Dalla confessione alla confessione auricolare
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Salmi 51:1 Abbi pietà di me, o Dio, per la tua bontà; nella tua grande misericordia cancella i miei misfatti.Giacomo 5:16 Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia. Salmi 32:5 Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho taciuto la mia iniquità. Ho detto: «Confesserò le mie trasgressioni al SIGNORE»,e tu hai perdonato l'iniquità del mio peccato.1Giovanni 1:8 Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. 9 Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità."Basta esporre la propria colpa ai sacerdoti soli in confessionale" (1) Leone I. Origene raccomanda ai cristiani di scegliere con cura il confessore "... in modo che, se egli giudicasse che il vostro peccato è tale da essere dichiarato e perdonato dall'intera chiesa, il penitente accetti di sottomettersi alla sua decisione" (2). Innocenzo III, Papa Lotario dei Conti di Segni, nel IV Lateranense, 11 novembre 1215, impose ai cristiani l'obbligo di confessarsi almeno una volta all'anno nel periodo pasquale (3). Il Concilio di Trento approvò la confessione dichiarando che Cristo aveva affidato al sacerdote il potere delle chiavi e poi così concluse: "E' chiaro infatti che i sacerdoti non avrebbero potuto pronunciare questo giudizio senza la conoscenza della causa, nè conservare l'equità nell'affliggere le pene, se i fedeli avessero dichiarato i loro peccati in maniera generale e non piuttosto in ispecie e singolarmente. Si capisce da questo che i fedeli debbano esporre in confessione tutti i peccati mortali dei quali hanno conoscenza, dopo un diligente esame" (4). "La confessione al sacerdote costituisce una parte essenziale del sacramento della Penitenza: "E' necessario che i penitenti enumerino nella confessione tutti i peccati mortali, di cui hanno consapevolezza dopo un diligente esame di coscienza, anche se si tratta dei peccati più nascosti e commessi soltanto contro i due ultimi comandamenti del Decalogo (Esodo 20:7; Matteo 5:28),perché spesso feriscono più gravemente l'anima e si rivelano più pericolosi di quelli chiaramente commessi" (5). "1493. Colui che vuole ottenere la riconciliazione con Dio e con la chiesa, deve confessare al sacerdote tutti i peccati gravi che ancora non ha confessato e di cui si ricorda, dopo aver accuratamente esaminato la propria coscienza.Sebbene non sia in sé necessaria, la confessione delle colpe veniali è tuttavia vivamente raccomandata dalla chiesa ... "1494. Il confessore propone al penitente il compimento di certi atti di "soddisfazione" o di "penitenza" al fine di riparare il danno causato da peccato e ristabilire gli atteggiamenti consoni al discepolato di Cristo ... "1495. Soltanto i sacerdoti che hanno ricevuto dall'autorità della chiesa la facoltà di assolvere possono perdonare i peccati nel nome di Cristo" (6). Introduzione La confessione (7) è una pratica religiosa di vastissima diffusione. Troviamo la confessione penitenziale presso la cultura Maya (8), in Cina, in Giappone, in Babilonia. Questa veniva fatta in pubblico o in privato, oralmente o per iscritto, da un singolo o da una collettività e poteva essere rivolta a un essere soprannaturale (Dio, dèi, spirito ...) o a un essere umano dotata di poteri sacrali (sacerdote, sciamano). La confessione è un riconoscimento e una dichiarazione di colpevolezza tramite la quale il peccato e la colpa vengono eliminati. L'enunciazione stessa del peccato si unisce quasi magicamente alla colpa e in questo modo, il peccato, una volta messo allo scoperto, viene espulso anzi, per meglio dire, il peccatore ha la sensazione di essere purificato (9). 1. La penitenza nella chiesa cristiana Nella storia della chiesa, il precetto della penitenza seguita da contrizione, confessione e soddisfazione, è stato applicato in modo vario. "La prassi penitenziale che riconosce unicamente la forma della confessione auricolare, deve essere considerata solo come una delle tante diverse possibili" (10). La chiesa primitiva ne contestò la ripetibilità. Il Pastore Erma afferma: "Se dopo la grande e santa vocazione (al battesimo) qualcuno viene sedotto dal diavolo e pecca, per lui c'è ancora una penitenza. Se però egli persevera nel peccato e quindi fa penitenza, allora ciò non ha nessun valore per tale uomo; solo con difficoltà egli riceverà la vita" (11). La rigida disciplina penitenziale applicata durante il Medioevo colpiva non solo i chierici e i religiosi ma anche i laici e molte professioni erano negate a chi era stato sottoposto alla disciplina penitenziale e non poteva contrarre matrimonio o, se spostato, non poteva avere rapporti coniugali. Il movimento irlandese-scozzese sorto nel Medioevo, rese la disciplina della penitenza più facile e più pastorale. Il sacramento poteva essere