Dal Cristianesimo al Cattolicesimo

 

Matteo 18:20 Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

1Timoteo 2:5 Infatti c'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo,

"... che tutti i principi devono baciare i piedi soltanto al papa. Che il suo nome deve essere recitato in chiesa. Che il suo titolo è unico al mondo. Che gli è lecito deporre l'imperatore ... Che nessuno deve revocare la sua parola e che egli solo lo può fare. Che nessuno lo può giudicare" (1) Papa Gregorio VII.

"Nella persona dei vescovi ... il Signore Gesù Cristo è presente in mezzo ai credenti ... I vescovi, in modo eminente e visibile, svolgono il ruolo di Cristo stesso come Maestro, Pastore e Pontefice e agiscono in sua vece (2) Concilio Vaticano II.

"Il papa, vescovo di Roma e successore di S. Pietro, è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità sia dei vescovi sia della moltitudine dei fedeli. Infatti, il romano Pontefice, in virtù del suo ufficio di vicario di Cristo e di Pastore di tutta la chiesa, ha sulla chiesa la potestà piena, suprema e universale che può sempre esercitare liberamente" (3).

Introduzione

Molti cristiani pensano che tra Cristianesimo e Cattolicesimo non ci sia alcuna differenza. Invece è necessario, prima di tutto dal punto di vista storico, distinguere i due fenomeni. Potremmo, cioè, definire il Cattolicesimo come la forma dominante assunta dal Cristianesimo nei primi secoli dopo cristo, ma ciò non esclude la presenza di altre concezioni e organizzazioni che si richiamano all'insegnamento di Cristo. Ovviamente, queste sono rimaste nell'ombra, oscurate dalla grandezza assunta dal fenomeno cattolico, ma ognuno di noi sa che non sempre gli sviluppi maggioritari sono garanzia di verità. Ci permettiamo, quindi, di dubitarne e di analizzare le fasi e i caratteri assunti dagli sviluppi in senso cattolico.

Fin dal II secolo d.C. fu avvertita una profonda esigenza di unità cristiana che si concretizzò sia in sviluppi dell'elemento organizzativo sia della definizione delle credenze. Abbiamo, quindi, da un lato il formarsi di una ecclesiologia centralizzata, che gravita intorno alla figura del vescovo, dall'altra il consolidamento di dogmi garantiti dall'autorità vescovile stessa. E' probabilmente l'accentuazione del valore delle autorità umane, come garanzia di unità e di verità, che conduce alla costituzione della struttura ecclesiastica cattolica, con i suoi caratteri di gerarchizzazione e di normatività dottrinale.

1. Personaggi di rilievo

a. Costantino e Sant'Agostino, rappresentano due tappe importanti sul cammino che conduce alla formazione della struttura del Cattolicesimo. Il primo, può considerarsi l'inauguratore delle ambizioni politico-terrene di tale religione; il secondo, il fondatore di un metodo di ricerca teologica che apre le porte a influssi filosofici estranei al mondo giudaico-cristiano. Costantino fu dapprima un capo militare in lotta continua per il potere imperiale. Alcune fonti cristiane (Lattanzio, Eusebio) narrano che, quando il suo esercito era sul punto di affrontare lo scontro decisivo col rivale Massenzio, nella battaglia di ponte Milvio, fu colto da una rivelazione divina o da una visione che lo spinse ad apporre sugli scudi dei suoi soldati il simbolo della croce, come segno di accettazione del dio cristiano che gli prometteva la vittoria (in hoc signo vinces = In questo segno vincerai). Così avvenne, e Costantino riportò la vittoria. Ciò spigherebbe perché, l'anno successivo, il 313 d.C., egli emanasse il famoso editto di Milano o di tolleranza col quale il Cristianesimo cessava di essere religione perseguitata e diventava religio licita, cioè ammessa. Tuttavia,, il comportamento futuro del sovrano caratterizzato spesso dalla logica di potere, da atti delittuosi anche nei confronti dei propri familiari, ma contemporaneamente da un affetto particolare per il Cristianesimo, che venne da lui favorito in diverse circostanze (per esempio con incarichi affidati ai vescovi), spingono ad ammettere un giudizio prudente circa la sua "conversione". Anzi, secondo molti, Costantino sarebbe l'emblema del politico che strumentalizza la religione ai fini del governo; egli avrebbe compreso l'utilità di porre il Cristianesimo come fondamento dell'unità dell'Impero, allora già in rapida disgregazione. Altri riconoscono all'imperatore un genuino interesse spirituale per la nuova religione, anche se non aiutato da una perfetta coerenza morale.

