Uno sguardo alla Lettera Apostolica del
Papa Giovanni Paolo Il
DIES DOMINI
A cura di
Samuele Bacchiocchi

1998

Professore di teologia e di storia ecclesiastica, all'università Andrews nel Michigan (USA). Autore di From Sabbath to Sunday ed. Gregoriane, Rome e di Divine Rest for Human Restless

Traduzione dall'inglese di Orazio Di Gregorio

Qui trovate il testo della "Dies Domini":

 http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_letters/documents/hf_jp-ii_apl_05071998_dies-domini_it.html

 


Il 31 Maggio, 1998 Papa Giovanni Paolo 11 ha pubblicato una lunga lettera pastorale di circa 40 pagine (100 in Italiano) in cui egli fa un vigoroso appello ad un risveglio per santificare la Domenica e al raccoglimento, in modo particolare, durante la Santa Messa. Questo documento ha un enorme significato storico, poiché evidenzia il problema critico della profanazione prevalente della domenica “alle soglie del Grande Giubileo dell’anno 2000 (3). Il Papa è profondamente consapevole che la crisi dell’osservanza della domenica riflette la crisi della Chiesa Cattolica e del cristianesimo in generale. La “singolarmente bassa” partecipazione alla liturgia domenicale, riflette, dal punto di vista del Papa, la realtà di una “fede debole” e “gradualmente in diminuzione”. Se non si riesce a capovolgere questa tendenza si rischia di minacciare il futuro della Chiesa Cattolica che è ormai arrivata alle soglie del terzo millennio. Il Papa afferma: “Il Giorno del Signore ha scandito la storia bimillenaria della Chiesa. Come posiamo pensare che esso non continui a segnare il futuro?
(§30).
Questa enciclica, come tutti gli altri documenti papali, è stata attentamente elaborata con una introduzione, cinque capitoli che esaminano I ‘importanza dell’osservanza della Domenica dal punto di vista teologico, storico, liturgico e sociale, e infine una conclusione. Gli studiosi, che indubbiamente hanno aiutato Papa Giovanni Paolo II a stendere questa enciclica, si meritano l’elogio per aver realizzato, in cosi breve spazio di 40 pagine, una completa presentazione di argomenti di cosi tanta rilevanza alla Domenica.
Poiché un’analisi approfondita su questa importante lettera apostolica richiede molto più tempo e spazio di quello a disposizione, le mie osservazioni si focalizzeranno sui tre punti più importanti trattati nel documento:

1. La Connessione Teologica tra il Sabato e la Domenica
2. La Giustificazione Biblica per l’Osservanza della Domenica
3. La Necessaria Legislazione per Facilitare l’Osservanza della Domenica

I. LA CONNESSIONE TEOLOGICA TRA IL SABATO E LA DOMENICA
Al contrario di alcuni autori Protestanti Dispensionalisti del Nuovo Patto che enfatizzano la discontinuità tra il Sabato e la Domenica, il Papa trova la base teologica per l’osservanza della domenica, sia nell’origine della creazione sia nel significato del sabato. Figli scrive:
“E necessario pertanto rileggere la grande pagina della creazione e approfondire la teologia del “sabato”, per avere una piena comprensione sul significato della domenica (8).

Il Significato creativo e redentivo del Sabato

Le riflessioni del Papa sul significato teologico del Sabato sono più che mai percepibili dagli osservatori del sabato che dovrebbero sentire un fremito particolare. Per esempio, parlando del riposo divino istituito nel settimo giorno della creazione, il Papa dice: “Il riposo divino del settimo giorno non allude a un Dio inoperoso, ma sottolinea la pienezza di tutto ciò che ha compiuto e quasi come esprime la sosta di Dio di fronte all’opera “molto buona” (Gn 1:31) uscita dalle sue mani, per volgere ad essa uno sguardo colmo di gioioso compiacimento”(11).
Questa profonda considerazione teologica sul significato del riposo divino come cessazione per esprimere la soddisfazione di una completa e perfetta creazione, e raccogliersi con la Sua stessa creazione, è stata sviluppata allo stesso modo nel mio libro “Divine Rest for Human Restlessness” (Riposo Divino per l’Inquietudine Umana) pp. 66-68. Per esempio, a pagina 67 io scrissi: “La cessazione dal lavoro di Dio nel Settimo Giorno esprime il Suo desiderio di essere insieme alla Sua creazione e a dare alle Sue creature, non solo cose, ma Se stesso. Devo confessare di essere portato a pensare che il Papa e/o i suoi assistenti abbiano pur letto i miei due libri “Riposo Divino...” e “Dal Sabato alla Domenica” pubblicati dalla Casa Editrice Gregoriana, a Roma, Italia e che gli sono stati consegnati personalmente dal I)ott. l3each, Direttore del Inter-Churches Affair of the General Conference of SDA. Il Dott. Beach ricevette una lettera di riconoscimento e di apprezzamento.

