Dal dono della famiglia al celibato

 

Genesi 1:27: "Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. 28 Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra». 18 Poi Dio il SIGNORE disse: «Non è bene che l'uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui». 22 Dio il SIGNORE, con la costola che aveva tolta all'uomo, formò una donna e la condusse all'uomo. 23 L'uomo disse: «Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall'uomo». 24 Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne."

"Non credere che, come il ventre è stato creato per il cibo e il cibo per il ventre, così anche il corpo sia stato fatto per l'unione sessuale. (Il corpo è stato fatto) perché sia tempio per il Signore ... Anche Adamo infatti aveva un corpo in Paradiso, e tuttavia non conobbe Eva sua sposa finché rimase in Paradiso, ma quando fu cacciato dopo il suo atto di disubbidienza ... La scelta ottimale è una vita di castità. " (1).

"In un cero senso, potremmo dire che lo stato più "naturale" dell'uomo è proprio la verginità, perché noi non siamo "chiamati" a vivere in un eterno rapporto di coppia, ma a vivere i un eterno rapporto con Dio. Dio, non un partner umano, è destinato a essere per sempre il nostro "tutto". (2).

Introduzione

Sintesi della verità evangelica

La Bibbia c'insegna che la famiglia fa parte dei progetti divini. E' una realtà che non è conseguenza della caduta nel peccato, ma appartiene alla realtà dell'Eden. Dio, per far comprendere l'amore e la cura che lui ha per l'umanità, si è servito più volte dell'immagine dello sposo-sposa. La Bibbia non impone il celibato né lo propone come spiritualmente migliore dello stato coniugale.

Motivi del superamento della verità.

In che modo la Chiesa Cattolica è arrivata al celibato ecclesiastico? E' proprio la storia della chiesa che ci aiuta a scoprire quelli che sono stati i fattori che hanno portato questa chiesa alla concezione del celibato così come è concepito nella Chiesa Cattolica.

  • a. Concezione negativa della sessualità. Un fattore che ha favorito lo sviluppo del celibato nel seno del Cristianesimo dei primi secoli è stato la concezione negativa della sessualità. Indotta dalla filosofia greca, specialmente dal pensiero di Platone, la teologia cristiana dei primi secoli ha visto la sessualità come qualcosa di "sporco". Platone sosteneva una visione dualistica dell'essere umano: da una parte l'anima la quale è immortale e buona; dall'altra il corpo materiale il quale è fondamentalmente malvagio: Quindi, tutte le cose che avevano a che fare con il corpo erano causa di peccato. La sessualità rientrava appunto in questa sfera. Cipriano, vescovo di Cartagine (III secolo), parlando alle vergini, diceva: "Voi ... passate il mondo senza subirne il contagio" (3).
  • b. Significato ascetico del celibato. Il celibato, come rifiuto della "carne" cioè del "peccato", divenne un elemento fondamentale del monachesimo che per secoli alimentò la spiritualità della Chiesa Cattolica cercando di ispirarsi ai più alti valori dell'Evangelo e rigettando ogni forma di mondanità a volte presente nella chiesa gerarchica. Il celibato quindi venne sempre più associato con le alte vette di spiritualità di questi personaggi (4). Il celibato venne visto come un mezzo per arrivare alla perfezione cristiana, insieme ad altre pratiche ascetiche quali la mortificazione della carne e la rinuncia alle gioie del mondo. Tertulliano, uno dei Padri della chiesa più influenti (III secolo), esortando alla santità affermò che: "La volontà di Dio e la nostra santificazione ... Questo bene intendo dire la santificazione, lo ha ripartito in diverse specie ... La prima specie è la verginità conservata alla nascita; la seconda, la verginità dopo ... il battesimo" (5).

BIOGRAFIA DI UN PERSONAGGIO CHIAVE PER LA DEVIAZIONE DALLA VERITA' BIBLICA

Origene (185-254 d.C.)