Non possiamo qui analizzare le motivazioni né fare una scelta netta per l'una o l'altra posizione, ma possiamo osservare che con lui le tentazioni verso la conquista di un influsso non solo spirituale, ma anche politico da parte cristiana possono passare dall'ambito del desiderio a quello della realtà. L'ambizione dei papi per il potere e l'ascendente terreno, se non sono imputabili a Costantino, trovano comunque un terreno favorevole in seguito alla sua politica religiosa.

b. Sant'Agostino. Vissuto a cavallo tra il IV e il V secolo d.C., è probabilmente il primo grande filosofo cristiano. Grazie alla sua intelligenza, alla sua cultura e sensibilità, le idee cristiane trovano una struttura razionale. Spirito inquieto, alla ricerca della verità fin dai suoi anni giovanili, sensibile in particolare al problema del peccato e della colpa, troverà nel Cristianesimo, che già conosceva tramite la madre, una risposta ai propri dubbi. Egli arriva al traguardo del battesimo dopo aver lasciato la nativa Africa (era nato in una località oggi in territorio algerino), nel vivo ambiente culturale della Milano dominata dal forte ascendente del vescovo Ambrogio. Qui, come è ormai riconosciuto dagli studiosi, s'incontra con una cultura cristiana, rappresentata dall'entourage del vescovo, sensibilmente impregnata di neoplatonismo. Egli stesso riconoscerà negli "Ennadi" di Plotino, il caposcuola del neoplatonismo, un'esperienza religiosa di enorme importanza, che faciliterà in lui l'incontro col Cristianesimo. Un fortissimo senso della spiritualità, la possibilità quindi di leggere molti rozzi passi delle Scritture, soprattutto dell'Antico Testamento, in senso spirituale, cioè allegorico; una simbologia, quella della luce, particolarmente adatta a trasmettere l'idea della rivelazione e della fede, sono gli ingredienti primari dell'influsso esercitato su questo Padre della chiesa da Plotino.

E' importante ricordare, inoltre, che una dottrina platonica, estranea al contesto di pensiero giudaico-cristiano, si rafforza probabilmente per l'influsso di Agostino: la dottrina dell'immortalità dell'anima, che diverrà nella storia del pensiero religioso il veicolo per altre credenze erronee, come una concezione dualistica della natura umana, il culto dei santi, il purgatorio e, in tempi recenti, lo spiritismo. Ovviamente non si tratta di distruggere per partito preso la figura di un grande personaggio come Agostino al quale devono essere riconosciuti pure importanti contributi nella storia del pensiero cristiano. E' però significativo mostrare come il cambiamento di alcune verità scritturali fosse possibile fin dai primi secoli dell'era cristiana quando, per l'esigenza di dare al Cristianesimo una credibilità anche sul piano intellettuale, elementi pagani ad esso estranei filtrarono nel corpo delle sue credenze. Il Cattolicesimo non ha una data di nascita precisa, ma si forma progressivamente per la modificazione delle credenze cristiane sotto la spinta di esigenze umane di vario tipo.

