Dall'autorità della Scrittura
all'autorità della gerarchia
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2Pietro 1:19 Abbiamo inoltre la parola profetica più salda: farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente in luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori. Introduzione Da una trentina d'anni si parla di più della Bibbia nel nostro paese: è il risultato della propaganda di molte confessioni cristiana non cattoliche, ma anche e forse di più il frutto delle impostazioni date dal Concilio Ecumenico Vaticano II, nonché il conseguente dialogo ecumenico che si è instaurato fra al chiesa cattolica e alcune altre denominazioni cristiane. Considerando che una delle principali discriminanti fra credo cattolico e fede evangelica stava nel problema dell'autorità -dagli uni attribuita solamente alla Sacra Scrittura (Bibbia) e dagli altri anche al Magistero (gerarchia ecclesiastica) alla testa del quale si trova il papa- cos'è dunque accaduto? Hanno forse i cattolici rinunciato al potere dottrinale della propria gerarchia? Oppure sono i protestanti ad aver abbandonato il principio di Sola Scriptura? Si può dire che non è accaduta né l'una né l'altra cosa.Però è vero che il Cattolicesimo ha mutato il proprio approccio senza cambiare la sostanza. La chiesa ha messo nelle mani dei fedeli il Sacro Libro ma essi devono sempre affidarsi ai vescovi in comunione col sommo pontefice per la sua corretta interpretazione. Piccolo excursus Cosa dice la Scrittura: Atti 17:11 Or questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica, perché ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così. Cosa decretò il Concilio di Trento (1546): "Che nessuno, confidando sulla propria capacità, si permetta (in materia di fede e di morale riguardante l'edificazione della dottrina cristiana) di torcere le Sacre Scritture conformandole alla propria comprensione personale, presumendo di poter interpretare le dette Sacre Scritture in modo contrario al significato datogli dalla santa madre chiesa. Poiché sta a lei stabilire il vero senso e la vera interpretazione delle Sacre Scritture" (1) Cosa insegna il recente Catechismo della Chiesa Cattolica (1992): "L'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta e trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo, cioè dai vescovi in comunione con il successore di Pietro, il vescovo di Roma" (2). 1. Enunciazione sintetica della verità evangelica. Per affermare sinteticamente la verità evangelica sul punto che stiamo trattando, riferiamoci nuovamente al testo di Atti 17:11, da cui si evince che a parlare con i credenti della città di Berea qui elogiati, era l'apostolo Paolo. Se non il più autorevole fra gli apostoli, egli era sicuramente uno dei maggiori e con un mandato unico: annunciare l'Evangelo ai pagani, cosa che lo obbligò a viaggiare per molti paesi prospicienti il bacino Mediterraneo. Paolo aveva ricevuto tale incarico direttamente da Dio, incarico che successivamente gli fu confermato dagli altri apostoli. Di conseguenza, il suo messaggio era da ritenersi attendibile e non soggetto a verifiche di nessun genere. E' dunque proprio corretta quest'ultima affermazione? Se così fosse, il fatto di confrontare il suo insegnamento con quello delle Scritture "per vedere se le cose stavan così", significherebbe arrecare offesa alla Verità stessa. Come mai, allora, l'Apostolo elogia coloro che lo fanno? Elogiando costoro, Paolo esorta implicitamente a fare la stessa cosa ogni volta che un credente ode da qualcun altro un insegnamento che pretenda di essere cristiano. Quindi, l'apostolo Paolo non si attribuisce l'infallibilità; la sua attendibilità è condizionata dall'adesione alla Bibbia, Parola di Dio rivelata. Altrimenti