Dal sangue di Cristo al Purgatorio  

1Pietro 1:18 sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri, 19 ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia.

  Avendo la Chiesa Cattolica, guidata dallo Spirito Santo, insegnato sulla base della Sacra Scrittura e dell’antica tradizione patristica che vi è un purgatorio e che le anime quivi racchiuse sono aiutate dai suffragi e specialmente dal sacrificio dell’altare a Dio tanto gradito, questo sacro Concilio ordina a tutti i vescovi che curino l’esatto insegnamento della dottrina concernente il purgatorio… in modo che venga creduta dai fedeli e dovunque insegnata e predicata con rettitudineConcilio di Trento, Sessione XXV, dicembre 1553.

  Denominazione sorta nel Medioevo per indicare quel processo di purificazione che porta l’uomo a essere completo in tutte le sue dimensioni (purgatorium). La sua esistenza è affermata dalla dottrina della chiesa… Ad esso è sottoposto colui che muore con la grazia della giustificazione, in quanto con la remissione dei peccati al momento della giustificazione non necessariamente gli è annullata una condizione di ‘pena’ (per cui ancora gli tocca il castigo)… Non esiste alcun passo biblico… né alcuna decisione dottrinale che determini con sufficiente esattezza la struttura di tale processo e la sua eventuale localizzazione; perciò la parola ‘purgatorio’ non dovrebbe creare ostacoli per una definizione migliore e più esatta di quel processo, anche perché contro di essa si possono sollevare difficoltà dal punto di vista pedagogico-religioso K. Rahner – H. Vorgrimler, Dizionario di teologia, Herder-Morcelliana, Roma-Brescia, 1968

  LA VERITA’ EVANGELICA: COSA AFFERMANO LE SACRE SCRITTURE

Due sono i punti sui quali è necessario soffermarsi in relazione alla salvezza dell’uomo, così com’è affermata dalla Scrittura. Prima di tutto, essa afferma l’esistenza di un’unica via di salvezza: la fede in Gesù Cristo, culmine dell’azione salvifica di Dio nella storia. La salvezza è essenzialmente l’opera di Dio e non richiede, per essere compiuta, che l’accettazione riconoscente dell’uomo. Questa idea viene confermata da diversi autori del Nuovo Testamento.

  Così dice infatti il vangelo di Giovanni 5:24: "In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita."

  E l’apostolo Paolo, che ha dedicato tutta la sua opera affinché i cristiani riponessero la loro fiducia in Cristo e non nelle loro opere, dice: "tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù."  Romani 3:23,24

  E ancora: Romani 5:6-8 "Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi. Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi."

  Il secondo punto di rilievo si riferisce alla concezione biblica dell’aldilà: essa non individua tre luoghi, o meglio condizioni, come avviene nella teologia cattolica, ma due soltanto. Mai la Bibbia parla di un luogo intermedio, di purificazione delle colpe. A partire dall’Antico Testamento, la realtà ultraterrena è collocata nell’ambito di un sistema dualistico, nella contrapposizione tra Sheol (così chiamato in ebraico il soggiorno dei morti) e il cielo. Se un terzo “luogo” si può identificare, esso è quello dei viventi, situato sulla superficie della terra, in posizione intermedia tra cielo e mondo sotterraneo o sheol. Così il Salmista contrappone i due luoghi dell’aldilà:

  Salmi 139:8 "Se salgo in cielo tu vi sei, se scendo nel soggiorno dei morti, eccoti là."

  Anche Paolo mantiene tale distinzione:

  Filippesi 2:10 "affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra"

Da un punto di vista penitenziale, cioè per quanto riguarda la sorte degli uomini nella realtà ultraterrena, vale lo stesso schema bipartito: salvezza eterna nel cielo col Signore, o distruzione eterna col diavolo e i suoi angeli. Si legga a questo proposito la scena del giudizio in Matteo 25, in particolare i versetti 34, 41, 46. In essa vengono distinte da Gesù due sole categorie di uomini, non esiste alcuna categoria intermedia, la cui salvezza sia compiuta perfettamente dopo il soggiorno in un luogo di espiazione, chiamato purgatorio.

