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Abbiamo inoltre la
parola profetica più salda: farete bene a
prestarle attenzione, come a una lampada
splendente in luogo oscuro, fino a quando
spunti il giorno e la stella mattutina sorga
nei vostri cuori. 2Pietro 1:19
Introduzione
Da una trentina d'anni si parla di più della
Bibbia nel nostro paese: è il risultato
della propaganda di molte confessioni
cristiana non cattoliche, ma anche e forse
di più il frutto delle impostazioni date dal
Concilio Ecumenico Vaticano II, nonché il
conseguente dialogo ecumenico che si è
instaurato fra al chiesa cattolica e alcune
altre denominazioni cristiane. Considerando
che una delle principali discriminanti fra
credo cattolico e fede evangelica stava nel
problema dell'autorità -dagli uni attribuita
solamente alla Sacra Scrittura (Bibbia) e
dagli altri anche al Magistero (gerarchia
ecclesiastica) alla testa del quale si trova
il papa- cos'è dunque accaduto? Hanno forse
i cattolici rinunciato al potere dottrinale
della propria gerarchia? Oppure sono i
protestanti ad aver abbandonato il principio
di Sola Scriptura?
Si può dire che non è accaduta né l'una né
l'altra cosa.Però è vero che il
Cattolicesimo ha mutato il proprio approccio
senza cambiare la sostanza. La chiesa ha
messo nelle mani dei fedeli il Sacro Libro
ma essi devono sempre affidarsi ai vescovi
in comunione col sommo pontefice per la sua
corretta interpretazione.
Piccolo excursus
Cosa dice la Scrittura:
Atti 17:11 Or questi erano di sentimenti più
nobili di quelli di Tessalonica, perché
ricevettero la Parola con ogni premura,
esaminando ogni giorno le Scritture per
vedere se le cose stavano così.
Cosa decretò il Concilio di Trento (1546):
"Che nessuno, confidando sulla propria
capacità, si permetta (in materia di fede e
di morale riguardante l'edificazione della
dottrina cristiana) di torcere le Sacre
Scritture conformandole alla propria
comprensione personale, presumendo di poter
interpretare le dette Sacre Scritture in
modo contrario al significato datogli dalla
santa madre chiesa. Poiché sta a lei
stabilire il vero senso e la vera
interpretazione delle Sacre Scritture" (1)
Cosa insegna il recente Catechismo della
Chiesa Cattolica (1992):
"L'ufficio di interpretare autenticamente la
Parola di Dio scritta e trasmessa è stato
affidato al solo Magistero vivente della
chiesa, la cui autorità è esercitata nel
nome di Gesù Cristo, cioè dai vescovi in
comunione con il successore di Pietro, il
vescovo di Roma" (2).
1. Enunciazione sintetica
della verità evangelica.
Per affermare sinteticamente la verità
evangelica sul punto che stiamo trattando,
riferiamoci nuovamente al testo di Atti
17:11, da cui si evince che a parlare con i
credenti della città di Berea qui elogiati,
era l'apostolo Paolo. Se non il più
autorevole fra gli apostoli, egli era
sicuramente uno dei maggiori e con un
mandato unico: annunciare l'Evangelo ai
pagani, cosa che lo obbligò a viaggiare per
molti paesi prospicienti il bacino
Mediterraneo.
Paolo aveva ricevuto tale incarico
direttamente da Dio, incarico che
successivamente gli fu confermato dagli
altri apostoli. Di conseguenza, il suo
messaggio era da ritenersi attendibile e non
soggetto a verifiche di nessun genere. E'
dunque proprio corretta quest'ultima
affermazione? Se così fosse, il fatto di
confrontare il suo insegnamento con quello
delle Scritture "per vedere se le cose
stavan così", significherebbe arrecare
offesa alla Verità stessa. Come mai, allora,
l'Apostolo elogia coloro che lo fanno?
Elogiando costoro, Paolo esorta
implicitamente a fare la stessa cosa ogni
volta che un credente ode da qualcun altro
un insegnamento che pretenda di essere
cristiano. Quindi, l'apostolo Paolo non si
attribuisce l'infallibilità; la sua
attendibilità è condizionata dall'adesione
alla Bibbia, Parola di Dio rivelata.