Origene è stato uno dei Padri della chiesa più influenti. Egli nacque da genitori cristiani. Già verso i vent'anni, Origene sentiva una brama intensa per il martirio, tramite il quale, egli pensava, avrebbe potuto ripercorrere la vita di Cristo. Lo storico cristiano Eusebio racconta che durante le persecuzioni anticristiane il giovane Origene cercava a tutti i costi di farsi prendere per farsi uccidere. La madre riusciva a trattenerlo dall'uscire, nascondendogli i vestiti.

Unita a questa brama di martirio, c'era la sua formazione scolastica. Origene studiò e insegnò il dualismo ellenistico di Platone che, come abbiamo visto, considerava la "carne" come qualcosa di sporco e peccaminoso. C. Munier (cattolico), parlando di Origene afferma: "La sua insistenza sulla sozzura e sull'impurità legata alle relazioni carnali ha profondamente segnato la tradizione cristiana" (6).

Origene fu un modello per tutti coloro che desideravano raggiungere le più alte vette di spiritualità. I suoi rigorosi esercizi ascetici (digiuni, preghiere e studi notturni della Parola, castità, esporsi alla nudità e al freddo) furono un punto di riferimento per i suoi discepoli e per il monachesimo primitivo; si spinse così in là col suo ascetismo che si evirò letteralmente, in seguito alla lettura di Matteo 19:12. La sua visione dell'uomo lo portò a vedere il corpo come un elemento passeggero, legato più alla caduta dell'uomo nel peccato che a un diretto progetto divino.

Egli scrisse: "Chiunque entri in questo mondo è partorito in uno stato di immondezza ... a causa del seme paterno e dell'utero materno"  (7). Solo l'anima elemento spirituale dell'uomo, era protesa verso Dio. Origene vide quindi la castità come la lotta per antonomasia contro il peccato, contro la passione. Rinunciare alla sessualità significava quindi vincere il peccato. Non sposarsi voleva dire permettere alla propria anima di appartenere completamente a Dio. Morì nel 254 a Cesarea di Palestina.

TRATTAZIONE DELLA VERITA' BIBLICA

1. La famiglia è una necessità terrena o un progetto divino?

Dio istituì la famiglia nell' Eden già prima del peccato (Gn 1:28). L'immagine stessa di Dio venne data dall'unione dell'uomo e della donna (Gn 1:27). Tutta la Creazione fu in funzione della prima coppia (Gn 1:26). L'uomo da solo avverte la propria solitudine, non risponde ai piani di Dio; anzi, è proprio Dio stesso che mette nell'uomo questa necessità (Gn2:18). L'equilibrio in Eden viene raggiunto quando l'uomo ritrova se stesso nell'incontro con la donna "carne della sua carne" (Gn 2:23). Il matrimonio, quindi, deve essere tenuto in onore (Ebr 13:4).

2. Chi creò la sessualità?

Dio creò e santificò la sessualità. Il mandato dato all'uomo di popolare la terra è preceduto da una benedizione divina (Gn 1:28). La sessualità fa parte della natura umana. Nell'unione sessuale, l'essere umano è associato al suo Creatore. Diventa partecipe del processo creativo. Ancora prima della caduta, Dio indicò la strada dell'intimità per l'uomo e la donna: divenire "una stessa carne" (Gn 2:24).

3. Come Dio considera la sessualità?

Dio non si vergogna della sessualità né la ritiene una cosa "sporca". Dio usa l'immagine dell'unione sessuale quale simbolo del patto tra lui e Israele (Ez 16:8-18). Il rapporto coniugale è l'immagine più appropriata per simboleggiare l'unione di Dio col suo popolo (Isaia 62:4,5; Ger 2:2; Osea 2:16, 19-21).