sarebbe da respingere. Se ciò è valido per l' "Apostolo delle genti", figuriamoci quanto più lo sia per chiunque altro, capo o non capo religioso: papa, vescovo, prete o pastore, monaco o laico ... In sintesi, questo comportamento di Paolo e dei bereani rivela qual'è la dottrina evangelica relativa all'autorità in materia di fede. E', come disse Lutero, la Sola Scriptura, il che significa che la Scrittura deve essere la sola regola di fede e di condotta per il cristiano. A questo principio si lega anche quello del "libero esame" in base al quale ogni credente ha la responsabilità di impegnarsi a studiare e cercare di capire la Scrittura con l'assistenza dello Spirito Santo. Il fatto che non tutti giungano alla stessa comprensione nello stesso momento, non inficia il principio. Ciò accade per una serie di fattori fra i quali vi può essere la malafede, ma non solo e non sempre. Vi sono anche motivi di maturità, di estrazione, di disponibilità, di cultura, di impegno e di ambiente che implicano esperienze diverse e diversi orientamenti che comportano sforzi per il superamento degli ostacoli non sempre facili per avvicinarsi sempre più alla verità. La coscienza evangelica non può comunque sottoporsi, in materia religiosa, ad alcuna autorità che, anche col solo pretesto di interpretarla, superi di fatto quella della Bibbia medesima. 2. Motivi che hanno portato a un cambiamento di autorità in epoca apostolica In verità, non si può asserire in alcun modo che gli apostoli abbiano contribuito a trasmettere l'autorità della Bibbia ad altri. Tuttavia, c'è chi ha creduto di poter trarre giustificazione per certe trasformazioni dal modo in cui sia l'Antico che il Nuovo Testamento sono scritti. Sia i profeti che gli apostoli non scrivevano come dei teologi, in modo sistematico, le loro dottrine. Essi erano piuttosto dei testimoni di rivelazioni e di fatti, per cui ben presto si presentò la necessità di esprimere con ordine e formulazioni chiare e precise molte verità contenute nei loro scritti. Questo per evitare che, usando arbitrariamente i testi, si giungesse alle conclusioni più disparate. All'inizio, il lavoro fu svolto con l'assistenza stessa degli apostoli; poi, comunitariamente, sotto la guida dei pastori (detti anche vescovi o anziani, presbiteri, cioè preti). II e III secolo. La società di quell'epoca era molto gerarchizzata e questo costituiva una tentazione per la chiesa, un modello, per certi versi, da imitare. Si cominciò così, nell'intento di mantenere l'unità della chiesa (visto che fiorivano svariate eresia), col dare ai vescovi e ai presbiteri (già le due funzioni cominciavano a distinguersi almeno personalmente) un ruolo dominante nell'interpretazione della Scrittura. In un secondo tempo questo potere fu attribuito solo ai vescovi e i presbiteri furono loro totalmente sottoposti. IV e V secolo: epoca Costantiniana e post-Costantiniana Dall'epoca di Costantino in poi, col riconoscimento del diritto della Chiesa a esistere e, successivamente (fine IV secolo) con l'assurgere del Cristianesimo a unica religione dello Stato Imperiale Romano, la gerarchia ecclesiastica si rafforza ulteriormente, assumendo anche funzioni politico-amministrative. I dogmi stabiliti nei concili dai vescovi vengono imposti per legge con pericolo di sanzioni per chi non li accetta. Gli imperatori s'incaricano di farli rispettare ... Dopo il crollo dell'Impero Romano d'Occidente Da quando Roma cessò di essere la capitale e ancor più dopo la scomparsa dell'Impero Romano d'Occidente, il vescovo di Roma andò gradualmente riempiendo il vuoto di potere verificatosi nella città eterna prima, e nell'Italia poi. La "conversione", anche se non senza lotte, l'espandersi di questa sua potestà a gran parte dell'Europa