  MOTIVI DEL SUO SUPERAMENTO

a.        La prima ragione del mutamento apportato alla visione cristiana sta, con molta probabilità, nel sincretismo col paganesimo. La trasformazione va cioè di pari passo con l’ingresso nella chiesa di masse la cui conversione al Cristianesimo è solo parziale. Infatti, quando il Cristianesimo divenne religione di stato, tutta la società divenne automaticamente cristiana e i neoconvertiti si portarono dietro idee e superstizioni che avevano coltivato sino ad allora.

b.       Esiste inoltre una naturale tendenza umana a voler contribuire con le proprie forze e i propri mezzi alla propria salvezza. In questo caso, la sofferenza post mortem viene chiamata in causa quasi a offrire un’ultima chance a chi altrimenti avrebbe già chiuso i suoi conti con Dio. I dolori del purgatorio assurgono così al rango di ulteriori opere meritorie e la credenza in una sopravvivenza dell’uomo dopo la morte, prima del ritorno di Cristo, rende possibile il trasferimento di opere meritorie dal conto dei viventi o di santi defunti, a quello dei morti. Ma la pretesa di giustificarsi con le buone opere e col purgatorio è anch’essa in un certo senso manifestazione dell’orgoglio umano e non trova posto nella Scrittura.

c.        In senso positivo c’è un tentativo di concepire l’applicazione di una giustizia divina più sfumata ed equa di quella terrena. In un’epoca di palese ingiustizia, come quella antica e medievale, quando piccole colpe erano punite con gravi pene e viceversa, si avverte la necessità di non considerare tutti i peccati alla stessa stregua. Ci si rende conto che esistono distinzioni che possono avere la loro importanza: si ritiene così che, accanto a peccati compiuti in piena consapevolezza, ne esistano di involontari e che alcuni siano compiuti per ignoranza. Esistono dunque peccati che possono sfuggire al vaglio della coscienza –e quindi della confessione- e sono quelli che dal XII secolo saranno detti “veniali”. A fondamento delle distinzioni tra peccati veniali e mortali si cita 1 Giovanni 1:8 “Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi…” e soprattutto 1 Giovanni 5:16,17: “Se uno vede il suo fratello commettere un peccato che non  meni a morte, pregherà, e Dio gli darà la vita: a quelli cioè che commettono peccato che non meni a morte. V’è un peccato che mena a morte: non è per quello che dico di pregare…” Le colpe più leggere, quelle quotidiane, per le quali non ci sarà stato pentimento e confessione e per le quali non si sarà ultimata la penitenza, verranno purgate nel purgatorio. Questa tendenza alle categorizzazioni e alle distinzioni sottili è del resto propria della teologia Scolastica medievale. Alla distinzione dei peccati fa riscontro l’individuazione di diverse categorie di uomini: i “del tutto buoni”, che andranno immediatamente in paradiso; i “del tutto cattivi” che andranno immediatamente all’inferno; i “non del tutto buoni” e i “non del tutto cattivi”. Queste quattro categorie, presentate da Sant’Agostino nel IV secolo d.C., con l’eliminazione dei “non del tutto cattivi” e la sua riduzione a quella “mediocremente buoni” cui sarà destinato il terzo luogo, il purgatorio.

  UN PERSONAGGIO-CHIAVE NELL’AFFERMAZIONE DEL PURGATORIO: DANTE ALIGHIERI

Non molto tempo dopo la sua nascita, il purgatorio riceve una fortissima legittimazione per mezzo de La Divina commedia. Le prime due Cantiche –Inferno e Purgatorio- sono già ultimate nel 1319 durante l’esilio del poeta da Firenze. Nei suoi versi, Dante ha raccolto in modo magistrale la maggior parte dei temi religiosi e teologici accumulati in modo sparso dalla tradizione cattolica dei secoli precedenti, nobilitandoli con la sua profonda sensibilità e la sua fantasia.

Il purgatorio è situato su una montagna che si eleva nell’emisfero meridionale del globo terrestre, ritenuto da Tolomeo, la maggior autorità in campo astronomico, non abitato e impenetrabile ai viventi. Intorno a questa montagna c’è solo un oceano deserto. Il purgatorio è situato agli antipodi di Gerusalemme ed è formato da sette cerchi sovrapposti, la cui circonferenza diminuisce quindi verso l’alto. Le anime vi scontano i sette peccati capitali: l’orgoglio, l’invidia, la collera, la pigrizia, l’avarizia, la gola, la lussuria.

Una relativa importanza assumono, nel poema dantesco, anche i limbi ai quali i teologi del secolo precedente avevano dedicato grande spazio. Sono due: quello degli antichi saggi e dei patriarchi e quello dei bambini morti in tenera età, senza battesimo.

Ecco alcuni versi dedicati a loro:

  “Luogo è là giù tristo di martiri,

ma di tenebre solo, ove i lamenti

non suonan come guai, ma son sospiri.

Quivi sto io coi pargoli innocenti,

dai denti morsi della morte avante

che fosser da l’umana colpa essenti”

(VII,28-33).

  COME E QUANDO SI E’ AFFERMATA LA DOTTRINA DEL PURGATORIO?

  Il dogma viene promulgato al Concilio di Firenze del 1439, quindi ha impiegato lunghi secoli per affermarsi. Individuiamo alcuni periodi.