Altrimenti sarebbe da respingere. Se ciò è
valido per l' "Apostolo delle genti",
figuriamoci quanto più lo sia per chiunque
altro, capo o non capo religioso: papa,
vescovo, prete o pastore, monaco o laico ...
In sintesi, questo comportamento di Paolo e
dei bereani rivela qual'è la dottrina
evangelica relativa all'autorità in materia
di fede. E', come disse Lutero, la Sola
Scriptura, il che significa che la Scrittura
deve essere la sola regola di fede e di
condotta per il cristiano. A questo
principio si lega anche quello del "libero
esame" in base al quale ogni credente ha la
responsabilità di impegnarsi a studiare e
cercare di capire la Scrittura con
l'assistenza dello Spirito Santo. Il fatto
che non tutti giungano alla stessa
comprensione nello stesso momento, non
inficia il principio. Ciò accade per una
serie di fattori fra i quali vi può essere
la malafede, ma non solo e non sempre. Vi
sono anche motivi di maturità, di
estrazione, di disponibilità, di cultura, di
impegno e di ambiente che implicano
esperienze diverse e diversi orientamenti
che comportano sforzi per il superamento
degli ostacoli non sempre facili per
avvicinarsi sempre più alla verità.
La coscienza evangelica non può comunque
sottoporsi, in materia religiosa, ad alcuna
autorità che, anche col solo pretesto di
interpretarla, superi di fatto quella della
Bibbia medesima.
2. Motivi che hanno
portato a un cambiamento di autorità in
epoca apostolica.
In verità, non si può asserire in alcun modo
che gli apostoli abbiano contribuito a
trasmettere l'autorità della Bibbia ad
altri. Tuttavia, c'è chi ha creduto di poter
trarre giustificazione per certe
trasformazioni dal modo in cui sia l'Antico
che il Nuovo Testamento sono scritti.
Sia i profeti che gli apostoli non
scrivevano come dei teologi, in modo
sistematico, le loro dottrine. Essi erano
piuttosto dei testimoni di rivelazioni e di
fatti, per cui ben presto si presentò la
necessità di esprimere con ordine e
formulazioni chiare e precise molte verità
contenute nei loro scritti. Questo per
evitare che, usando arbitrariamente i testi,
si giungesse alle conclusioni più disparate.
All'inizio, il lavoro fu svolto con
l'assistenza stessa degli apostoli; poi,
comunitariamente, sotto la guida dei pastori
(detti anche vescovi o anziani, presbiteri,
cioè preti).
II e III secolo.
La società di quell'epoca era molto
gerarchizzata e questo costituiva una
tentazione per la chiesa, un modello, per
certi versi, da imitare. Si cominciò così,
nell'intento di mantenere l'unità della
chiesa (visto che fiorivano svariate
eresia), col dare ai vescovi e ai presbiteri
(già le due funzioni cominciavano a
distinguersi almeno personalmente) un ruolo
dominante nell'interpretazione della
Scrittura. In un secondo tempo questo potere
fu attribuito solo ai vescovi e i presbiteri
furono loro totalmente sottoposti.
IV e V secolo: epoca Costantiniana e
post-Costantiniana
Dall'epoca di Costantino in poi, col
riconoscimento del diritto della Chiesa a
esistere e, successivamente (fine IV secolo)
con l'assurgere del Cristianesimo a unica
religione dello Stato Imperiale Romano, la
gerarchia ecclesiastica si rafforza
ulteriormente, assumendo anche funzioni
politico-amministrative. I dogmi stabiliti
nei concili dai vescovi vengono imposti per
legge con pericolo di sanzioni per chi non
li accetta. Gli imperatori s'incaricano di
farli rispettare ...
Dopo il crollo dell'Impero Romano
d'Occidente
Da quando Roma cessò di essere la capitale e
ancor più dopo la scomparsa dell'Impero
Romano d'Occidente, il vescovo di Roma andò
gradualmente riempiendo il vuoto di potere
verificatosi nella città eterna prima, e
nell'Italia poi. La "conversione", anche se
non senza lotte, l'espandersi di questa sua
potestà a gran parte dell'Europa stessa. Nel
frattempo, il vescovo di Roma si era
trasformato in papa.
