Gesù Cristo è Dio?

 

Gesù Cristo il Logos eterno

 

Gesù oggetto di adorazione

 

Gesù Cristo è il Creatore

         

Gesù Cristo è Dio

  La divinità di Gesù Cristo  

Gesù presente ovunque

         

Gesù è yhwh dell'Antico Testamento

 

La preghiera a Gesù Cristo

 

Versetti biblici discussi

NESSUNO SA CHI E' IL FIGLIO

SE NON IL PADRE

Luca 10:22  

(alcuni testi del Nuovo Testamento, anche se non
espressamente specificati, sono tratti dal
"Nuovo Testamento interlineare" greco -latino- italiano
Editrice San Paolo; tutti gli altri sono tratti dalla Nuova Riveduta)

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Prima di passare all'esame  questo aspetto teologico, che è uno dei temi fondamentali della dottrina cristiana, sarà utile ricordare al lettore la genesi della dottrina geovista della deità di Gesù Cristo.

       Alcuni hanno la tendenza ad accostare le tesi di Charles Taze Russell a quelle di Ario, un prete alessandrino del 3° secolo. Si dovrebbe però tener conto che Ario fu uomo dotto, intelligente e di modi cortesi; gli fu affidata una delle chiese più importanti di Alessandria d'Egitto, perla dell'Impero Romano. Benché tali attributi non giustifichino le sue eresie, mettono senza dubbio in risalto la loro differente cultura e personalità.

      Di Russell possiamo solo dire che, appena ventenne, superato un periodo di crisi spirituale, lasciò la sua attività di commerciante di stoffe e, avendo giudicato insoddisfacente gli insegnamenti delle chiese protestanti che avvicinò, fondò un suo gruppo che prese nome "Studenti biblici". Non aveva titoli accademici, non seguì corsi teologici o studi specifici e tuttavia scrisse diversi libri tra i quali la serie di sei volumi "Studi sulle Scritture" che egli stesso definì "… la Bibbia sistemata per argomenti" " … si tratta … non di semplici commenti sulla Bibbia, (disse)  essi sono praticamente la Bibbia…" (La Torre di Guardia 15-9-1910, pag.298). Eppure, nei suoi scritti è vano cercare l'esegesi biblica; sono piuttosto una raccolta di teorie prese in prestito da fonti diverse e da lui rielaborate, affiancate da versetti della Bibbia che dovrebbero dar loro un carattere teologico.

      Ecco cosa i testimoni di Geova fecero scrivere da Marley Cole ne: "I testimoni di Geova", pag. 53: "Essi (i testimoni) scorgono in lui (Russell) il primo pioniere di un autentico rinnovamento della dottrina, l'autore di un'opera di gran mole, più importante di quanto altro sia stato fatto dai giorni di Gesù e degli apostoli. Egli ha fatto per il Regno del Messia più di qualunque altra creatura vissuta sulla terra" (Parole di Rutherford su Russell, dalla T.di G. del 1 dic. 1916, pag. 347). Gli odierni testimoni giustificano le sue lacune culturali argomentando che non è necessario essere dotti se Gesù stesso si circondò di popolani illetterati. Un argomento capzioso perché gli apostoli furono "discepoli" (cioè coloro che seguono un Maestro) di Gesù Cristo e in loro c'era l'evidenza della guida divina, cosa che non risulta dalla vita e dall'opera di Russell, anzi! Ciononostante egli  non ha esitato a calarsi addirittura nei panni di profeta, predicendo il ritorno in gloria del Signore, Armaghedon ed altre amenità, le stesse che lo classificarono come falso profeta poiché non si adempirono. In realtà, malgrado egli attribuisse a Dio il contenuto dei suoi scritti e nonostante le dichiarazioni idilliache fatte dalla Società Torre di Guardia alla sua memoria, oggi tali scritti sono volutamente messi al bando perché imbarazzano gli stessi testimoni di Geova. Fu questo l'uomo che ispirò la dottrina che relega Gesù Cristo al rango di una creatura.

      Se di Russell si può dire che è stato un presuntuoso, dei suoi successori non si può dire di meglio. Essi sono arrivati a pubblicare una Bibbia (la traduzione del Nuovo Mondo) della quale non hanno osato nemmeno dichiarare i nomi dei traduttori; in essa hanno adattato alle loro opinioni religiose quasi tutti i versetti che si riferiscono alla deità di Gesù Cristo.

      Questo studio, pur nella sua modestia e brevità, vuole condurre il lettore a considerare ciò che la Bibbia dice veramente sulla natura di Gesù Cristo.

 

Gesù Cristo il Logos eterno

GIOVANNI 1:1: "In principio era la Parola, e la Parola era verso Dio e Dio era la  Parola".

EBREI 7:3: " … senza padre, senza madre, senza genealogia, né inizio di giorni, né di vita  fine avente, reso simile perciò al Figlio di Dio …".

ISAIA 9:5: "Sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe  della pace".

MICHEA 5:1: "…le cui origini risalgono ai giorni eterni…".