2. Gli elementi costitutivi del Cattolicesimo

a. La tradizione. Che cos'è la tradizione per i cattolici e quale funzione ha? Il Cattolicesimo riconosce nella "tradizione", consacrata dall'insegnamento secolare della chiesa e dalla testimonianza dei suoi grandi personaggi, una componente fondamentale della verità divina, insieme alle Sacre Scritture e all'insegnamento del Magistero ecclesiastico. Il Protestantesimo ha polemizzato aspramente, fin dalla sua nascita, contro questa posizione, contrapponendo a quella triplice fonte di verità una fonte unica, la "sola Scrittura". Solo la Bibbia è ispirata da Dio e in quanto tale rappresenta la sorgente della verità alla cui acqua devono attingere tutti i credenti. Sia la tradizione sia il Magistero ecclesiastico rappresentano invece artifici umani per garantire la stabilità e il potere della chiesa. Si deve tuttavia riconoscere che nell'idea di tradizione in sé non è contenuto, necessariamente, un significato negativo e nessuno di noi, né tanto meno le comunità religiose, prescindono da tradizioni di vario tipo. Cerchiamo di capire allora che cosa ha di erroneo la concezione di tradizione in senso cattolico. Subito dopo la morte di Gesù non esistevano ancora gli scritti del Nuovo Testamento che successivamente sarebbero diventati punto di riferimento stabile per il cristiano. E' allora la tradizione a farsi carico della trasmissione degli insegnamenti di Cristo. Quale tradizione? Quella apostolica. Finché gli apostoli furono in vita, furono i testimoni della verità. Alla loro morte, però, venne a mancare questa possibilità di relazione diretta con loro, e naturalmente anche prima gli apostoli non potevano essere ovunque. Per garantire allora la trasmissione (tradizione appunto) della corretta dottrina ci si affidò a coloro che erano stati in contatto ravvicinato con gli apostoli. Si identificarono allora alcune località più importanti nella quali era testimoniata, almeno si credeva, una successione apostolica ininterrotta. Nasce così la preminenza di sedi vescovili particolari (come Antiochia, Alessandria, Costantinopoli, Gerusalemme, Roma) fra le quali emerge per importanza la città di Roma, a causa della sua fondazione apostolica fatta risalire a Pietro e Paolo, due apostoli invece di uno. Sarà in particolare Ireneo di Lione (II secolo d.C.) a teorizzare questa idea di tradizione, garantita dalla successione ininterrotta della sede romana. Non solo, visto che la distanza temporale degli apostoli diventava sempre maggiore, egli pensò di rafforzare il valore della testimonianza di fede della comunità romana enunciando il principio del charisma veritatis. Il vescovo, in quanto capo della comunità, ha ricevuto il dono dello Spirito Santo, che lo guida e lo guiderà sempre in un'interpretazione corretta della verità. Mi sembra che siamo di fronte a una tipica impostazione sacramentale che caratterizzerà il Cattolicesimo nella sua storia futura. La validità di un atto religioso, in questo caso l'interpretazione della verità, è garantita a priori dal sacramento, cioè dal conferimento di una grazia particolare in occasione dell'ordinazione ecclesiastica. Certamente nei primissimi secoli non esisteva ancora un canone ben definito, cioè non si era ancora formato il Nuovo Testamento per cui i punti di riferimento della retta dottrina dovevano essere dei testimoni di particolare valore. Ma una volta in possesso della Bibbia nella sua completezza, il Cristianesimo ha avuto a disposizione un punto di riferimento più stabile e certo della variabilità delle opinioni umane.