Le potenze europee, nei secoli, appoggiarono
o sostennero alternativamente -alcune più
altre meno, e talvolta vi lottarono contro-
l'autorità gerarchica della chiesa. Per
lungo tempo la massima autorità deliberativa
in materia di fede veniva riposta nei
concili mentre il papa aveva la massima
autorità su tutti i vescovi. Accadde poi che
si venne a creare una rivalità tra i concili
e i papi. A chi spettava l'infallibilità? Al
concilio o al papa?
La chiesa finì col non occuparsi soltanto
delle necessità spirituali dei fedeli che
spesso erano disattese; arrivò purtroppo a
occuparsi più di questioni
economico-politiche nella ricerca di un
potere egemonico proprio, anche se
perseguito con l'aiuto altrui, non avendo
essa la forza militare per fare da sé.
Dopo la Rivoluzione francese e il crollo
dello Stato Pontificio
Quando si produsse la Riforma Protestante,
la Chiesa Cattolica reagì con la
Controriforma e -sembra una coincidenza ma
forse non lo è- quando perse i propri
territori, prima per mano dei francesi
(1798) e poi degli italiani (1870), proclamò
il dogma dell'infallibilità papale (1870) in
occasione del Concilio Vaticano I. Sembrava
che il papato volesse ricuperare sul piano
spirituale e di dominio delle coscienze ciò
che aveva perso sul piano temporale.
Alcuni si sono chiesti come mai da quel
Concilio siano trascorsi quasi cento anni
prima che ne venisse convocato un altro
(Concilio Vaticano II nel 1962). Molti
osservatori ritengono di aver trovato la
risposta o, quantomeno, una delle risposte
in un residuo di rivalità tra il papa e
concilio che avrebbe fatto da deterrente.
A conclusione di questo piccolo excursus
storico, svolto in modo veramente sommario,
vediamo che la chiesa, partendo dal
desiderio legittimo di salvaguardare le
proprie unità e integrità dottrinali, abbia
finito col cedere alla tentazione di
soddisfarlo facendo ricorso a mezzi
illeciti, non conformi alle Scritture,
togliendo loro quell'autorità che possono
conservare solo quando ogni individuo può
esaminarle liberamente, senza imposizione e
condizionamenti mentali, e l'ha trasferita
al Magistero Ecclesiastico (vescovi in
subordinazione al papa) che sono i soli a
poter dire l'ultima parola nella sua
interpretazione. Se si deve condividere la
necessità di fare teologia non si può
giustificare l'essere arrivati a questo
punto.
3 Martin Lutero: la Parola
scatenata
Il titolo
di questa sezione ricorda quello di un libro
che presenta Lutero come l'uomo che più di
tutti, in un preciso momento storico, ha
contribuito a rendere libera la Bibbia
(Parola di Dio) dalle catene che ne
impedivano lo studio e la comprensione da
parte del popolo. Per ridare dignità alla
Sacra Scrittura, egli ha dovuto sostenere
una dura lotta contro la gerarchia e non
senza gravi rischi per la propria vita.
Martin Lutero (1483-1546) poté dare inizio
alla Riforma Protestante grazie alla sua
fede e al suo coraggio. Era un fervente
cattolico che, già all'età di 27 anni era un
grande studioso. Decise di entrare in un
monastero per realizzare una più profonda
esperienza cristiana. Con penitenze, digiuni
e preghiere cercò sinceramente e penosamente
di trovare la pace con Dio: desiderava
essere certo della salvezza, certezza alla
quale però non riusciva a pervenire. Leggeva
la Bibbia in latino, la prima trovata,
imparandone a memoria lunghi brani. Essendo
tedesco, della Sassonia, dopo un certo
periodo gli fu chiesto di insegnare teologia
all'Università di Wittemberg. Doveva
spiegare la Bibbia. Per questo, allora, si
mise a studiarla nella lingua originale;
mediante lo studio del libro dei Salmi e
degli scritti dell'apostolo Paolo, comprese
appieno la grande dottrina della
"giustificazione per fede".
A quel punto cominciò a essere assalito da
dubbi che gli provenivano proprio da certi
insegnamenti della chiesa e in modo
particolare quando dovette assistere alla
vendita delle indulgenze che, in pratica,
voleva significare la vendita del perdono
dei peccati.
Il 1° novembre 1517, Lutero inchiodò sul
portale della chiesa del castello di
Wittemberg le famose 95 tesi. Queste
costituivano un elenco di temi controversi
su cui dibattere. I professori
dell'Università usavano comunemente quel
luogo per affiggervi inviti di quel genere.