GIOVANNI 8:58: "Disse a loro Gesù: Amen amen dico a voi: prima (che) Abramo   fosse io sono"  

  Nella Bibbia Dio afferma con forza la sua unicità: "… io solo sono Dio e che non vi è altro dio accanto a me" (Deut. 32:39); "… io sono il primo e sono l'ultimo e fuori di me non c'è Dio" (Isaia 44:6); "… prima di me nessun Dio fu formato, e dopo di me, non ve ne sarà nessuno" (Isaia 43:10; vedi pure 48:12).

      E' pur vero che esistono molti cosiddetti "dei", cioè che sono considerati tali dagli uomini, sia in cielo che sulla terra ( 1Cor. 8:4-6); questi, però, non sono dei in quanto  natura (Gal.4:8). Benché talvolta l'appellativo "dio" sia applicato a degli uomini (Esodo 4:8; Giov.10:34; Salmo 82:6,7) è evidente che non si tratta di veri dei. La Bibbia definisce anche Satana "…il dio di questo mondo…" (2 Cor.4:4), non per questo i credenti lo considerano un vero Dio.

     Eppure, in Giov. 1:1 leggiamo che un altro essere, la Parola, condivide l'eternità e la divinità del Dio unico. Come si pone dunque Gesù, la Parola, rispetto alla Deità?

      Si tratta, forse, di un "falso dio", ovvero, un dio che non è veramente tale in natura?  No, perché questo è contrario alle dichiarazioni bibliche che abbiamo posto nell'introduzione e ad altre che considereremo.

      Potrebbe essere un "dio vero", un'entità superiore agli uomini e agli angeli, ma non della stessa natura e dignità di Dio? Nemmeno, non è possibile mettere un "dio" minore accanto al Dio unico in aperta contraddizione al testo di Deuteronomio 32:39. Sarebbe rozzo politeismo.

      L'unica risposta compatibile con le Scritture è che Gesù Cristo è Dio; non "un altro Dio", ma il Dio unico nella sua rivelazione: "Dio nessuno (lo) ha visto mai; (l')unigenito Dio essente in il seno del Padre quello (lo) ha svelato" (Giov.1:18);  "Ciò che era dall'inizio …la Parola della vita e la vita si è manifestata, e abbiamo visto e rendiamo testimonianza e annunciamo a voi la vita quella eterna che era verso il Padre e si è manifestata a noi…" (1 Giov.1:1,2).

 

Gesù Cristo è il Creatore

Giovanni 1:3: "tutte le cose per mezzo di lui furono fatte, e senza di lui (non ne) fu fatta neppure una (sola)".

Colossesi 1:16,17: "perché in lui furono create le cose tutte in i cieli e su la terra, le visibili e le invisibili, sia i troni, sia signorie, sia principati, sia potestà; tutte le cose attraverso di lui e verso di lui sono state create; ed egli è prima  delle cose tutte e le cose tutte in lui sussistono".

Ebrei 1:2,3: "… per mezzo del quale ha anche fatto i mondi … portando pure le cose tutte con la parola della potenza di lui".

Ebrei 1:10,11: "tu da principio, Signore, la terra fondasti, e opere delle tue mani di te  sono i cieli. Essi periranno, tu invece permani, e tutti come veste invecchieranno, e come mantello avvolgerai loro, come veste anche saranno cambiati; tu invece lo stesso sei e gli anni di te non verranno meno".  

In Ebrei 1:10,11 Gesù viene senza alcun dubbio identificato con Yhwh, il Creatore. L'autore di questa lettera applica a lui il Salmo 102:25-27.

      Però qualcuno, nel tentativo di attenuare la forza di questi testi biblici, dice che Gesù ha partecipato alla creazione come "mediatore", intendendo con questo che il creato è venuto all'esistenza "per mezzo" di lui, non con la sua personale potenza, ma con la potenza di Dio.

      Ambedue le cose sono giuste, ma la seconda non sminuisce il ruolo e la dignità di Gesù Creatore; anche il Padre è talvolta visto come mediatore della creazione dall'apostolo Paolo: confrontando Romani 11:36 con Colossesi 1:16,17 vi scorgiamo forse qualche differenza? Si comprendono meglio le parole "per mezzo"secondo l'accezione "grazie al quale", "in virtù del quale" ecc. "sono tutte le cose", anziché vedere in Cristo un semplice esecutore della volontà del Padre.

      Infatti, una creatura, fosse pure il più potente degli angeli di Dio, ha limiti troppo definiti perché possa essere solo un "esecutore", senza dimenticare che qui si tratta del creare e sostenere l'universo, come appunto vediamo fare da Gesù (Ebr. 1:2,3).

      Un Dio che ricorre ad una sua stessa creatura per creare e sostenere l'universo è un'idea estranea alla Bibbia; d'altro canto, un essere capace di tanto non sarebbe più una creatura ma molto di più. Che necessità avrebbe la Saggezza e la Potenza infinita d' essere coadiuvato da un essere, potente sì, ma infinitamente più piccolo di Lui e da Lui stesso creato? E come potrebbe il creato portare impresso i segni della divinità (vedi Romani 1:20) se a farlo fosse stato materialmente qualcuno da meno della Deità stessa? Da queste considerazioni appare logico che Gesù, in quanto "Figlio", non può essere qualcuno la cui natura sia da meno di Dio.