stessa. Nel frattempo, il vescovo di Roma si era trasformato in papa. Le potenze europee, nei secoli, appoggiarono o sostennero alternativamente -alcune più altre meno, e talvolta vi lottarono contro- l'autorità gerarchica della chiesa. Per lungo tempo la massima autorità deliberativa in materia di fede veniva riposta nei concili mentre il papa aveva la massima autorità su tutti i vescovi. Accadde poi che si venne a creare una rivalità tra i concili e i papi. A chi spettava l'infallibilità? Al concilio o al papa? La chiesa finì col non occuparsi soltanto delle necessità spirituali dei fedeli che spesso erano disattese; arrivò purtroppo a occuparsi più di questioni economico-politiche nella ricerca di un potere egemonico proprio, anche se perseguito con l'aiuto altrui, non avendo essa la forza militare per fare da sé. Dopo la Rivoluzione francese e il crollo dello Stato Pontificio Quando si produsse la Riforma Protestante, la Chiesa Cattolica reagì con la Controriforma e -sembra una coincidenza ma forse non lo è- quando perse i propri territori, prima per mano dei francesi (1798) e poi degli italiani (1870), proclamò il dogma dell'infallibilità papale (1870) in occasione del Concilio Vaticano I. Sembrava che il papato volesse ricuperare sul piano spirituale e di dominio delle coscienze ciò che aveva perso sul piano temporale. Alcuni si sono chiesti come mai da quel Concilio siano trascorsi quasi cento anni prima che ne venisse convocato un altro (Concilio Vaticano II nel 1962). Molti osservatori ritengono di aver trovato la risposta o, quantomeno, una delle risposte in un residuo di rivalità tra il papa e concilio che avrebbe fatto da deterrente. A conclusione di questo piccolo excursus storico, svolto in modo veramente sommario, vediamo che la chiesa, partendo dal desiderio legittimo di salvaguardare le proprie unità e integrità dottrinali, abbia finito col cedere alla tentazione di soddisfarlo facendo ricorso a mezzi illeciti, non conformi alle Scritture, togliendo loro quell'autorità che possono conservare solo quando ogni individuo può esaminarle liberamente, senza imposizione e condizionamenti mentali, e l'ha trasferita al Magistero Ecclesiastico (vescovi in subordinazione al papa) che sono i soli a poter dire l'ultima parola nella sua interpretazione. Se si deve condividere la necessità di fare teologia non si può giustificare l'essere arrivati a questo punto. 3 Martin Lutero: la Parola scatenata Il titolo di questa sezione ricorda quello di un libro che presenta Lutero come l'uomo che più di tutti, in un preciso momento storico, ha contribuito a rendere libera la Bibbia (Parola di Dio) dalle catene che ne impedivano lo studio e la comprensione da parte del popolo. Per ridare dignità alla Sacra Scrittura, egli ha dovuto sostenere una dura lotta contro la gerarchia e non senza gravi rischi per la propria vita. Martin Lutero (1483-1546) poté dare inizio alla Riforma Protestante grazie alla sua fede e al suo coraggio. Era un fervente cattolico che, già all'età di 27 anni era un grande studioso. Decise di entrare in un monastero per realizzare una più profonda esperienza cristiana. Con penitenze, digiuni e preghiere cercò sinceramente e penosamente di trovare la pace con Dio: desiderava essere certo della salvezza, certezza alla quale però non riusciva a pervenire. Leggeva la Bibbia in latino, la prima trovata, imparandone a memoria lunghi brani. Essendo tedesco, della Sassonia, dopo un certo periodo gli fu chiesto di insegnare teologia all'Università di Wittemberg. Doveva spiegare la Bibbia. Per questo, allora, si mise a studiarla nella lingua originale; mediante lo studio del libro dei Salmi e degli scritti dell'apostolo Paolo, comprese appieno la grande dottrina della "giustificazione