti posti nel cielo
stellato migliaia di anni fa. Ma
sfortunatamente la Bibbia non
fornisce alcuna informazione di
questo tipo.
La Bibbia stessa, perciò, non mostra
come la sua cronologia possa essere
connessa con la nostra era. Una
cronologia, così “campata per aria”,
è soltanto una cronologia relativa.
Soltanto se la Bibbia ci avesse dato
il tempo esattamente intercorso da
Sedekia fino alla nostra era o con
una completa e coerente linea di
durata di regni, o dandoci
osservazioni astronomiche
dettagliate e datate, noi avremmo
avuto una cronologia assoluta, cioè
una cronologia che ci dà l’esatta
distanza dall’ultimo anno di Sedekia
fino al nostro tempo.
Esiste una
“cronologia biblica” senza le fonti
secolari?
La natura relativa delle date
bibliche non rende impossibile
datare gli eventi menzionati nella
Bibbia. Se fosse possibile
sincronizzare la cronologia biblica
con la cronologia di un altro campo,
che a sua volta possa essere
riferita all’era cristiana, in
questo caso sarebbe possibile
convertire la cronologia relativa
della Bibbia in una cronologia
assoluta. Tuttavia, questo significa
dover confidare nelle fonti
extra-bibliche, che sono storiche e
secolari, per datare eventi biblici.
Non abbiamo altra scelta. Se
vogliamo sapere quando un evento
menzionato nella Bibbia accadde, sia
la data della caduta di Babilonia,
la data della desolazione di
Gerusalemme da parte di
Nabucodonosor, la data della
ricostruzione del tempio durante il
regno di Dario I, e ogni altra data,
dobbiamo rivolgerci alle fonti
storiche e secolari. Questo è la
sgradevole realtà che ogni credente
biblico deve accettare, gli/le
piaccia o no. La semplice verità
è che senza fonti secolari non c’è
cronologia biblica né datazioni di
eventi biblici.
Questo significa anche,
naturalmente, che è impossibile
usare la “cronologia biblica” come
una misura del tempo imparziale,
indipendente con la quale stimare la
correttezza di certe date. Quando,
per esempio, qualche Testimone punta
sul fatto che gli storici moderni
datano la caduta di Babilonia nel
539 a.C. e quindi pretendono che “la
cronologia biblica è in armonia con
questa data”, essi non anno ben
chiaro ciò che la natura relativa
della cronologia biblica realmente
implica. Dal momento che la Bibbia
non dà l’anno del calendario per la
caduta di Babilonia (o per ogni
altro evento), la dichiarazione che
la Bibbia sia in accordo con la data
secolare di questo evento del 539
a.C. è del tutto insensata. Ed è,
appunto insensato e fuorviante
asserire che la data secolare per la
desolazione di Gerusalemme, il 587
a.C., sia in disaccordo con la
cronologia della Bibbia, dal momento
che l’anno del calendario per tale
evento non è dato dalla Bibbia.
Ora, questi Testimoni, sostengono
pienamente la pretesa della WTS che
i 70 anni di Geremia 25:11,12 e
29:10 si riferiscano al periodo
della desolazione di Gerusalemme dal
18° anno di Nabucodonosor al ritorno
dall’esilio giudaico nel 1° anno di
Ciro. Come risultato di questo modo
di intendere, l’intervallo di tempo
che gli storici hanno determinato
per questi due eventi (587/86 e
538/37 a.C.) risulta troppo corto.
Di conseguenza, i Testimoni
rigettano una delle due date, il
587/86. Per quale ragione rigettano
questa data e non l’altra?
Non c’è una ragione biblica per
questa scelta. Come abbiamo
sottolineato sopra, la Bibbia non è
né d’accordo né in disaccordo con
ciascuna di queste due date. La
Bibbia, pertanto, non può decidere
quale delle due date è la migliore.
Su quale base, allora, dovrebbe
essere fatta la scelta, ammesso che
l’interpretazione dei 70 anni fatta
dalla Società si corretta?
Il più logico, erudito e fondato
metodo vorrebbe che si accettasse la
data meglio definita dalle fonti
extra-bibliche e storiche. E tali
fonti mostrano in modo definitivo
che la cronologia del regno di
Nabucodonosor è molto meglio
determinata da documenti astronomici
ed altri documenti che la cronologia
del regno di Ciro. La scelta
naturale per un cristiano che crede
nella Bibbia, quindi, dovrebbe
essere quella di ritenere la data
587/86 a.C. e rigettare la data
538/37 a.C. ammesso che vi sia una
reale scelta da fare fra esse.
Nondimeno, i Testimoni hanno fatto
la scelta opposta. Dal momento che
la ragione per questa scelta non è
né la Bibbia né l’evidenza storica,
Qual è la reale ragione della loro
scelta?
Lealtà alla Bibbia
o alla speculazione profetica?
Se i Testimoni insistono che il
periodo di 70 anni iniziò nel 18°
anno di Nabucodonosor e finì nel 1°
anno di Ciro, dovrebbero cominciare
ad accettare il 587/86 come la più
attendibile delle due date.
Procedendo di 70 anni, questa data
li condurrebbe al 518/17 quale 1°
anno di Ciro, invece del 538/37.
Questo sarebbe, biblico e più dotto
del ritenere il 538/37 e rigettare
il 587/86. Qualche Testimone
potrebbe forse rimostrare
che,partendo dal 1° anno di Ciro
verso il 518/17 a.C. significherebbe
impedire le 70 settimane di anni di
Daniele 9:24-27 quale ponte sopra la
maggior parte del tempo rimanente
fino ai giorni di Cristo. Secondo la
WTS queste 70 “settimane di anni”
interpretati come 490 anni,
iniziarono nel 20° anno del re
Persiano Artaserse, il quale è
datato 455 a.C.