Il Papa Giovanni Paolo II  giustamente enfatizza lo sviluppo teologico del Sabato a partire dal riposo della creazione (Gen. 2:1-3; Es. 20:8-11) e del riposo della redenzione (Deut. 5:12-15). Sottolinea infatti che nel Vecchio Testamento, il comandamento del Sabato è legato “non soltanto col misterioso riposo di Dio dopo i giorni dell’attività creatrice (cfr. Es 20, 8-11), ma anche con la salvezza da lui offerta ad Israele nel liberarlo dalla schiavitù dell’Egitto (cfr. Dt 5, 12-15). Il Dio che riposa il settimo giorno per compiacere con la Sua creazione, è lo stesso che mostra la sua gloria liberando i suoi figli dall’oppressione del faraone”(12). Essendo un memoriale della creazione e della redenzione, “Il “sabato” è stato perciò suggestiva- mente interpretato come un elemento qualificante in quella sorta di “architettura sacra” del tempo che caratterizza la rivelazione biblica.
Esso sta a ricordare che a Dio appartengono il cosmo e la storia, e l’uomo non può dedicarsi alla sua opera di collaboratore del Creatore nel mondo, senza prendere costantemente coscienza di questa verità” (l5).

La Domenica: adempimento del Sabato

Alla luce di queste profonde considerazioni teologiche sul Sabato riconosciuto come un’ “Architettura sacra” del tempo che caratterizza la rivelazione biblica dell’attività creatrice e redentrice divina, ci si meraviglia come il Papa riesce a sviluppare una giustificazione teologica per l’osservanza della Domenica? Egli ci riesce con l’argomentazione che la Domenica, come Giorno del Signore, adempie la funzione creatrice e redentrice del Sabato. Queste due funzioni, afferma il Papa, “svelano il senso del ‘giorno del Signore’ all’interno di una visione teologica unitaria della creazione e della salvezza”( 17).
“Nel Giorno del Signore”, spiega il Papa, “che il Vecchio Testamento” (il Sabato) “lega all’opera della creazione (cf. Gen. 2:1-3; Es. 20:8-Il) e dell’Esodo (Deut.5:12-15), il cristiano è chiamato ad annunciare la nuova creazione e la nuova alleanza compiute nel mistero Pasquale di Cristo. La celebrazione della creazione, lungi dall’essere annullata, è più approfondita in una prospettiva cristocentrica.
“assume anche un significato pieno anche il memoriale della liberazione nell’Esodo con la morte e la risurrezione. La domenica, pertanto, più che una sostituzione” del Sabato, è la sua realizzazione compiuta, e in un certo senso, la sua estensione e la sua piena espressione, in ordine al cammino della storia della salvezza, che ha il suo culmine in Cristo”(59).
Il Papa sostiene che i Cristiani del Nuovo Testamento “hanno assunto come giorno festivo il primo giorno dopo il sabato”, perché essi scoprirono che tutto l’adempimento creativo e redentivo celebrato al Sabato, “ha trovato nella morte e risurrezione di Cristo il suo definitivo compimento, anche se questo non avverrà prima della parusia, quando Cristo ritorna in gloria” (18).

Valutazione dell’argomentazione del Papa

Lo sforzo del Papa al fine di rendere legittima la Domenica come adempimento del significato creativo e redentivo del Sabato, è alquanto geniale, ma purtroppo senza alcun fondamento biblico e storico. Dal punto di vista biblico non si trova nessuna indicazione che i cristiani del N.T. abbiano interpretato il giorno della risurrezione di Cristo come rappresentazione dell’adempimento e “piena espressione” del significato creativo/redentivo del Sabato. Il N.T. non attribuisce alcuna liturgia significativa al giorno della risurrezione di Cristo. Semplicemente perché la risurrezione era vista come una realtà esistenziale, sperimentata attraverso una vita vissuta vittoriosamente grazie alla potenza del Salvatore risorto e non come una pratica liturgica legata al culto in giorno di Domenica.
Se Gesù avesse voluto ricordare il giorno della Sua risurrezione, Egli stesso avrebbe colto l’occasione per ufficializzare tale giorno come il memoriale di quell’evento. Ma nessun cenno del Salvatore risorto rivela che Egli fosse disposto a commemorare il giorno della sua risurrezione rendendolo un nuovo giorno cristiano di riposo e di culto. Le istituzioni bibliche come il Sabato, il Battesimo e la Santa Cena , risalgono tutte ad un decreto divino che le ha stabilite, ma non troviamo alcun decreto divino che stabilisce il culto settimanale della Domenica o la Domenica di Pasqua a festeggiare una volta l’anno come memoriale della risurrezione. Il silenzio nel N.T. su questa questione è molto importante perché la maggior parte dei libri che l’hanno formato furono scritti molti anni dopo la morte e la risurrezione di Cristo. Se fosse vero che verso la fine del primo secolo la risurrezione in giorno di Domenica era vista come l’adempimento commemorativo della funzione creatrice e redentrice del Sabato, dovremmo essere in grado di trovare nel N.T. almeno qualche cenno di significato e di osservanza. L’assenza ditale indizio nel N.T. che riguardi la celebrazione della Risurrezione di Domenica della settimana, o la celebrazione della Pasqua di Domenica ogni anno, indica che tali sviluppi si verificarono nella era post-apostolica grazie all’azione comoda di natura politica, sociale e religiosa che ho esaminato e approfondito nella dissertazione “Dal Sabato alla Domenica”, edito dalla Casa Editrice dell’Università Pontificia Gregoriana con l’approvazione del Vicariato di Roma. Chiunque fosse interessato a ricevere una copia di questa analisi è invitato a mettersi personalmente in contatto con me all’indirizzo: samuele@andrews.edu 