b. La struttura centralizzata della chiesa, presente oggi nel Cattolicesimo, è esistita sin dai tempi antichi? Nel Nuovo Testamento abbiamo solo poche indicazioni relative all'organizzazione e al governo della comunità. Si trattava di un nucleo limitato di credenti, per cui l'esigenza organizzativa passava in secondo piano rispetto a espressioni spontanee ed entusiastiche di spiritualità. Ma la vita di preghiera e di predicazione della buona novella imporrà abbastanza presto la necessità di un'organizzazione la quale comincerà a delinearsi fin dagli scritti del Nuovo testamento. Negli Atti del apostoli vediamo abbastanza presto fare la sua comparsa la funzione di diacono che affianca gli apostoli, i quali conservano la funzione della predicazione nel servizio di tipo più materiale offerto ai poveri e alle vedove (Atti 6:8; 1 Tim 3:8-13). Compare inoltre la funzione di presbyteros o anziano, con la responsabilità di guida  e punto di riferimento della comunità (1 Tim 3:1-7). Sulla base dei testi, i diaconi e gli anziani sembrano emergere dalla comunità in modo naturale, come membri di buona reputazione, stimati dal punto di vista morale e spirituale. Essi non appaiono ancora come componente separata dal gregge spirituale del quale ricevono la responsabilità, come avverrà nel Cattolicesimo maturo, quando dalle funzioni soprannominate nasceranno i preti e i vescovi, vera e propria élite, distinta ed elevata per le sue prerogative che si troverà al di sopra dei semplici fedeli. La chiesa assumerà così una struttura gerarchica, dominata da un vescovo universale, il vescovo di Roma, innalzato al rango di suprema autorità religiosa e spirituale. La chiesa tenderà allora a identificarsi per lunghi secoli non più con la comunità dei fedeli, ma con i rappresentanti della gerarchia, i quali diventano il tramite dei rapporti tra i fedeli e Cristo. Ma ciò si oppone alla parola del Vangelo: "Poiché per mezzo di lui (Gesù) e gli uni e gli altri abbiamo accesso al Padre in un medesimo Spirito" Ef. 2:18:

c. Com'è possibile che la chiesa perseguitata sia divenuta in breve tempo un centro di potere politico? Dobbiamo ricordare in primo luogo che al tempo della svolta costantiniana l'Impero Romano era un organismo in crisi. Proprio per reagire alle difficoltà di coesione statale, Costantino e poi altri innalzarono il Cristianesimo a una posizione mai raggiunta prima. Solo dieci anni avanti, il 313, ano dell'Editto di tolleranza, sotto l'impero di Docleziano infuriava una grande persecuzione anticristiana. Ma questa sarebbe stata l'ultima: il Cristianesimo conquistò dapprima il diritto di cittadinanza, poi alcuni privilegi per divenire, infine, l'unica religione dell'impero. Ciò avene con l'Editto di Tessalonica del 380 d.C., per volere di Teodosio. E' interessante un breve passo dell'Editto:

"Ordiniamo che coloro che seguono questa norma vengano chiamati cristiani cattolici e che tutti gli altri, che riteniamo pazzi e o insensati, debbano essere considerati macchiati di eresia e le loro associazioni non debbano essere definite come chiese, e che esse devono essere colpiti prima dalla vendetta divina e poi dal castigo della nostra indignazione, che avremo stabilito a discrezione della nostra volontà ispirata da Dio"

Il Cristianesimo diventa religione di stato e di conseguenza le altre religioni vengono minacciate di persecuzione. Il passo è breve per la trasformazione della religione perseguitata in religione persecutrice. La stretta unione del potere politico con quello spirituale determina naturalmente tale conseguenza: ne sono testimonianza innumerevoli vicende della  storia successiva. Infatti, quando l'Impero Romano d'Occidente crollò e il potere non poté più essere esercitato in Italia, il vescovo di Roma intese naturalmente di riempire tale vuoto, ponendosi come centro di autorità e di ordine, conquistandosi in seguito un territorio sul quale regnare: Lo Stato Pontificio. Noi riteniamo, quindi, che la vera chiesa di Dio debba conservare sempre la sua natura umile, accettando anche di essere perseguitata pur di non compromettersi con il potere. Così si era espresso infatti Gesù: "Beati voi quando v'oltraggeranno e vi persguiteranno ... poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi" Mt. 5:11.12 (Cfr. Gv 15:20; 2Tim. 3:12). (segue)