      Infatti, siccome Gesù ha materialmente "fatto" l'universo, l'apostolo Paolo scrive: "Lo ora avente fatto noi per proprio questo (è) Dio"(2 Cor.5:5; vedi pure Ebrei 3:4). Dal momento che la creazione è il frutto della cooperazione indistinta del Padre e del Figlio, Gesù Cristo non può essere alienato dell'onore che gli è dovuto quale Creatore "… adorate l'avente fatto il cielo e la terra e il mare ecc." (Apoc.14:7).

 

Gesù presente ovunque

Matteo 28:20: "…ed ecco, io con voi sono tutti i giorni fino alla fine del mondo"

Matteo 18:20: "Dove infatti sono due o tre riuniti in il mio nome, lì sono io in mezzo a loro".

Atti 9:34: "E disse a lui Pietro: Enea, guarisce te Gesù Cristo."

Atti 16:7: "… tentavano in Bitinia di andare, e non (lo) permise loro lo Spirito di Gesù".

Atti 16:18: "… ordino a te in nome di Gesù Cristo di uscire da lei".

Filippesi 1:19: "… a me risulterà per (la) salvezza per mezzo della di voi preghiera ed elargizione dello Spirito di Gesù Cristo".

Colossesi 1:29: "per ciò anche fatico, lottando secondo l'efficacia di lui, quella operante in me con potenza".

1 Tessalonicesi 3:11: "… il Signore di noi Gesù spiani la via di noi verso di voi".

2 Tessalonicesi 3:5: "Il poi Signore diriga di voi i cuori verso l'amore di Dio…"  

  Il Salmo 139 descrive l'onnipresenza e l'onniscienza di Yhwh.

Solo Dio può sapere tutto di tutti, può vedere e ascoltare ogni cosa che accade, ovunque in ogni momento. Non è una cosa facile da comprendere.

Iddio conosce anche i pensieri degli uomini, le loro azioni passate e tutto ciò che dovranno ancora compiere, prima ancora che essi stessi vengano all'esistenza (Geremia 1:5; 2 Cronache 16:9).

      Gli angeli sono esseri ben superiori agli uomini, tuttavia essi occupano uno spazio fisico limitato alle dimensioni del loro corpo spirituale e, da quel che sappiamo di loro attraverso la rivelazione biblica, essi hanno la necessità di spostarsi da un luogo all'altro per poter comunicare, per esempio con gli uomini (leggere Daniele 9:20-23).

      Non così Gesù Cristo. Dopo essere risorto, pur essendo alla destra del Padre (Atti 7:55,56) e senza muoversi da quel luogo,  "… e (Dio) mandi il designato per voi Cristo Gesù che bisogna (in) cielo sia accolto fino a (i) tempi di ristabilimento di tutte le cose …" (Atti 3:20), egli agisce con potenza sulla terra.

      Egli pur se deve rimanere in Cielo fino al momento del suo ritorno in gloria, da lassù appare agli apostoli, guarisce i malati, guida la chiesa secondo la promessa da lui stesso fatta: Dove infatti sono due o tre riuniti in il mio nome, LI' SONO IO IN MEZZO A LORO". Egli ha promesso la sua presenza personale, non ha detto che avrebbe semplicemente "rivolto la sua attenzione alla terra", come alcuni dicono.

      Tutto il libro degli Atti degli apostoli, che narra una parte della storia della chiesa del tempo degli apostoli, è una forte testimonianza della potenza del "nome" di Gesù Cristo che vive nella sua chiesa (Atti 3:6,16; 4:10; 14:3,23; 16:18; 18:9; 23:11). "Ed era magnificato il nome del Signore Gesù" (Atti 19:17). Frasi come: "Tutto posso in colui che mi da forza" e: "vivo, però non più io, ma vive in me Cristo" (Nuovissima Versione), pur appartenendo all'esperienza dell'apostolo Paolo,  virtualmente fanno parte dell'esperienza di ogni cristiano genuino.

      E' superfluo insistere, solo Dio può agire così; ma se anche Gesù, come abbiamo visto, agisce nella stessa maniera significa che Gesù Cristo è Dio, Dio nella sua rivelazione.

     

La preghiera a Gesù Cristo

2 Corinzi 12:8: "Per questo tre volte il Signore ho invocato …" (nota n°1 a piè pagina)

Atti 7:59.60: "e lapidavano Stefano pregante e dicente: Signore Gesù accogli lo spirito di me. Piegate poi le ginocchia gridò con voce grande: Signore, non imputare a  loro questo peccato…".

2 Tessalonicesi 2:16,17: "Egli poi, il Signore di noi Gesù Cristo … consoli di voi i cuori e fortifichi in ogni opera e parola buona".

