
Testimoni di Geova - Cronologia del 1914
Gesù Cristo è Dio?
ARGOMENTI PRINCIPALI
NESSUNO SA
CHI
E' IL FIGLIO
SE NON IL PADRE
Luca
10:22
(alcuni testi del Nuovo Testamento, anche se non
espressamente specificati, sono tratti dal
"Nuovo Testamento interlineare" greco -latino- italiano
Editrice San Paolo; tutti gli altri sono tratti dalla Nuova Riveduta)
|
Prima di passare all'esame questo
aspetto teologico, che è uno dei temi fondamentali della dottrina cristiana,
sarà utile ricordare al lettore la genesi della dottrina geovista della
deità di Gesù Cristo.
Alcuni hanno la tendenza ad accostare
le tesi di Charles Taze Russell a quelle di Ario, un prete alessandrino del 3°
secolo. Si dovrebbe però tener conto che Ario fu uomo dotto, intelligente e di
modi cortesi; gli fu affidata una delle chiese più importanti di Alessandria
d'Egitto, perla dell'Impero Romano. Benché tali attributi non giustifichino le
sue eresie, mettono senza dubbio in risalto la loro differente cultura e
personalità.
Di Russell possiamo solo dire che, appena ventenne, superato un periodo
di crisi spirituale, lasciò la sua attività di commerciante di stoffe e,
avendo giudicato insoddisfacente gli insegnamenti delle chiese protestanti che
avvicinò, fondò un suo gruppo che prese nome
"Studenti biblici".
Non aveva titoli
accademici, non seguì corsi teologici o studi specifici e tuttavia scrisse
diversi libri tra i quali la serie di sei volumi
"Studi sulle Scritture"
che egli stesso definì
"… la Bibbia sistemata per argomenti"
" … si tratta … non di semplici commenti sulla Bibbia,
(disse)
essi sono praticamente la Bibbia…" (La Torre di Guardia
15-9-1910, pag.298).
Eppure, nei suoi scritti è vano cercare l'esegesi biblica; sono piuttosto una
raccolta di teorie prese in prestito da fonti diverse e da lui rielaborate,
affiancate da versetti della Bibbia che dovrebbero dar loro un carattere teologico.
Ecco cosa i testimoni di Geova fecero scrivere da Marley Cole ne:
"I testimoni di Geova",
pag. 53:
"Essi
(i testimoni)
scorgono in lui
(Russell)
il primo pioniere di un autentico rinnovamento della
dottrina, l'autore di un'opera di gran mole, più importante di quanto altro sia stato
fatto dai giorni di Gesù e degli apostoli. Egli ha fatto per il Regno del Messia più di
qualunque altra creatura vissuta sulla terra" (Parole di Rutherford su
Russell, dalla T.di G. del 1 dic. 1916, pag. 347).
Gli odierni testimoni
giustificano le sue lacune culturali argomentando che non è necessario essere
dotti se Gesù stesso si circondò di popolani illetterati. Un argomento
capzioso perché gli apostoli furono
"discepoli"
(cioè coloro che
seguono
un Maestro) di Gesù Cristo e in loro c'era l'evidenza
della guida divina, cosa che non risulta dalla vita e dall'opera di
Russell, anzi! Ciononostante egli non
ha esitato a calarsi addirittura nei panni di profeta, predicendo il ritorno in
gloria del Signore, Armaghedon ed altre amenità, le stesse che lo
classificarono come falso profeta poiché non si adempirono. In realtà,
malgrado egli attribuisse a Dio il contenuto dei suoi scritti e nonostante le
dichiarazioni idilliache fatte dalla Società Torre di Guardia alla sua memoria,
oggi tali scritti sono volutamente messi al bando perché imbarazzano gli stessi
testimoni di Geova. Fu questo l'uomo che ispirò la dottrina che relega Gesù
Cristo al rango di una
creatura.
Se di Russell si può dire che è stato un presuntuoso, dei suoi
successori non si può dire di meglio. Essi sono arrivati a pubblicare una
Bibbia (la traduzione del Nuovo Mondo) della
quale non hanno osato nemmeno dichiarare i nomi dei traduttori; in essa hanno adattato alle loro opinioni religiose quasi tutti i versetti che si
riferiscono alla deità di Gesù Cristo.
Questo studio, pur nella sua modestia
e brevità, vuole condurre il lettore a considerare ciò che
la Bibbia
dice veramente sulla natura
di Gesù Cristo.
|
|
Gesù
Cristo il Logos eterno |
|
GIOVANNI
1:1:
"In principio era la Parola, e la
Parola era verso Dio e Dio era la Parola".
EBREI 7:3: " … senza
padre, senza madre, senza genealogia, né inizio di giorni, né di vita fine
avente, reso simile perciò al Figlio di Dio …".
ISAIA 9:5: "Sarà chiamato
Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della
pace".
MICHEA
5:1:
"…le cui origini risalgono ai
giorni eterni…".