 I)al punto di vista storico, la Domenica non è mai stata chiamata “il giorno della risurrezione” fino al quarto secolo (vedi per esempio, Eusebio di Cesarea, commentario del Salmo 91, Patrologia Greaca 23 1168; Costituzioni Apostoliche 2, 59,3). La ragione ovvia è che nei primi secoli la Domenica non era vista come l’adempimento della funzione creativa e redentiva del Sabato che veniva celebrato nel giorno della risurrezione di Cristo.
E' solo all’inizio del secondo secolo che troviamo alcuni tentativi di associare la domenica con la settimana della creazione, e ciò, non perché fosse l’adempimento creativo realizzato e simboleggiato dal settimo giorno. Piuttosto, la Domenica , essendo il giorno del sole, fu associato al primo giorno creativo della settimana, perché fu nel primo giorno che la luce fu creata. La creazione della luce nel primo giorno forni ciò che a molti sembrava una legittima giustificazione per osservare il Giorno del Sole, il generatore della luce.
Nella sua lettera apologetica all’Imperatore Antonino Pio (circa il 150 AD.), Giustino scrive che,.. tutti i cristiani si riuniscono nel “giorno del sole” per celebrare il primo giorno della creazione, “perché è il primo giorno, in cui Dio, traendo la materia dalle tenebre creò il mondo” (67,7).
Il Cardinale J. Daniélou indica chiaramente che i cristiani notarono agli inizi, che esisteva una coincidenza tra la creazione della luce e la venerazione del Sole e che avveniva nello stesso giorno (Bible and Lii urgy, pp. 253,255).
Il Papa afferma che “Fu infatti spontaneo per la riflessione cristiana collegare la risurrezione avvenuta “il primo giorno della settimana” con il primo giorno della settimana cosmica (cfr. Gn. 1:1-2:4) secondo cui il libro della Genesi scandisce l’evento della creazione: il giorno della creazione della luce (cfr. 1:3-5)” (24). Il collegamento tra il primo giorno della settimana e quello della creazione della luce non fu poi così spontaneo come ci viene suggerito dal Papa. Infatti, nella mia dissertazione “Dal Sabato alla Domenica” faccio rilevare alcuni documenti e presento delle argomentazioni che indicano che questi collegamenti avvennero molto probabilmente nell’era post apostolica, quando si ritenne necessario giustificare l’abbandono del Sabato per l’adozione del Giorno del Sole.
Questi cambiamenti iniziarono sotto il regno dell’impero di Adriano A.D. 117-138), come risultato della legislazione repressiva anti-giudaica. Nell’anno 135, Adriano decretò la legge che proibì categoricamente la pratica del giudaismo in generale e in particolare l’osservanza del Sabato. Questa legge mirava a eliminare la religione giudaica in un periodo in cui gli Ebrei stavano sperinientando un risorgimento della speranza Messianica che infine scoppiò in una violenta rivolta in diversi parti dell’impero, in particolare nella Palestina (vedi J’rom Sabbath io Sunday, pp. 178-1 82).

Per evitare il decreto repressivo della legge anti-giudaica e anti-sabatista, la maggior parte dei cristiani adottarono il Giorno del Sole, perché li favoriva per dimostrare alle autorità Romane la loro cultura diversa da quella ebraica e la loro identità e integrazione alla cultura sociale dell’impero Romano. Successivamente i cristiani trovarono l’espediente teologico per giustificare il culto domenicale: la luce, creazione di Dio nel primo giorno e la risurrezione del Figlio della Giustizia, entrambi eventi che coincidevano con il Giorno del Sole. Per citare solo un esempio, Girolamo spiegava: “Se viene chiamato “Giorno del Sole” dai pagani, noi molto volentieri lo riteniamo tale, poiché fu proprio in questo giorno che la luce del mondo spuntò e il Sole della Giustizia è risorto” (In die dominica Paschae homilia, Corpus christianorum Series Latina 78,550, 1, 52).
Queste considerazioni suggeriscono che non fu affatto spontaneo per i cristiani sostenere il giorno della risurrezione di Cristo come l’adempimento della realizzazione creativa e redentiva celebrata precedentemente dal Sabato, il settimo giorno. Il collegamento alla settimana della creazione fu inizialmente adottato grazie al fatto che la creazione della luce forniva ciò che molti cristiani pensavano fosse una appropriata giustificazione per osservare il Giorno del Sole.