2 Tessalonicesi 3:5: "Il poi Signore diriga i cuori verso l'amore di Dio e verso la pazienza  del Cristo".

1 Timoteo 1:12: "Rendo grazie a Cristo Gesù, Signore nostro, che mi rese forte, perché mi stimò degno di fiducia …" (Nuovissima Versione).

Apocalisse 22:20: "Amen, vieni Signore Gesù!"

Giovanni 14:14: "qualsiasi cosa chiediate a me in il nome di me questa farò".

  La preghiera è una pratica cultuale peculiare di ogni popolo e fede religiosa. Con essa si invoca la deità in cui si crede.

      Il cristiano rivolge le sue preghiere al Dio unico per mezzo di Gesù Cristo. Gesù è il Mediatore e l'Intercessore del credente. Riflettendoci, questo significa che egli deve essere capace di ascoltare tutte le suppliche che vengono rivolte per suo tramite a Dio. E questa è una prerogativa che nessun essere creato ha.

      Ma che dire della preghiera fatta direttamente a Gesù? I testi su riportati sono una testimonianza del fatto che  gli apostoli e i primi cristiani rivolgevano preghiere al Cristo.

      I primi cristiani furono identificati come coloro che "invocavano" il Signore Gesù Cristo: "Ognuno infatti che invochi il nome del Signore sarà salvato" -Romani 10:13. Qui l'apostolo Paolo cita Gioele 2:32, un testo dell'Antico Testamento nel quale il "Signore", invocando il nome del quale si è salvati, è Yhwh! Paolo applica indubbiamente a Gesù Cristo questo testo importantissimo. Anche l'apostolo Pietro si rifà allo stesso testo nel suo famoso discorso del giorno della Pentecoste, che conclude con queste parole: "Con certezza dunque sappia tutta (la) casa d'Israele che sia Signore lui sia Cristo fece Dio questo Gesù che voi crocifiggeste" (Atti 2:36; invocare: Atti 9:14,21; 1 Cor. 1:2).

      Per poter dire se Gesù è Dio non si devono esaminare soltanto quei versetti nei quali la sua deità è affermata in modo esplicito, ma anche quelli che gli attribuiscono prerogative che caratterizzano la Deità. La preghiera è sicuramente una di queste e Gesù ce l'ha di diritto, non solo, ma egli assicura anche a chi a lui si rivolgerà in preghiera che egli stesso lo esaudirà: "qualsiasi cosa chiediate a me in il nome di me questa farò".

 

Gesù oggetto di adorazione

Ebrei 1:6: "Quando ancora introduce il primogenito in il mondo dice: E adorino lui tutti (gli) angeli di Dio".

Apocalisse 5:12-14: "… Degno è l'agnello quello sgozzato di ricevere la potenza e ricchezza e sapienza e forza e onore e gloria e lode. E ogni creatura che (è) in il cielo e su la terra e sotto la terra e su il mare e le in essi cose tutte udii dicenti: Al seduto su il trono e all'agnello la lode e l'onore e la gloria e la forza per i secoli dei secoli. E i quattro viventi dicevano: Amen. E gli anziani caddero e adorarono".  

L'adorazione è il supremo atto di devozione di una creatura verso la deità.

Nella loro ignoranza gli uomini adorano idoli, falsi dei, angeli ecc.; ma la rivelazione biblica interdice pratiche simili e addita il Dio unico al quale offrire il culto.

      Riguardo a Gesù è Dio stesso che ordina a tutti i suoi angeli di offrirgli la loro adorazione. In Apocalisse 5:12-14 tutto l'universo in tripudio onora e adora Dio; però non troviamo Gesù tra gli adoranti, bensì vicino al Padre ricevente con Lui l'adorazione dell'intero creato.

      Fin da quando era sulla terra Gesù fu adorato (Mt. 2:2; 28:9,17; Lc.24:52). Qualcuno, però, non considera tali atteggiamenti come dei veri atti di adorazione, ma soltanto dei gesti di grande rispetto. Forse costoro non tengono conto del fatto che gli evangelisti scrissero a distanza di anni gli episodi che leggiamo e che essi hanno avuto tutta la possibilità di correggere eventuali errate convinzioni dei protagonisti dei loro racconti. Appare, infatti, evidente che gli evangeli, oltre che narrazioni obiettive, siano anche dei resoconti soggettivi dei loro autori e portano quindi l'impronta delle convinzioni dei predicatori della prima ora della chiesa cristiana.

      Il termine "adorare" riferito a Cristo avrebbe dato adito a gravi equivoci se gli evangelisti non l'avessero usato deliberatamente.

      Yhwh dice: "Io sono Yhwh, questo è il mio nome; io non darò la mia gloria ad un altro…" -Isaia 42:8. Tuttavia vediamo che nel libro Apocalisse  egli condivide con "un altro" la sua gloria e in Giovanni leggiamo: "Affinché TUTTI onorino il Figlio COME (vale a dire, "allo stesso modo") onorano il Padre. Chi non onora il Figlio non onora il Padre…"- Giov. 5:23. Leggiamo anche Filippesi 2:9-11: "Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre" (Nuova Riveduta); ancora un testo, questo, dell'Antico Testamento riferito a Yhwh che l'apostolo Paolo applica a Gesù Cristo. A meno che gli scrittori sacri non abbiano voluto   confonderci di proposito, la spiegazione è una sola, che Gesù non è "un altro", ma è Dio, Dio nella sua rivelazione.