I
Testimoni, perciò, potrebbero
ribadire che l’intervallo fra la
fine del regno di Ciro e l’inizio
del regno di Artaserse sia troppo
breve (abbracciando solo i regni di
Cambise, Dario I e Serse I) per fare
affidamento sulle date secolari di
questo periodo. Occorre notare,
comunque, che la data della Società
per il 20° anno di Artaserse è in
conflitto con tutte le fonti
storiche. L’intero regno di
Artaserse I (464/3-424/23 a.C.) è
assolutamente fissato da numerose
osservazioni astronomiche preservate
su tavolette cuneiformi, quali
“diari” astronomici, testi
riportanti eclissi lunari ed altri
con osservazioni planetari! Tutte
queste fonti mostrano concordemente
che l’anno 20° di Artaserse è stato
il 445/44 a.C., non il 455/54. Dato
che la data preferita dalla WTS
implica un prolungamento del regno
di Artaserse da 41 a 51 anni, il
regno del suo predecessore, Serse I,
ha dovuto essere abbreviato, da 21 a
11 anni, ancora una volta in diretto
conflitto con tutte le fonti
storiche! Altrimenti i regni di
tutti i precedenti re avrebbero
dovuto essere spostati indietro di
10 anni. Il primo di Ciro, per
esempio, dovrebbe essere spostato
dal 538/37 a.C. al 548/47. Tale
cambiamento, naturalmente
distruggerebbe completamente la
“cronologia biblica” della WTS.
In tal modo le 70 settimane di
Daniele non sono d’alcun aiuto ai
Testimoni. Quelli che sono capaci di
aggiungere 10 anni al regno di
Artaserse I, di sottrarre10 anni dal
regno di Serse I, e aggiungere 20
anni all’era neo-babilonese, ogni
volta col supremo disprezzo di tutte
le fonti storiche, non dovrebbero
avere alcuna difficoltà nello
spostare il primo anno di Ciro dal
538/37 a.C. al 518/17 a.C., o la
caduta di Babilonia dal 539 a.C. al
516 a.C.! (*6)
Perché, dunque, la WTS e i suoi
apologeti rigettano il 587/86 a.C.
al posto del 538/37 a.C.? Come
abbiamo sottolineato, la ragione non
è né biblica né storica.
La risposta è del tutto ovvia. La
data 587/86 a.C. è in diretto
conflitto con la cronologia dei
“Tempi dei Gentili” della WTS. In
tale cronologia il 607 a.C. per la
desolazione di Gerusalemme è
l’indispensabile punto di partenza.
Senza l’anno 607 a.C. la Società non
arriverebbe al 1914 d.C. Ed è questa
data la testa di ponte delle pretese
e del messaggio dell’organizzazione
della WT, a niente è consentito di
sconvolgerla, né alla Bibbia né ai
fatti storici. In sintesi, non è
pertanto né una questione di lealtà
alla Bibbia né di lealtà ai fatti
storici. La scelta della data ha
tutto un altro motivo: La lealtà
alla speculazione cronologica che è
diventata una condizione vitale
delle pretese divine
dell’organizzazione della WT."
NOTE
1 Il precedente presidente
della Società, Frederik W. Franz,
nella discussione del mattino della
direzione generale il 17 novembre
1979 accentuò l’importanza della
data 1914 dicendo: “L’unico scopo
della nostra esistenza quale Società
annunciante il Regno stabilito nel
1914 e il grido di avvertimento
della caduta di Babilonia: Abbiamo
un messaggio speciale da lanciare” (Rymond
Franz, In serch of Christian freedom,
Atlanta: Commentary Press, 1991, pp.
32, 33).
2 The Watchtower, 1 gennaio
1988, pp. 10,11.
3 The Watchtower, 1 settembre
1985, p. 25.
4 The watchtower, 1 aprile
1982, p. 27. In The Watchtower del
15 luglio 1992, I Testimoni sono
ferfino spinti a “odiare” certi
“apostati … con una completa
ostilità” (pag. 12) Questo non fu un
semplice “scarto di penna”.
L’esortazione fu ripetuta in The
Watchtower del 1 ottobre 1993. Dei
membri che precedentemente ruppero i
legami con l’organizzazione della WT
perché non se la sentivano di
sostenere ancora le loro pretese e
insegnamenti, non sono stati
classificati soltanto come
“apostati”, ma anche come “nemici di
Dio”, come quelli che “odiano
intensamente Geova”. Essi hanno
dimostrato di essere così “radicati
nel peccato” che “l’immoralità è
diventata una parte inseparabile
della loro natura”. Pertanto, i
cristiani “li devono odiare” e
chiedere a Dio di ucciderli (pag.
19) Un simile rancoroso attacco agli
ex membri del movimento rispecchia
un’attitudine che è l’esatto
contrario di quella raccomandata da
Gesù nel suo sermone della montagna
(Mat. 5:43-48), ci si chiederà
perché la WTS giudica necessario
ricorrere a un linguaggio così
malevole. La risposta è ovvia per
ogni osservatore attento e
informato. I capi del movimento
sanno molto bene che i fatti
riguardanti la loro “cronologia
biblica”, per esempio, che ha
causato la fuoriuscita di migliaia
di membri dall’organizzazione negli
ultimi anni, fornisce la strada ai
Testimoni in generale, in gran
numero, per negare la loro fiducia
all’organizzazione e alla sua
leadership. Allo scopo di
salvaguardare le pretese che essi
reclamano per se stessi, i capi
dell’organizzazione sono costretti a
impedire ai testimoni di studiare
questi fatti. Il metodo a cui
ricorrono è quello vecchio e ben
collaudato dalle organizzazioni
autoritarie attraverso i secoli. I
membri dissidenti sono scomunicati
(“disassociati”), calunniati,
diffamati e isolati. I Testimoni
hanno insegnato che esiste un
“peccato mortale”, come parlano e
leggono nei loro libri e che è la
vera attitudine cristiana nei loro
confronti. In tal modo si spera che
le informazioni imbarazzanti possono
essere negate dai Testimoni. In tal
modo la verità è diventata una
minaccia pericolosa per la WTS
oggigiorno. Sebbene questa
organizzazione usi la parola
“verità” molto più spesso della
maggior parte delle altre
organizzazioni sulla terra, in
effetti, la verità è diventata il
peggior nemico del movimento.
5 The Watchtower del 1 aprile
1986, pp.30,31.