GIOVANNI
8:58:
"Disse a loro Gesù: Amen amen dico a
voi: prima (che) Abramo fosse
io sono"
Nella Bibbia Dio afferma con forza la sua unicità:
"… io solo sono Dio e che non vi è altro
dio accanto a me" (Deut. 32:39);
"… io sono il primo e sono l'ultimo e fuori
di me non c'è Dio" (Isaia 44:6); "… prima di me nessun Dio fu formato, e dopo di me, non ve ne sarà
nessuno" (Isaia 43:10; vedi pure 48:12).
E' pur vero che esistono molti cosiddetti "dei", cioè che
sono considerati tali dagli uomini, sia in cielo che sulla terra ( 1Cor.
8:4-6); questi, però, non sono dei in quanto natura (Gal.4:8). Benché
talvolta l'appellativo "dio" sia applicato a degli uomini (Esodo 4:8;
Giov.10:34; Salmo 82:6,7) è evidente che non si tratta di veri dei. La Bibbia
definisce anche Satana "…il dio di
questo mondo…" (2 Cor.4:4), non per questo i credenti lo considerano
un vero Dio.
Eppure, in Giov. 1:1 leggiamo che un altro essere, la Parola, condivide
l'eternità e la divinità del Dio unico. Come si pone dunque Gesù, la Parola,
rispetto alla Deità?
Si tratta, forse, di un
"falso
dio", ovvero, un dio che non è
veramente tale in natura? No,
perché
questo è contrario alle dichiarazioni bibliche che abbiamo posto
nell'introduzione e ad altre che considereremo.
Potrebbe essere un
"dio
vero", un'entità superiore agli uomini
e agli angeli, ma non della stessa natura e dignità di Dio? Nemmeno, non
è possibile mettere un "dio" minore accanto al Dio unico in aperta contraddizione
al testo di Deuteronomio 32:39. Sarebbe rozzo politeismo.
L'unica risposta compatibile con le Scritture è che Gesù Cristo è Dio;
non "un altro
Dio", ma il Dio unico
nella sua
rivelazione:
"Dio
nessuno (lo) ha visto mai; (l')unigenito Dio essente in il seno del Padre quello
(lo) ha svelato" (Giov.1:18);
"Ciò che era dall'inizio
…la Parola della vita e la vita si è manifestata, e abbiamo visto e rendiamo
testimonianza e annunciamo a voi la vita
quella eterna che era verso il Padre e si è manifestata a noi…"
(1 Giov.1:1,2).
|
|
Gesù
Cristo è il Creatore |
|
Giovanni 1:3: "tutte le cose
per mezzo di lui furono fatte, e senza di lui (non ne) fu fatta neppure una
(sola)".
Colossesi 1:16,17: "perché in lui
furono create le cose tutte in i cieli e su la terra, le visibili e le
invisibili, sia i troni, sia signorie, sia principati, sia potestà; tutte le
cose attraverso di lui e verso di lui sono state create; ed egli è prima
delle cose tutte e le cose tutte in lui sussistono".
Ebrei 1:2,3: "… per mezzo
del quale ha anche fatto i mondi … portando pure le cose tutte con la parola
della potenza di lui".
Ebrei 1:10,11: "tu da
principio, Signore, la terra fondasti, e opere delle tue mani di te
sono i cieli. Essi periranno, tu invece permani, e tutti come veste
invecchieranno, e come mantello avvolgerai loro, come veste anche saranno
cambiati; tu invece lo stesso sei e gli anni di te non verranno meno".
In Ebrei 1:10,11 Gesù viene senza alcun dubbio identificato con
Yhwh, il
Creatore. L'autore di questa lettera applica a lui il Salmo 102:25-27.
Però qualcuno, nel tentativo di attenuare la forza di questi testi
biblici, dice che Gesù ha partecipato alla creazione come
"mediatore",
intendendo con questo che il creato è venuto all'esistenza
"per
mezzo" di lui, non con la sua personale potenza, ma con la
potenza di Dio.
Ambedue le cose sono giuste, ma la seconda non sminuisce il ruolo e la
dignità di Gesù Creatore; anche il Padre è talvolta
visto come mediatore della creazione dall'apostolo Paolo:
confrontando Romani 11:36 con Colossesi 1:16,17 vi scorgiamo forse qualche
differenza? Si comprendono meglio le parole
"per
mezzo"secondo l'accezione
"grazie
al quale", "in virtù del quale" ecc. "sono tutte le
cose", anziché vedere in Cristo un semplice esecutore
della volontà del Padre.
Infatti, una creatura, fosse pure il più potente degli angeli di Dio, ha
limiti troppo definiti perché possa essere solo un "esecutore",
senza dimenticare che qui si tratta del creare
e sostenere l'universo, come appunto vediamo fare da Gesù (Ebr.
1:2,3).
Un Dio che ricorre ad una sua stessa creatura per
creare e sostenere l'universo è un'idea estranea alla Bibbia; d'altro
canto, un essere capace di tanto non sarebbe più una creatura ma molto di più. Che necessità avrebbe la Saggezza e la Potenza infinita
d' essere coadiuvato da un essere, potente sì, ma infinitamente più piccolo di
Lui e da Lui stesso creato? E come potrebbe il
creato portare impresso i segni della divinità (vedi Romani 1:20) se a farlo
fosse stato materialmente qualcuno da meno della Deità stessa? Da queste
considerazioni appare logico che Gesù, in quanto "Figlio", non può
essere qualcuno la cui natura sia da meno di Dio.