  • Dal I al V secolo. Non vi è alcun riferimento a un luogo detto Purgatorio, ma ci sono le prime tracce di preghiere per i defunti. Tertulliano (III sec. d.C.) per esempio, insiste sulle offerte per i defunti da farsi nell’anniversario della loro morte. Egli afferma: "Se per queste pratiche e altre consimili cerchi una prescrizione formale nelle Scritture, non la troverai. Esse sono garantite dalle tradizioni, confermate dall’uso, osservate dalla fede" (De Corona militum,III,2,3).

  • La visione di Perpetua, martire della persecuzione di Settimo Severo nel 203, è vista come una anticipazione di alcuni temi che si svilupperanno più tardi. Ella vede in sogno il fratellino Dinocrate, morto da tempo, davanti ad una vasca piena d’acqua, con un parapetto troppo alto per arrivare a bere. Comprende che il fratellino sta attraversando una prova e quindi prega per lui tutti i giorni. Lo rivede in sogno alcuni giorni dopo mentre beve una coppa che non si esaurisce mai. Più che per la fondazione del purgatorio come luogo, questo testo attesta la credenza sull’utilità dell’intercessione per persone care defunte.

  • Dal V al VII secolo Agostino (354-430 d.C.) può considerarsi il primo padre del purgatorio in quanto egli concepisce una divisione delle anime morte, nella quale coloro che furono “mediocremente buoni” dovranno passare attraverso un fuoco purificatore detto “purgatorio” (qui si tratta di un aggettivo e non di un sostantivo),  per il quale le anime passeranno nel periodo tra la loro morte e la risurrezione. Esso è efficace solo per i peccati lievi. Egli ribadisce anche l’utilità dei suffragi.

  • Gregorio Magno (morto nel 604 d.C.) riprende gli stessi temi , aggiungendo qualche precisazione sulla geografia dell’aldilà. Nell’inferno esistono due parti: una superiore, destinata al riposo del giusto, e una inferiore, destinata al tormento dell’ingiusto

  • VII-XII secolo. Si stabilisce saldamente l’esistenza di un locus purgatorius, ma non prima del 1190 secondo Jacques Le Goff, autore insigne di un’importante monografia sul tema. Compare per la prima volta il termine purgatorio come sostantivo e non più come semplice aggettivo, e ciò si stabilisce fermamente nella teologia. Sembra che soprattutto due ambienti abbiano precisato tale credenza: quello intellettuale parigino e quello monastico di Citeaux. La dottrina si afferma anche in polemica con i negatori del purgatorio, i Valdesi e i Catari, che affermano soprattutto l’inutilità dei suffragi dei vivi per i morti.

Le visioni sono narrate in gran numero durante tutto il secolo XII: l’ultima e decisiva sarà il Purgatorio di San Patrizio. Si tratta di un opuscolo scritto da un monaco irlandese, H. de Saltrey (fine XII secolo) che riferisce come al tempo di San Patrizio, importante missionario irlandese, Gesù gli avesse mostrato, in un luogo deserto, una civiltà oscura, dicendogli che se qualcuno vi avesse trascorso in penitenza una notte e un giorno sarebbe stato purificato da tutti i suoi peccati. Il luogo dove molti penitenti hanno affrontato la prova, è stato identificato nell’isola di Station Island che si trova al centro del Lough Derg, un lago vicino alla frontiera con l’Irlanda britannica del Nord. Il pellegrinaggio, iniziato nel XII secolo, fu condannato da Papa Alessandro VI (sic!) nel 1497, ma è stato poi ripreso. Nel 1931 fu costruita una nuova grande chiesa dedicata a San Patrizio che accoglie 15.000 pellegrini l’anno, in particolare tra il 1° giugno e il 15 agosto.

  ESISTONO PASSI BIBLICI IN FAVORE DEL PURGATORIO?

I testi scritturali più citati sono i seguenti:

Nell’AT, 2 Maccabei 12:41-45. Il famoso condottiero Giuda Maccabeo, scopre che molti eroi caduti in battaglia si erano macchiati di idolatria, così fa offrire a Gerusalemme un sacrificio espiatorio per il loro peccato. Si dovrà in primo luogo notare che i libri dei Maccabei non sono contenuti nel canone dei libri dell’AT accolti dal popolo ebraico e quindi sono considerati non ispirati. Inoltre, mentre la traduzione latina del brano reca una glossa che raccomanda esplicitamente l’uso delle preghiere per i defunti, questa non si trova nel testo greco originale.

  Nel NT, Matteo 12:31 «Perciò io vi dico: ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non      sarà perdonata. 32 A chiunque parli contro il Figlio dell'uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro.”

I teologi cattolici concludono dicendo che se un solo peccato non può essere perdonato, tutti gli altri lo possono con un supplemento di perdono nell’altra vita. In realtà, l’espressione usata da Gesù “né in questo mondo né in quello a venire”, è semplicemente un modo enfatico di dire che tale peccato non sarebbe mai stato perdonato. In questi termini si esprimono infatti le versioni parallele dei vangeli di Marco e Luca (3:29; 12:10).