6 Le date 587/86 e il 538/37
a.C. sono entrambe corrette: Nessuna
di esse è in conflitto con la
Bibbia: Geremia non disse che i 70
anni fossero “per Gerusalemme”, ma
“per Babilonia” (Ger. 29:10; la
traduzione “A Babilonia” della NM e
KJV è una traduzione errata). Nel
momento in cui l’Assiria cedette
definitivamente a Babilonia nel 609
a.C., i 70 anni “per Babilonia”
durarono dal 609 al 539 a.C. – vedi
i dettagli di questo aspetto ne
“I Tempi dei Gentili”
dell’Autore.
|
La genesi di
un errore
"La
data dell'incarico di Nehemia è
riconosciuta come l'anno 445 a.C. Però,
l'opera del Dott. Hale sulla cronologia
(pagg. 449 e 531) e il trattato del Dott.
Priestlie in 'Armonia con l'evangelista'
(pagg. 24-38) mostra che questa comune
prospettiva nove anni più corta, e darebbe
il 454 a.C.come la data corretta della
missione di Nehemia; e con questa data la
predizione di Daniele (Cap. 9:25),
concernente il decreto di restaurare e
costruire Gerusalemme, concordemente"
Questa era la convinzione di Charles Taze
Russell, come l'ebbe espressa ne "Studi
sulle Scritture" vol. II -cap.'Il primo
avvento'- 1889.
Al tempo di Russell la questione della
cronologia era basata sulla preferenza di
alcuni autori piuttosto che altri. Benché
Russell riconoscesse che il 20° anno di
Artaserse era considerato da altri
studiosi il 445 a.C., adottò comunque la
data 454 a.C. ( 455 a.C. per i Testimoni
di Geova, perché non vi fu un anno
"zero").
Ma, quali erano le conoscenze storiche
all'epoca di Russell? Tali conoscenze sono
tutt'ora valide?
Se negli anni che precedettero gli scritti
di Russell, in fondo, la questione
cronologica degli eventi storici si
riduceva a una questione di preferenza di
alcuni autori invece di altri, oggi non è
più così. L'archeologia ha portato alla
luce una tale mole di documenti (diari
astronomici, tavolette commerciali,
iscrizioni regie ecc.) di fronte ai quali
non si può che accettare l'evidenza.
Il 20° anno di Artaserse è stato così
definitivamente accertato essere il 445/44
a.C. A parte i Testimoni di Geova, nessuno
oggi si sognerebbe di sostenere una data
diversa.
La domanda che sorge spontanea a questo
punto è: "Per quale motivo i Testimoni non
accettano l'evidenza storica e scientifica
e si abbarbicano ancora su una data che è
di 10 anni più "lunga" e di oltre un
secolo più vecchia?" A tale domanda i
Testimoni rispondono che lo fanno per
essere coerenti con la Bibbia, piuttosto
che con le fonti secolari. Ma, come è
spiegato nell'introduzione da C.O. Jonsson,
la questione non è "Bibbia sì o Bibbia
no". La questione è essere disposti a
riconoscere, oppure no, un errore commesso
oltre un secolo fa, quando mancavano gli
strumenti e le conoscenze cronologiche
corrette e abbandonarlo, nonostante i
costi da pagare siano alti per averlo
sostenuto per oltre un secolo.
Ma, si obietterà, rinunciare alla data 455
a.C. non significa rinunciare a un
insegnamento biblico fondamentale,
sostenuto dalla profezia? Infatti, a
questa data è legata la profezia delle 70
settimane che annunciava la venuta del
Messia.
La risposta è NO! Che Gesù Cristo sia
venuto nel nostro mondo e che questo fosse
predetto da una profezia di Daniele è
innegabile. Ciò che qui si mette in
discussione è il procedimento adottato
dalla Società Torre di Guardia. Vi sono
altre possibili spiegazioni della
predizione di Daniele che conducono alla
stessa realtà perseguita dai Testimoni di
Geova: dimostrare che la prima venuta di
Cristo fu esattamente predetta dalle
Scritture.
Ripetiamo, rinunciando all'insegnamento
della Torre di Guardia non si rinuncia
all'insegnamento biblico, ma soltanto a un
procedimento basato su un'errata
comprensione sia della Bibbia, sia delle
fonti secolari.
Riportiamo di seguito una confutazione
delle tesi della Società di Carl Olof
Jonsson.
Il 20°
anno di Artaserse
By Carl Olof Jonsson, 1989
Traduzione di Franco Miglionico
"La questione della cronologia del
regno di Artaserse I e la sua
presunta relazione con le 70
settimane di Daniele 9:24-27
richiederebbe un piccolo libro per
rispondere, è ciò che avevo
pianificato di scrivere, infatti,
per qualche anno. Ho raccolto del
materiale sul soggetto per alcuni
anni e nel 1989 ho perfino scritto
un abbozzo in svedese. Tuttavia,
altri progetti hanno impegnato il
mio tempo da allora e non pretendo
di poter riassumere il lavoro sulle
70 settimane nelle poche pagine che
seguono. La discussione che segue è
un esame degli argomenti addotti
dalla Watch Tower Bible & Tract
Society (WTS, d’ora in poi n.d.T.)
in supporto all’idea che Artaserse I
salì al trono nel 475 a.C., non nel
465 a.C., come è ritenuto dagli
storici moderni. Quello che segue è
un breve sommario di quel trattato
scritto in svedese.
1. Serse fu co-reggente con suo
padre Dario?
Vero è che la WTS si sforza di
risolvere il problema creato dal
prolungamento della durata del regno
di Artaserse da 41 a 52 anni (avendo
datato 475 invece di 465 a.C. il suo
anno di accessione) abbreviando il
regno del suo predecessore, Serse,
(485-465) da 21 a 11 anni,
argomentando che i primi 10 anni di
governo di Serse furono di
co-reggenza con Dario.
Non c’è la più pallida evidenza in
supporto a tale co-reggenza. La
discussione della WTS alle pagg.
568-574 [ed. ital.] del suo
dizionario biblico Perspicacia per
comprendere le Scritture, vol. 2
(1988) è una misera distorsione
dell’evidenza storica. Così alla
pag. 572 essa rivendica:
“Ci sono validi motivi per credere
che Serse e il padre Dario abbiano
regnato insieme. Lo storico greco
Erodoto (VII, 3) scrive: “Dario, che
aveva riconosciuto giusto quanto [Serse]
gli diceva [cioè di farlo re],
designò re proprio lui. Secondo il
mio parere, Serse sarebbe stato re
anche senza questo consiglio”.
