Dalla confessione alla confessione auricolare

 

Salmi 51:1 Abbi pietà di me, o Dio, per la tua bontà; nella tua grande misericordia cancella i miei misfatti.

Giacomo 5:16 Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia.

Salmi 32:5 Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho taciuto la mia iniquità. Ho detto: «Confesserò le mie trasgressioni al SIGNORE»,e tu hai perdonato l'iniquità del mio peccato.

1Giovanni 1:8 Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. 9 Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.

"Basta esporre la propria colpa ai sacerdoti soli in confessionale" (1) Leone I.

Origene raccomanda ai cristiani di scegliere con cura il confessore "... in modo che, se egli giudicasse che il vostro peccato è tale da essere dichiarato e perdonato dall'intera chiesa, il penitente accetti di sottomettersi alla sua decisione" (2).

Innocenzo III, Papa Lotario dei Conti di Segni, nel IV Lateranense, 11 novembre 1215, impose ai cristiani l'obbligo di confessarsi almeno una volta all'anno nel periodo pasquale (3).

Il Concilio di Trento approvò la confessione dichiarando che Cristo aveva affidato al sacerdote il potere delle chiavi e poi così concluse: "E' chiaro infatti che i sacerdoti non avrebbero potuto pronunciare questo giudizio senza la conoscenza della causa, nè conservare l'equità nell'affliggere le pene, se i fedeli avessero dichiarato i loro peccati in maniera generale e non piuttosto in ispecie e singolarmente. Si capisce da questo che i fedeli debbano esporre in confessione tutti i peccati mortali dei quali hanno conoscenza, dopo un diligente esame" (4).

"La confessione al sacerdote costituisce una parte essenziale del sacramento della Penitenza: "E' necessario che i penitenti enumerino nella confessione tutti i peccati mortali, di cui hanno consapevolezza dopo un diligente esame di coscienza, anche se si tratta dei peccati più nascosti e commessi soltanto contro i due ultimi comandamenti del Decalogo (Esodo 20:7; Matteo 5:28),perché spesso feriscono più gravemente l'anima e si rivelano più pericolosi di quelli chiaramente commessi" (5).

"1493. Colui che vuole ottenere la riconciliazione con Dio e con la chiesa, deve confessare al sacerdote tutti i peccati gravi che ancora non ha confessato e di cui si ricorda, dopo aver accuratamente esaminato la propria coscienza.Sebbene non sia in  sé necessaria, la confessione delle colpe veniali è tuttavia vivamente raccomandata dalla chiesa ...

"1494. Il confessore propone al penitente il compimento di certi atti di "soddisfazione" o di "penitenza" al fine di riparare il danno causato da peccato e ristabilire gli atteggiamenti consoni al discepolato di Cristo ...

"1495. Soltanto i sacerdoti che hanno ricevuto dall'autorità della chiesa la facoltà di assolvere possono perdonare i peccati nel nome di Cristo" (6).

Introduzione

La confessione (7) è una pratica religiosa di vastissima diffusione. Troviamo la confessione penitenziale presso la cultura Maya (8), in Cina, in Giappone, in Babilonia. Questa veniva fatta in pubblico o in privato, oralmente o per iscritto, da un singolo o da una collettività e poteva essere rivolta a un essere soprannaturale (Dio, dèi, spirito ...) o a un essere umano dotata di poteri sacrali (sacerdote, sciamano). La confessione è un riconoscimento e una dichiarazione di colpevolezza tramite la quale il peccato e la colpa vengono eliminati. L'enunciazione stessa del peccato si unisce quasi magicamente alla colpa e in questo modo, il peccato, una volta messo allo scoperto, viene espulso anzi, per meglio dire, il peccatore ha la sensazione di essere purificato (9).

1. La penitenza nella chiesa cristiana

Nella storia della chiesa, il precetto della penitenza seguita da contrizione, confessione e soddisfazione, è stato applicato in modo vario. "La prassi penitenziale che riconosce unicamente la forma della confessione auricolare, deve essere considerata solo come una delle tante diverse possibili" (10).

La chiesa primitiva ne contestò la ripetibilità. Il Pastore Erma afferma: "Se dopo la grande e santa vocazione (al battesimo) qualcuno viene sedotto dal diavolo e pecca, per lui c'è ancora una penitenza. Se però egli persevera nel peccato e quindi fa penitenza, allora ciò non ha nessun valore per tale uomo; solo con difficoltà egli riceverà la vita" (11).