Infatti, siccome Gesù ha materialmente "fatto" l'universo, l'apostolo Paolo scrive:
"Lo
ora avente fatto noi per proprio questo (è) Dio"(2 Cor.5:5;
vedi pure Ebrei 3:4). Dal momento che la creazione è il frutto della
cooperazione indistinta del Padre e del Figlio,
Gesù Cristo non può essere alienato dell'onore che gli è dovuto quale
Creatore
"…
adorate l'avente fatto il cielo e la terra e
il mare ecc." (Apoc.14:7).
|
|
Gesù
presente ovunque |
|
Matteo
28:20:
"…ed ecco, io con voi sono tutti i
giorni fino alla fine del mondo"
Matteo
18:20: "Dove infatti sono due o tre
riuniti in il mio nome, lì sono io in mezzo a loro".
Atti
9:34:
"E disse a lui Pietro: Enea, guarisce
te Gesù Cristo."
Atti
16:7:
"… tentavano in Bitinia di andare,
e non (lo) permise loro lo Spirito di Gesù".
Atti
16:18:
"… ordino a te in nome di Gesù
Cristo di uscire da lei".
Filippesi
1:19:
"… a me risulterà per (la)
salvezza per mezzo della di voi preghiera ed elargizione dello Spirito di Gesù
Cristo".
Colossesi
1:29:
"per ciò anche fatico, lottando
secondo l'efficacia di lui, quella operante in me con potenza".
1
Tessalonicesi 3:11:
"… il Signore di noi Gesù spiani
la via di noi verso di voi".
2
Tessalonicesi 3:5:
"Il poi Signore diriga di voi i cuori
verso l'amore di Dio…"
Il Salmo 139 descrive l'onnipresenza e
l'onniscienza di Yhwh.
Solo Dio può sapere tutto di tutti, può vedere e
ascoltare ogni cosa che accade, ovunque in ogni momento. Non è una cosa facile
da comprendere.
Iddio
conosce anche i pensieri degli uomini, le loro azioni passate e tutto ciò che
dovranno ancora compiere, prima ancora che essi stessi vengano all'esistenza (Geremia
1:5; 2 Cronache 16:9).
Gli angeli sono esseri ben superiori agli uomini, tuttavia essi
occupano uno spazio fisico limitato alle dimensioni del loro corpo spirituale
e, da quel che sappiamo di loro attraverso la rivelazione biblica, essi
hanno la necessità di spostarsi da un luogo all'altro per poter comunicare,
per esempio con gli uomini (leggere Daniele 9:20-23).
Non così Gesù Cristo. Dopo essere risorto, pur essendo alla destra del
Padre (Atti 7:55,56) e senza muoversi da quel luogo,
"…
e (Dio)
mandi il designato per voi Cristo Gesù che bisogna (in) cielo sia accolto fino
a (i) tempi di ristabilimento di tutte le cose …"
(Atti 3:20), egli agisce con potenza sulla terra.
Egli pur se deve rimanere in Cielo fino al momento del suo ritorno in
gloria, da lassù appare agli apostoli, guarisce i
malati, guida la chiesa secondo la promessa da lui stesso fatta:
Dove infatti sono due o tre riuniti in il mio nome, LI' SONO IO IN MEZZO
A LORO". Egli ha
promesso la sua presenza personale, non ha detto che avrebbe semplicemente "rivolto
la sua attenzione alla terra", come alcuni dicono.
Tutto il libro degli Atti degli apostoli, che narra una parte della
storia della chiesa del tempo degli apostoli, è una forte testimonianza della
potenza del "nome"
di Gesù Cristo che vive nella sua chiesa
(Atti 3:6,16; 4:10; 14:3,23; 16:18; 18:9; 23:11). "Ed era magnificato il nome
del Signore Gesù" (Atti 19:17). Frasi come:
"Tutto posso in colui che mi da
forza" e:
"vivo,
però non più io, ma vive in me Cristo"
(Nuovissima Versione),
pur appartenendo all'esperienza dell'apostolo Paolo, virtualmente fanno parte dell'esperienza di ogni cristiano
genuino.
E' superfluo insistere, solo Dio può agire così; ma se anche Gesù,
come abbiamo visto, agisce nella stessa maniera significa che Gesù Cristo è
Dio, Dio nella sua rivelazione.
|
|
La
preghiera a Gesù Cristo |
2
Corinzi 12:8:
"Per questo tre volte il Signore ho
invocato …"
(nota
n°1 a piè pagina)
Atti
7:59.60:
"e lapidavano Stefano pregante e
dicente: Signore Gesù accogli lo spirito di me. Piegate poi le ginocchia gridò
con voce grande: Signore, non imputare a loro
questo peccato…".
2
Tessalonicesi 2:16,17:
"Egli poi, il Signore di noi Gesù
Cristo … consoli di voi i cuori e fortifichi in ogni opera e parola
buona".