Questo indica che Serse fu designato
re durante il regno di suo padre
Dario.”
Se diamo uno sguardo al resoconto di
Erodoto comunque, scopriamo che
egli, pochissime frasi dopo,
contraddice decisamente la pretesa
della WTS che vi furono 10 anni do
co-reggenza di Serse con Dario
asserendo che Dario morì dopo tale
nomina di Serse come suo successore.
Erodoto dice:
“Dario nominò Serse re dei Persiani,
e si accingeva alla spedizione. Ma
dopo questi avvenimenti e la
ribellione D’Egitto, durante i
preparativi per l’anno seguente,
avvenne che Dario, dopo un regno
durato complessivamente trentasei
anni, venisse a morte, senza che
egli riuscisse a vendicarsi né
dell’Egitto ribelle né degli né
degli Ateniesi. Morto Dario passò il
regno al figlio Serse.” (Erodoto,
Storie – trad. di Piero Sgroj GTE
Newton p.370).
Ciò che troviamo, quindi, è che
Dario designò Serse come suo
successore un anno (non 10!) prima
che morisse. Inoltre, Erodoto, non
dice che Dario designò Serse
co-reggente, ma suo successore
(notare per esempio le parole usate
nel passaggio citato dalla WTS nella
traduzione di Aubrey de Sèlincourt,
Penguin Book). Nel paragrafo
precedente, Erodoto spiega questo
comune avvicendarsi presso i re
persiani di designare i loro
successori al trono prima di andare
in guerra, nel caso fossero uccisi
in battaglia. Questa consuetudine,
egli dice, fu seguita da Dario.
La WTS, quindi, cita Erodoto
completamente fuori dal contesto
eliminando la successiva frase che
non sostiene la sua pretesa.
Incredibilmente, essa presenta
questa falsificazione col termine
“solida evidenza” (trad. letterale
dall’inglese di “solid evidence”-
nell’ed. ital. c’è: “validi motivi”
n.d.T.)!
Inoltre, la WTS è alquanto
incoerente riguardo all'affidabilità
di Erodoto (nota e "specchietto" a
cura di F. Miglionico):
|
Egitto, Egiziani - In Ezechiele
29:1-16 è predetta una desolazione
dell’Egitto della durata di 40 anni.
Questo periodo può aver fatto seguito
alla conquista dell’Egitto da parte di
Nabucodonosor. Anche se alcuni
commentatori osservano che quello di
Amasi (Ahmose) II, successore di Hofra,
fu un regno assai prospero per oltre
40 anni, le loro conclusioni si basano
principalmente sulla testimonianza di
Erodoto, che si recò in Egitto più di
cent’anni dopo. Ma, come osserva l’Encyclopædia
Britannica (1959, vol. 8, p. 62) a
proposito della storia di Erodoto
riguardante questo periodo (il
“periodo saitico”), “le sue
dichiarazioni non si dimostrano
interamente degne di fiducia quando
possono essere messe a confronto con i
rari documenti locali”. F. C. Cook,
dopo aver osservato nel suo
commentario biblico che Erodoto non
menziona neanche l’attacco di
Nabucodonosor contro l’Egitto, dice:
“È noto che Erodoto, pur riferendo
fedelmente tutto quello che aveva
udito e visto in Egitto, era debitore
per le informazioni relative alla
storia del passato ai sacerdoti
egiziani, le cui favole egli adottò
con cieca credulità. . . . Tutta la
storia [scritta da Erodoto] di Apries
[Hofra] e Amasi è mescolata con tanti
particolari incoerenti e leggendari
che potremmo benissimo esitare ad
accettarla come storia autentica. Non
è affatto strano che i sacerdoti
cercassero di nascondere l’onta
nazionale di essere stati assoggettati
a un giogo straniero”. (Commentary,
Nota B., p. 132) Quindi anche se la
storia secolare non offre alcuna
chiara prova dell’adempimento di
questa profezia, possiamo avere
fiducia nell’accuratezza della Bibbia.
(Perspicacia per comprendere la
Bibbia p. 783). |
Altra “solida evidenza” presentata
nel loro dizionario biblico in
supporto alla co-reggenza è della
stessa qualità, per esempio il
bassorilievo trovato a Persepoli, il
quale Herzfeld nel 1932 indicò
essere una co-reggenza di Serse con
Dario (Perspicacia 2 p.573). Questa
idea, comunque, è stata destituita
dagli eruditi moderni. Proprio il
fatto che il principe con la corona
è raffigurato in piedi dietro il
trono mostra che egli non è re e
co-reggente, ma un successore
designato. In secondo luogo, nessun
nome è stato trovato sul
bassorilievo, e la conclusione che
l’uomo sul trono sia Dario e il
principe coronato sia Serse non è
che una supposizione. J.M. Cook,
nella sua opera sulla storia della
Persia, arguisce che questo principe
coronato sia Artobaranes, il figlio
maggiore di Dario (Cook, L’impero
Persiano, N.Y. 1983, p.75). Altri
moderni eruditi, come A.B. Tilia e
von Gall, hanno messo in discussione
che il re possa essere Dario, dicono
che dev’essere Serse e che,
pertanto, il principe è il figlio di
Serse! (Cook, p. 242, ftn 24).
Quanto alle “evidenze delle fonti
babilonesi” per la vantata
co-reggenza, la WTS riferisce del
“Palazzo di Serse” che fu costruito
in Babilonia nel 498-496 a.C.
Nessuna evidenza però prova che tale
palazzo fosse costruito “da Serse”.
J.M. Cook si riferisce al resoconto
di Erodoto che Serse fu designato al
trono un anno prima della morte di
Dario nel 486 a.C. e aggiunge:
“Se Erodoto è nel giusto in questo,
la residenza costruita per il figlio
del re di Babilonia nel primo 490
dev’essere inteso per Artobaranes” (Cook,
pp. 74, 75).
Il palazzo, quindi, non prova nulla
riguardo alla co-reggenza di Serse
con Dario.