A questo punto mi piacerebbe porre rispettosamente al Papa Giovanni Paolo Il alcune domande importanti: Se il Sabato era stato divinamente stabilito per commemorare l’opera creativa e redentiva di Dio a favore del Suo popolo, quale diritto ha la chiesa di dichiarare la Domenica come suo legittimo “adempimento” “piena espressione” ed “estensione”? La tipologia del Sabato non era più sufficiente dopo la Croce per commemorare la creazione e la redenzione? Non fu il mistero Pasquale adempiuto tramite la morte, la sepoltura e la risurrezione di Cristo che avvenne rispettivamente il Venerdì, il Sabato e la Domenica?

Perché dovrebbe essere scelta la Domenica per celebrare il sacrificio espiatorio di Cristo quando la sua missione fu completata in un Venerdì pomeriggio, quando il Salvatore esclamò “E finito!” (0v, 19:30) e poi si riposò nella tomba secondo il comandamento del Sabato? Ciò non dimostra che entrambe le funzioni del riposo di Dio e il riposo della redenzione di Cristo nella tomba si verificarono il Sabato? Come può la Domenica prendere il significato escatologico del riposo della restaurazione finale che aspetta al popolo di Dio, quando il N.T. attribuisce tale significato al Sabato? “E dunque riservato (apoleipetai) un riposo Sabbatico (letteralmente un’osservanza del sabato) per il popolo di Dio” (Ebrei 4:9).

S. Agostino stesso riconobbe il significato escatologico del Sabato, quando parlando del Sabato finale, eloquentemente affermò che in quel giorno “Noi ci riposeremo e vedremo, vedremo e ameremo, ameremo e adoreremo” (City ofGod 22,30).
Francamente, trovo fuorviante lo sforzo di attribuire alla Domenica un significato teologico e una funzione escatologica del Sabato, sebbene in buona fede, perché non tiene in considerazione le tre dimensioni fondamentali del Sabato: la celebrazione della perfetta creazione, la completa redenzione e la restaurazione finale.


Il. L’EVIDENZA BIBLICA DELL’OSSERVANZA DELLA DOMENICA

Il secondo capitolo della lettera pastorale “DIES CIHRISTI- Il Giorno del Signore” focalizza il discorso su tre principali presunti motivi Biblici per l’osservanza della Domenica. (I) “La risurrezione di Cristo dai morti (che) avvenne nel ‘primo giorno dopo il Sabato' (Mc 16:2,9; Lc 24:1; Gv 20:1); (2) Le riunioni religiose nel primo giorno della settimana (cfr. I Cor. 16:2; Atti 20: 7-12; Apoc 1:10 (2l); (3) L’effusione dello Spirito Santo 50 giorni dopo la Risurrezione che anch’essa avvenne di Domenica (Atti 2:2-3) (28).

Il Presunto Motivo della Risurrezione

La mia risposta a queste argomentazioni saranno piuttosto brevi, perché ho esaminato analiticamente i punti nei capitoli 3 e 4 della mia tesi. In quanto alla risurrezione noi abbiamo visto che il N.T. non attribuisce alcun significato liturgico al giorno della risurrezione di Cristo, semplicemente perché la Risurrezione era vista come realtà esistenziale, sperimentata e vissuta nella vittoria della potenza del Salvatore risorto, e non come una pratica associata al culto della Domenica. Cristo non diede nessuna indicazione per commemorare il giorno della sua risurrezione quando apparve alle donne prima e ai discepoli in un secondo tempo.

L’affermazione di celebrare la risurrezione di Cristo ogni settimana di Domenica e una volta all’anno, la Domenica di Pasqua “era andata sviluppandosi a partire dai dai primi anni successivi alla risurrezione del Signore” (19) non può essere sostenuta biblicamente o storicamente. Vi è quasi un consenso unanime di studiosi che per almeno un intero secolo, dopo la morte di Cristo, la Pasqua veniva celebrata non di Domenica, per ricordare la risurrezione, ma nel 14 di Nissan (senza alcun interesse per un preciso giorno della settimana) per celebrare il sacrificio espiatorio e la risurrezione di Cristo.

Il non voler considerare il conteggio della Pasqua ebraica con l’adozione della “Domenica di Pasqua”, si è andato via via sviluppando nell’era post-apostolica, e, come ci informa Joachim Jeremias, attribuita principalmente “alla disposizione di allontanarsi dal Giudaismo” (Pasha”, Theological Diclionary o/the New Testament, VoI. 5, p.9O3, note 64) ed evitare, come J.B. Lightfoot spiega, “anche la sembianza dei Giudaismo” (The Aposwlic Fathers, Voi. 2, p.88).

L’introduzione e l’adozione della Domenica di Pasqua da parte della chiesa di Roma nel secondo secolo causo’ una dura controversia sulla ben conosciuta Pasqua (Quartodecima) che vide il Vescovo Victor scomunicare i cristiani dell'Asia (191 A.D.) i quali si rifiutavano di adottare la Domenica di Pasqua. Indicazioni come queste ci bastano per dimostrare che la Risurrezione di Cristo non veniva celebrata ogni ciclo settimanale di Domenica e una volta all’anno nella Domenica di Pasqua, sin dagli albori dei primi cristiani. I fattori sociali, politici e religiosi che contribuirono al cambiamento dal Sabato alla Domenica e dalla Pasqua (Quartodecima -14 Nissan) alla Pasqua di Domenica, sono trattati dettagliatamente nella mia tesi.