2
Tessalonicesi 3:5:
"Il poi Signore diriga i cuori verso
l'amore di Dio e verso la pazienza del
Cristo".
1
Timoteo 1:12:
"Rendo grazie a Cristo Gesù, Signore
nostro, che mi rese forte, perché mi stimò degno di fiducia …" (Nuovissima
Versione).
Apocalisse
22:20:
"Amen, vieni Signore Gesù!"
Giovanni
14:14: "qualsiasi cosa chiediate a me in il nome di me questa farò".
La preghiera è una pratica cultuale peculiare di ogni popolo e fede
religiosa.
Con essa si invoca la deità in cui si crede.
Il cristiano rivolge le sue preghiere al Dio unico per mezzo di Gesù
Cristo. Gesù è il Mediatore e l'Intercessore del credente. Riflettendoci,
questo significa che egli deve essere capace di
ascoltare tutte
le suppliche che vengono rivolte per suo tramite a Dio. E questa è una prerogativa che nessun essere creato ha.
Ma che dire della preghiera fatta direttamente a
Gesù? I testi su riportati sono una testimonianza del fatto che
gli apostoli e i primi cristiani rivolgevano preghiere al Cristo.
I primi cristiani furono identificati come coloro che
"invocavano" il Signore Gesù Cristo:
"Ognuno
infatti che invochi il nome del Signore sarà salvato"
-Romani
10:13. Qui l'apostolo Paolo cita Gioele 2:32, un testo dell'Antico Testamento
nel quale il "Signore", invocando il nome del quale si è salvati,
è Yhwh! Paolo
applica indubbiamente a Gesù Cristo questo testo importantissimo. Anche
l'apostolo Pietro si rifà allo stesso testo nel suo famoso discorso del giorno
della Pentecoste, che conclude con queste parole:
"Con
certezza dunque sappia tutta (la) casa d'Israele che sia Signore lui sia Cristo
fece Dio questo Gesù che voi crocifiggeste" (Atti 2:36;
invocare: Atti 9:14,21; 1 Cor. 1:2).
Per poter dire se Gesù è Dio non si devono esaminare soltanto quei
versetti nei quali la sua deità è affermata in modo esplicito,
ma anche quelli che gli attribuiscono prerogative che caratterizzano la Deità.
La preghiera è sicuramente una di queste e Gesù ce l'ha di diritto, non solo,
ma egli assicura anche a chi a lui si rivolgerà in preghiera che egli stesso lo
esaudirà:
"qualsiasi
cosa chiediate a me in il nome di me questa
farò".
|
|
Gesù
oggetto di adorazione |
|
Ebrei
1:6:
"Quando ancora introduce il
primogenito in il mondo dice: E adorino lui tutti (gli) angeli di Dio".
Apocalisse
5:12-14: "… Degno è l'agnello quello sgozzato di ricevere
la potenza e ricchezza e sapienza e forza e onore e gloria e lode. E ogni
creatura che (è) in il cielo e su la terra e sotto la terra e su il mare e le
in essi cose tutte udii dicenti: Al seduto su il trono e all'agnello la lode e
l'onore e la gloria e la forza per i secoli dei secoli. E i quattro viventi
dicevano: Amen. E gli anziani caddero e adorarono".
L'adorazione
è il supremo atto di devozione di una creatura verso la deità.
Nella loro ignoranza gli uomini adorano idoli, falsi
dei, angeli ecc.; ma la rivelazione biblica interdice pratiche simili e addita
il Dio unico al quale offrire il culto.
Riguardo a Gesù è Dio stesso che ordina a tutti i suoi angeli di
offrirgli la loro adorazione. In Apocalisse 5:12-14 tutto l'universo in tripudio onora e adora Dio;
però non troviamo Gesù tra gli adoranti, bensì vicino al Padre ricevente con
Lui l'adorazione dell'intero creato.
Fin da quando era sulla terra Gesù fu adorato (Mt. 2:2; 28:9,17;
Lc.24:52). Qualcuno, però, non considera tali atteggiamenti come dei veri atti
di adorazione, ma soltanto dei gesti di grande rispetto. Forse costoro non
tengono conto del fatto che gli evangelisti scrissero a distanza di anni gli
episodi che leggiamo e che essi hanno avuto tutta la possibilità di correggere
eventuali errate convinzioni dei protagonisti dei loro racconti. Appare,
infatti, evidente che gli evangeli, oltre che narrazioni obiettive, siano anche
dei resoconti soggettivi dei loro
autori e portano quindi l'impronta delle convinzioni dei predicatori della prima
ora della chiesa cristiana.
Il termine "adorare"
riferito a Cristo avrebbe dato adito a gravi equivoci se gli evangelisti non
l'avessero usato deliberatamente.