per fede". A quel punto cominciò a essere assalito da dubbi che gli provenivano proprio da certi insegnamenti della chiesa e in modo particolare quando dovette assistere alla vendita delle indulgenze che, in pratica, voleva significare la vendita del perdono dei peccati. Il 1° novembre 1517, Lutero inchiodò sul portale della chiesa del castello di Wittemberg le famose 95 tesi. Queste costituivano un elenco di temi controversi su cui dibattere. I professori dell'Università usavano comunemente quel luogo per affiggervi inviti di quel genere. Queste tesi erano redatte con molta misura ed erano tutt'altro che un appello a un rovesciamento della chiesa! La loro efficacia fu stupefacente; in poco tempo trovarono vastissima diffusione e calorosa accoglienza. Anche voci avversarie si levarono contro e già prima della fine dell'anno 1517, a Roma, Lutero veniva accusato di eresia. Nell'estate del 1520 la curia emanò contro di lui la bolla di minaccia di scomunica Esxurge Domine, in cui si esigeva da lui la ritrattazione entro sessanta giorni. Invece, il 10 dicembre dello stesso anno, Lutero bruciò la bolla papale e le pontificie decretali, rompendo così ogni relazione con Roma. Circa quattro anni dopo ricevette l'ingiunzione di comparire di fronte alla Dieta tedesca, una specie di parlamento di tutti i principi che si sarebbe svolta nella città di Worms. Gli fu promesso un salvacondotto, ma i suoi amici temettero che, nonostante questo, potesse fare la fine di Giovanni Huss, ucciso un secolo prima benché avesse un salvacondotto dall'Imperatore Sigismondo. Lutero vi si recò ugualmente, e con coraggio si presentò alla Dieta che era presieduta dal famoso e potente imperatore Carlo V. Lutero si difese con molto coraggio e la sua posizione scosse la chiesa fin nella sue fondamenta. Dalla sua parte vi furono anche numerosi principi che, temendo che fosse arrestato durante il viaggio di ritorno, lo convinsero a nascondersi nel castello di Wartburg. Lì Lutero ebbe modo di sentirsi al sicuro e di riposarsi. Dopo poco tempo cominciò a scrivere di nuovo, completando tra l'altro la traduzione del Nuovo Testamento in tedesco. Quando in seguito ritornò a Wittemberg, oltre agli altri scritti, completò la traduzione di tutta la Bibbia, perché chiunque potesse leggerla. Non è qui il caso di raccontare tutta la vita di Martin Lutero: quello che interessa è di far rilevare come quest'uomo abbia favorito l'uso della Bibbia, diffondendola tra tutte le classi sociali, grazie soprattutto alla sua traduzione. Contemporaneamente, quest'opera di divulgazione fu sostenuta dalla scoperta dei caratteri mobili per la stampa. Ma la diffusione della Bibbia nella lingua parlata dal popolo avrebbe un'importanza relativa se nel contempo questo Riformatore non avesse restituito ad essa piena dignità permettendone il libero esame da parte di ogni credente. Solo così si poteva ridare dignità al Libro Sacro, sottraendolo al monopolio interpretativo e non sempre disinteressato del Magistero. Ricordiamo che è stato Lutero a diffondere e consolidare i princìpi del Sola Scriptura e del "libero esame" che altri prima di lui e meno fortunati di lui, avevano attraverso i secoli e a più riprese cercato di riaffermare, ma senza successo. Dall'applicazione di questi due princìpi, Lutero stesso ha potuto riscoprire fondamentali dottrine cristiane dimenticate -e sono tante!