Le Riunioni Religiose Nel Primo Giorno della Settimana

Nella sua lettera pastorale Papa Giovanni Paolo TI afferma che “fin dai tempi apostolici, “il primo giorno dopo il Sabato”, primo della settimana, cominciò a caratterizzare il ritmo stesso della vita dei discepoli di Cristo (cfr. I Cor 16:2)t! (2I). Questa affermazione non può essere sostenuta legittimamente dal testo succitato in 1 Cor. 16:1-3 e Atti 20:7-11.
Il piano dei risparmi menzionato da Paolo in I Cor. 16:1-3 difficilmente ci suggerisce che “fin dai tempi apostolici, la riunione domenicale è stata per i cristiani un momento di condivisione fraterna nei confronti dei più poveri” (70). L’apostolo afferma chiaramente lo scopo del suo consiglio, ossia, “perché non si facciano le collette proprio quando verrò io” (1 Cor. 16:2). Il piano della colletta dunque viene proposto, non per rafforzare il culto domenicale dalle offerte destinate ai poveri, ma per assicurare un contributo effettivo e di buon rendimento, pronto al suo arrivo. Si possono scorgere 4 caratteristiche nel piano di Paolo. Le offerte dovevano essere messe da parte periodicamente “Ogni primo giorno della settimana” -v. 2), personalmente (“ciascuno di voi” -v 2), privatamente (“metta da parte” -v. 2) e proporzionalmente (“ciò che gli è riuscito di risparmiare” -v. 2). Perché Paolo consiglia di mettere da parte i soldi privatamente a casa se la chiesa si riuniva regolarmente per il culto, la Domenica?

Che Paolo faccia accenno al primo giorno della settimana potrebbe essere stato dato dal fatto e quindi spinto da un motivo pratico più che teologico. Poiché aspettare sino alla fine della settimana o alla fine del mese per mettere da parte i propri contributi o risparmi sembrerebbe contrario alla logica finanziaria, perché per la fine di quel periodo, uno molto probabilmente si poteva trovare con le tasche e le mani vuote. Invece, verosimilmente, nel primo giorno della settimana, prima che si facciano delle spese, uno può mettere da parte ciò che desidera dare, i risparmi rimasti potranno essere gestiti per soddisfare tutte le altre necessità. Quindi il testo ci propone un piano settimanale carico di valore che assicura un contributo effettivo, ordinato e regolare per i fratelli poveri di Gerusalemme. Aggiungere un significato in più al testo vuoi dire distorcerlo.

Il tempo e il modo dell’incontro a Troas riportato in Atti 20:7-11 indicano una riunione speciale organizzata in occasione del commiato di Paolo e non per una liturgia di un culto domenicale. Infatti, l’incontro iniziò alla sera del primo giorno della settimana che, secondo il conteggio ebraico, corrisponde al nostro Sabato sera, e continuò fino alla mattina della Domenica quando Paolo parti. Essendo quindi una riunione serale, organizzata in occasione della partenza dell’apostolo all’alba della Domenica, difficilmente questa pratica può riflette l’osservanza della Domenica. Il modo più semplice per spiegare il testo lo troviamo nel modo a cui Luca si esprime nella narrativa dell’evento, ossia, Luca cita il giorno dell’incontro non perché fosse la Domenica , un giorno da commemorare, ma perché molto probabilmente (1) Paolo “doveva partire il giorno dopo” (20:7), (2), un miracolo straordinario quello di Eutico avvenne quella notte, e (3) ciò ci fornisce un signifìcato maggiore al riferimento cronologico della descrizione degli sviluppi del viaggio di Paolo.

L’affèrmazione che il libro dell’Apocalisse “testimonia l’uso di dare a questo primo giorno della settimana “il Giorno del Signore” (Apoc. 1:10)” (2l), non può essere sostenuta dall’uso della frase stessa nel N.T. o dalla letteratura contemporanea. La prima chiara nomina della Domenica come “Giorno del Signore” avvenne verso la fine del secondo secolo, nel Vangelo apocrifo di Pietro. Questo termine non può essere onestamente applicato al libro di Apocalisse I: IO. Uno dei maggiori motivi è: se la Domenica avesse ricevuto il nuovo appellativo “Giorno del Signore”, verso la fine del primo secolo, quando i libri di Giovanni e dell’Apocalisse furono scritti, noi ci saremmo aspettati che questo nuovo nome della Domenica fosse usato costantemente nelle medesime opere, anche perché crediamo che esse furono realizzate dallo stesso autore, approssimativamente nello stesso periodo e nella stessa zona geografica.