L’ “evidenza finale” per la pretesa
co-reggenza consiste in due
tavolette d’argilla che sono state
datate nell’anno di accessione di
Serse. Secondo la WTS ambedue le
tavolette sono datate diversi mesi
prima dell’ultima tavoletta datata
all’ultimo anno del regno di Dario
(Perspicacia 2, p. 573 – [avvertenza
del traduttore: alcune espressioni
nella versione in inglese, dei testi
citati, sono state rese in modo
differente nell'edizione in
italiano]). Questa “sovrapposizione”
dei due regni, si argomenta, indica
una co-reggenza.
Ma, o la WTS nasconde i fatti reali
riguardo a queste due tavolette,
oppure essa ha fatto una ricerca
molto scadente sulla materia. La
prima tavoletta, designata “A 124”
da Thompson nel suo Catalogo del
1927, non è datata nell’anno di
accessione di Serse (486-485), come
indicato da Thompson. Si tratta di
un errore di trascrizione compiuto
dallo stesso Thompson. La tavoletta
è attualmente datata 1° anno di
Serse (485-484). Questo fu annotato
nel lontano 1941 da Gorge G. Cameron
in The American Journal of Semitic
Language and Literature, vol. LVIII,
p.320, ftn 33. Sicché, non c’è
alcuna “sovrapposizione” dei regni.
La seconda tavoletta, “VAT 4397”,
pubblicata come N° 634 da M. San
Nicolo e A. Ungnad nella loro opera
del 1934, fu da loro datata al 5°
mese (“ab”). Si dovrebbe notare,
comunque, che gli autori misero un
punto interrogativo dopo il nome del
mese. Il segno (che indica) il mese
sulla tavoletta è danneggiato e
potrebbe essere ricostruito in
diversi modi. Nel recente lavoro di
Parker e Dubberstein, Babilonian
cronology, pubblicato nel 1956, dove
la stessa tavoletta è designata “VAS
VI 177”, gli autori apposero la
nota: “il segno che sta per il mese
è danneggiato”. Potrebbe essere IX
(9) ma molto probabilmente è XII
(12)” (pag. 17). L’intuizione
originale di Nicolo e Ungnad era
tutto sommato giusta. Siccome Dario
morì nel settimo mese, una tavoletta
datata al 9° o 12° mese dell’anno di
accessione del suo successore è del
tutto normale. Non fu
sovrapposizione fra i due regni.
2. La fuga di
Temistocle
(Riquadro a cura del Traduttore)
***
w70 15/10 pp. 613-616 Quanto sono
fidati gli "storici classici"? ***
(...)
TUCIDIDE È UN’ECCEZIONE
Tucidide stesso è ampiamente
considerato come un’eccezione alla
regola dell’inesattezza e della
negligenza fra gli storici "classici".
The Encyclopædia Britannica dice: "Tucidide
è l’unico fra gli uomini dei suoi
giorni, . . . per l’ampia comprensione
mentale con cui poté afferrare il
generale significato di particolari
avvenimenti . . . In contrasto coi
[suoi] predecessori Tucidide ha
sottoposto il suo materiale al più
minuzioso esame".4 E The Encyclopedia
Americana (edizione del 1956, Volume
26, pagina 596) dice questo: "Come
storico, Tucidide ha il posto
principale. Fu diligente e
instancabile nel raccogliere e
vagliare fatti, breve e conciso nel
narrarli. Il suo stile è pieno di
dignità e colmo di denso significato".
Tucidide, per esempio, aveva scritto
che il generale greco Temistocle fuggì
in Persia quando Artaserse Longimano
era solo "recentemente salito al
trono". (Si veda Thucydides, Libro I,
Capitolo 9). La maggioranza degli
altri storici dicono che questa fuga
ebbe luogo durante il regno del padre
di Artaserse, Serse I. Su questo punto
lo storico romano Nepote (1° secolo
a.E.V.) dichiarò: "Preferisco credere
a Tucidide che ad altri, perché di
tutti quelli che hanno lasciato
racconti di quel periodo, egli era il
più vicino nel tempo a Temistocle, ed
era della stessa città". —
Themistocles, Capitolo 9.
Sebbene la maggioranza delle odierne
opere di consultazione indichi il 465
a .E.V. come anno in cui Artaserse
ascese al trono di Persia, c’è buona
ragione di credere che ciò sia
sbagliato. Diodoro Siculo, storico
greco del primo secolo a.E.V., indica
il 471 a .E.V. come data della morte
di Temistocle in Asia Minore, e c’è
motivo di credere che la sua fuga
avvenisse almeno due anni prima di
ciò, o nel 473 a .E.V. Secondo
Tucidide, questo avvenne quando
Artaserse era "recentemente salito al
trono". È dunque molto probabile che
Artaserse salisse al trono in qualche
tempo dell’anno 474 a .E.V.
E perché il regno di Artaserse
interessa chi studia la Bibbia ? In
Neemia 2:1-8 il racconto biblico
afferma che nel suo ventesimo anno
questo monarca emanò un decreto per la
ricostruzione di Gerusalemme. Quindi,
Daniele, profeta di Dio, fu informato
che dal tempo del decreto di Artaserse
fino alla comparsa del promesso Messia
ci sarebbe stato un periodo di
‘sessantanove settimane di anni’ o 483
anni. (Dan. 9:25) I fatti storici
rivendicarono dunque il calcolo
biblico del tempo?
Il ventesimo anno dal 474 a .E.V.
cominciò nel 455 a .E.V. Contando 483
anni da quest’ultima data, arriviamo
all’anno 29 della nostra Èra Volgare,
anno del battesimo di Gesù, nella
quale occasione egli fu riconosciuto
dal cielo come Messia. Come narrò il
discepolo Luca: "Fu battezzato anche
Gesù e, mentre egli pregava, il cielo
si aprì e lo spirito santo in forma
corporea simile a una colomba scese su
di lui, e dal cielo venne una voce:
‘Tu sei il mio Figlio, il diletto; io
ti ho approvato’". — Luca 3:21-23.