- coma la Sola fide, ossia quella della giustificazione per fede. Quando morì, nel 1546, gliene rimanevano da scoprire ancora tante, ancora tutte sepolte sotto secoli di polvere ... Va detto però che la vita di Martin Lutero non fu scevra da errori: non è il caso quindi di mitizzarlo né di demonizzarlo, come molti suoi avversari hanno fatto; va detto, comunque, che non ha mai preteso l'infallibilità e non ha mai cessato di affermare di essere un peccatore, bisognoso della grazia di Dio. La rivelazione della Verità è progressiva e lo è anche la sua riscoperta: l'esperienza lo ha dimostrato. La verità storica è quella che è e non può essere celata, perché insegna a non ripetere gli errori, tuttavia, grazie al clima di dialogo ecumenico instauratosi in questi tempi, che ha prodotto maggior serenità e rispetto, dovrebbe essere possibile parlare di certi argomenti senza eccessive tensioni. 4. Cosa dice la Bibbia sull'autorità delle sacre Scritture Per il cristiano credente, l'unica vera autorità è Dio. Su questo non c'è dubbio e non è il caso di dimostrarlo. Per meglio esprimerci, sarà bene dire che Dio non è l'unica autorità, ma è quella suprema. Infatti, essendo l'autorità suprema, non abbiamo detto che è l'unica ma "l'unica vera". Da essa traggono origine tutte le altre che hanno dei limiti stabiliti da Dio: nessuno può aggiungere o togliere qualcosa a quei limiti. Dio ha parlato in vari modi e in diversi tempi (Ebrei 1:1,2), e ha mandato il suo Figliolo. "La Bibbia ha valore perché è l'unico mezzo con cui conosciamo il Cristo e la sua preparazione sin dal tempo di Abramo, anzi, sin dal peccato di Adamo. Gli uomini, non potendo trovare che in Gesù Cristo la rivelazione divina, sono necessariamente legati alla Bibbia che permette loro di conoscere i fatti con cui l'Altissimo si mostrò all'uomo. Perciò il Cristianesimo, pur potendosi chiamare una religione del Libro, in quanto solo per mezzo della Sacra Scrittura conosce il Cristo, di fatto è la religione di una persona poiché il Cristo, e non la Bibbia, sta al centro della vita cristiana. Porre l'essenza del Cristianesimo nella Bibbia sarebbe come voler trasferire ai reggi solari l'essenza del sole, al vaso l'importanza del tesoro che contiene. La Bibbia ci presenta il Cristo e la sua salvezza, ma la Bibbia non è il Cristo e non è nemmeno la salvezza. La Bibbia fu scritta per condurci a Cristo" (3). "Queste cose sono state scritte -disse Giovanni- affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figliuol di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome" (Giovanni 20:31). "Quel che abbiamo veduto e udito, noi l'annunciamo anche a voi, affinché voi pure abbiate comunione con noi, e la nostra comunione è col Padre, e col suo Figliuolo, Gesù Cristo" (1 Giovanni 1:3). La Bibbia ha un valore fondamentale perché lei sola rende testimonianza di Cristo (Giovanni 5:39). Questo testo, infatti, afferma la sua validità per quanto concerne l'Antico Testamento. Siccome la Bibbia è ispirata da Dio (2 Timoteo 3:16), è anche chiamata "Parola di Dio", appellativo che in altri contesti si riferisce al Cristo stesso (Ap. 19:13). La Bibbia è indispensabile come il cibo (Mt 4:4), perché è per essa che si costruisce la fede (Rm 19:17) che, a sua volta, consente la salvezza (Ef. 2:8). La fede, però, può venire alterata da falsi profeti, falsi maestri, anche da esseri soprannaturali -intesi sia metaforicamente che letteralmente- (Mt 7:15,21; Atti 20:29,30; Gl 1:6-8), come sacerdoti ufficialmente rivestiti di autorità religiosa e depositari di una lunga e gloriosa tradizione (Ger. 23:1,2,11,16,21,31,36; Mt 20:18,19; 2Cor. 11:13-15). Occorre, quindi, vigilare e assumersi individualmente le proprie responsabilità davanti a Dio e alle Scritture. La chiesa ha un compito verso il mondo e costituisce, nel contempo, un aiuto per gli stessi credenti; non per questo però può sostituirsi a certe responsabilità che ogni singolo ha verso Dio e la Scrittura. Di chiese ce ne sono tante ma ciò non significa che l'errore e la confusione regnino sovrani; Dio non ci ha abbandonati e in mezzo a tutto ciò possiamo aver trovato