Se questo termine “Giorno del Signore” già esisteva verso la fine del primo secolo e se esprimeva il significato e la natura del culto domenicale per i cristiani, difficilmente Giovanni avrebbe avuto motivo di usare la frase ebraica “primo giorno della settimana” nel suo Vangelo. Quindi, il fatto che l’espressione “Giorno del Signore” ricorra nel libro dell’Apocalisse di Giovanni e non in quello del Vangelo, dove il primo giorno è esplicitamente menzionato in collegamento con la risurrezione (Gv. 20:1), e le apparizioni di Gesù (Gv. 20:19,26), suggerisce che il “Giorno del Signore” di Apocalisse 1:10, difficilmente abbia un riferimento alla Domenica. (Per un ulteriore approfondimento di questo testo vedi la mia dissertazione “From Sabbaih ioSuna’ay”, pp. 111-131).

In sostanza, lo sforzo della lettera pastorale che cerca di sostenere il culto domenicale nel N.T. facendo riferimento alla Risurrezione (Mc 16:2,9; Le 24:1; Gv 20:1), al commiato di Paolo a Troas nel primo giorno (Atti 20:7-11), al piano dei risparmi menzionato da Paolo in I Cor 16:1-3, e infine all’Apocalisse 1:10 in relazione al “Giorno del Signore”, non è una novità. Le stesse argomentazioni sono state presentate in passato e trovate mancanti. Un fatto importante che spesso viene ignorato è che se Paolo o qualche altro apostolo avesse, di sua iniziativa, incoraggiato l’abbandono dell’osservanza del Sabato, un’istituzione millenaria, profondamente radicata nel la coscienza religiosa del popolo, e di aver introdotto l’adozione dell’osservanza della Domenica, ci sarebbe stata sicuramente una tale opposizione da parte dei cristiano-Giudei, come quella che si verificò nel caso della circoncisione. L’assenza di tale segnalazione sulla controversia del Sabato/Domenica nel N.T. è la relazione più evidente per testimoniare che l’osservanza della Domenica è stato un fenomeno post apostolico.


III. LA NECESSARIA LEGISLAZIONE PER FACILITARE L’OSSERVANZA DEL SABATO

Nella sua lettera pastorale DIES DOMINI il Papa Giovanni Paolo 11 dedica uno dei cinque capitoli (capitolo 4) al richiamo sull’obbligo dell’osservanza della Domenica e la legislazione necessaria per facilitare l’ottemperanza a tale dovere.

La Base Morale dell’Osservanza della Domenica

Il Papa trova la ragione morale, radicata nel comandamento stesso del Sabato per imporre l’osservanza della Domenica, poiché, a suo avviso, la Domenica è “la realizzazione completa” e la piena espressione del significato del Sabato creativo e redentivo. Egli scrive: “Il cristiano dovrà allora ricordare che, se per lui sono cadute le modalità del sabato giudaico, superate, dal “compimento” domenicale, restano validi i motivi di fondo che impongono la santificazione del “giorno del Signore”, fissati nella solennità del Decalogo, ma da rileggere alla luce della teologia e della spiritualità della domenica” (62). Il Papa continua a citare la versione Deuteronomica del comandamento del Sabato (Deut. 5:12-15).

Gli sforzi per dare un fondamento d’obbligo morale dell’osservanza della Domenica nel Sabato non sono mai riusciti. Questo perché nel corso dei secoli la maggior parte dei cristiani hanno sempre riconosciuto la differenza fondamentale tra questi due giorni. La differenza si trova non solo nei loro nomi diversi o nei numeri, ma anche nella loro origine, ed esperienza. In termine di origine, il Sabato è una istituzione creativa mentre la Domenica è una creazione ecclesiastica post-apostolica. In termine di significato teologico, il Sabato nelle Scritture racchiude la perfetta creazione, la completa redenzione, e la finale restaurazione.

In contrasto, la Domenica, secondo il pensiero dei Padri, include i tre significati maggiori che sono i seguenti:

(I) la commemorazione dell’anniversario della creazione, in particolare la creazione della luce che avvenne nel primo giorno, ritenuto tale per l’analogia al Giorno del Sole; 

(2) la commemorazione della Risurrezione di Cristo la quale emerse, infine, come motivo fondamentale per l’osservanza della Domenica;

(3) una vasta gamma di speculazioni che riguardano il significato escatologico e cosmico dell’ottavo giorno. Tale speculazione, che sovrabbonda nella letteratura Patristica (dei Padri) serviva a dimostrare la superiorità della Domenica, come ottavo giorno, in contrasto al Sabato, settimo giorno. Alla fine dei conti queste speculazioni vennero respinte nel quarto secolo quando la necessità di dimostrare la superiorità della Domenica non esisteva più. Per tesi e discussioni, vedi «Dal Sabato alla Domenica, pp. 278-301). Le argomentazioni teologiche elaborate dai Padri per giustificare l’osservanza della Domenica difficilmente riescono a sostenere le affermazioni della lettera pastorale che la Domenica sia il compimento del significato creativo e redentivo del Sabato, e che, di conseguenza, la sua osservanza possa essere legittimamente fondata sul quarto comandamento (il terzo per i Cattolici). In termine di esperienza, l’osservanza del Sabato è sostanzialmente il tempo consacrato. Ciò viene realizzato dando a Dio la priorità del proprio pensare e del proprio vivere le 24 ore del Sabato. Invece, la Domenica ebbe origine con un’ora di culto (Giustino, Apologia 67) seguita da regolari attività secolari. Malgrado gli sforzi successivamente fatti da Costantino (A.D. 321, decreto legge sulla Domenica), dal concilio delle chiese e dai Puritani, per trasformare la Domenica in un giorno santo, la storia in realtà testimonia che la Domenica è rimasta in gran parte, L’ORA DI CULTO PER IL SIGNORE e non IL GIORNO DI RIPOSO E DI CULTO per il Signore. Il riconoscimento di questa realtà storica ha visto la necessità di spostare l’obbligo del culto del giorno di Domenica al Sabato sera, una pratica che sta diventando sempre più popolare non soltanto tra i Cattolici ma anche trai Protestanti.