  1Corinzi 3:11-15 "poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù. Ora, se uno costruisce su questo fondamento con oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, l'opera di ognuno sarà messa in luce; perché il giorno di Cristo la renderà visibile; poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno. Se l'opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa; se l'opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco." Si tratta di un testo di gran lunga più influente a causa del riferimento al fuoco che proverà l’opera di ciascuno, ma attraverso il quale l’autore di questa sarà salvo. Si possono però fare le seguenti osservazioni:

  •   In primo luogo a essere provate non sono le persone, ma le loro opere e, in questo senso, il fuoco assume la funzione di un rivelatore di qualità (v.13). Frequentemente l’immagine del fuoco purificatore è usata nella Bibbia (cfr. Salmo 66:12; Is 29:6; 43:2; 66:16; Amos 4:11; Zaccaria 3:2; 13:9; Ez 36:5), riferita spesso anche ai fedeli che vengono provati nel crogiolo della sofferenza, ma tale prova è sempre collocata all’interno dell’esperienza terrena, nell’arco di tempo della vita umana (Salmo 66:10; Is 48:10; Ger 9:7). L’espressione “il giorno di Cristo” del v. 13. è equivalente a “il giorno di YHWH” e indica il giorno del giudizio finale quando ogni azione umana sarà rivelata nel suo giusto valore. Così tutto quello che avremo compiuto sarà sottoposto al vaglio della giustizia divina. In questa direzione va anche 2 Pietro 3:7 che parla del fuoco come agente distruttore del vecchio mondo al momento del giudizio finale. Non c’è quindi riferimento nel testo di Paolo a un fuoco che divamperà tra il momento della morte individuale e quello della venuta del Signore per giudicare.

  • Quanto all’espressione “esser salvo ma come attraverso il fuoco”, essa pare indicare una salvezza che pure si compie, in virtù della grazia in Cristo Gesù ma che, nella vita del credente, produce sofferenza, lascia forse un amaro ricordo degli errori commessi. Potrebbe trattarsi del caso di un pentimento reale per un servizio manchevole reso al Signore, ma che avviene tardi, in condizione quindi di maggiore turbamento e incertezza. In questo caso il fuoco di cui qui si parla è certamente di tipo metaforico: la venuta del Signore in gloria sarà come un fuoco che tutto rivela e mette nella giusta luce. In quel momento non senza sofferenza scopriremo molti errori commessi, molte “opere di paglia” di cui non ci eravamo resi conto prima.