Queste tesi erano redatte con molta misura
ed erano tutt'altro che un appello a un
rovesciamento della chiesa! La loro
efficacia fu stupefacente; in poco tempo
trovarono vastissima diffusione e calorosa
accoglienza. Anche voci avversarie si
levarono contro e già prima della fine
dell'anno 1517, a Roma, Lutero veniva
accusato di eresia.
Nell'estate del 1520 la curia emanò contro
di lui la bolla di minaccia di scomunica
Esxurge Domine, in cui si esigeva da lui la
ritrattazione entro sessanta giorni. Invece,
il 10 dicembre dello stesso anno, Lutero
bruciò la bolla papale e le pontificie
decretali, rompendo così ogni relazione con
Roma.
Circa quattro anni dopo ricevette
l'ingiunzione di comparire di fronte alla
Dieta tedesca, una specie di parlamento di
tutti i principi che si sarebbe svolta nella
città di Worms. Gli fu promesso un
salvacondotto, ma i suoi amici temettero
che, nonostante questo, potesse fare la fine
di Giovanni Huss, ucciso un secolo prima
benché avesse un salvacondotto
dall'Imperatore Sigismondo. Lutero vi si
recò ugualmente, e con coraggio si presentò
alla Dieta che era presieduta dal famoso e
potente imperatore Carlo V.
Lutero si difese con molto coraggio e la sua
posizione scosse la chiesa fin nella sue
fondamenta. Dalla sua parte vi furono anche
numerosi principi che, temendo che fosse
arrestato durante il viaggio di ritorno, lo
convinsero a nascondersi nel castello di
Wartburg. Lì Lutero ebbe modo di sentirsi al
sicuro e di riposarsi. Dopo poco tempo
cominciò a scrivere di nuovo, completando
tra l'altro la traduzione del Nuovo
Testamento in tedesco. Quando in seguito
ritornò a Wittemberg, oltre agli altri
scritti, completò la traduzione di tutta la
Bibbia, perché chiunque potesse leggerla.
Non è qui il caso di raccontare tutta la
vita di Martin Lutero: quello che interessa
è di far rilevare come quest'uomo abbia
favorito l'uso della Bibbia, diffondendola
tra tutte le classi sociali, grazie
soprattutto alla sua traduzione.
Contemporaneamente, quest'opera di
divulgazione fu sostenuta dalla scoperta dei
caratteri mobili per la stampa. Ma la
diffusione della Bibbia nella lingua parlata
dal popolo avrebbe un'importanza relativa se
nel contempo questo Riformatore non avesse
restituito ad essa piena dignità
permettendone il libero esame da parte di
ogni credente. Solo così si poteva ridare
dignità al Libro Sacro, sottraendolo al
monopolio interpretativo e non sempre
disinteressato del Magistero. Ricordiamo che
è stato Lutero a diffondere e consolidare i
princìpi del Sola Scriptura e del
"libero esame" che altri prima di lui e meno
fortunati di lui, avevano attraverso i
secoli e a più riprese cercato di
riaffermare, ma senza successo.
Dall'applicazione di questi due princìpi,
Lutero stesso ha potuto riscoprire
fondamentali dottrine cristiane dimenticate
-e sono tante!- coma la Sola fide, ossia
quella della giustificazione per fede.
Quando morì, nel 1546, gliene rimanevano da
scoprire ancora tante, ancora tutte sepolte
sotto secoli di polvere ... Va detto però
che la vita di Martin Lutero non fu scevra
da errori: non è il caso quindi di
mitizzarlo né di demonizzarlo, come molti
suoi avversari hanno fatto; va detto,
comunque, che non ha mai preteso
l'infallibilità e non ha mai cessato di
affermare di essere un peccatore, bisognoso
della grazia di Dio.
La rivelazione della Verità è progressiva e
lo è anche la sua riscoperta: l'esperienza
lo ha dimostrato. La verità storica è quella
che è e non può essere celata, perché
insegna a non ripetere gli errori, tuttavia,
grazie al clima di dialogo ecumenico
instauratosi in questi tempi, che ha
prodotto maggior serenità e rispetto,
dovrebbe essere possibile parlare di certi
argomenti senza eccessive tensioni.