Yhwh dice: "Io sono Yhwh, questo è il mio nome; io non darò la mia gloria ad
un altro…" -Isaia 42:8. Tuttavia
vediamo che nel libro Apocalisse egli
condivide con
"un
altro" la sua gloria e in Giovanni leggiamo: "Affinché TUTTI onorino il Figlio
COME
(vale a dire, "allo stesso modo")
onorano
il Padre. Chi non onora il Figlio non onora il
Padre…"- Giov. 5:23. Leggiamo anche Filippesi 2:9-11: "Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli
ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome,
affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e
sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria
di Dio Padre" (Nuova Riveduta); ancora un testo, questo, dell'Antico
Testamento riferito a Yhwh che l'apostolo Paolo applica a Gesù Cristo. A meno
che gli scrittori sacri non abbiano voluto
confonderci di proposito, la spiegazione è una sola, che Gesù non è
"un
altro", ma è Dio, Dio nella sua
rivelazione.
NOTA:
"…
Sì noi crediamo che il nostro Signore (Gesù) mentre era sulla terra fu
veramente adorato, e giustamente… Era giusto che il nostro Signore ricevesse
la lode… (Watch Tower Reprints,
III, 15 Luglio, 1898, p. 2337).
"Egli era oggetto di adorazione anche
da bambino, adorato da Re Magi che vennero a vedere il Re appena nato ... Egli
non rimproverò mai nessuno per atti di adorazione offertigli … Se Cristo non
fosse stato più di un uomo non avrebbe potuto essere adorato …"
(Watch
Tower Reprints, I, Ottobre 1880, p.144)
"Gli
scopi di questa Società sono: pubblica adorazione cristiana di Dio onnipotente
e di Gesù Cristo ..."
(Charter
of The Watch Tower Society of Pennsylvania, art. II).
Contraddizione:
"Nessuna
distinta adorazione deve essere data a Gesù Cristo, ora glorificato in cielo.
La nostra lode deve andare a Geova Dio" (The Watch Tower, 1
gennaio 1954, p.31).
"Se la traduzione
(di Ebrei
1:6) 'adorare' è preferita, allora bisogna capire
che questa 'adorazione' è solo relativa" (The Watch Tower, 15
nov. 1970, p.704).
Testimoni
di Geova, siete liberi di fare ciò che volete; potete almeno spiegarci che cos'è
un'adorazione "relativa" e dove l'avete pescata nella
Bibbia?
|
|
Gesù Figlio di Dio |
|
Presso i popoli antichi (gli egiziani, per esempio) il re era considerato
di origine divina perché progenie del Dio stesso.
Benché nell'Antico Testamento non sia sviluppato il concetto di "Figlio di Dio" nel modo che lo è nel Nuovo Testamento,
pure vi troviamo qualche accenno (Prov. 30:4).
Gesù aveva piena coscienza d'essere "IL"
Figlio di Dio e non "UN" figlio
di Dio alla stregua degli angeli o degli uomini. La sua figliolanza ha un
carattere unico ed egli stesso la distinse
nettamente da quella degli apostoli:
"VOI
dunque pregate così: Padre nostro …" (Mat.5:9). Non usò mai
l'espressione
il
Padre nostro accomunandosi ai suoi
discepoli, ma
"il
…Padre mio e Padre
vostro, … Dio mio e Dio
vostro" (Giov.20:17).
La parola "Figlio" applicata a Gesù è
funzionale alla sua missione terrena e al suo essersi fatto
uomo, come tutti gli altri suoi titoli: Sommo Sacerdote, profeta, figlio
dell'uomo, Cristo o messia, giudice, Parola ecc., tutti titoli che descrivono i
singoli aspetti della sua opera di redenzione. Ma quando si parla di lui in
relazione non più al tempo, ma
all'eternità, egli viene identificato come
Logos, Dio, Signore.
Che il termine "Figlio", in senso assoluto, equivalga a "Dio"
nella sua essenza i farisei lo sapevano bene, infatti:
"Io
e il Padre siamo uno. I Giudei presero delle pietre per lapidarlo. Gesù disse
loro: 'Vi ho mostrato molte buone opere da parte del Padre mio, per quale di
queste opere mi lapidate?' I Giudei gli risposero:
'Non ti lapidiamo per una buona opera, ma per bestemmia; e perché tu, che sei
uomo, ti fai Dio'. (Giov. 10:31-33 -
Nuova Riveduta).
"Il
Padre mio opera fino ad ora, e anch'io opero' Per questo i Giudei più che mai
cercavano d' ucciderlo; perché non soltanto violava il sabato, ma
chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio".
(Giov. 5:17,18 - Nuova Riveduta). L'ultimo commento non è dei Giudei, ma
dell'evangelista Giovanni. Per l'apostolo Giovanni il "Figlio" di Dio
è "Dio" quanto a natura. Tutto il suo
evangelo costituisce un'apologia della natura divina di Gesù Cristo, dal
prologo alla confessione di Tommaso.
Il problema della subordinazione del Figlio al Padre
"… il Padre è maggiore di me …"
(Giov. 14:28) è, appunto, un problema di
subordinazione, in quanto è
il Figlio che si è fatto uomo ed è venuto nel mondo e non il contrario.