o trovato o trovare un filone d'oro (Ap. 14:12). Se invece scoprissimo che la chiesa a cui apparteniamo àltera l'Evangelo e non intende ravvedersi, sarebbe meglio, anzi, necessario, cercarne un'altra che vi sia più fedele. Anche se Dio ha sempre una sua chiesa sulla terra, non per questo è vincolato per sempre e incondizionatamente ad approvare qualunque organizzazione cristiana (Ap. 2:1,5). Conclusione Al di là del reale bisogno che abbiamo della Bibbia per distinguere la verità dall'errore nello scontro immane che c'è in questo mondo fra il bene e il male; al di là, dunque, della nostra posizione a favore di questo o di quello nel nome della Parola di Dio ... la Bibbia è di conforto e di sostegno per l'anima assetata: "Venite a me voi tutti che siete travagliati e aggravati e io vi darò riposo", dice Gesù. E ancora: "Beati coloro che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati". La Bibbia è un cibo per l'anima. Il salmista dice che è una lampada che permette al nostro piede di non inciampare. San Paolo dice che essa ci guida nella giustizia e ci corregge. Pietro dichiara che essa penetra a fondo, ci investiga, mette in luce in noi degli aspetti che non vedremmo, se la leggiamo con sincerità. La Bibbia compie un'opera in profondità. Lo Spirito Santo accompagna il lettore desideroso di incontrare Dio. In questo modo s'incontra Cristo e nasce la fede. Impariamo a conoscere i Comandamenti di Dio e cerchiamo di riuscire a praticarli con la gioia, la pace e la forza che Cristo ci infonde. Tramite la Bibbia che ci illumina sul passato, presente e futuro, che risponde alle domande: "Da dove vengo? Chi sono? Qual'è il mio destino?", troviamo lo scopo della nostra vita e abbiamo inoltre qualcosa di grande da dare a chi ancora non l'ha trovato e qualcosa da condividere con chi già lo possiede. DOCUMENTI Basarsi sulla Bibbia anziché sulla tradizione S. Cipriano, vescovo di Cartagine, morto nel 258 d.C.: "Una consuetudine senza la verità non fa altro che documentare l'antichità dell'errore. Perciò se desideriamo conoscere la verità dobbiamo risalire alle sorgenti. Infatti, se torniamo al principio e all'origine della tradizione divina (ossia alla Bibbia di cui Cipriano aveva prima parlato) cessa ogni errore umano, e ciò che stava avvolto da caligine ... e da nubi oscure si apre alla luce della verità. Se il canale che prima copiosamente e con larghezza conduceva l'acqua viene improvvisamente meno, non si va forse alla sorgente per conoscerne la ragione? Per vedere cioè se si sono esaurite le vene della sorgente, oppure se l'onda che continua a profluire alla sorgente abbia cessato di scorrere durante il percorso per ostruzione o rottura del canale medesimo, si può ricondurre l'acqua per dissetare una città con la medesima intensità con cui essa sgorga alla sorgente ... Che se in qualche punto la verità avesse a oscurarsi o a mutarsi, dobbiamo tornare all'origine, ossia alla tradizione del Signore, quale si rinviene nel Vangelo e negli scritti apostolici" (Cipriano, Epistola ad Pompeium, PL 3,1175, cit. da Salvoni, Idem, p.312). La Bibbia è comprensibile S. Giovanni Crisostomo, padre della chiesa, morto nel 407 d.C.: "E chi è colui che non possa chiaramente comprendere il contenuto dei vangeli? Chi udendo: Beati i mansueti, beati i puri di cuore, ecc. ha bisogno di una maestro per capire uno qualunque di questi detti? E quanto alla narrazione dei miracoli e delle opere potenti e dei fatti storici, non son forse tutte cose chiare e intelligibili a chiunque? Il vostro è solo un pretesto, una scusa e un paravento alla vostra pigrizia. Dite di non capire il contenuto; e quando mai sarete in grado di capirlo se non lo studiate? Prendete il libro in mano, leggete l'intera storia, e