4. Cosa dice la Bibbia
sull'autorità delle sacre Scritture
Per il
cristiano credente, l'unica vera autorità è
Dio. Su questo non c'è dubbio e non è il
caso di dimostrarlo. Per meglio esprimerci,
sarà bene dire che Dio non è l'unica
autorità, ma è quella suprema. Infatti,
essendo l'autorità suprema, non abbiamo
detto che è l'unica ma "l'unica vera". Da
essa traggono origine tutte le altre che
hanno dei limiti stabiliti da Dio: nessuno
può aggiungere o togliere qualcosa a quei
limiti. Dio ha parlato in vari modi e in
diversi tempi (Ebrei 1:1,2), e ha mandato il
suo Figliolo.
"La Bibbia ha valore perché è l'unico mezzo
con cui conosciamo il Cristo e la sua
preparazione sin dal tempo di Abramo, anzi,
sin dal peccato di Adamo. Gli uomini, non
potendo trovare che in Gesù Cristo la
rivelazione divina, sono necessariamente
legati alla Bibbia che permette loro di
conoscere i fatti con cui l'Altissimo si
mostrò all'uomo. Perciò il Cristianesimo,
pur potendosi chiamare una religione del
Libro, in quanto solo per mezzo della Sacra
Scrittura conosce il Cristo, di fatto è la
religione di una persona poiché il Cristo, e
non la Bibbia, sta al centro della vita
cristiana. Porre l'essenza del Cristianesimo
nella Bibbia sarebbe come voler trasferire
ai reggi solari l'essenza del sole, al vaso
l'importanza del tesoro che contiene. La
Bibbia ci presenta il Cristo e la sua
salvezza, ma la Bibbia non è il Cristo e non
è nemmeno la salvezza. La Bibbia fu scritta
per condurci a Cristo" (3).
"Queste cose sono state scritte -disse
Giovanni- affinché crediate che Gesù è il
Cristo, il Figliuol di Dio, e affinché,
credendo, abbiate vita nel suo nome"
(Giovanni 20:31).
"Quel che abbiamo veduto e udito, noi
l'annunciamo anche a voi, affinché voi pure
abbiate comunione con noi, e la nostra
comunione è col Padre, e col suo Figliuolo,
Gesù Cristo" (1 Giovanni 1:3).
La Bibbia ha un valore fondamentale perché
lei sola rende testimonianza di Cristo
(Giovanni 5:39). Questo testo, infatti,
afferma la sua validità per quanto concerne
l'Antico Testamento. Siccome la Bibbia è
ispirata da Dio (2 Timoteo 3:16), è anche
chiamata "Parola di Dio", appellativo che in
altri contesti si riferisce al Cristo stesso
(Ap. 19:13). La Bibbia è indispensabile come
il cibo (Mt 4:4), perché è per essa che si
costruisce la fede (Rm 19:17) che, a sua
volta, consente la salvezza (Ef. 2:8).
La fede, però, può venire alterata da falsi
profeti, falsi maestri, anche da esseri
soprannaturali -intesi sia metaforicamente
che letteralmente- (Mt 7:15,21; Atti
20:29,30; Gl 1:6-8), come sacerdoti
ufficialmente rivestiti di autorità
religiosa e depositari di una lunga e
gloriosa tradizione (Ger.
23:1,2,11,16,21,31,36; Mt 20:18,19; 2Cor.
11:13-15).
Occorre, quindi, vigilare e assumersi
individualmente le proprie responsabilità
davanti a Dio e alle Scritture. La chiesa ha
un compito verso il mondo e costituisce, nel
contempo, un aiuto per gli stessi credenti;
non per questo però può sostituirsi a certe
responsabilità che ogni singolo ha verso Dio
e la Scrittura. Di chiese ce ne sono tante
ma ciò non significa che l'errore e la
confusione regnino sovrani; Dio non ci ha
abbandonati e in mezzo a tutto ciò possiamo
aver trovato o trovato o trovare un filone
d'oro (Ap. 14:12). Se invece scoprissimo che
la chiesa a cui apparteniamo àltera
l'Evangelo e non intende ravvedersi, sarebbe
meglio, anzi, necessario, cercarne un'altra
che vi sia più fedele. Anche se Dio ha
sempre una sua chiesa sulla terra, non per
questo è vincolato per sempre e
incondizionatamente ad approvare qualunque
organizzazione cristiana (Ap. 2:1,5).