Maggiore non significa migliore,
non riguarda cioè l'aspetto della
natura di Gesù Cristo ed è un problema limitato all'incarnazione del Logos: "E
la Parola è diventata carne" (Giov. 1:14). Gesù ha preso la natura
umana, il Logos si è autolimitato diventando molto più "piccolo" rispetto a quando egli era nel pieno dei suoi
poteri nel reame celeste. Non meraviglia perciò che il Padre sia Maggiore del Figlio, perché Gesù
"…
pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio
qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò se stesso prendendo forma di
servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò
se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò
Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di
ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla
terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore,
alla gloria di Dio Padre"
(Filippesi 2:6-11- N.R.). Questo
testo (se giustamente tradotto e compreso) afferma 1)
l'uguaglianza di Gesù con il padre; 2) la rinuncia volontaria al suo essere Dio (non si
aggrappò gelosamente alle proprie prerogative divine, ma si spogliò di esse
fino ad apparire come un uomo, allo
stesso modo che in precedenza, quando cioè era in forma di Dio); 3) Gesù ha ricevuto il nome che è al di sopra di
ogni nome! 4) ogni creatura è tenuto a rendergli onore quale
SIGNORE (ADONAY) "alla gloria di Dio Padre" cioè "così come
rende gloria al Padre" : "affinché tutti onorino il Figlio COME onorano il Padre"
(Giov.5:23 -N.R.).
Non meraviglia, quindi, che in quanto uomo sulla terra chiamasse suo
Padre "mio Dio". Egli
fu veramente uomo e in quanto tale non poteva che invitare i suoi simili a
guardare
"l'unico vero Dio".
Facendosi uomo egli rinunciò, temporaneamente, ad ogni
prerogativa del suo essere Logos: provò la fame e la sete, la
stanchezza; provò la sofferenza, pianse, si commosse, si indignò. La prova più
esplicita della sua umanità la dette quando provò riluttanza verso la prova
suprema che stava per affrontare, nel Getsemani:
"Padre, se vuoi, allontana da me questo
calice! (Luca 22:42) e il dubbio che l'assalì sulla croce:
"Dio
mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"
(Matteo 27:46). E' possibile scorgere ancora in questa debole figura
"colui senza il quale nessuna delle cose
fatte è stata fata? La risposta è NO! Non è nel Gesù uomo che
occorre cercare le prove della sua natura divina.
Ed è sciocco servirsi dei testi relativi
alla sua umanità per negare la sua deità. Se Gesù Cristo non è
stato riconosciuto nemmeno come messia, anzi, proprio l'averlo affermato gli ha
procurato l'accusa di bestemmia che lo ha portato al patibolo, si poteva
pretendere che i suoi contemporanei riconoscessero in lui IL Figlio, il Logos,
addirittura il Creatore?
E' triste constatare che ancora oggi vi siano persone che equivocano i
testi biblici e, allo stesso modo di molti suoi contemporanei , sono incapaci di
riconoscere in Gesù il loro Dio.
|
|
Gesù il Signore |
|
Romani
10:13:
"Infatti
chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato".
Atti 2:36: "… Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù
che voi avete crocifisso".
Benché tecnicamente il termine "Signore" (greco
Kyrios) sia
usato per indicare indifferentemente il rango di un essere umano o come semplice
titolo di rispetto, nella Bibbia spesso indica Dio.
Il tetragramma YHWH, benché negli scritti dell'Antico Testamento sia
usato soltanto per indicare Dio; non si trova nemmeno
una volta nel Nuovo Testamento, il suo posto è preso da
Kyrios,
Signore.
Ci si aspetterebbe che almeno quei
testi dell'Antico Testamento che sono ripresi nel Nuovo riportino il tetragramma,
sebbene traslitterato in caratteri della lingua greca; nemmeno questo. Il fatto
più singolare è che diversi di questi stessi testi che nell'Antico Testamento
si riferiscono al Dio unico nel Nuovo sono riferiti, invece, a Gesù Cristo.
Eccone alcuni:
Romani 10:13 che è una citazione di Gioele 2:32; Romani 14:11 che è una
citazione di Isaia 45:23 è ripreso in Filippesi 2:10 riferito a Gesù Cristo; Efesini 14:7,8 riprende
il Salmo 68:17,18 riferito
a Cristo; Ebrei 1:10,11 riprende il Salmo 102:25; 1 Pietro 2:3
applica a Cristo il Salmo 34:8 ecc.
A meno che la Bibbia stessa non sia stata scritta per confonderci le
idee, non è possibile avere due Signori. Addirittura, l'epistola di
Giuda indica Gesù Cristo come l'unico Signore "… negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo"
(v.4). Evidentemente, per gli scrittori sacri Gesù
non è un
"altro" Signore, così come non è un
"altro" Dio.