Queste considerazioni indicano che tutti gli sforzi tesi a fondare l’obbligo morale dell’osservanza della Domenica sul comandamento del Sabato sono destinate a fallire perché, teologicamente, storicamente, ed esistenzialmente, la Domenica non è il Sabato. La Legislazione Necessaria per Facilitare l’Osservanza della Domenica. La lettera pastorale giustamente osserva che prima della proclamazione dell’editto di Costantino sulla legge della Domenica nel 321 A.D., la sua osservanza non era tutelata dalla legge civile ( 64). In molti casi i cristiani avrebbero frequentato il servizio del culto mattutino per poi passare il resto della giornata in altre varie occupazioni di lavoro. Perciò, la legge della Domenica di Costantino, come il Papa mette in risalto, non era «semplicemente una circostanza storica senza alcun significato per la chiesa» ( 64), ma una protezione di provvidenza che rese possibile ai cristiani di osservare la Domenica «senza impedimenti» ( 64).

L’importanza della legislazione civile che garantisce il riposo domenicale, è indicata dal fatto che «nel secolo IV, la legge civile dell’impero Romano riconobbe il ritmo settimanale, facendo in modo che nel <(giorno del sole» i giudici, le popolazioni della città e le corporazioni dei vari mestieri cessassero di lavorare» ( 64). Alla luce di questo fatto storico il Papa conclude che «Resta anche nel nostro contesto storico l’obbligo di adoperarsi perché tutti possano conoscere la libertà, il riposo e la distensione che sono necessari alla dignità umana, con le connesse esigenze religiose, familiari, culturali, interpersonali, che difficilmente possono essere soddisfatte, se non viene salvaguardato almeno un giorno settimanale in cui avere insieme la possibilità di riposare e quella di far festa» (66). La necessaria di una legge sulla Domenica che garantisca il riposo domenicale, fa rilevare il Papa, fu riconfermata dal Papa Leone XIII nella sua Enciclica Rerwn novarurn (1 891) in cui viene detto che «il riposo festivo» è «un diritto del lavoratore che lo Stato deve garantire» (* 66).

Il Papa crede che la legge che impone di osservare la Domenica è particolarmente necessaria oggi, a causa dei problemi fisici, sociali ed ecologici che sono venuti a crearsi conseguenti dal progresso tecnologico e industriale. «Perciò», conclude il Papa, «è naturale che i cristiani si adoperino perché, anche nelle circostanze speciali del nostro tempo, la legislazione civile tenga conto del loro dovere di santificare la domenica»(67). Secondo la lettera pastorale, una legge sul riposo domenicale è ritenuta necessaria non solo per facilitare l’osservanza religiosa della Domenica, ma anche per incoraggiare i valori culturali, sociali e famigliari. Il Papa afferma: «Attraverso il riposo domenicale, le preoccupazioni e i compiti quotidiani possono ritrovare la loro giusta dimensione: le cose materiali per le quali ci agitiamo lasciano posto ai valori dello spirito; le persone con le quali viviamo riprendono, nell’incontro e nel dialogo più pacato, il loro vero volto. Le stesse bellezze della natura - troppe volte sciupate da una logica di dominio che si ritorce contro l’uomo - possono essere riscoperte e profondamente gustate»( 67).