Conclusione
Al di là
del reale bisogno che abbiamo della Bibbia
per distinguere la verità dall'errore nello
scontro immane che c'è in questo mondo fra
il bene e il male; al di là, dunque, della
nostra posizione a favore di questo o di
quello nel nome della Parola di Dio ... la
Bibbia è di conforto e di sostegno per
l'anima assetata: "Venite a me voi tutti che
siete travagliati e aggravati e io vi darò
riposo", dice Gesù. E ancora: "Beati coloro
che sono affamati e assetati di giustizia,
perché saranno saziati".
La Bibbia è un cibo per l'anima. Il salmista
dice che è una lampada che permette al
nostro piede di non inciampare. San Paolo
dice che essa ci guida nella giustizia e ci
corregge. Pietro dichiara che essa penetra a
fondo, ci investiga, mette in luce in noi
degli aspetti che non vedremmo, se la
leggiamo con sincerità. La Bibbia compie
un'opera in profondità. Lo Spirito Santo
accompagna il lettore desideroso di
incontrare Dio. In questo modo s'incontra
Cristo e nasce la fede. Impariamo a
conoscere i Comandamenti di Dio e cerchiamo
di riuscire a praticarli con la gioia, la
pace e la forza che Cristo ci infonde.
Tramite la Bibbia che ci illumina sul
passato, presente e futuro, che risponde
alle domande: "Da dove vengo? Chi sono?
Qual'è il mio destino?", troviamo lo scopo
della nostra vita e abbiamo inoltre qualcosa
di grande da dare a chi ancora non l'ha
trovato e qualcosa da condividere con chi
già lo possiede.
DOCUMENTI
Basarsi sulla Bibbia anziché sulla
tradizione
S. Cipriano, vescovo di Cartagine, morto nel
258 d.C.:
"Una consuetudine senza la verità non fa
altro che documentare l'antichità
dell'errore. Perciò se desideriamo conoscere
la verità dobbiamo risalire alle sorgenti.
Infatti, se torniamo al principio e
all'origine della tradizione divina (ossia
alla Bibbia di cui Cipriano aveva prima
parlato) cessa ogni errore umano, e ciò che
stava avvolto da caligine ... e da nubi
oscure si apre alla luce della verità. Se il
canale che prima copiosamente e con
larghezza conduceva l'acqua viene
improvvisamente meno, non si va forse alla
sorgente per conoscerne la ragione? Per
vedere cioè se si sono esaurite le vene
della sorgente, oppure se l'onda che
continua a profluire alla sorgente abbia
cessato di scorrere durante il percorso per
ostruzione o rottura del canale medesimo, si
può ricondurre l'acqua per dissetare una
città con la medesima intensità con cui essa
sgorga alla sorgente ... Che se in qualche
punto la verità avesse a oscurarsi o a
mutarsi, dobbiamo tornare all'origine, ossia
alla tradizione del Signore, quale si
rinviene nel Vangelo e negli scritti
apostolici" (Cipriano, Epistola ad Pompeium,
PL 3,1175, cit. da Salvoni, Idem, p.312).
La Bibbia è comprensibile
S. Giovanni Crisostomo, padre della chiesa,
morto nel 407 d.C.:
"E chi è
colui che non possa chiaramente comprendere
il contenuto dei vangeli? Chi udendo: Beati
i mansueti, beati i puri di cuore, ecc. ha
bisogno di una maestro per capire uno
qualunque di questi detti? E quanto alla
narrazione dei miracoli e delle opere
potenti e dei fatti storici, non son forse
tutte cose chiare e intelligibili a
chiunque? Il vostro è solo un pretesto, una
scusa e un paravento alla vostra pigrizia.
Dite di non capire il contenuto; e quando
mai sarete in grado di capirlo se non lo
studiate? Prendete il libro in mano, leggete
l'intera storia, e quando vi sarete
assicurata la conoscenza di ciò che è
semplice, passate a ciò che è oscuro e duro
da capire, più e più volte. E se non potete
afferrarne il senso con una lettura
costante, rivolgetevi a un maestro,
notificategli le vostre difficoltà,
mostrategli il vostro grande interesse per
la cosa. Quando Dio vi vedrà così ansiosi,
non deluderà la vostra diligenza e il vostro
zelo. E anche se nessun uomo volesse
insegnarvi quello che cercate, sarà di certo
lui a rivelarvelo" (G. Crisostomo, De Lazaro
Concio, PG 48, pp.994 e segg. cit. da
Salvoni, Idem p. 316).