NOTA:  "… Sì noi crediamo che il nostro Signore (Gesù) mentre era sulla terra fu veramente adorato, e giustamente… Era giusto che il nostro Signore ricevesse la lode… (Watch Tower Reprints, III, 15 Luglio, 1898, p. 2337).

"Egli era oggetto di adorazione anche da bambino, adorato da Re Magi che vennero a vedere il Re appena nato ... Egli non rimproverò mai nessuno per atti di adorazione offertigli … Se Cristo non fosse stato più di un uomo non avrebbe potuto essere adorato …" (Watch Tower Reprints, I, Ottobre 1880, p.144)

"Gli scopi di questa Società sono: pubblica adorazione cristiana di Dio onnipotente e di Gesù Cristo ..." (Charter of The Watch Tower Society of Pennsylvania, art. II).

Contraddizione: "Nessuna distinta adorazione deve essere data a Gesù Cristo, ora glorificato in cielo. La nostra lode deve andare a Geova Dio" (The Watch Tower, 1 gennaio 1954, p.31).

"Se la traduzione (di Ebrei 1:6) 'adorare' è preferita, allora bisogna capire che questa 'adorazione' è solo relativa" (The Watch Tower, 15 nov. 1970, p.704).

Testimoni di Geova, siete liberi di fare ciò che volete; potete almeno spiegarci che cos'è un'adorazione "relativa" e dove l'avete pescata nella Bibbia?

    

     

Gesù Figlio di Dio

  Presso i popoli antichi (gli egiziani, per esempio) il re era considerato di origine divina perché progenie del Dio stesso. Benché nell'Antico Testamento non sia sviluppato il concetto di "Figlio di Dio" nel modo che lo è nel Nuovo Testamento, pure vi troviamo qualche accenno (Prov. 30:4).

      Gesù aveva piena coscienza d'essere "IL" Figlio di Dio e non "UN" figlio di Dio alla stregua degli angeli o degli uomini. La sua figliolanza ha un carattere unico ed egli stesso la  distinse nettamente da quella degli apostoli: "VOI dunque pregate così: Padre nostro …" (Mat.5:9). Non usò mai l'espressione il Padre nostro accomunandosi ai suoi discepoli, ma "il  Padre mio e Padre vostro, … Dio mio e Dio vostro" (Giov.20:17).

      La parola "Figlio" applicata a Gesù è funzionale alla sua missione terrena e al suo essersi fatto uomo, come tutti gli altri suoi titoli: Sommo Sacerdote, profeta, figlio dell'uomo, Cristo o messia, giudice, Parola ecc., tutti titoli che descrivono i singoli aspetti della sua opera di redenzione. Ma quando si parla di lui in relazione non più al tempo,  ma all'eternità, egli viene identificato come  Logos, Dio, Signore.

      Che il termine "Figlio", in senso assoluto, equivalga a "Dio" nella sua essenza i farisei lo sapevano bene, infatti: "Io e il Padre siamo uno. I Giudei presero delle pietre per lapidarlo. Gesù disse loro: 'Vi ho mostrato molte buone opere da parte del Padre mio, per quale di queste opere mi lapidate?' I Giudei gli risposero: 'Non ti lapidiamo per una buona opera, ma per bestemmia; e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio'. (Giov. 10:31-33 - Nuova Riveduta). "Il Padre mio opera fino ad ora, e anch'io opero' Per questo i Giudei più che mai cercavano d' ucciderlo; perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio". (Giov. 5:17,18 - Nuova Riveduta). L'ultimo commento non è dei Giudei, ma dell'evangelista Giovanni. Per l'apostolo Giovanni il "Figlio" di Dio è "Dio" quanto a natura. Tutto il suo evangelo costituisce un'apologia della natura divina di Gesù Cristo, dal prologo alla confessione di Tommaso.

      Il problema della subordinazione del Figlio al Padre "… il Padre è maggiore di me …" (Giov. 14:28) è, appunto, un problema di subordinazione, in quanto è il Figlio che si è fatto uomo ed è venuto nel mondo e non il contrario. Maggiore non significa migliore, non riguarda cioè l'aspetto della natura di Gesù Cristo ed è un problema limitato all'incarnazione del Logos: "E la Parola è diventata carne" (Giov. 1:14). Gesù ha preso la natura umana, il Logos si è autolimitato diventando molto più "piccolo" rispetto a quando egli era nel pieno dei suoi poteri nel reame celeste. Non meraviglia perciò che il Padre sia Maggiore del Figlio, perché Gesù "…  pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò se stesso prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre" (Filippesi 2:6-11- N.R.). Questo testo (se giustamente tradotto e compreso) afferma 1) l'uguaglianza di Gesù con il padre; 2) la rinuncia volontaria al suo essere Dio (non si aggrappò gelosamente alle proprie prerogative divine, ma si spogliò di esse fino ad apparire come un uomo, allo stesso modo che in precedenza, quando cioè era in forma di Dio); 3) Gesù ha ricevuto il nome che è al di sopra di ogni nome! 4) ogni creatura è tenuto a rendergli onore quale SIGNORE (ADONAY) "alla gloria di Dio Padre" cioè "così come rende gloria al Padre" : "affinché tutti onorino il Figlio COME onorano il Padre" (Giov.5:23 -N.R.).