Si può notare, dunque, che degli
storici "classici" del quinto secolo
a.E.V. l’unico altamente raccomandato
per il suo esame minuzioso dei fatti e
le accurate dichiarazioni offre una
testimonianza che sostiene anziché
mettere in dubbio la cronologia
biblica.
|
Molto è stato detto attraverso le
pubblicazioni della WT della fuga di
Temistocle in Persia. (leggi il
brano nel riquadro) E’ un vecchio
argomento, riesumato dal teologo
gesuita Denis Petou (Petavius) e
l’arcivescovo James Ussher nel
diciassettesimo secolo. Fu
presentato con dovizia di dettagli
da E.W. Hengstenberg nella sua opera
Cristologie des Alten Testaments,
pubblicato a Berlino nel 1832.
Secondo lo storico greco Teucide e
Caronne di Lampedusa, Artaserse era
il re col quale parlò Temistocle
dopo il suo Arrivo in Persia. La WTS
argomenta che Temistocle morì nel
471/70 a.C. circa. Perciò, Artaserse
deve aver cominciato a regnare prima
di tale data e non più tardi del 465
a.C. (Perspicacia, 2 pag. 572).
Queste argomentazioni hanno una
consistenza aleatoria, non fosse
altro perché la WTS esclude alcune
informazioni molto importanti. Come
prova della sua pretesa che
Temistocle incontrò Artaserse dopo
il suo arrivo in Persia, cita
l’informazione di Plutarco che
“Teucidite e Caronne di Lampedusa
riferiscono che Serse era defunto e
che fu suo figlio Artaserse colui
col quale Temistocle ebbe il suo
colloquio”. Ma trascura la seconda
parte del racconto di Plutarco, il
quale dice: “Ma Ephraus e Didone e
Clitarchus e Hercleides ed altri
ancora che aveva accanto (dicono)
che era Serse colui al quale andò. A
me pare che sia molto più in accordo
con la data cronologica di Teucidite,
quantunque queste non abbiano alcun
significato sicuramente stabilito.
La WTS, quindi, nasconde che
Plutarco andava dicendo che un
numero di antichi storici hanno
scritto di questo avvenimento e che
per la maggior parte di loro Serse,
non Artaserse, era sul trono quando
Temistocle andò in Persia. Inoltre,
Plutarco (c. 46-120 d.C.) sentiva
che Teucidite fosse più affidabile,
egli sottolineava che la data
cronologica non aveva alcun
significato certo. Un fatto che
sembra solitamente ignorato è che
Teucidite scrisse la sua storia
della fuga di Temistocle qualche
tempo dopo il 406 a.C., ossia due
generazioni dopo l’evento. Egli si
contraddice parecchie volte in
questo racconto, il quale mostra che
le sue informazioni sul soggetto non
possono essere credibili. (Su questo
vedi il Cambridge Ancient History, V
1992, p.14). Ma anche se Temistocle
avesse realmente incontrato
Artaserse, non c’è niente che provi
che questo avvenne nel –470. Non c’è
alcuna evidenza di alcun genere a
suffragio della pretesa che
Temistocle sia morto nel –471/70
a.C. Nessuna delle fonti riferite
dalla Società lo affermano e, alcune
di esse, incluso Plutarco, mostrano
chiaramente che egli morì molto più
tardi, 459 a.C. circa (Vita di
Plutarco, XXXI:2-5). Un tempo
considerevole passò dopo il
tentativo di diffamare Temistocle in
Atene dalla magistratura di
Praxiergus (471-70) fino al suo
colloquio con Artaserse (o Serse).
Occorsero diversi tentativi prima
che i nemici di Temistocle avessero
successo e lo costringessero alla
fuga, prima da Atene e infine dalla
Grecia (Cambridge History -vol. 5 pp.62
ff- data questa fuga nel 569 a.C.).
Egli fuggì prima presso degli amici
in Asia Minore, dove stette qualche
tempo. La Società cita Diodoro
Siculo in supporto alla data 471-70
per l’inizio della diffamazione di
Temistocle, ma evita di menzionare
il resoconto di Diodoro sull’arrivo
di Temistocle in Asia Minore secondo
il quale Serse era ancora sul trono
di Persia! (Diodoro Siculo, XI:54-59).
Questo, naturalmente, in conflitto
col resoconto di Teucidite secondo
il quale una lettera di Temistocle
fu spedita dall’Asia Minore ad
Artaserse.
Dopo qualche tempo, evidentemente
dopo qualche anno in Asia Minore,
Temistocle finalmente andò in
Persia. Qui egli passò un anno a
studiare la lingua prima del suo
incontro col re: Questo incontro può
essere avvenuto verso la fina del
465 a.C. o all’inizio del 464 a.C.
Storici come A.T. Olmsteadt
argomentano che Serse può benissimo
essere stato sul trono quando
Temistocle arrivò in Persia, ma può
essere morto poco dopo, in modo che
Temistocle, dopo un anno impiegato a
studiare la lingua, incontrò
Artaserse. In questo modo i
conflitti tra i resoconti degli
storici antichi possono essere
infine parzialmente armonizzati.
Dopo il suo incontro col re
persiano, Temistocle si stabilì
nella città di Magnesia, dove visse
alcuni anni prima di morire (Vita di
Plutarco, XXXI:2-5). Perciò, è del
tutto impossibile datare il suo anno
di morte nel 471-70 a.C., come la
WTS ha fatto.
3. Le tavolette datate anno “ 50” e
“ 51” di Artaserse
A
sostegno della pretesa che il regno
di Artaserse durò 51 anni invece di
41, la WTS riferisce infine di due
tavolette datate al suo “50°” anno e
“51°” anno, rispettivamente. La
prima tavoletta designata BM 65494
nel Catalogo pubblicato da Licthy e
Gryson nel 1987 non è stata ancora
tradotta e pubblicata. La seconda
tavoletta, “CBM 12803”, da parte
sua, fu pubblicata già nel 1908 da
Albert T. Clay come N° 127 in The
Babylonian Expedition of the
University of Pensilvania, Series A:
Cuneiform Texts, vol. VIII. Tutti
gli esperti sono d’accordo che
entrambe queste tavolette cuneiformi
contengono errori di scrittura.
Come la WTS nota, la tavoletta
pubblicata da Clay riporta due date:
“51° anno, anno di accessione, 12°
mese, 20° giorno di Dario, re delle
terre” (Perspicacia 2 p. 574). Il
testo sembra, quindi, identificare
il 51° anno (di Artaserse) con
l’anno di accessione di Dario II.