A coloro che amano citare Giovanni 17:3: "Questa
è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e
colui che tu hai mandato, Gesù Cristo", argomentando che qui Gesù
stesso riconosce che il Padre è il
solo
vero Dio, noi li invitiamo a
riflettere sul testo precedente: "… il nostro
unico Padrone e Signore Gesù Cristo". Come si può notare, l'unicità di Dio include Gesù Cristo. L'unicità
di Dio è contrapposta ai falsi dei, mentre Gesù, essendo il Figlio di
Dio e condividendone la natura non è contrapposto a Dio, ma ne condivide
appieno la Deità.
|
|
Gesù
e yhwh dell'Antico Testamento |
|
Ogni giudeo sapeva che nessun uomo poteva guardare Iddio e continuare a
vivere: "Tu non puoi vedere il mio volto, perché
l'uomo non può vedermi e vivere".
Questo concetto è ripreso
dall'apostolo Giovanni:
"Nessuno ha mai visto
Dio; l'unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l'ha
fatto conoscere"
Giov. 1:18.
Si pensa comunemente che Gesù abbia fatto conoscere Dio a cominciare
dalla sua apparizione come uomo sulla terra. Ma il testo dell'evangelo di
Giovanni permette anche un'altra lettura, che Gesù sia stato
da sempre il rivelatore del Padre:
ogni volta che
il Padre si è rivelato agli uomini, Egli lo ha fatto tramite Gesù. Il testo stesso di Giovanni è rivelatore: Gesù è
chiamato "l'unigenito Dio che è… (il tempo del verbo è al presente, ciò vuol dire
che la sua naturale posizione è quella d'essere nel seno del Padre)…
nel
seno del Padre".
Sin dal prologo del suo evangelo Giovanni definisce Gesù Cristo
Dio; se questa parola,
"Dio", l'avesse usata per dire qualcosa da meno di quel che realmente
significa, l'evangelista avrebbe scandalizzato immediatamente i suoi lettori
perché, parlando del "principio", egli lo descriverebbe come
abitato da più di un Dio: un Dio con accanto un "altro" dio. Quale
ebreo o cristiano avrebbe mai potuto accettare una cosa simile? Al versetto 18,
poi, l'"altro"
dio avrebbe
dimora stabile addirittura
nel
seno del Padre!
Ma,
è sempre Giovanni che chiarisce il senso della rivelazione di Dio:
"Nessuno
ha visto il
Padre" -Giov. 6:46. E' il
Padre, dunque, a non essere mai stato visto; ma, una visione di Dio, sono stati in molti ad averla avuta:
Abramo, come "l'Iddio della gloria" -Atti
7:2;
Agar, come "l'angelo di Dio" e in
seguito come Dio stesso -Genesi 16:13;
Giacobbe a
Peniel, quando disse: "Ho visto Dio faccia a faccia e la mia vita è
stata risparmiata" -Genesi 32:31. "… nel suo vigore (Giacobbe)
lottò con Dio; lottò con l'Angelo e restò vincitore; egli pianse
e lo supplicò. A Betel lo trovò, là egli parlò con noi"- Osea
12:4,5- (è molto interessante questo riferimento di
Osea a Betel, leggere Genesi 28:19-22 confrontandolo con Genesi 31:13 e con
Genesi 48:15-16 dai quali è chiara l'intercambiabilità
delle parole "angelo" e "Dio" Il profeta
Malachia, addirittura lo
identifica col
Signore
stesso: "Ecco, io vi mando il mio messaggero, che
spianerà la via davanti a me e subito
il Signore, che voi cercate, l'angelo del patto, che voi desiderate,
entrerà nel suo tempio
…" Mal. 3:1).
Mosè nel pruno ardente, come l' "Io Sono";
Giosuè, vicino a Gerico, come "il capo
dell'esercito del Signore", alle cui parole (parole simili a quelle che
Dio rivolse a Mosè:
"Togliti i calzari dai
piedi; perché il luogo dove stai è santo") -Giosuè 5:15;
Esodo 3:5;
Gedeone sotto la quercia di Ofra, al quale prima si
manifesta come "l'angelo di yhwh", poi semplicemente yhwh -Giudici 6:11,14;
Manoah
e sua moglie, genitori di Sansone, i quali vedendo l'angelo di
yhwh, caddero con la faccia a terra e Manoah disse: "noi morremo
sicuramente, perché abbiamo veduto Dio" -Giudici 13:20-22- e molti
altri ancora fra i quali ci soffermiamo a considerare soltanto questo episodio:
"L'angelo del Signore salì da Ghilgal a Bochim e disse: 'Io vi ho
fatto salire dall'Egitto e vi ho condotti nel paese che avevo giurato ai vostri
padri di darvi. Avevo anche detto:'Io non romperò mai il mio patto con voi
(…) Ma voi non avete ubbidito alla mia voce (…) Perciò anch'io ho detto 'Io
non li scaccerò davanti a voi…"
Giudici
2:1-5.
Qualcuno si affretterà a dire che questa è l'apparizione di un angelo
che parla da parte del Signore. Ebbene, se così fosse realmente noi non
potremmo capire molto della rivelazione di Dio, in particolare, quando è Lui
stesso a parlare o quando qualcun altro parla per Lui. Infatti, in questo caso "l'angelo
del Signore"si esprime come se fosse il Signore stesso. Ma, un
ambasciatore di Dio non può usare un linguaggio simile senza generare equivoci.