      Non meraviglia, quindi, che in quanto uomo sulla terra chiamasse suo Padre "mio Dio". Egli fu veramente uomo e in quanto tale non poteva che invitare i suoi simili a guardare "l'unico vero Dio". Facendosi uomo egli rinunciò, temporaneamente, ad ogni  prerogativa del suo essere Logos: provò la fame e la sete, la stanchezza; provò la sofferenza, pianse, si commosse, si indignò. La prova più esplicita della sua umanità la dette quando provò riluttanza verso la prova suprema che stava per affrontare, nel Getsemani: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! (Luca 22:42) e il dubbio che l'assalì sulla croce: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Matteo 27:46). E' possibile scorgere ancora in questa debole figura "colui senza il quale nessuna delle cose fatte è stata fata? La risposta è NO! Non è nel Gesù uomo che occorre cercare le prove della sua natura divina.

Ed è sciocco servirsi dei testi relativi alla sua umanità per negare la sua deità. Se Gesù Cristo non è stato riconosciuto nemmeno come messia, anzi, proprio l'averlo affermato gli ha procurato l'accusa di bestemmia che lo ha portato al patibolo, si poteva pretendere che i suoi contemporanei riconoscessero in lui IL Figlio, il Logos, addirittura il Creatore?

      E' triste constatare che ancora oggi vi siano persone che equivocano i testi biblici e, allo stesso modo di molti suoi contemporanei , sono incapaci di riconoscere in Gesù il  loro Dio. 

 

Gesù il Signore

Romani 10:13: "Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato".

Atti 2:36: "… Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso".  

  Benché tecnicamente il termine "Signore" (greco Kyrios) sia usato per indicare indifferentemente il rango di un essere umano o come semplice titolo di rispetto, nella Bibbia spesso indica Dio.

     Il tetragramma YHWH, benché negli scritti dell'Antico Testamento sia usato soltanto per indicare Dio; non si trova nemmeno una volta nel Nuovo Testamento, il suo posto è preso da Kyrios, Signore.

     Ci si aspetterebbe che almeno  quei testi dell'Antico Testamento che sono ripresi nel Nuovo riportino il tetragramma, sebbene traslitterato in caratteri della lingua greca; nemmeno questo. Il fatto più singolare è che diversi di questi stessi testi che nell'Antico Testamento si riferiscono al Dio unico nel Nuovo sono riferiti, invece, a Gesù Cristo. Eccone alcuni:

Romani 10:13 che è una citazione di Gioele 2:32; Romani 14:11 che è una citazione di Isaia 45:23 è ripreso in Filippesi 2:10  riferito a Gesù Cristo; Efesini 14:7,8 riprende  il Salmo 68:17,18  riferito a Cristo;  Ebrei 1:10,11 riprende il Salmo 102:25; 1 Pietro 2:3 applica a Cristo il Salmo 34:8 ecc.

     A meno che la Bibbia stessa non sia stata scritta per confonderci le idee, non è possibile avere due Signori. Addirittura, l'epistola di Giuda indica Gesù Cristo come l'unico Signore "… negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo" (v.4). Evidentemente, per gli scrittori sacri Gesù non è un "altro" Signore, così come non è un "altro" Dio.

     A coloro che amano citare Giovanni 17:3: "Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo", argomentando che qui Gesù stesso riconosce che il Padre è il solo vero Dio, noi li invitiamo a riflettere sul testo precedente: "… il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo". Come si può notare, l'unicità di Dio include Gesù Cristo. L'unicità di Dio è contrapposta ai falsi dei, mentre Gesù, essendo il Figlio di Dio e condividendone la natura non è contrapposto a Dio, ma ne condivide appieno la Deità.

     

Gesù e yhwh dell'Antico Testamento

Ogni giudeo sapeva che nessun uomo poteva guardare Iddio e continuare a vivere: "Tu non puoi vedere il mio volto, perché l'uomo non può vedermi e vivere". Questo concetto è ripreso dall'apostolo Giovanni: "Nessuno ha mai visto Dio; l'unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l'ha  fatto conoscere" Giov. 1:18.