  Conclusione

    1. La concezione biblica della morte è in armonia con la dottrina del purgatorio? Sebbene si tratti di un tema che andrà approfondito altrove, si può qui accennare che le Scritture non avvalorano l’idea di una sopravvivenza post mortem né dell’anima né del corpo. La condizione dei morti può essere paragonata a un sonno in attesa della risurrezione e del giudizio finali ( 1 Tes 4:13-17). Evidentemente, ciò spazza via alla radice ogni possibile credenza nel Purgatorio.
    2. Secondo la teologia cattolica, c’è qualche possibilità di liberarsi o di sfuggire almeno in parte alle pene del purgatorio? Un potente mezzo è costituito dalla possibilità del trasferimento dei meriti dal mondo dei vivi a quello dei morti e dei suffragi in loro favore. Molto presto sembra sia invalso l’uso delle preghiere per i morti; a esse si aggiunsero, per l’importanza crescente assunta dalla figura sacramentale del sacerdote, celebrazioni di messe ed eucaristie. Gregorio Magno racconta la storia di un certo Giusto, un monaco esperto in medicina, morto con la disapprovazione dei confratelli per aver nascosto tre monete d’oro, cosa contraria alla regola. Costui aveva sofferto in Purgatorio fino a quando non furono celebrate per lui trenta messe, dopo di che era stato indotto in cielo, presso gli eletti. L’intercessione dei propri cari o dell’apparato della chiesa può cos’ alleviare le pene del purgatorio.
    3. Che cosa insegna la Scrittura su questo punto e quali ne sono le conseguenze? La dottrina biblica dell’incoscienza dei morti esclude ogni comunicazione tra i morti e i viventi e quindi un impatto diretto sul loro stato. Ma anche ammettendo che indulgenze e suffragi abbiano un impatto solo su Dio, quale immagine di Dio ne risulterebbe? Non sarebbe molto simile a quella di un potente estremamente sensibile a doni e raccomandazioni? Ne conseguirebbe che un sistema umano estremamente imperfetto e disegualitario si riprodurrebbe nei cieli dove dovrebbe regnare la completa giustizia. Intorno alle messe celebrate per i morti e intorno al sistema delle indulgenze, cioè del perdono in cambio di denaro o di atti in favore della chiesa, soprattutto in epoche passate si è sviluppata una vera e propria speculazione economica, sfociata in sfruttamento della buona fede dei credenti e in danno per la loro spiritualità. Il sistema delle indulgenze, sebbene attenuato, è purtroppo ancora oggi in vigore. La Bibbia invece accetta l’esclusivo ruolo della responsabilità individuale per la salvezza e sottolinea che tale responsabilità si compie solo in questa vita. “Eccolo ora il tempo accettevole, eccolo ora il tempo della salvezza”, afferma l’apostolo Paolo in 2 Cor 6:2 e in Gal 6:5 aggiunge: “Poiché ciascuno porterà il suo proprio carico”. Inequivocabile è in questo senso l’affermazione del profeta Ezechiele: “Se un paese peccasse contro di me commettendo qualche prevaricazione e io stendessi la mia mano contro di lui … e in mezzo a essi si trovassero questi tre uomini: Noè, Daniele e Giobbe, questi non salverebbero che le loro persone per la loro giustizia, dice il Signore …” Ezech 14:14-16; cfr. 2 Cor 5:10. Né il denaro né le opere meritorie di qualunque altro possono rendere puro un uomo di fronte a Dio, ma solo il “prezioso sangue di Cristo”.
    4. Qual è l’attuale posizione cattolica circa il purgatorio? Il dogma dell’esistenza di un luogo “intermedio” di purificazione delle colpe nell’aldilà accanto a inferno e paradiso è ancora intatto. D’altra parte, il dogma dell’infallibilità del Pontefice e quindi della chiesa rende impossibile l’abolizione di precedenti pronunciamenti ufficiali. Tuttavia, nell’insegnamento quotidiano dei singoli membri del clero si avverte una maggiore prudenza nell’affermare l’esistenza del purgatorio. Da un lato una certa critica razionalista tende a influenzare anche il pensiero cattolico, dall’altro si avverte il pericolo del diffondersi di superstizioni e di elucubrazioni inedite. Non si parla più molto esplicitamente del purgatorio, ma sussistono le celebrazioni per i defunti e le messe di suffragio, a pagamento, in loro onore. Tornano ad affacciarsi ipotesi già avanzate prima che la dottrina si stabilisse saldamente, come quella dell’esistenza di un fuoco solo metaforico che colpisce quindi solo interiormente il peccatore, oppure di un fuoco che “è solo il fuoco del giudizio universale e del purgatorio, ma anche quello delle tribolazioni di questa vita: il ‘giorno del Signore’, pur indicando principalmente il giorno del giudizio di tutta l’umanità può significare ogni visita del signore in quale fin da ora prova e purifica, anticipando così e prefigurando la suprema Parusia”  -J. Huby, San Paolo: Prima epistola ai Corinti, pp. 92,93. Ed. Studium, Roma 1963.
    5. In conclusione, quale bilancio può essere tracciato su tale dottrina? Tirando le somme, la dottrina del purgatorio può aver alimentato sentimenti di affetto tra credenti viventi e i loro cari morti, creando l’impressione di una “corrispondenza d’amorosi sensi”. Si tratta però di un’illusione, non di una realtà, alla luce della Bibbia. La credenza di modificare lo status del defunto di fronte a Dio ha oscurato la funzione primaria della grazia come unica fonte di salvezza; ha generato la convinzione illusoria di poter influire sul giudizio imparziale di Dio con i mezzi tipici del compromesso umano. Ha infine indotto una concezione impropria di Dio, attenuando la portata dirompente del messaggio rivoluzionario del perdono senza condizioni, di cui lui solo è capace e a cui l’uomo deve guardare come a un’ideale: “Io son quegli che per amor di me stesso cancello le tue trasgressioni e non mi ricorderò più del loro peccato” Isaia 43:25; cfr. Geremia 31:34; Mt 18:21,22; Luc 15:22-24.

NOTA AGGIUNTIVA:

Per una conoscenza di tipo storico dell’argomento, consultare la monografia di Jacques Le Goff, La nascita del Purgatorio, Edizioni Einaudi. L’autore, specialista di storia del Medioevo, ripercorre tutte le tappe dell’insorgere della credenza a partire dall’AT e dai testi rabbinici e pagani coevi fino al consolidamento dogmatico della dottrina tra il XIII e il XIV secolo. In tale opera si possono trovare tutte le citazioni fondamentali degli scrittori che hanno affrontato il tema, come tutte le storie di sogni e visioni che hanno contribuito all’affermazione del purgatorio. Manca invece in quest’opera una prospettiva teologica di tipo critico. Le Goff mostra anzi una certa simpatia per l’idea del purgatorio in quanto concezione mediana, aliena, secondo lui, dai punti di vista esclusivi e in un certo senso estremi di paradiso e inferno.