La rigida disciplina penitenziale applicata durante il Medioevo colpiva non solo i chierici e i religiosi ma anche i laici e molte professioni erano negate a chi era stato sottoposto alla disciplina penitenziale e non poteva contrarre matrimonio o, se spostato, non poteva avere rapporti coniugali. Il movimento irlandese-scozzese sorto nel Medioevo, rese la disciplina della penitenza più facile e più pastorale. Il sacramento poteva essere ripetuto più volte e furono eliminate le imposizioni e le discriminanti. Per ogni peccato fu stabilita una sorta di "tariffa" penitenziale. Il peccatore doveva perciò confessare e precisare tutti i peccati perché il confessore potesse applicargli le tariffe penitenziali corrispondenti. Soltanto quando il peccatore aveva ottemperato a queste norme, il peccato veniva considerato perdonato e il peccatore tornava a ricevere dal sacerdote l'assoluzione.

Durante il periodo della Controriforma e con il successo dei confessori gesuiti, famosi per essere dei confessori abili e dotati, la chiesa scoprì che la confessione era un validissimo strumento per esercitare un potere sulla coscienza degli uomini (12). Fu il Concilio di Trento, citato ancora oggi nel Catechismo della Chiesa Cattolica, a definire la sostanza e le modalità del sacramento penitenziale sulla base dei due testi del Vangelo che vedremo più avanti. Quel Concilio, tra l'altro, limitò ai soli sacerdoti il ministero della confessione pubblica -sempre più in disuso nelle comunità- mentre la forma segreta era da preferirsi, a a patto che il confessore non rivelasse ad alcuno quanto il penitente gli aveva confidato.

Oggi, all'interno della Chiesa Cattolica, le Comunità di Base, rifiutando una chiesa verticistica, hanno espresso molte perplessità sulla confessione auricolare così come viene praticata, senza però chiederne l'abolizione. Queste comunità ritengono che la confessione auricolare accentui una forma individualistica della fede, escludendo la partecipazione e il coinvolgimento della comunità dei credenti. La chiesa ritiene la confessione come unica via per ottenere il perdono, ma le Comunità di Base dicono che esistono diverse vie per giungere alla remissione dei peccati come la preghiera, il digiuno, le buone opere, l'eucaristia.

Infine, le Comunità di Base ritengono che nella prassi penitenziale non sia importante né l'enumerazione dei peccati commessi né tanto meno il giudizio che il sacerdote esprime su di essi, ma l'essenziale resti sempre il cambiamento di mentalità, la conversione e il ritorno alla casa paterna con sincerità e umiltà. Come abbiamo visto, le Comunità di Base non sono per l'abolizione del sacramento penitenziale, ma per il suo rinnovamento strutturale, agendo più sui contenuti che sugli aspetti formali. Per esse la confessione implica dei valori insostituibili come il dialogo, il consiglio e l'aiuto personale.

Don Lorenzo Milani, un prete scomodo e coraggioso, ha raccontato le sue esperienze pastorali indicando la confessione come il più stravagante dei precetti. "Nessuno dei maschi adulti della vecchia generazione chiede mai di confessarsi perché ha peccato (cioè fuori ricorrenza). Se si confessano, è solo per comunicarsi (prendere l'eucaristia). Una confessione fatta in giorno feriale e senza invito collettivo parrebbe loro una stravaganza inaudita" (13).

2. La confessione nel giudaesimo

Nell'Antico Testamento, soprattutto con il rituale dello Yom Kippur (14), viene istituita la confessione pubblica dei peccati, accompagnata dalla contrizione e dal pentimento di tutto il popolo, pena l'espulsione. Con i Profeti e i Salmi, la nozione di peccato assume una connotazione etica e viene accompagnata dal senso di rimorso e dal pentimento interiore. Così Davide, accusato dal profeta Nathan, riconosce la propria colpevolezza e ammette il proprio peccato (15).

Il libro dei Salmi è ricco di espressioni e di fremiti spirituali che l'uomo pronuncia davanti al Creatore, riconoscendolo e ammettendo la propria colpevolezza: Salmi 32:5: "Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho taciuto la mia iniquità. Ho detto: «Confesserò le mie trasgressioni al SIGNORE», e tu hai perdonato l'iniquità del mio peccato." (16).