Lo Stato impone la fede
"Costantino cominciò col riconoscere ai
vescovi competenza di giudici nelle loro
circoscrizioni e diocesi. Poi esentò i beni
della chiesa dalle tasse; riconobbe come
"persone giuridiche" le associazioni dei
fedeli; diede un prete per tutore a suo
figlio dopo averlo battezzato, e alla fine
cancellò l'Editto di Milano che garantiva la
tolleranza di tutte le religioni su piede di
parità, per riconoscere il primato della
Chiesa Cattolica che dal quel momento fu la
religione di Stato, rendendo obbligatori per
tutti i cittadini i precetti del Sinodo ...
"Agendo più da papa che da re, indisse il
primo Concilio Ecumenico ... Assistette a
tutti i dibattiti, ma non intervenne che di
rado per richiamare i contendenti alla calma
e alla ponderatezza, quando la discussione
di accendeva. Quando il verdetto che
riaffermava la divinità di Cristo e
condannava Ario fu formulato, egli lo
tradusse in un editto che bandiva l'eretico
coi suoi due sostenitori, ne condannava al
rogo i libri e comminava la pena di morte a
chi li avesse nascosti" (Indro Montanelli,
Storia di Roma, pp. 519,520, Milano 1970).
"I tre figli di Costantino che
successivamente lo seguirono sul trono,
appoggiarono in modo più deciso la fede
cristiana di quanto lo avesse fatto il
padre. Nel 341 d.C., il secondo di questi
ordinò che in Italia venissero aboliti i
sacrifici. Il terzo, Costanzo, comandò che
"la supremazia cessasse e che la follia dei
sacrifici fosse abolita" e tolse dal Senato
la statua della Vittoria che vi era stata
deposta da Augusto dopo la battaglia di
Anzio. Comandò inoltre che tutti i templi
pagani fossero chiusi ...
"Non c'erano, però, contro i pagani,
persecuzioni paragonabili a quelle che
avevano subìto i cristiani. Si sa però
dell'impulso dato da Teodosio I (che regnò
dal 379 al 395 d.C.) alla demolizione dei
templi pagani. Questo imperatore non proibì
solo i sacrifici ma anche le visite segrete
ai santuari pagani e diede ordine che gli
apostati del Cristianesimo fossero privati
di ogni onore, del diritto di eredità e di
quello di trasmettere proprietà per
testamento. In molti luoghi, i templi erano
distrutti da cristiani guidati da monaci ...
"I giudei erano trattati con una certa
tolleranza. A dir la verità, erano trattati
con più indulgenza degli eretici cristiani"
(L.K. Scott, Historia del cristianesimo, vol
I, pp 133, 138, Casa Bautista de
Publicaciones, Madrid 1976).
"Noi vogliamo che tutti i popoli retti dalla
nostra clemenza partecipino a quella
religione che dal divino apostolo Pietro fu
trasmessa ai Romani, che si è perpetuata
fino a noi e che si creda, secondo la
disciplina degli apostoli e la dottrina
degli Evangeli, in un solo Dio sotto la
specie di pia trinità, con pari maestà del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Comandiamo che chi segue questa legge prenda
nome di cristiano cattolico. Giudicando gli
altri dementi e pazzi, vogliamo che
sostengano l'infamia che segue a chi
professa dogma eretico e che i loro
conciliaboli non prendano nome di chiesa.
Prima essi attendano la vendetta di Dio, poi
anche le severe punizioni che l'autorità
nostra, illuminata dalla sapienza divina,
riterrà di dover infliggere loro" (Editto di
Teodosio, dal Codice di Teodosio, anno 380,
G. Mirri, Letture storiche letterarie, vol.
II, p. 138, Ed Sandron, Firenze 1963).