     Si pensa comunemente che Gesù abbia fatto conoscere Dio a cominciare dalla sua apparizione come uomo sulla terra. Ma il testo dell'evangelo di Giovanni permette anche un'altra lettura, che Gesù sia stato da sempre il rivelatore del Padre: ogni volta  che il Padre si è rivelato agli uomini, Egli lo ha fatto tramite Gesù. Il testo stesso di Giovanni è rivelatore: Gesù è chiamato "l'unigenito Dio che è… (il tempo del verbo è al presente, ciò vuol dire che la sua naturale posizione è quella d'essere nel seno del Padre) nel seno del Padre". Sin dal prologo del suo evangelo Giovanni definisce Gesù Cristo Dio; se questa parola, "Dio", l'avesse usata per dire qualcosa da meno di quel che realmente significa, l'evangelista avrebbe scandalizzato immediatamente i suoi lettori perché, parlando del "principio", egli lo descriverebbe come abitato da più di un Dio: un Dio con accanto un "altro" dio. Quale ebreo o cristiano avrebbe mai potuto accettare una cosa simile? Al versetto 18, poi, l'"altro" dio avrebbe dimora stabile addirittura nel seno del Padre!

     Ma, è sempre Giovanni che chiarisce il senso della rivelazione di Dio: "Nessuno ha visto il Padre" -Giov. 6:46. E' il Padre, dunque, a non essere mai stato visto; ma, una visione di Dio,  sono stati in molti ad averla avuta:

Abramo, come "l'Iddio della gloria" -Atti 7:2; Agar, come "l'angelo di Dio" e in seguito come Dio stesso -Genesi 16:13; Giacobbe a Peniel, quando disse: "Ho visto Dio faccia a faccia e la mia vita è stata risparmiata" -Genesi 32:31. "… nel suo vigore (Giacobbe) lottò con Dio; lottò con l'Angelo e restò vincitore; egli pianse  e lo supplicò. A Betel lo trovò, là egli parlò con noi"- Osea 12:4,5- (è molto interessante questo riferimento di Osea a Betel, leggere Genesi 28:19-22 confrontandolo con Genesi 31:13 e con Genesi 48:15-16 dai quali è chiara  l'intercambiabilità delle parole "angelo" e "Dio" Il profeta Malachia, addirittura lo identifica col Signore stesso: "Ecco, io vi mando il mio messaggero, che spianerà la via davanti a me e subito il Signore, che voi cercate, l'angelo del patto, che voi desiderate, entrerà nel suo tempio …" Mal. 3:1). Mosè nel pruno ardente, come l' "Io Sono"; Giosuè, vicino a Gerico, come "il capo dell'esercito del Signore", alle cui parole (parole simili a quelle che Dio rivolse a Mosè: "Togliti i calzari dai piedi; perché il luogo dove stai è santo") -Giosuè 5:15; Esodo 3:5; Gedeone sotto la quercia di Ofra, al quale prima si manifesta come "l'angelo di yhwh",  poi semplicemente yhwh -Giudici 6:11,14; Manoah e sua moglie, genitori di Sansone, i quali vedendo l'angelo di yhwh, caddero con la faccia a terra e Manoah disse: "noi morremo sicuramente, perché abbiamo veduto Dio" -Giudici 13:20-22- e molti altri ancora fra i quali ci soffermiamo a considerare soltanto questo episodio:

      "L'angelo del Signore salì da Ghilgal a Bochim e disse: 'Io vi ho fatto salire dall'Egitto e vi ho condotti nel paese che avevo giurato ai vostri padri di darvi. Avevo anche detto:'Io non romperò mai il mio patto con voi (…) Ma voi non avete ubbidito alla mia voce (…) Perciò anch'io ho detto 'Io non li scaccerò davanti a voi…" Giudici 2:1-5.

     Qualcuno si affretterà a dire che questa è l'apparizione di un angelo che parla da parte del Signore. Ebbene, se così fosse realmente noi non potremmo capire molto della rivelazione di Dio, in particolare, quando è Lui stesso a parlare o quando qualcun altro parla per Lui. Infatti, in questo caso "l'angelo del Signore"si esprime come se fosse il Signore stesso. Ma, un ambasciatore di Dio non può usare un linguaggio simile senza generare equivoci. A meno che non si tratti di un semplice "angelo" (che significa "messaggero"), ma di qualcun altro ben più importante. Nello stesso libro di Giudici al capitolo 6 dal v. 8 leggiamo: "…Io vi feci salire dall'Egitto e vi feci uscire dalla casa di schiavitù; vi liberai dalla mano degli egiziani e dalla mano di tutti quelli che vi opprimevano; li scacciai davanti a voi, vi diedi il loro paese e vi dissi: Io sono il Signore, il vostro Dio (…) ma voi non avete ascoltato la mia voce". Come sono simili le parole di Dio a quelle dell' angelo di Dio! Esiste una "chiave" per chiarire questo? Ebbene sì. Leggiamo nell'epistola di Giuda al v. 5:

"Ora voglio ricordare a voi che avete da tempo conosciuto tutto questo, che il Signore, dopo aver tratto in salvo il popolo dal paese d'Egitto, fece in seguito perire quelli che non credettero".

     Chi è il Signore a cui fa riferimento Giuda? Lo ha appena detto al versetto precedente: Gesù Cristo! Ma se vi fossero ancora dei dubbi, informiamo che il Codice Alessandrino e il Manoscritto Vaticano, nonché la Vulgata, al posto di "Signore" riportano "Gesù". Questa lettura (cioè, "… Gesù, dopo aver tratto in salvo il popolo dal paese d'Egitto, …"), essendo la più "difficile" è anche la più probabile, non solo, ma chiarisce tanti testi dell'Antico Testamento che altrimenti resterebbero misteriosi. Come questi:

"… essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto" -Zaccaria 12:10.