Ma, ancora una volta, la WTS non
dice tutta la verità. La ragione è
che la completa verità modifica
completamente il quadro. Abbiamo
parecchie tavolette datate alla fine
del regno di Artaserse, grazie alla
scoperta di un archivio della ditta
Murashu. Il numero delle tavolette
datate al termine del regno di
Artaserse e all’inizio del suo
successore, Dario II, come mostrato
dal grafico in fondo [vedi la
versione originale], che fu
pubblicato da M.W. Stalper nel 1985
(Entrepreneurs and Empire, p. 108).
L’archivio include 48 testi del 41°
anno di Artaserse datati al 1° anno
di Dario II.
Come dimostrato dagli antichi
storici greci, il mese seguente la
morte di Artaserse fu un periodo
caotico. Evidentemente egli morì
verso la fine del suo 40° anno. Suo
figlio e successore Serse II fu
ucciso da suo fratello Sodiano
soltanto dopo poche settimane di
regno. L’usurpatore Sodiano quindi
conservò il trono per 7 mesi, dopo i
quali fu soppresso da Dario II nel
febbraio del 423 a.C. Ma, dato che
Sodiano non fu riconosciuto come
legittimo re, gli scribi
continuarono a datare i loro testi
come riferiti al regno di Artaserse.
In questo modo il regno di Artaserse
fu artificiosamente esteso al 41°
anno (alcuni testi datano perfino
42° anno).
Non si iniziò a datare i testi in
riferimento al regno di Dario se non
dal 11° mese. Ma per evitare di fare
confusione, gli scribi apposero due
date sui testi, menzionando
ugualmente il 41° anno (di
Artaserse) e l’anno di accessione di
Dario II. Per loro era importante
tenere il computo cronologico dei
regni, dato che questo era il loro
calendario e l’epoca alla quale
datavano i diversi eventi, politici,
economici, astronomici e così via.
Un numero di tali testi con la
doppia data del 11° e 12° mese
dell’anno di accessione di Dario II
sono stati riportati alla luce da F.
X. Kugler, alla pag. 396 del suo
Sterndienst in Babel, II Buch Teil,
Helt 2 Munster 1924), quattro di
essi presentano l’informazione
cronologica nel modo che segue:
1. Nippur, giorno 14 del mese 12, 41
anno, anno di accessione di Dario,
re delle terre.
2. Nippur, giorno 17 del mese 12,
anno di accessione di Dario, re
delle terre. La prima riga del testo
contiene l’informazione “fino alla
fine di Adar [12° mese] dell’anno
41, anno di accessione di Dario, re
delle terre”.
3. Nippur, giorno 20 del mese 12,
anno di accessione di Dario, re
delle terre.
4. (Nippur), 41 anno, anno di
accessione di Dario, re delle
terre.
Tutti questi testi mostrano
concordemente che Dario II salì al
trono nel 41° anno del suo
predecessore. Essi mostrano
chiaramente che Artaserse non poté
governare per più di 41 anni. Il
testo pubblicato da Clay nel 1908,
messo in particolare rilievo dalla
WTS, fa parte della stessa categoria
dei testi doppiodatati come quelli
citati sopra, con l’unica differenza
che danno al predecessore di Dario
un regno di 51 anni invece di 41. E’
abbastanza chiaro che il numero “51”
su questa tavoletta contiene un
errore di scrittura. E’ la sola
ragionevole conclusione da
prospettare, dato che la sola
alternativa è quella di pretendere
che il “41” riportato dalle altre
tavolette sia un errore.
E’ difficile credere che gli
scrittori della WTS non sappiano
dell’esistenza di parecchie
tavolette con doppia data con l’anno
di accessione di Dario. Citare
soltanto quelle con errori di
scrittura (“50°” e “51°” anno) e
mantenere il silenzio sulle altre
che identificano l’anno di
accessione di Dario col 41° anno del
predecessore è lontano dall’essere
onesti nei confronti dei lettori.
Albert T. Clay, che ha pubblicato la
tavoletta contenente l’erroneo “51°”
era del tutto cosciente dell’errore
di scrittura, come ha mostrato nel
suo commento:
“Tale errore era facile da
commettere, dato che la differenza
tra “41” e “51” in cuneiforme è
soltanto un piccolo cuneo – un tocco
con lo stiletto- Tali errori non
erano inusuali. Il testo col segno
“50” invece di “40” è solo un altro
esempio dello stesso tipo di
errore.”
Il
regno di Artaserse fissato
astronomicamente
L’evidenza decisiva per la lunghezza
del regno di Artaserse si fonda
sulle informazioni astronomiche di
tavolette datate al suo tempo. Uno
di tali testi è il “diario”
astronomico “VAT 5047”, chiaramente
datato 11° anno di Artaserse.
Sebbene danneggiato, il testo
preserva informazioni riguardanti
due posizioni lunari in relazione a
pianeti e alle posizioni di
Mercurio, Venere e Saturno. Questa
informazione basta a identificare la
data del testo con il 454 a.C. Dato
che questo fu l’11° anno di
Artaserse, l’anno precedente, il 455
a.C. non può essere stato il suo 20°
anno come la WTS pretende, ma il suo
10° anno. Il suo 20° anno deve per
forza essere il 445/44 a.C. (vedi
Sachs/Unger, Astronomical Diaries
and Related Texts from Babilonia,
vol. 1,Wien 1988, pp.56-59).
Vi sono anche alcune tavolette
datate al 21° e ultimo anno di Serse.
Una di esse, BM 32234, che è datata
14° o 18° giorno del 5° mese del 21°
anno di Serse, appartiene allo
stesso gruppo di testi astronomici
denominati “testi dei 18 anni” o
“testi di Saros”. Le informazioni
astronomiche preservate su queste
tavolette sono riferite all’anno 465
a.C. I testi includono le seguenti
interessanti informazioni: “Mese V
14 (+X) Serse ucciso da suo figlio”.
Questo testo da solo, non solo
mostra che Serse governò per 21
anni, ma anche che il suo ultimo
anno fu il 465 a.C., non il 475 a.C.,
come la Società sostiene.
Vi sono diversi “testi di Saros” di
questo tipo che coprono il regno di
Serse e Artaserse. In diverse
dettagliate e datate descrizioni di
eclissi lunari dei differenti anni
di regno, esse stabiliscono la
cronologia di questo periodo come
una cronologia assoluta.