4.  Come gli ebrei consideravano il celibato?

Nell'AT l'unica forma naturale e conosciuta dell'uomo è il matrimonio (Gn 2:24), la sterilità è fonte di lutto (Gn 29:32) mentre la presenza di figli nella famiglia è segno della benedizione divina (Sl 127:3-5; Is. 54:1-4). Secondo gli scritti rabbinici, il celibato è una cosa impensabile: "Sette sono messi al bando dal cielo: essi sono: chi non ha moglie; chi ha moglie ma non ha figli ... " (8).

5. Esistono casi di celibato nell'Antico Testamento?

L'unico caso è quello di Geremia. L'Eterno gli ordina di non sposarsi e di non avere figli (Ger 16:2). Ma non si tratta di esaltazione del celibato bensì di un esempio tramite il quale Geremia comunicherà concretamente a Israele la situazione di distretta in cui si trova (Dio stesso ne dà la motivazione ai vv. 3.4). Spesso i profeti erano chiamati a essere "esempi viventi" dei giudizi di Dio (cfr. Michea 1: 8,9; Osea 1:2-9).

6. I sacerdoti nella Bibbia erano celibi?

No. Le leggi sacerdotali prescrivevano ai sacerdoti di sposarsi con una ragazza vergine (Lev. 21:13). Anche nel NT non troviamo nessuna forma di celibato. Il vescovo (chiamato anche "anziano" cfr. Atti 20:17, 28) deve essere "marito di una sola moglie" (1 Tim 3:2). Così pure i diaconi (1 Tim 3:12). Gli apostoli erano sposati (1 Cor 9:5) e la "suocera di Pietro" evidentemente implica lo stato coniugale di Pietro (Mt 8:14). Il fatto che Gesù e l'apostolo Paolo fossero celibi non significa che questo avesse un valore morale (per questo argomento cfr. Documenti) (9).

Conclusione

"E Dio creò l'uomo a sua immagine ... li creò maschio e femmina. E Dio li benedisse; e Dio disse loro: "Crescete e moltiplicate" (Gn 1:27,28). Questo è l'insegnamento biblico sulla natura umana e sulla "strada" che Dio gli ha indicato di percorrere. Aderire a questa visione biblica, e non umana, significa riconoscere il valore di tutta la creazione. Tutto era buono. Anche l'uomo era buono. La sessualità, il bisogno di intimità, il desiderio della paternità e della maternità, sono tutti elementi che appartengono a quella bontà iniziale. E a nessuno sono preclusi questi bisogni intimi e derivanti da un progetto divino. La chiamata, la vocazione alla cura pastorale del "gregge" non richiedono l'annullamento di una parte della propria natura; aderire all'insegnamento biblico non vuol dire mettersi al di sopra di Dio, comandare là dove Dio non ha comandato, andare cioè contro il suo volere.

DOCUMENTI

Gesù e il matrimonio

Il testo di Matteo 19:11,12 viene usato dai cattolici per affermare la superiorità del celibato sul matrimonio; invece non vuole dire questo. Una lettura più obiettiva ci può portare solo a dire che alcuni -è un dono, non un obbligo- ricevono una speciale chiamata al celibato e alla castità per mettersi al servizio del Regno dei cieli (i discepoli avevano abbandonato solo temporaneamente le famiglie, considerato che risulta che dopo la morte di Gesù avevano una moglie -1 Cor 9:5). Quanto poi al passo di Matteo 22:30, Gesù sta parlando di come saremo nel regno dei cieli; ci sembra forzare il testo, come fanno i cattolici, dire che essere celibi quaggiù significa anticipare il Regno dei cieli (10). Premesso che comunque solo quando saremo lì comprenderemo veramente cosa significhi essere "come angeli nei cieli", ora noi viviamo sulla terra e riceviamo l'invito di Gesù a vivere il progetto divino per l'uomo: cioè la famiglia (Mt 19:4-6).