ripetuto più volte e furono eliminate le imposizioni e le discriminanti. Per ogni peccato fu stabilita una sorta di "tariffa" penitenziale. Il peccatore doveva perciò confessare e precisare tutti i peccati perché il confessore potesse applicargli le tariffe penitenziali corrispondenti. Soltanto quando il peccatore aveva ottemperato a queste norme, il peccato veniva considerato perdonato e il peccatore tornava a ricevere dal sacerdote l'assoluzione. Durante il periodo della Controriforma e con il successo dei confessori gesuiti, famosi per essere dei confessori abili e dotati, la chiesa scoprì che la confessione era un validissimo strumento per esercitare un potere sulla coscienza degli uomini (12). Fu il Concilio di Trento, citato ancora oggi nel Catechismo della Chiesa Cattolica, a definire la sostanza e le modalità del sacramento penitenziale sulla base dei due testi del Vangelo che vedremo più avanti. Quel Concilio, tra l'altro, limitò ai soli sacerdoti il ministero della confessione pubblica -sempre più in disuso nelle comunità- mentre la forma segreta era da preferirsi, a a patto che il confessore non rivelasse ad alcuno quanto il penitente gli aveva confidato. Oggi, all'interno della Chiesa Cattolica, le Comunità di Base, rifiutando una chiesa verticistica, hanno espresso molte perplessità sulla confessione auricolare così come viene praticata, senza però chiederne l'abolizione. Queste comunità ritengono che la confessione auricolare accentui una forma individualistica della fede, escludendo la partecipazione e il coinvolgimento della comunità dei credenti. La chiesa ritiene la confessione come unica via per ottenere il perdono, ma le Comunità di Base dicono che esistono diverse vie per giungere alla remissione dei peccati come la preghiera, il digiuno, le buone opere, l'eucaristia. Infine, le Comunità di Base ritengono che nella prassi penitenziale non sia importante né l'enumerazione dei peccati commessi né tanto meno il giudizio che il sacerdote esprime su di essi, ma l'essenziale resti sempre il cambiamento di mentalità, la conversione e il ritorno alla casa paterna con sincerità e umiltà. Come abbiamo visto, le Comunità di Base non sono per l'abolizione del sacramento penitenziale, ma per il suo rinnovamento strutturale, agendo più sui contenuti che sugli aspetti formali. Per esse la confessione implica dei valori insostituibili come il dialogo, il consiglio e l'aiuto personale. Don Lorenzo Milani, un prete scomodo e coraggioso, ha raccontato le sue esperienze pastorali indicando la confessione come il più stravagante dei precetti. "Nessuno dei maschi adulti della vecchia generazione chiede mai di confessarsi perché ha peccato (cioè fuori ricorrenza). Se si confessano, è solo per comunicarsi (prendere l'eucaristia). Una confessione fatta in giorno feriale e senza invito collettivo parrebbe loro una stravaganza inaudita" (13). 2. La confessione nel giudaesimo Nell'Antico Testamento, soprattutto con il rituale dello Yom Kippur (14), viene istituita la confessione pubblica dei peccati, accompagnata dalla contrizione e dal pentimento di tutto il popolo, pena l'espulsione. Con i Profeti e i Salmi, la nozione di peccato assume una connotazione etica e viene accompagnata dal senso di rimorso e dal pentimento interiore. Così Davide, accusato dal profeta Nathan, riconosce la propria colpevolezza e ammette il proprio peccato (15). Il libro dei Salmi è ricco di espressioni e di fremiti spirituali che l'uomo pronuncia davanti al Creatore, riconoscendolo e ammettendo la propria colpevolezza: Salmi 32:5: "Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho taciuto la mia iniquità. Ho detto: «Confesserò le mie trasgressioni al SIGNORE», e tu hai perdonato l'iniquità del mio peccato." (16). 3. La confessione nel Nuovo Testamento Qui troviamo per prima cosa la predicazione di Giovanni Battista, l'ultimo profeta dell'Antico Patto e precursore di Gesù Cristo. Per il Battista, la conversione è indispensabile perché l'uomo possa essere salvato (17); anzi, il cambiamento di vita e di mentalità deve diventare visibile e inequivocabile (Luca 3:10-14). Gesù ha più volte mostrato quanto sia determinante l'esigenza della conversione per vivere la vita del Regno di Dio. Nella parabola del tesoro nascosto, l'uomo deve essere in grado di disfarsi del secondario per sperimentare una ricchezza più grande, quella interiore (Mt 13:44). Nella parabola del padre misericordioso (Lc 15), la nuova nascita si realizza attraverso il ricupero della memoria nella terra dell'oblio e relativo ritorno alla casa del Padre che è sempre pronto ad accogliere chi si è smarrito e sa riconoscere in sé la nostalgia dell'Eterno. Nella chiesa apostolica viene indicata quale deve essere la via da seguire nei confronti di quei fratelli che dopo essere stati battezzati e quindi morti