3. La confessione nel Nuovo Testamento

Qui troviamo per prima cosa la predicazione di Giovanni Battista, l'ultimo profeta dell'Antico Patto e precursore di Gesù Cristo. Per il Battista, la conversione è indispensabile perché l'uomo possa essere salvato (17); anzi, il cambiamento di vita e di mentalità deve diventare visibile e inequivocabile (Luca 3:10-14).

Gesù ha più volte mostrato quanto sia determinante l'esigenza della conversione per vivere la vita del Regno di Dio. Nella parabola del tesoro nascosto, l'uomo deve essere in grado di disfarsi del secondario per sperimentare una ricchezza più grande, quella interiore (Mt 13:44). Nella parabola del padre misericordioso (Lc 15), la nuova nascita si realizza attraverso il ricupero della memoria nella terra dell'oblio e relativo ritorno alla casa del Padre che è sempre pronto ad accogliere chi si è smarrito e sa riconoscere in sé la nostalgia dell'Eterno.

Nella chiesa apostolica viene indicata quale deve essere la via da seguire nei confronti di quei fratelli che dopo essere stati battezzati e quindi morti al peccato e risorti a nuova vita, si lasciano ancora tentare dalle vecchie abitudini, al punto da abbandonare i sani precetti della verità, vivendo con gli altri in modo astioso, lasciandosi andare alla maldicenza o alla calunnia (18). In Matteo 18 vengono indicate le tappe per il ricupero del fratello che sbaglia, partendo da un colloquio privato fino a giungere alla scomunica, come estremo rimedio.

Nella lettera di Giacomo (5:6), troviamo la premura della chiesa verso colui che è debole: "Confessare i falli gli uni agli altri" implica un fatto estremamente importante: nessuno deve sentirsi il detentore di un potere sacro-magico. La chiesa scopre la sua dimensione comunitaria partendo da questo dato di fatto democratico, nel senso che pone ogni persona dinnanzi alla croce di Cristo sullo stesso piano. Con questa confessione reciproca, la chiesa primitiva non ha voluto indicare una formula per ottenere il perdono e la riconciliazione, ma ci esorta a ottenere la guarigione tramite il percorso, la via della confessione responsabile di tutti. Questo stato d'animo indica non una tecnica, ma il cammino della fede. Infatti, tutta la Bibbia non mostra formule varie, ma racconta solo l'esperienza di uomini e donne vissuti prima di noi.

Le chiavi del regno

La Chiesa Cattolica ha fondato il sacramento della confessione su due brani del NT: il potere di legare e sciogliere di Matteo 16:19 e il potere di assolvere o condannare di Giovanni 20:23.

Le espressioni "legare" e "sciogliere" (19) e la consegna delle "chiavi" del Regno dei cieli sono state interpretate come il conferimento alla chiesa di un potere sacramentale, tramite i sacerdoti, per assolvere i penitenti o per condannare gli impenitenti. Le "chiavi" sono le parole di Cristo che la chiesa diffonde con la sua testimonianza; infatti, sono le parole di Gesù che portano la vita eterna, perché esse sono "spirito e verità" (Giovanni 6:63,68). La Parola di Dio è la chiave per sperimentare la nuova nascita (1 Pietro 1:23). La chiesa, intesa come assemblea dei chiamati a non far parte del mondo, ha la responsabilità di annunciare questa parola di fede (20). e da questo annuncio dipende, in parte, l'azione di estendere o di negare l'accesso alla vita eterna a quanti sono ripiegati su se stessi.

Il secondo brano si trova nel Vangelo di Giovanni, dopo la risurrezione di Cristo, quando i discepoli riuniti -non solo gli apostoli- ricevono il mandato della missione. "Detto questo, soffiò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti" (Gv 20:23).

Questo brano è preceduto dal mandato di Cristo alla chiesa: "... come il Padre mi ha mandato così io mando voi" (Gv 20:21) e dall'azione dello Spirito Santo. Con la venuta e il ministero dello Spirito Santo, la chiesa riceve lo stesso potere esercitato da Cristo di perdonare i peccati (Mt 9:6) o di ritenerli (Gv 9:41; 15:22,24) (21).

L'annuncio della predicazione sarà accompagnato da una parola efficace, potente e forte; non si tratta di un diritto affidato nelle mani di pochi (ministero sacerdotale), ma a tutta la chiesa. L'apostolo Paolo, scrivendo ai fratelli di Corinto, sottolinea la prerogativa della sua predicazione: "La mia parola e la mia predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di spirito e di potenza, affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio" (1 Cor 2:4,5).