Valutazione dell’invito del Papa Verso la Legislazione del Riposo Domenicale

Nel valutare l’invito del Papa Giovanni Paolo Il a osservare la legge del riposo in giorno di Domenica, si ritiene cosa importante distinguere tra ciò che sia la sua legittima preoccupazione per 11 benessere culturale, ecologico e religioso della nostra società, e la difficoltà che tale legislazione causerebbe a certi gruppi di minoranza che, per motivi religiosi o personali, scelgono di riposare e rendere il culto di Sabato o in qualche altro giorno della settimana.
Se gli osservatori della Domenica si aspettano che lo Stato debba legiferare la Domenica come giorno di riposo e di culto, altrettanto ne hanno il diritto gli osservatori del sabato, ossia, che lo Stato decreti il Sabato come giorno di riposo e di culto. Poiché in tal modo sarebbe equo nei confronti di vari gruppi religiosi e quelli non religiosi. Lo Stato dovrebbe allora promulgare una legge che garantisca particolari giorni di riposo e di culto a diverse etnie. Ma tale legge sarebbe inconcepibile, poiché potrebbe far crollare la nostra struttura sociale ed economica. La legge sulla Domenica conosciuta come «Blue Laws» (negli Stati Uniti), si trova tuttora nei registri di alcuni Stati americani che rappresentano uno strascico spiacevole di un intollerante ricordo del passato. Queste leggi hanno dimostrato di essere una rovina, in modo particolare se lo scopo latente è percepito a sfondo religioso, ossia, imporre l’osservanza della Domenica. La gente ne risente se il Governo cerca d’imporre una pratica religiosa su di essa.
Questo è un principio fondamentale della Costituzione Americana basata sul Primo Emendamento che dichiara: «il congresso non può far passare
alcuna legge relativa imposizione di una religione. La legge sulla Domenica sarebbe inutile oggi, perché una settimana lavorativa cosi corta, che ha un lungo week-end di due o tre giorni, agevola molte persone per poter osservare il proprio Sabato o la Domenica.. I problemi tuttavia esistono, specialmente se il datore di lavoro non è bendisposto a concedere, secondo le proprie convinzioni, il giorno religioso al lavoratore.
La soluzione a questi problemi dovrà essere trovata non sulla legge della Domenica o del Sabato, bensì in quel disegno di legge sostiene al diritto alla Libertà Religiosa in atto dei Posti di Lavoro che è predisposta per incoraggiare i datori di lavoro a favorire le convinzioni religiose dei propri lavoratori, quando questi non causano perdite alle loro ditte. L’invito del Papa alla legislazione del riposo domenicale sembra ignorare che le leggi sulla Domenica non hanno mai contribuito a risolvere una crisi di diminuzione della presenza in chiesa. Nella maggior parte dei paesi Europei la Legge sulla Domenica è stata messa in vigore già da molti anni. In giorno di Domenica molte Ditte sono chiuse. Perfino una gran parte delle Stazioni di Carburante chiudono la Domenica
- un fattore che può diventare costoso ai quei turisti disinformati.

Queste leggi sulla Domenica, hanno dato la possibilità alle persone di essere presenti in chiesa? Assolutamente no! La verità è che la percentuale dei partecipanti alla liturgia domenicale in Europa occidentale è più bassa dei partecipanti degli Stati Uniti, presenti all’incirca del 10% della popolazione cristiana. In Italia, il paese da cui io provengo, il sondaggio è che tra il 95% dei Cattolici vanno in chiesa tre volte in tutta la loro vita: quando sono nati, battezzati e cresimati. Il declino morale e religioso della nostra società non è dovuto alla mancanza di legge, bensì alla mancanza di convinzioni morali per mezzo dei quali possiamo essere convinti ad agire di conseguenza.

La chiesa dovrebbe cercare di risolvere la crisi della diminuzione di presenze alla liturgia domenicale non tramite imposizioni dileggi, ma attraverso la rinnovazione interiore, morale e spirituale dei suoi membri. Ciò che molti cristiani dovrebbero riscoprire oggi è che la cristianità non è semplicemente un retaggio culturale che richiede di andare in chiesa meccanicamente, ma una consacrazione a Cristo. Questo impegno viene espresso in modo speciale in giorno di Sabato quando cessiamo le nostre opere affinché possiamo permettere al nostro Salvatore di operare più pienamente e più liberamente nella nostra vita.

Prima di chiudere desidero complimentarmi con il Papa Giovanni Paolo li per aver fatto questo caloroso appello di risveglio all’osservanza della Domenica in un momento in cui la partecipazione dei membri di chiesa sta diminuendo con un ritmo allarmante. La preoccupazione del Papa è legittima, perché i cristiani che ignorano il Signore nel giorno che essi chiamano il«Giorno del Signore», alla fine lo ignorano in ogni giorno della loro vita. Se questo andazzo non cambierà, la cristianità potrà essere destinata alla rovina. La soluzione alla crisi della diminuzione di partecipanti in chiesa dovrà essere comunque trovata, non tramite l’intervento del Governo per imporre la legge del riposo e del culto di un giorno, ma tramite un appello ai cristiani di vivere secondo i principi morali dei Dieci Comandamenti.

Il quarto comandamento, in modo particolare, invita i cristiani di oggi a «RICORDARE» ciò che molti hanno dimenticato, cioè, che il settimo giorno è il giorno Santo del Signore, nostro Dio (Es. 20:8-11).
li Papa giustamente riconosce che il Sabato biblico del settimo giorno è «quella sorta di “architettura sacra” del tempo che caratterizza la rivelazione biblica» (l5). La sfida è insegnare al mondo questa vitale verità biblica. La nostra società inquieta e piena di tensione ha bisogno di riscoprire il Sabato come quella «sacra architettura del tempo» che può dare carattere e stabilità alla nostra vita e alla nostra relazione con Dio. In un tempo in cui molti cercano la pace interiore e il riposo tramite pillole magiche e luoghi ameni, il Sabato ci invita a trovare quella pace interiore e quel riposo, che nessuna pillola o luoghi ameni può dare, nella persona del nostro Salvatore che ci dice "Venite a me ed io vi darò riposo" (Mt. 11: 28).

Samuele Bacchiocchi Ph.D.

[questo testo è stato ottenuto con la scansione di un software OCR]