  Si potrà invece leggere utilmente in prospettiva teologico-critica la breve opera di Fausto Salvoni, Esiste il purgatorio? Stampato a cura della Chiesa di Cristo, della quale lo scrittore è stato un famoso rappresentante. Si tratta di un opuscolo che riproduce la posizione protestante in genere e che in buona parte è sicuramente condivisibile con gli avventisti. In sole quaranta pagine, il lettore potrà avere un compendio piuttosto sintetico ma completo e serio delle tematiche connesse all’argomento.

CONTRIBUTI:

  Il purgatorio (lat., purgare, rendere mondo, purificare) secondo l’insegnamento cattolico è un luogo o una condizione di punizione temporale per quelli che, dipartendosi da questa vita in grazia di Dio, non sono interamente liberi da falli veniali, o non hanno pienamente pagato la riparazione dovuta per le loro trasgressioni. . . . Agostino nel Sal. xxxvii, n. 3, parla della pena che il fuoco del purgatorio causa come più grave di qualsiasi cosa che un uomo possa soffrire in questa vita, . . . Gregorio Magno parla di quelli che dopo questa vita ‘espieranno i loro falli mediante le fiamme del purgatorio’, e aggiunge ‘che la pena sarà più intollerabile di quanto chiunque possa soffrire in questa vita’. Seguendo le orme di Gregorio, S. Tommaso insegna che oltre alla separazione dell’anima dalla vista di Dio, c’è l’altra punizione del fuoco. . . . S. Bonaventura non solo concorda con S. Tommaso ma aggiunge che questa punizione mediante il fuoco è più grave di qualsiasi punizione che venga agli uomini in questa vita. . . . La Scrittura e i Padri comandano preghiere e oblazioni per i defunti, e il Concilio di Trento in virtù di questa tradizione non solo afferma l’esistenza del purgatorio, ma aggiunge ‘che le anime ivi detenute sono aiutate dai suffragi dei fedeli e principalmente dall’accettevole sacrificio dell’altare’. . . . È comune insegnamento dei teologi cattolici che (1) le indulgenze si possono applicare alle anime detenute in purgatorio; e (2) che le indulgenze sono loro disponibili ‘mediante suffragio’”. The Catholic Encyclopedia (New York; 1911), Vol. XII, pagg. 575, 578, 579.

il purgatorio è un luogo o stato speciale di pena e di espiazione delle anime dopo la morte; cioè è uno stato intermedio fra la beatitudine e la dannazione, dove le anime dei giusti — o meglio, di quelli che sono morti nella carità di Dio, ma non ancora del tutto mondi dal reato del peccato veniale o dalla pena temporale dovuta ai peccati rimessi — prima di essere ammesse alla visione beatifica espiano la loro pena, finché non abbiano pagato tutto il debito alla divina giustizia”. (Dizionario Ecclesiastico U.T.E.T., 1953-1958, Vol. III, p. 388).

  La dottrina del purgatorio e la verità delle Sacre Scritture

  Dalle fonti sopraindicate si evidenziano i seguenti punti principali:

  • 1.       La Scrittura e i Padri comandano preghiere e oblazioni per i defunti

  • 2.       le anime ivi detenute sono aiutate dai suffragi dei fedeli

  • 3.       le indulgenze si possono applicare alle anime detenute in purgatorio

  • 4.       il purgatorio è un luogo o stato speciale, intermedio, di pena e di espiazione delle anime dopo la morte

  • 5.       Non esiste alcun passo biblico… né alcuna decisione dottrinale che determini con sufficiente esattezza la struttura di tale processo

  Consideriamo per primo il quinto punto: “Non esiste alcun passo biblico… che determini con sufficiente esattezza la struttura di tale processo”. Siamo perfettamente d’accordo con tale espressione; la Bibbia non solo non determina con “sufficiente esattezza” la struttura del processo purificatorio del purgatorio, ma tace completamente sull’argomento. Come vedremo più avanti non esiste alcun punto nelle Scritture in cui si intraveda il concetto del purgatorio, nemmeno in fase embrionale.

  Nel primo punto si afferma che la Scrittura e i Padri comandano preghiere e oblazioni per i defunti. Questa citazione tratta da The Catholic Encyclopedia è condivisibile solo a metà. Mentre è vero che alcuni Padri comandarono le preghiere per i defunti, non è affatto vero che la Bibbia faccia menzione di tale pratica.

Infatti la Bibbia afferma l’esistenza di un’unica via di salvezza: la fede in Gesù Cristo e nel suo sacrificio di riscatto. L’uomo non può far altro che accettare tale via.  

Citazioni da opere di consultazione:

“È impossibile indicare in qualsiasi scritto dei primi quattro secoli qualsiasi passo che descriva lo stato di qualsiasi fedele defunto come uno stato di acuta sofferenza . . . Ancora meno sarebbe possibile mostrare che lo stato intermedio fosse da loro considerato come uno stato in cui venisse espiato il peccato”.The Encyclopædia Britannica, 9a ediz. (1907), Vol. XX, pag. 121.