La chiesa ha il compito di soccorrere, incoraggiare i credenti che per debolezza o per determinazione si sono smarriti nel percorso della fede. Con appelli al pentimento sincero e alla confessione, queste persone saranno incoraggiate a ricercare la riconciliazione e il perdono che provengono da Dio solo (22).

Conclusione

La confessione auricolare fu una trovata geniale della chiesa nell'esercizio del suo potere nella sua forma più capillare. Dal punto di vista biblico, come abbiamo visto, è insostenibile sia perché il perdono, pur veicolato dalla chiesa, resta sempre una prerogativa di Dio (cfr. Isaia 43:25; Mc 2:7), sia perché la confessione dei peccati va fatta a Dio e alle persone offese dal nostro atteggiamento (cfr. Salmo 32:5; Giac 5:16).

La confessione auricolare è un incentivo a continuare a peccare e, in ultima analisi, ad autorizzare il male 823); non potrà mai sostituire l'esperienza del pentimento sincero di un'anima che si arrende all'amore di Dio e riconosce la propria colpevolezza: la vera confessione esprime la necessità del perdono e della riconciliazione.

La confessione autentica è una presa d'atto a livello profondo, non è solo un rito o una cerimonia o un atto penitenziale per assicurarsi il perdono di Dio. E' possibile che frequentatori abituali del confessionale non abbiano mai veramente provato il senso della contrizione che scaturisce da una presa di coscienza profonda (24).

NOTE:

  1. Papa Leone I, lettere 168, 2
  2. Origene, III secolo, Omelia sul Salmo 37:2,6
  3. Conciliorum oecumenicorum decreta, a cura di Alberigo, Joannou ... p. 221, Herder, Roma 1962; Mansi, XXII, 1007
  4. Concilio di Trento, sessione XIV, 25 nov. 1551, capo V, cit. da Bernard Bartman, Teologia dogmatica, vol. 3, a cura di Natale Bussi, pp. 538 ss. Ed. Paoline, 1962
  5. Concilio di Trento, Denz Schonm., cit. da Catechismo della Chiesa Cattolica, p. 376, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1992
  6. Catechismo della Chiesa Cattolica, p. 385, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1992
  7. Dal latino confiteror "dichiaro apertamente" è un'ammissione di colpa esplicita e pubblica. Il suo significato primitivo contiene l'idea di dichiarazione della propria fede cristiana soprattutto quando i fedeli erano confrontati con tribunali pagani. Così la "Confessione" indica anche una solenne professione di fede (famosa è la "Confessione Augustiana" del 1532 con la quale il Movimento della Riforma si oppose all'Europa cattolica).
  8. In Messico la confessione veniva fatta ai sacerdoti della dea Tlacolteotl, protrettrice della vegetazione e della fecondità. Cfr. R. Pettazzoni, La confessione dei peccati, Bologna 1929.
  9. La confessione come "catarsi" veniva accompagnata da una serie di riti scro-magici come le abluzioni , le fumigazioni, il salasso preferibilmente dalla lingua o dall'orecchio, la salivazione o la provocazione di vomito. In un certo senso si sttuava una sorta di materializzazione del peccato. Questo approccio è presente in alcune manifestazioni carismatiche presso alcuni popoli cristiani.
  10. Dizionario Teologico, art. Penitenza di Franz Nikolasch, p. 533, Cittadella Ed., 1974. Lo stesso autore cita K. Rahner che così si esprime "L'istituto della confessione, nonostante tutte le cristallizzazioni sostanziali, ha subito trasformazioni molto profonde. Per molti secoli non si è avuta la pratica della confessione. Sant'Agostino non si è ami confessato. Ci sono stati secoli in cui i santi vescovi della Gallia esortavano a fare penitenza ma a confessarsi solo sul letto di morte. Ci sono stati concili che hanno messo in guardi dall'amministrare il sacramento a un giovane in pericolo di morte, perché questi poteva guarire e quindi per lui sarebbe stato molto più difficile l'obbligo della penitenza vita natural durante.
  11. Comandamenti IV, 3,6, cit. da F. Nikolasch, Op. cit. p. 533.
  12. "La riforma ha impugnato la confessione soltanto come sacramento, ma l'ha conservata come un utile discarico della coscienza; quindi a questo punto l'antagonismo non era ancora visibile. Ma nella lotta per la conquista dei singoli individui, il clero scoprì che questo comandamento, in cui non è tanto decisivo il rito quanto l'attività personale, gli poteva fornire un'arma potentissima. La frequente comunione involve la ripetuta confessione ed è questa che offre al sacerdote la possibilità di tenere in mano costantemente le anime dei credenti, e di regolarne lo stato della coscienza. Così la confessione diventa la parte integrante e il requisito più importante della devozione". Eberhard Gothein, L'età della Controriforma, pp. 89,90, Nuova Italia Editrice, Venezia 1928.
  13. Don Lorenzo Milani, Esperienze pastorali, p. 95, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1972. Un po' più avanti con quel senso di autonomia che lo distingueva, Don Milani racconta questo fatterello del 1953: "Un giovane contadino (30 anni) fu visto venire per qualche tempo a comunicarsi ogni giorno. Ognuno domandò se fosse malato al capo (Lo era veramente)", Idem, p.95.
  14. Yom Kippur, giorno dell'espiazione, grande e solenne assemblea del popolo d'Israele all'inizio di un nuovo anno religioso. Il sommo sacerdote confessava tutti i peccati del popolo sul capo di un capro che poi veniva abbandonato nel deserto per morirvi (Levitico 16:21). Tramite l'allontanamento del capro, anche i peccati commessi dal popolo durante l'anno venivano allontanati dal campo.
  15. In 2 Samuele 12:1-14 e su questo fatto anche Davide riconosce la propria colpa nel Salmo 51, nel quale implora la grazia e la misericordia di Dio per ottenere la purificazione e il perdono. "Abbi pietà di me, o Dio, per la tua bontà; nella tua grande misericordia cancella i miei misfatti" (v.1). "Distogli lo sguardo dai miei peccati e cancella tutte le mie colpe" (v.9).
  16. Salmo 32:5. Nello stesso Salmo, Davide ritiene un uomo felice colui che riceve il perdono e fa l'esperienza della riconciliazione con il Signore. Al v. 1 dice: "Beato l'uomo a cui la trasgressione è perdonata, e il cui peccato è coperto". In Esdra e Nehemia, l'esperienza della contrizione viene compiuta dal popolo intero mentre prega l'Eterno e reclama il perdono (Esdra 9:6,7; Nehemia 9:3).
  17. Chi non si converte non può sfuggire all'ira imminente (Mt 3:7).
  18. La disciplina ecclesiastica viene esercitata sempre con scopi redentivi, mai punitivi. Nel NT essa viene applicata in caso di apostasia (2 Tes 3:14), disordine (1 Tes 5:14), problemi morali (1 Cor 1:1-5). Lo spirito della riprensione (ri-prensione) implica sempre un ricupero affettuoso di colui che sbaglia, pertanto essa va esercitata con "spirito di mansuetudine" (Gal 6:1).