Paolo e il matrimonio

Alcuni commentatori cattolici usano 1 Cor 7:25-38 per provare che il celibato è superiore al matrimonio. Ma è necessario esaminare tutto il contesto per capire la posizione di Paolo. Questi sente che la fine del mondo è imminente (vv. 29,31), anche a causa della situazione storica del tempo (Paolo ha già subìto delle piccole persecuzioni a Filippi, Berea, Efeso -Atti 16:23; 17:13; 19:23ss) e questo lo porta a "consigliare"- non è un ordine del Signore (v. 25)- di non cambiare posizione sociale, quindi anche di non sposarsi per la situazione difficile che si sta avvicinando (v. 26). Se poi riflettiamo sul fatto che il consiglio viene dato a tutti, e non solo agli ecclesiastici, è evidente che non possiamo fare di questo consiglio, legato a una situazione storica particolare, una norma per tutte le circostanze, altrimenti avremmo l'estinzione del genere umano (11). Questo concetto però non pone la condizione di celibato al di sopra di quella matrimoniale: sposarsi non è peccato né qualcosa di male (vv. 28,36,38); ci si può risposare (v. 39); è un diritto di tutti sposarsi, clero compreso (1 Cor 9:5). Paolo ha in considerazione la famiglia e dà molti consigli a proposito (Ef. 5:22ss; Col 3:18; Tito 2:4), mentre tace sulla condizione e sui presunti vantaggi del celibato. Ci mette inoltre in guardia contro chi vuole vietare il matrimonio (1 Tim 4:3). Strana dichiarazione questa se davvero Paolo fosse stato a favore del celibato, come sostengono i cattolici!

BREVE STORIA DEL CELIBATO ECCLESIASTICO

La Chiesa Cattolica esige il celibato per gli ordini Maggiori (sacerdoti, diaconi, suddiaconi). Ma come si è arrivati a fare del celibato una condizione essenziale per essere "guida del gregge" e pensando di fondarla su basi bibliche?

All'inizio del cristianesimo esisteva il celibato solo come pratica volontaria (es. Gesù, alcuni cristiani). Scrive M. Scaduto: "Difficilmente si può notare la traccia di una legge sul celibato di origine apostolica ... Il celibato non vi appare però come obbligatorio (nella Bibbia) e tale libertà di scelta è stata la norma seguita nei primi secoli della Chiesa" (12).

Dalla fine del II secolo d.C. il celibato inizia ad avere una superiorità morale nei confronti del matrimonio (cfr. le affermazioni di Origene, Cipriano e Tertulliano citate sopra) e ad essere un'usanza generale tra i primi movimenti monastici. Inizia a diventare legge formale solo a partire dai primi concili ecumenici. Qui di seguito riportiamo alcuni testi che danno un'idea di come il celibato ecclesiastico si sia evoluto:

1. Concilio di Elvira (306): prima legge sul celibato ecclesiastico: "E' fatto assoluto divieto a vescovi, presbiteri e diaconi ... di avere relazioni con le loro spose ... a chi trasgredirà questo divieto, sarà tolta la dignità di uomo di chiesa" (13).

2. Concilio di Nicea (325): "Il grande concilio ha proibito in modo assoluto a un vescovo, a un presbitero, a un diacono ... di ammettere in casa per tenerla con sé una donna, che non sia la madre o una sorella o una zia o quelle persone che sfuggano a ogni sospetto" (14).

3. Concilio di Calcedonia (451): "Non è lecito ad alcuna vergine che si sia consacrata al Signore, e così pure ad un monaco contrarre matrimonio. Chi ciò facesse sia scomunicato" (15).

4. Concilio Lateranense (1123): Callisto II dichiara nulli i matrimoni dei chierici. Da allora gli Ordini Maggiori sono vincolati all'obbligo del celibato (16).

5. Concilio di Trento (1495-1563): la verginità diventa un carisma migliore: "Se qualcuno dirà che lo stato coniugale è da preferirsi alla verginità o al celibato e che non è cosa migliore e più beata rimanere nella verginità e nel celibato che unirsi in matrimonio, sia anatema" (17).