quando vi sarete assicurata la conoscenza di ciò che è semplice, passate a ciò che è oscuro e duro da capire, più e più volte. E se non potete afferrarne il senso con una lettura costante, rivolgetevi a un maestro, notificategli le vostre difficoltà, mostrategli il vostro grande interesse per la cosa. Quando Dio vi vedrà così ansiosi, non deluderà la vostra diligenza e il vostro zelo. E anche se nessun uomo volesse insegnarvi quello che cercate, sarà di certo lui a rivelarvelo" (G. Crisostomo, De Lazaro Concio, PG 48, pp.994 e segg. cit. da Salvoni, Idem p. 316). Lo Stato impone la fede "Costantino cominciò col riconoscere ai vescovi competenza di giudici nelle loro circoscrizioni e diocesi. Poi esentò i beni della chiesa dalle tasse; riconobbe come "persone giuridiche" le associazioni dei fedeli; diede un prete per tutore a suo figlio dopo averlo battezzato, e alla fine cancellò l'Editto di Milano che garantiva la tolleranza di tutte le religioni su piede di parità, per riconoscere il primato della Chiesa Cattolica che dal quel momento fu la religione di Stato, rendendo obbligatori per tutti i cittadini i precetti del Sinodo ... "Agendo più da papa che da re, indisse il primo Concilio Ecumenico ... Assistette a tutti i dibattiti, ma non intervenne che di rado per richiamare i contendenti alla calma e alla ponderatezza, quando la discussione di accendeva. Quando il verdetto che riaffermava la divinità di Cristo e condannava Ario fu formulato, egli lo tradusse in un editto che bandiva l'eretico coi suoi due sostenitori, ne condannava al rogo i libri e comminava la pena di morte a chi li avesse nascosti" (Indro Montanelli, Storia di Roma, pp. 519,520, Milano 1970). "I tre figli di Costantino che successivamente lo seguirono sul trono, appoggiarono in modo più deciso la fede cristiana di quanto lo avesse fatto il padre. Nel 341 d.C., il secondo di questi ordinò che in Italia venissero aboliti i sacrifici. Il terzo, Costanzo, comandò che "la supremazia cessasse e che la follia dei sacrifici fosse abolita" e tolse dal Senato la statua della Vittoria che vi era stata deposta da Augusto dopo la battaglia di Anzio. Comandò inoltre che tutti i templi pagani fossero chiusi ... "Non c'erano, però, contro i pagani, persecuzioni paragonabili a quelle che avevano subìto i cristiani. Si sa però dell'impulso dato da Teodosio I (che regnò dal 379 al 395 d.C.) alla demolizione dei templi pagani. Questo imperatore non proibì solo i sacrifici ma anche le visite segrete ai santuari pagani e diede ordine che gli apostati del Cristianesimo fossero privati di ogni onore, del diritto di eredità e di quello di trasmettere proprietà per testamento. In molti luoghi, i templi erano distrutti da cristiani guidati da monaci ... "I giudei erano trattati con una certa tolleranza. A dir la verità, erano trattati con più indulgenza degli eretici cristiani" (L.K. Scott, Historia del cristianesimo, vol I, pp 133, 138, Casa Bautista de Publicaciones, Madrid 1976). "Noi vogliamo che tutti i popoli retti dalla nostra clemenza partecipino a quella religione che dal divino apostolo Pietro fu trasmessa ai Romani, che si è perpetuata fino a noi e che si creda, secondo la disciplina degli apostoli e la dottrina degli Evangeli, in un solo Dio sotto la specie di pia trinità, con pari maestà del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Comandiamo che chi segue questa legge prenda nome di cristiano cattolico. Giudicando gli altri dementi e pazzi, vogliamo che sostengano l'infamia che segue a chi professa dogma eretico e che i loro conciliaboli non prendano nome di chiesa. Prima essi attendano la vendetta di Dio, poi anche le severe punizioni che l'autorità nostra, illuminata dalla sapienza divina, riterrà di dover infliggere