  19. Il testo di Mt. 16:19 dice:"Io ti darò le chiavi del Regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli". Così tradotto, l'azione che avviene nel cielo è una sorta di ratifica a quello che viene deciso sulla terra. Il cielo diventerebbe segretario della terra per annotare le autorevoli decisioni prese dalla chiesa. E' opportuno ricordare che nel testo greco i verbi "sarà sciolto" e "sarà legato" devono essere considerati dei futuri anteriori medio passivi e sarebbe più giusto tradurli "sarà stato sciolto" e "sarà stato legato". In questo caso l'azione del cielo non segue quella della terra, ma la precede. Infatti, la chiesa non ha il potere di dettare leggi a Dio, ma ha solo l'onore di annunciare il volere e il piano di Dio agli uomini. Tale piano è annunciato nella Rivelazione e nell'insegnamento di Cristo. Nel mandato che Cristo ha dato alla chiesa (Mt 28:20) è incluso l'ordine di insegnare solo le cose che Cristo ha comandate.
  20. "In virtù dello Spirito, la parola apostolica doveva avere per la chiesa di Cristo di tutti i tempi un'autorità normativa in fatto di dottrina, di morale e di ordinamenti ecclesiastici. Essi dovevano avere l'autorità e la capacità dall'Alto di esporre appieno il piano divino della salvazione e di combattere gli errori, di proclamare le leggi morali del Regno e di denunciare le deviazioni, di esaltare la norma suprema dell'amore e della libertà cristiana dalle tradizioni umane e dagli ordinamenti transitori dell'economia antica ormai tramontata" Roberto Gualtiero, Commentario esegetico pratico dei quattro Evangeli -Prima parte Matteo. p. 189, Libr. Editrice Claudiana, Torre Pellice 1929.  "Estendere il significato di "legare" e di "sciogliere" all'autorità di ordinare che cosa i membri di chiesa devono credere o no in materia di fede e di pratica, significa leggere più di quanto sia realmente scritto. Una simile pretesa Dio non l'ha sancita. I rappresentanti di Cristo sulla terra hanno il diritto e la responsabilità di "legare" solo quello che è già "stato legato" nel cielo e di sciogliere quello che è già "stato sciolto" nel cielo. Ciò vuol dire che la chiesa deve attenersi solo alla rivelazione scritta.Andare oltre significa sostituire l'autorità di Cristo con quella umana, un atteggiamento che il cielo non potrà tollerare in cloro i quali sono stati incaricati di vegliare sui cittadini del Regno" SDA Bible Commentary, vol.5, p.433, Review anda Herald Publishing Association, Washington D.C. 1956.
  21. F. Godet afferma: "Gesù parla di una parola accompagnata d'efficacia sia per togliere il fardello della colpa dal colpevole sia per legarlo eternamente alla sua persona" Commentaire su l'Evangile de Jean, p. 497 Edition de l'imprimerie nouvelle L.A. Monnier, Neuchatel 1970. R.G. Stewart ritiene che "... i predicatori dell'Evangelo sono autorizzati a dichiarare perdonato, per il sangue di Cristo, chiunque crede in lui; e non perdonato, ossia rimanente tuttora sotto la condanna, chiunque ricusa di ricevere Cristo, offerto nell'Evangelo quale unica propiziazione del peccato". Commentario esegetico pratico dei quattro Evangeli-Parte Quarta Giovanni, p. 1037,Libr. Editrice Claudiana, Torre Pellice 1929. Giovanni Calvino nel suo Commentaires su le Nouveau Testament (p.401, Librairie de Ch. Meyreusets, Parigi 1854) ritiene non fondata la pretesa della Chiesa Cattolica di assolvere i peccati confessati e sussurrati all'orecchio del sacerdote partendo da questo brano ("Si on n'a confessé ses péchez en l'aureille d'un Prestre, selon eux, il ne faut espérer aucune rémission: car Christ a voulu que les péchez fussent remis par les Apostres; et ils ne pouvent absoudre sinon qu'ils ayent cognoissance de cause: il se faut donc confesser").
  22. In Atti 20:21, lapostlo Paolo avverte solennemente giudei e greci di "ravvedersi davanti a Dio". L'apostolo Giovanni esorta i credenti a confessare i propri peccati a Dio per ricevere il perdono e la purificazione da ogni iniquità (1 Gv 1:9).
  23. "La confessione serve a mantenere nell'uomo il senso del peccato; lo tira fuori dal peso schiacciante del peccato che ha commesso: La confessione ridà al peccatore la speranza e la fiducia in se steso e nella vita, lo rimette di buon umore. Così può darsi che lui torni a peccare tranquillamente" Vittrio G. Rossi, Cristina e lo Spirito Santo, pp. 97,98, A. Mondadori Editore, Milano. La pretesa della chiesa di avere il diritto di perdonare è per molti un incentivo a peccare. La confessione, senza la quale essa non accorda il perdono, tende ad autorizzare il male. Chi si inginocchia dinnanzi a un uomo peccatore, e mediante la confessione gli rivela i pensieri e le immaginazioni del suo cuore, degrada la propria virilità e avvilisce ogni nobile istinto della propria anima. Rivelando i peccati della sua vita al sacerdote -che è un essere mortale e fallibile, esposto anch'egli al peccato ...- lui, il rappresentante di Dio, finisce con l'abbassare il concetto di deità a quello dell'umanità caduta. Questa confessione degradante da uomo a uomo è la molla segreta che ha provocato gran parte dei mali che affliggono il mondo e che preparano l'umanità in vista della sua distruzione finale. Eppure per chi ama seguire le proprie inclinazioni è più facile affliggere la carne col cilicio e con altre mortificazioni che crocifiggere la concupiscenza della carne. Il cuore carnale preferisce portare giochi pesanti piuttosto che piegarsi a quello di Cristo" E.G. White, Il Gran Conflitto, p. 413, Edizioni ADV Falciani 1977.
  24. Cfr. dr. Paul Tournier, Vraie ou fausse culpabilité, p. 217-219 Délachaux & Niestlé, Neuchatel 1958. "La Bible est vivant. C'est surtout par l'example de ceux qui ont trouvé le chemin du pardon qu'elle nous entraine notre tour sur leures trances" p. 219.