“Non c’è nessun chiaro ed esplicito testo scritturale a favore delle preghiere per i morti, eccetto il suddetto testo di 2 Maccabei [ Apocrifo]”.  -The Catholic Encyclopedia (New York; 1908), Vol. IV, pag. 654.

  Passi biblici citati a favore della dottrina del purgatorio

 2 Macc. 12:43, 44, (Na) Fatta poi una colletta, di circa duemila dramme d’argento, la mandò a Gerusalemme, perché fosse offerto un sacrificio per il peccato, agendo molto bene e nobilmente, pensando alla risurrezione. Infatti se non avesse sperato che i caduti dovessero resuscitare sarebbe stato superfluo e stolto pregare per i morti”.

Spiegazione cattolica da una nota in calce dei versetti della traduzione “LA BIBBIA nuovissima versione dai testi originali”: "Nel brano si trova la più antica affermazione della dottrina, seconda la quale le preghiere ed i sacrifici dei viventi sono efficaci per la remissione dei peccati dei defunti."

Considerazioni:  

Il condottiero Giuda Maccabeo, scoprendo che molti giudei caduti in battaglia si erano macchiati di idolatria, fa offrire a Gerusalemme un sacrificio espiatorio per il loro peccato. In questo, Giuda Maccabeo non stava seguendo l'insegnamento delle Scritture. Negli oltre 600 comandamenti della Legge mosaica non ve n’era  nessuno circa il sacrificio per i defunti. Nella Bibbia non troviamo un solo esempio di un adoratore di Dio che offre un sacrificio per i morti. Un secondo aspetto è che il libro dei Maccabei è un testo apocrifo (nascosto), cioè non contenuto nel canone biblico accettato dagli ebrei come ispirato da Dio. In virtù di questo fatto non può essere preso in considerazione in tema di dottrina. Un’altra considerazione da fare è che i giudei citati nel versetto avevano peccato di idolatria, peccato che la Chiesa Cattolica ritiene “mortale” e quindi non della specie per cui si dice che le persone soffrano in purgatorio. Inoltre, e non meno importante, la traduzione latina del brano reca una glossa che raccomanda esplicitamente l’uso delle preghiere per i defunti, questa non si trova nel testo greco originale.

 Matteo 12:31,32 "Perciò io vi dico: ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parli contro il Figlio dell'uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro."

 L'esegesi cattolica di questi versetti conclude dicendo che se un solo peccato non può essere perdonato, tutti gli altri lo possono con un supplemento di perdono nell’altra vita. In realtà l’espressione di Gesù né in questo mondo né in quello futuro è semplicemente un modo enfatico di dire che tale peccato non sarebbe mai stato perdonato (vedi Mr. 3:29 e Lc. 12:10).

 1Corinzi 3:11-15 "poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù. Ora, se uno costruisce su questo fondamento con oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, l'opera di ognuno sarà messa in luce; perché il giorno di Cristo la renderà visibile; poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno. Se l'opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa; se l'opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco."

  1. ad essere provate non sono le persone ma le opere e, in questo senso, il fuoco è simbolo di agente rivelatore. Il fuoco del purgatorio, invece, non serve a provare alcunché, ne a testare le azioni degli uomini, ma a punire quelle medesime azioni.

  2. nella Bibbia il fuoco ha anche valenza purificatrice (vedi Sl. 66:12; Is. 29:6; Ez. 36:5), riferita spesso anche ai fedeli che vengono provati nel crogiolo della sofferenza. Tuttavia tale esperienza è vissuta sempre in un contesto terreno, in questa vita, non nell’aldilà (vedi Sl. 66:10; Is. 48:10; Ez. 36:5). In questo contesto si può aggiungere che il fuoco simbolico ha lo scopo di provare l’opera di ciascuno, quella di Paolo, quella di Apollo, di Pietro e quella di tutti gli altri. Ora, nessun cattolico oserebbe dire che anche gli apostoli devono aver attraversato le fiamme del purgatorio!  

  3. l’espressione il giorno di Cristo indica il giorno del giudizio finale quando ogni azione sarà rivelata nel suo giusto valore, al vaglio della giustizia divina. Nelle parole di Paolo, perciò, non c’è nulla che indichi un fuoco purificatore tra la morte dell’individuo e il ritorno di Cristo. 