loro" (Editto di Teodosio, dal Codice di Teodosio, anno 380, G. Mirri, Letture storiche letterarie, vol. II, p. 138, Ed Sandron, Firenze 1963). Bibbia in lingua incomprensibile e falsa teologia "Un altro motivo che condusse all'eliminazione della Bibbia nella lettura del popolo stava che essa diventava sempre più incomprensibile, perché trasmessa in linguaggi non più intelligibili. Dal VI secolo, a motivo dell'invasione barbarica, la cultura sopravvisse solo presso gli ecclesiastici che si dedicarono a sottili discussioni filosofiche e teologiche, comprensibili solo agli iniziati, ma del tutto aliene al popolo. La Bibbia e la liturgia continuarono a essere lette in latino, anche quando il popolo non capiva più tale lingua. Inoltre, le opere dei precedenti scrittori ecclesiastici divennero fonte di studio erudito per cui accanto alla Bibbia sorse una tradizione che poggiava su tali scritti teologici. Inconsapevolmente, questa andò sempre più sviluppandosi fino a scostarsi totalmente dall'insegnamento primitivo e a entrare in contrasto con la "Parola di Dio". "Lo studio della teologia finì col diventare patrimonio esclusivo di specialisti che vi si dedicavano nelle università e nei cenobi, mentre la stragrande maggioranza degli stessi ecclesiastici non la conoscevano affatto. Ne seguì che quando nel XII secolo alcuni laici -per reazione al clero in gran parte ignorante, taciturno e pieno di vizi- volle tornare alla Bibbia (Valdesi o poveri di Lione) e diffonderla con traduzioni preparate nella lingua del popolo ("volgare"), si accorsero dell'enorme differenza esistente tra l'insegnamento biblico e la dottrina tradizionale della Chiesa Cattolica. Quando costoro impugnarono la Bibbia e la confrontarono con la tradizione ecclesiastica, i vescovi e i papi, gelosi della propria dottrina e dei privilegi conquistati nel corso dei secoli, reagirono duramente, proibendo, pena la scomunica, la lettura della Bibbia in volgare; da tale comportamento nacque l'idea che la Scrittura fosse un libro proibito ai fedeli" (F. Salvoni, Dal Cristianesimo al Cattolicesimo, pp 241,242, Ed Lanterna, Genova 1974). Lutero: Sacre Scritture e coscienza Lutero dinnanzi alla Dieta di Worms, 1521 "se non sarò convinto mediante le testimonianze della Sacre Scritture o con aperte, chiare e limpide ragioni -poiché io non credo né al papa né ai concili da soli, dato che è evidente che hanno errato e si contraddicono- io sono legato dalle parole della Scrittura che ho addotto. E finché la mia coscienza è prigioniera della Parola di Dio, non posso e non voglio ritrattarmi, perché è un grave pericolo e una minaccia per la salvezza eterna fare qualcosa contro coscienza. Che Dio mi aiuti! Amen" (J. Atkinsons, Lutero, la parola scatenata, p.5, Ed Claudiana, Torino 1983). Lutero: la Bibbia si comprende. Le altrui interpretazioni aiutano "Oh, volesse Iddio che le mie interpretazioni e quelle di tutti i maestri andassero perdute, purché ogni cristiano conservi sempre dinnanzi agli ocChi la sola Scrittura e la divina Parola! Tu vedi dal mio chiacchierare come la Parola divina sia immensamente diversa da ogni parola umana e come nessun uomo, nonostante tutte le sue parole, sia in grado di raggiungere o dichiarare un solo detto divino. A chi riuscisse di penetrarvi senza interpretazione umana, il mio commento o quello di chiunque altro sarebbero inutili, anzi d'ostacolo. Perciò leggete, leggete la Sacra Scrittura, cristiani cari e considerate sia la mia sia qualsiasi altra interpretazione come un'impalcatura di legname dell'edificio stesso, affinché noi possiamo gustare e comprendere la pura e semplice Parola divina e ad essa attenerci" (Ibidem). NOTE:
Tratto da: "Dal cristianesimo al cattolicesimo" AA. VV. Ed. ADV Firenze. |