Due altre tavolette astronomiche del
regno di Serse e Artaserse, BM 45674
e BM 32299, contengono osservazioni
datate del pianeta Venere. Di nuovo,
queste osservazioni stabiliscono la
cronologia di questo periodo come
una cronologia assoluta.
Abbiamo così numerose osservazioni
astronomiche datate di differenti
parti dei regni di Serse e Artaserse
preservate su tavolette cuneiformi.
In parecchi casi, solo una o due di
queste osservazioni sarebbero
sufficienti a stabilire l’inizio e
la fine del loro regno. Il numero
totale di osservazioni astronomiche
datate del loro regno, comunque,
supera le 40. E’ perciò impossibile
modificare i loro regni perfino di
un anno. Il 455 a.C. come 20° anno
di Artaserse datato dalla Società è
palesemente sbagliato".
SOVRANI
PERSIANI

Da: Oppenheim- "L'antica Mesopotamia" GTN Newton- pagg. 296-297. (Leo Oppenheim, uno dei maggiori studiosi contemporanei di Assiriologia, è stato direttore dell' "Assirian Dictionary" dell'Oriental Institute e professore di Studi Orientali all'Università di Chicago).
Lista dei re achemenidi
-
Achemenes
-
Teispe,
figlio di Achemene, re di Arsan e di Persia
-
Ciro
I, figlio di Teispe, re di Arsan
-
Ariaramne,
figlio di Teispe, re di Persia
-
Cambise
I, figlio di Ciro I, re di Arsan
-
Arsame,
figlio di Ariaramne, re di Persia
-
Ciro
II, figlio di Cambise I
550
a.C.-530
a.C.
-
Cambise
II, figlio di Ciro II
529
a.C.-522
a.C.
-
Smerdi
(Bardiya), presunto figlio di Ciro II
522
a.C.
-
Dario
I, cognato di Smerdi e nipote di Arsame
521
a.C.-486
a.C.
-
Serse
I, figlio di Dario I
485
a.C.-465
a.C.
-
Artaserse
I, figlio di Serse I
465
a.C.-424
a.C.
-
Serse
II, figlio di Artaserse I
424
a.C.
-
Sodgiano,
fratellastro di Serse II
424
a.C.-423
a.C.
-
Dario
II, fratellastro di Serse II
423
a.C.-405
a.C.
-
Artaserse
II, figlio di Dario II
405
a.C.-359
a.C. (vedi anche
Senofonte)
-
Artaserse
III, figlio di Artaserse II
358
a.C.-338
a.C.
-
Artaserse
IV Arse, figlio di Artaserse III
338
a.C.-336
a.C.
-
Dario
III, pronipote di Dario II
336
a.C.-330
a.C.
-
Alessandro
il Grande conquistatore dell'impero achemenide nel
330
a.C.
Le date indicano gli anni di inizio e fine del regno
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Riprendiamo un'affermazione di
Jonsson: "...la verità è diventata
una minaccia pericolosa per la WTS
oggigiorno. Sebbene questa
organizzazione usi la parola
“verità” molto più spesso della
maggior parte delle altre
organizzazioni sulla terra, in
effetti, la verità è diventata il
peggior nemico del movimento."
Quest'ultima potrebbe sembrare
un'affermazione esagerata, ispirata
magari da sentimenti di ostilità.
Fughiamo i dubbi di questo genere
riportando una rivelazione di
Raymond Franz al tempo in cui era
ancora uno dei membri del Corpo
Direttivo di Brooklyn:
"Volevamo cercare di ottenere
qualche informazione attestante
qualche falla o un qualsiasi lato
debole nelle indicazioni
astronomiche contenute in molte
tavolette, indicazioni che provavano
l’infondatezza del nostro 607 a.E.V.
Alla fine fu evidente che, se
davvero la nostra data fosse stata
quella giusta, si sarebbe verificata
una teorica cospirazione da parte
degli antichi scribi –senza alcuna
ragionevole giustificazione- per
falsificare i fatti. E allora, come
un avvocato di fronte a una prova
che non può annullare, il mio
tentativo fu quello di screditare o
ridurre la credibilità degli antichi
testimoni che avevano presentato
quella prova: l’evidenza dei testi
storici relativi all’Impero
neo-babilonese" (Crisi di
coscienza, pagg. 47,48).
Riprendiamo l'ultimo periodo: "E
allora, come un avvocato di fronte a
una prova che non può annullare, il
mio tentativo fu quello di
screditare o ridurre la credibilità
degli antichi testimoni che avevano
presentato quella prova: l’evidenza
dei testi storici relativi
all’Impero neo-babilonese".
Badate bene, questo metodo è stato
elevato a "sistema" dai dirigenti
della WTS: non potendo screditare la
validità dei documenti comprovanti
la verità, "come farebbero degli
avvocati", cioè, a questo punto a
loro non interessa più la verità.
Ciò che li motiva è poter continuare
a sostenere i loro errori nonostante
la verità.
In questo, i dirigenti della WTS
sono assimilabili perfettamente ai
Sofisti, a quel genere di filosofi,
osteggiati tra l'altro da Platone e
Socrate, accusati, in particolare,
di spregiudicatezza nel criticare le
idee e i costumi tradizionali del
loro paese, di voler disputare non
per la ricerca dell' alétheia (della
verità), ma dell'eikòs (del
verosimile). I Sofisti per dare
forza al loro discorso usavano
l'antilogia, procedimento con cui ad
ogni argomento si contrappone uno
contrario, ugualmente valido.
Platone criticando i Sofisti
combatte a favore della vera
filosofia che ha come fine la
ricerca del vero bene che non
ammette compromessi con la nostra
coscienza. I Sofisti, nel cercare di
rendere persuasivo ogni loro
discorso, degeneravano nell'arte di
disputare qualsiasi argomento e di
confutare qualsiasi risposta
indipendentemente dalla verità o
falsità della risposta medesima.
Secondo Aristotele le confutazioni
sofistiche sono artifici o trucchi
verbali che hanno lo scopo di
ridurre al silenzio gli avversari e
di avere la meglio sopra di loro.
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