Bibbia in lingua incomprensibile e falsa
teologia
"Un altro
motivo che condusse all'eliminazione della
Bibbia nella lettura del popolo stava che
essa diventava sempre più incomprensibile,
perché trasmessa in linguaggi non più
intelligibili. Dal VI secolo, a motivo
dell'invasione barbarica, la cultura
sopravvisse solo presso gli ecclesiastici
che si dedicarono a sottili discussioni
filosofiche e teologiche, comprensibili solo
agli iniziati, ma del tutto aliene al
popolo. La Bibbia e la liturgia continuarono
a essere lette in latino, anche quando il
popolo non capiva più tale lingua. Inoltre,
le opere dei precedenti scrittori
ecclesiastici divennero fonte di studio
erudito per cui accanto alla Bibbia sorse
una tradizione che poggiava su tali scritti
teologici. Inconsapevolmente, questa andò
sempre più sviluppandosi fino a scostarsi
totalmente dall'insegnamento primitivo e a
entrare in contrasto con la "Parola di Dio".
"Lo studio della teologia finì col diventare
patrimonio esclusivo di specialisti che vi
si dedicavano nelle università e nei cenobi,
mentre la stragrande maggioranza degli
stessi ecclesiastici non la conoscevano
affatto. Ne seguì che quando nel XII secolo
alcuni laici -per reazione al clero in gran
parte ignorante, taciturno e pieno di vizi-
volle tornare alla Bibbia (Valdesi o poveri
di Lione) e diffonderla con traduzioni
preparate nella lingua del popolo
("volgare"), si accorsero dell'enorme
differenza esistente tra l'insegnamento
biblico e la dottrina tradizionale della
Chiesa Cattolica. Quando costoro impugnarono
la Bibbia e la confrontarono con la
tradizione ecclesiastica, i vescovi e i
papi, gelosi della propria dottrina e dei
privilegi conquistati nel corso dei secoli,
reagirono duramente, proibendo, pena la
scomunica, la lettura della Bibbia in
volgare; da tale comportamento nacque l'idea
che la Scrittura fosse un libro proibito ai
fedeli" (F. Salvoni, Dal Cristianesimo al
Cattolicesimo, pp. 241,242, Ed Lanterna,
Genova 1974).
Lutero: Sacre Scritture e coscienza
Lutero dinnanzi alla Dieta di Worms, 1521
"Se non
sarò convinto mediante le testimonianze
della Sacre Scritture o con aperte, chiare e
limpide ragioni -poiché io non credo né al
papa né ai concili da soli, dato che è
evidente che hanno errato e si
contraddicono- io sono legato dalle parole
della Scrittura che ho addotto. E finché la
mia coscienza è prigioniera della Parola di
Dio, non posso e non voglio ritrattarmi,
perché è un grave pericolo e una minaccia
per la salvezza eterna fare qualcosa contro
coscienza. Che Dio mi aiuti! Amen" (J.
Atkinsons, Lutero, la parola scatenata, p.5,
Ed Claudiana, Torino 1983).
Lutero: la Bibbia si comprende. Le altrui
interpretazioni aiutano
"Oh,
volesse Iddio che le mie interpretazioni e
quelle di tutti i maestri andassero perdute,
purché ogni cristiano conservi sempre
dinnanzi agli ocChi la sola Scrittura e la
divina Parola! Tu vedi dal mio chiacchierare
come la Parola divina sia immensamente
diversa da ogni parola umana e come nessun
uomo, nonostante tutte le sue parole, sia in
grado di raggiungere o dichiarare un solo
detto divino. A chi riuscisse di penetrarvi
senza interpretazione umana, il mio commento
o quello di chiunque altro sarebbero
inutili, anzi d'ostacolo. Perciò leggete,
leggete la Sacra Scrittura, cristiani cari e
considerate sia la mia sia qualsiasi altra
interpretazione come un'impalcatura di
legname dell'edificio stesso, affinché noi
possiamo gustare e comprendere la pura e
semplice Parola divina e ad essa attenerci"
(Ibidem).
NOTE:
1. Concilio di Trento, IV Sessione (8
aprile 1546), decreto riguardante le
Scritture Canoniche, tradotto in :Philip
Schaff, The Creeds of Christendom, vol. II,
p. 83, IV ed. riv. New York, Harper 1919.
Citato in SDA Bible Student's Sours Book,
Review and Herald, art. 259, Washinton D.C.,
1962.
2. Catechismo della Chiesa Cattolica,
Libreria editrice Vaticana, p. 40, par. 85,
Città del Vaticano 1992.
3. Fausto Salvoni, Dal
Cristianesimo al Cattolicesimo, pp 283,
284, Editrice Lanterna, Genova 1974.
Tratto da: "Dal cristianesimo al
cattolicesimo" AA. VV. Ed. ADV Firenze.
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