6. Vaticano II (1962-1965): confermata la legge sul celibato: "LA SANTITà DELLA CHIESA è ANCORA IN MODO SPECIALE FAVORITA ... NELLA VERGINITA'  E NEL CELIBATO. QUESTA PERFETTA CONTINENZA PER IL REGNO DEI CIELI è ... COME UNA SPECIALE SORGENTE DI SPIRITUALE FECONDITA' NEL MONDO" (18).

Nell'ambito cattolico si discute però sempre più se il celibato debba continuare a essere obbligatorio per il clero, visto che non c'è nessun riscontro biblico per tale ordine. Questa legge, inoltre, rischia di oscurare il valore della scelta personale e di far accettare il celibato "come prezzo" (19).

Un influente teologo cattolico, K. Rahner, sostenendo che il celibato e il sacerdozio possono essere disgiunti, afferma: "E' chiaro che se la chiesa di fatto ... non può trovare un clero sufficientemente numeroso se non rinunciando al celibato, allora essa deve rinunciare in quanto il dovere di procurare un clero sufficientemente numeroso viene ancora prima della responsabilità e del desiderio in sé legittimo di avere un clero celibatario" (20).

Bibliografia:

Cattolici

  1.  G. Alberigo (cur.), Decisioni dei Concili Ecumenici, UTET, Torino 1978.
  2. "Celibato e verginità", in S. De Fiores, T. Goffin (curr.) Nuovo Dizionario di spiritualità, pp. 176-194, Ed. Paoline, Roma 1979.
  3. G. Bosio, E. Dal Covolo, M. Maritano, Introduzione ai Padri della Chiesa, sec II e III, Ed. SEI, Torino 1991.
  4. R. Cantalamessa, Verginità, Ed. Ancora, Milano 1988.
  5. C. Munier, Matrimonio e verginità nella chiesa antica, Ed SEI, Torino 1990.
  6. J. Quasten, Patrologia, vol. I, Ed. Marietti, Torino.
  7. K. Rahner, Lettera aperta sul celibato, Ed Queriniana, Brescia 1967.
  8. M. Scaduto "Celibato", in Enciclopedia Cattolica, vol. III, col. 1262, Città del Vaticano 1949.
  9. L.M. Weber, "Celibato", in K. Rahner (cr.), Sacramentum Mundi, vol. II, coll. 97-111 Ed. Morcelliana, Brescia 1974.
  10. E. Lange, "Matrimonio", in H.J. Schultz, Dizionario del pensiero protestante, pp. 309-321, Ed. Morcelliana, Brescia.

NOTE:

  1. Origene, Commento alla prima lettera ai Corinzi, p. 29.
  2. R. Cantalemessa, Verginità, pp. 24,25, Ed Ancora, Milano 1988.
  3. Cipriano, Sul contegno delle vergini, p.22.
  4. Vedere Documenti
  5. Tertulliano, Esortazione ala castità, vol. I, pp. 2-4.
  6. C. Munier, Matrimonio e verginità nella chiesa antica, XXXV, Ed. SEI, Torino 1990.
  7. Origene, Omelie su Levitico, 12,4.
  8. Talmud Babilonese, Pesahim, 113b.
  9. Vedere Documenti.
  10. Cipriano, Sul contegno delle vergini, 22.
  11. D. Guthirie, New Testament Theology, IV P, Londra 1981.
  12. M. Scaduto, "Celibato", in Enciclopedia Cattolica, Voll. III, col. 1262, Città del Vaticano 1949.
  13. Canone 33.
  14. Canone 3
  15. Canone 16.
  16. Dichiarazione di Callisto II.
  17. Concilio di Trento, Sessione XXIV, 11.11.1563.
  18. Concilio Vaticano II, Sessione V, 21.11.1964.
  19. L.M. Weber, "Celibato", in K. Rahner (cur.), Sacramentum Mundi, vol. II, col. 106, Ed. Morcelliana, Brescia 1974.
  20. K. Rahner, Lettera aperta sul celibato, p. 23, Ed. Queriniana, Brescia 1967.