al peccato e risorti a nuova vita, si lasciano ancora tentare dalle vecchie abitudini, al punto da abbandonare i sani precetti della verità, vivendo con gli altri in modo astioso, lasciandosi andare alla maldicenza o alla calunnia (18). In Matteo 18 vengono indicate le tappe per il ricupero del fratello che sbaglia, partendo da un colloquio privato fino a giungere alla scomunica, come estremo rimedio. Nella lettera di Giacomo (5:6), troviamo la premura della chiesa verso colui che è debole: "Confessare i falli gli uni agli altri" implica un fatto estremamente importante: nessuno deve sentirsi il detentore di un potere sacro-magico. La chiesa scopre la sua dimensione comunitaria partendo da questo dato di fatto democratico, nel senso che pone ogni persona dinnanzi alla croce di Cristo sullo stesso piano. Con questa confessione reciproca, la chiesa primitiva non ha voluto indicare una formula per ottenere il perdono e la riconciliazione, ma ci esorta a ottenere la guarigione tramite il percorso, la via della confessione responsabile di tutti. Questo stato d'animo indica non una tecnica, ma il cammino della fede. Infatti, tutta la Bibbia non mostra formule varie, ma racconta solo l'esperienza di uomini e donne vissuti prima di noi. Le chiavi del regno La Chiesa Cattolica ha fondato il sacramento della confessione su due brani del NT: il potere di legare e sciogliere di Matteo 16:19 e il potere di assolvere o condannare di Giovanni 20:23. Le espressioni "legare" e "sciogliere" (19) e la consegna delle "chiavi" del Regno dei cieli sono state interpretate come il conferimento alla chiesa di un potere sacramentale, tramite i sacerdoti, per assolvere i penitenti o per condannare gli impenitenti. Le "chiavi" sono le parole di Cristo che la chiesa diffonde con la sua testimonianza; infatti, sono le parole di Gesù che portano la vita eterna, perché esse sono "spirito e verità" (Giovanni 6:63,68). La Parola di Dio è la chiave per sperimentare la nuova nascita (1 Pietro 1:23). La chiesa, intesa come assemblea dei chiamati a non far parte del mondo, ha la responsabilità di annunciare questa parola di fede (20). e da questo annuncio dipende, in parte, l'azione di estendere o di negare l'accesso alla vita eterna a quanti sono ripiegati su se stessi. Il secondo brano si trova nel Vangelo di Giovanni, dopo la risurrezione di Cristo, quando i discepoli riuniti -non solo gli apostoli- ricevono il mandato della missione. "Detto questo, soffiò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti" (Gv 20:23). Questo brano è preceduto dal mandato di Cristo alla chiesa: "... come il Padre mi ha mandato così io mando voi" (Gv 20:21) e dall'azione dello Spirito Santo. Con la venuta e il ministero dello Spirito Santo, la chiesa riceve lo stesso potere esercitato da Cristo di perdonare i peccati (Mt 9:6) o di ritenerli (Gv 9:41; 15:22,24) (21). L'annuncio della predicazione sarà accompagnato da una parola efficace, potente e forte; non si tratta di un diritto affidato nelle mani di pochi (ministero sacerdotale), ma a tutta la chiesa. L'apostolo Paolo, scrivendo ai fratelli di Corinto, sottolinea la prerogativa della sua predicazione: "La mia parola e la mia predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di spirito e di potenza, affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio" (1 Cor 2:4,5). La chiesa ha il compito di soccorrere, incoraggiare i credenti che per debolezza o per determinazione si sono smarriti nel percorso della fede. Con appelli al pentimento sincero e alla confessione, queste persone saranno incoraggiate a ricercare la riconciliazione e il perdono che provengono da Dio solo (22). Conclusione La confessione auricolare fu una trovata geniale della chiesa nell'esercizio del suo potere nella sua forma più capillare. Dal punto di vista biblico, come abbiamo visto, è insostenibile sia perché il perdono, pur veicolato dalla chiesa, resta sempre una prerogativa di Dio (cfr. Isaia 43:25; Mc 2:7), sia perché la confessione dei peccati va fatta a Dio e alle persone offese dal nostro atteggiamento (cfr. Salmo 32:5; Giac 5:16). La confessione auricolare è un incentivo a continuare a peccare e, in ultima analisi, ad autorizzare il male 823); non potrà mai sostituire l'esperienza del pentimento sincero di un'anima che si arrende all'amore di Dio e riconosce la propria colpevolezza: la vera confessione esprime la necessità del perdono e della riconciliazione. La confessione autentica è una presa d'atto a livello profondo, non è solo un rito o una cerimonia o un atto penitenziale per assicurarsi il perdono di Dio. E' possibile che frequentatori abituali del confessionale non abbiano mai veramente provato il senso della contrizione che scaturisce da una presa di coscienza profonda (24). NOTE:
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