"ma uno dei soldati gli forò il costato con una lancia (…) affinché si adempisse la Scrittura … Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto" -Giovanni 19:34-37.

"Il Signore mi disse: "Gettalo per il vasaio, questo magnifico prezzo con cui MI hanno valutato" Zaccaria 11:13. (confr. Con Mat. 26:15).

"Io, yhwh, investigo i cuori e metto alla prova i reni" -Geremia 17:10.

"Io (Gesù) sono colui che scruta le reni e i cuori" -Apocalisse 2:23.

"Santificate il Signore (…) Egli sarà (…) una pietra d'intoppo, un sasso d'iciampo …" -Isaia 8:13,14.

"Ma per gli increduli la pietra che i costruttori hanno rigettata (cioè Gesù) è diventata la pietra angolare, pietra d'inciampo e sasso d'ostacolo" -1 Pietro 2:7.

"Poiché Geova degli eserciti ha detto questo: 'Dietro alla gloria MI HA MANDATO ALLE NAZIONI che vi spogliavano; poiché chi tocca voi tocca la pupilla DEL MIO OCCHIO. Poiché, ecco agito la mia mano contro di loro, e dovranno divenire spoglie per i loro schiavi. E voi certamente conoscerete che LO STESSO GEOVA DEGLI ESERCITI MI HA MANDATO" -Zaccaria 2:8,9. (In questo testo vi sono DUE GEOVA!)

Nel libro della Torre di Guardia "Equipped for every good work" , pag. 128 si legge:

"Questo condottiero (cioè l'angelo apparso a Giosuè - Gio. 5:13, 6:2) … era indubbiamente la Parola". E, in "The Kingdom is at Hand", pag. 96: "Indubbiamente l'angelo che apparve a Mosè nel pruno ardente era la Parola, il Figlio di Dio". 

Si rendeva conto Russell, autore di questo scritto, che con queste parole  stava dicendo che colui che si rivelava a Mosè come Yhwh era Gesù Cristo? Noi non possiamo saperlo, ma la Torre di Guardia si affretta a smentire il suo fondatore:

"La sua (di Dio) presenza poteva in certi casi aver luogo tramite un rappresentante angelico che agiva per conto di Dio, al punto di dire: "Io sono l'Iddio di tuo padre" come fece l'angelo che parlò a Mosè presso al roveto ardente". Perspicacia nello studio della Bibbia, pag. 650).

Ma, si tratta di un argomento troppo debole; gli angeli possono  parlare in nome di Dio, ma non possono dire: "Io sono l'Iddio di tuo padre" senza rischiare, dicendo queste parole, d'essere creduto alla lettera! Non dimentichiamo che il messaggero celeste apparve presso il roveto a un uomo che, all'epoca, di Dio conosceva assai poco, come si capisce dal contesto, e questo gli faceva  propendere a credere alla lettera a ciò che stava ascoltando.

Si noti che nella nuova pubblicazione, "Perspicacia …", si evita di supporre, contrariamente a Russell, che il messaggero che parla dal roveto sia Gesù.

In un'altra pubblicazione, Studies in the Scriptures, vol. 1 pag. 183, Russell scrisse:

"The Lord and two angels appeared to Abram, who had a supper prepared for them, of which they ate. A first Abram supposed them to be three men, and it was not until they were about to go that he discovered one of them to be the Lord, and the other two, angels who afterward went down to Sodom and delivered Lot. (Gen. 18:1,2)"  

"Il Signore e due angeli apparvero ad Abramo, il quale offrì loro da mangiare, cosa che essi fecero. Dapprima Abramo suppose che si trattassero di tre uomini, e non fu che poco prima che se ne partissero che egli scoprì che uno di loro era il Signore, e gli altri due, angeli che in seguito scesero a Sodoma e liberarono Lot. (Gen 18:1,2)

Anche Rutherford in "Creation", pag. 20 scrisse: "... uno di questi ... era il Logos"

Quindi, sia Russell che Rutherford erano convinti che uno dei messaggeri ospitato da Abramo -Genesi 18:1-33 fosse Il Signore, il Logos, cioè Gesù Cristo! D'altronde, la stessa Traduzione del Nuovo Mondo sostiene questo riportando i relativi testi in questo modo: "Geova apparve …" "Geova disse …" - "Geova stava … davanti ad Abramo"- "Ti prego, Geova …" "a questo punto gli uomini si volsero di là e si misero in cammino verso Sodoma; ma in quanto a Geova, stava ancora davanti ad Abramo" -v.22).

Ma come "spiega" oggi questo la Torre di Guardia?

"In seguito, mentre Abramo e i suoi tre visitatori osservavano Sodoma  da un'altura, due se ne andarono per visitare la città. Al che il versetto 22 aggiunge: "Ma in quanto a Geova, stava ancora davanti ad Abramo".