  4. l’espressione egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco indica la salvezza operata per grazia divina, anche se in questo processo di salvezza c’è una certa sofferenza dovuta al fuoco della prova. C’è chi vede in questi versetti l’opera di insegnamento del cristiano. Infatti nel versetto 10 Paolo paragona il ministro cristiano ad un costruttore. Egli è intento ad una costruzione simbolica, edifica in se e nelle persone lo spirito del cristianesimo, insomma è dedito all’opera di fare discepoli (Mt. 28:19,20). Il versetto 11 indica quale deve essere il fondamento da porre nel cuore del discepolo, il Cristo, insegnando la verità intorno a lui, al suo operato e alla sua missione. I corinti avevano un problema riguardo a ciò dal momento che si facevano seguaci di uomini come Paolo e Apollo (3-7). In questo modo era come se avessero edificato in se stessi un edificio con materiali non resistenti al fuoco, al fuoco della prova. Infatti sarebbe stato difficile per un settario resistere alle prove della fede atte a distruggere la spiritualità.

Come e quando si è affermata la dottrina del purgatorio?

Il dogma viene promulgato al Concilio di Firenze nel 1439, quindi ha impiegato lunghi secoli per affermarsi. Indichiamo alcuni periodi.

Periodo pre-cristiano

Possiamo far risalire, se non la dottrina, almeno il concetto del purgatorio, al filosofo Platone il quale suddivise le anime dei defunti in tre categorie: nella prima c’erano le anime dei giusti che andavano nelle isole dei beati; nella seconda le anime dei malvagi che erano immediatamente condannate alle pene eterne nel Tartaro; nella terza categoria appartenevano le anime di coloro che non erano stati abbastanza giusti per essere ammessi alle isole dei beati, né abbastanza cattivi per essere condannati in eterno. Tali anime, secondo Platone, dovevano subire un processo di purificazione attraverso pene di varia natura fino ad arrivare allo stato di purezza richiesto per essere ammessi nelle isole dei beati.

Visto il modo in cui la filosofia greca influenzò il pensiero cristiano dei primi secoli, non vi è nulla di strano che i cosiddetti primi padri della chiesa elaborassero un siffatta dottrina.

Periodo cristiano dal I al V secolo

Origene (185-254 d.C.) Il più grande maestro della Chiesa dopo gli Apostoli secondo Girolamo, credeva in una forma di purgatorio, infatti egli diceva che tutte le anime, dei giusti e degli ingiusti, sarebbero passate per il fuoco purificatore prima di essere ammessi in cielo. Questo perché secondo Origene tutti un giorno sarebbero stati salvati. Naturalmente la concezione del purgatorio di Origene si diversifica da quello della chiesa cattolica, ma ne fornì senz’altro il preambolo necessario per suo completo sviluppo dottrinale.

Nel III sec. d.C. Tertulliano insiste sulle offerte per i defunti da farsi nell’anniversario della loro morte. Egli afferma: "Se per queste pratiche e altre consimili cerchi una prescrizione formale nelle Scritture, non la troverai. Esse sono garantite dalle tradizioni, confermate dall’uso, osservate dalla fede" (De Corona militum,III,2,3). è vero che Tertulliano non credeva all’esistenza di un purgatorio, tuttavia egli fornisce le prime tracce di preghiere dei defunti così indispensabili per la futura elaborazione della dottrina.

Dello stesso tono è la visione di Perpetua, martire della persecuzione di Settimo Severo nel 203. Ella vede in sogno il fratellino Dinocrate, già morto, davanti ad una vasca piena d’acqua, con un parapetto troppo alto per arrivare a bere. Comprende che il fratellino sta attraversando una prova e quindi prega per lui tutti i giorni. Lo rivede in sogno alcuni giorni dopo mentre beve una coppa che non si esaurisce mai. Più che per la fondazione del purgatorio come luogo, questo testo attesta la credenza sull’utilità dell’intercessione per persone care defunte.  

Conclusione

Come abbiamo visto la dottrina del purgatorio non si basa sulle Sacre Scritture, bensì sulla tradizione umana, su concetti extra-biblici. Tale insegnamento è in netta opposizione alla Scrittura in quanto sostiene la falsa idea dell’immortalità incondizionata dell’uomo (vedi lo studio sull’anima). Favorisce l’erronea concezione della salvezza per meriti (pene nelle fiamme o preghiere dei vivi) offuscando l’insegnamento biblico della giustificazione per grazia. Rappresenta Iddio come un sadico torturatore che si compiace delle sofferenze umane quando la Scrittura presenta un Dio misericordioso, Geremia 7:31: Hanno edificato gli alti luoghi di Tofet, che è nella valle del figlio di Hinnom, per bruciare nel fuoco i loro figli e le loro figlie, cosa che non avevo comandato e che non mi era mai venuta in mente. Se a Dio una cosa del genere non era mai venuta in mente, di sicuro non se ne servirà su scala più ampia. Intorno alle messe celebrate per i morti e intorno al sistema delle indulgenze (perdono in cambio di denaro), soprattutto in passato, si è sviluppata una vera e propria speculazione economica. La Bibbia invece accentua la responsabilità individuale per la salvezza, responsabilità che si compie in questa vita: 2Corinzi 6:2 “…Eccolo ora il tempo favorevole; eccolo ora il giorno della salvezza!