A meno che non si tratti di un semplice "angelo" (che significa
"messaggero"), ma di qualcun altro ben più importante. Nello
stesso libro di Giudici al capitolo 6 dal v. 8 leggiamo: "…Io
vi feci salire dall'Egitto e vi feci uscire dalla casa di schiavitù; vi liberai
dalla mano degli egiziani e dalla mano di tutti quelli che vi opprimevano; li
scacciai davanti a voi, vi diedi il loro paese e vi dissi: Io sono il Signore,
il vostro Dio (…) ma voi non avete ascoltato la mia voce".
Come sono
simili le parole di Dio a quelle dell' angelo di Dio! Esiste una "chiave" per chiarire
questo? Ebbene sì. Leggiamo nell'epistola di Giuda al v. 5:
"Ora voglio
ricordare a voi che avete da tempo conosciuto tutto questo, che il Signore, dopo
aver tratto in salvo il popolo dal paese d'Egitto, fece in seguito perire quelli
che non credettero".
Chi è il Signore
a cui fa riferimento Giuda? Lo ha appena detto al versetto precedente: Gesù
Cristo! Ma se vi fossero ancora dei dubbi, informiamo che il Codice
Alessandrino e il Manoscritto Vaticano,
nonché la Vulgata, al posto di "Signore" riportano "Gesù".
Questa lettura (cioè,
"… Gesù, dopo aver
tratto in salvo il popolo dal paese d'Egitto, …"), essendo la
più "difficile" è anche la più probabile, non solo, ma chiarisce
tanti testi dell'Antico Testamento che altrimenti resterebbero misteriosi. Come
questi:
"… essi
guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto" -Zaccaria 12:10.
"ma uno dei soldati gli forò il costato con una
lancia (…) affinché si adempisse la Scrittura … Volgeranno lo sguardo a
colui che hanno trafitto" -Giovanni 19:34-37.
"Il Signore
mi disse: "Gettalo per il vasaio, questo magnifico prezzo con cui MI hanno
valutato" Zaccaria 11:13. (confr. Con Mat. 26:15).
"Io, yhwh,
investigo i cuori e metto alla prova i reni" -Geremia 17:10.
"Io (Gesù)
sono colui che scruta le reni e i cuori" -Apocalisse 2:23.
"Santificate
il Signore (…) Egli sarà (…) una pietra d'intoppo, un sasso d'iciampo
…" -Isaia 8:13,14.
"Ma per gli increduli la pietra che i
costruttori hanno rigettata (cioè Gesù) è diventata la pietra angolare,
pietra d'inciampo e sasso d'ostacolo" -1 Pietro 2:7.
"Poiché
Geova degli eserciti ha detto questo: 'Dietro alla gloria MI HA MANDATO ALLE
NAZIONI che vi spogliavano; poiché chi tocca voi tocca la pupilla DEL MIO
OCCHIO. Poiché, ecco agito la mia mano contro di loro, e dovranno divenire
spoglie per i loro schiavi. E voi certamente conoscerete che LO STESSO GEOVA
DEGLI ESERCITI MI HA MANDATO" -Zaccaria 2:8,9. (In questo testo vi sono DUE GEOVA!)
Nel libro della Torre di
Guardia "Equipped for every good work" , pag. 128 si legge:
"Questo condottiero (cioè l'angelo apparso a Giosuè - Gio. 5:13, 6:2)
… era indubbiamente la Parola". E, in "The Kingdom is
at Hand", pag. 96:
"Indubbiamente
l'angelo che apparve a Mosè nel pruno ardente era la Parola, il Figlio di
Dio".
Si rendeva conto Russell,
autore di questo scritto, che con queste parole stava dicendo che colui che si rivelava a Mosè come Yhwh era
Gesù Cristo? Noi non possiamo saperlo, ma la Torre di Guardia si affretta a
smentire il suo fondatore:
"La sua
(di Dio) presenza poteva in certi casi aver
luogo tramite un rappresentante angelico che agiva per conto di Dio, al punto di
dire: "Io sono l'Iddio di tuo padre" come fece l'angelo che parlò a
Mosè presso al roveto ardente". Perspicacia nello studio della Bibbia, pag. 650).
Ma, si tratta di un
argomento troppo debole; gli angeli possono
parlare in nome di Dio, ma non possono
dire: "Io sono l'Iddio di tuo padre" senza rischiare,
dicendo queste parole, d'essere creduto alla lettera! Non dimentichiamo che il
messaggero celeste apparve presso il roveto a un uomo che, all'epoca, di Dio
conosceva assai poco, come si capisce dal contesto, e questo gli faceva
propendere a credere alla lettera a ciò che stava ascoltando.
Si noti che nella nuova
pubblicazione, "Perspicacia …", si evita di supporre,
contrariamente a Russell, che il messaggero che parla dal roveto sia Gesù.
In un'altra pubblicazione, Studies in the
Scriptures, vol. 1 pag. 183, Russell scrisse:
"The Lord and two
angels appeared to Abram, who had a supper prepared for them, of which they ate.
A first Abram supposed them to be three men, and it was not until they were
about to go that he discovered one of them to be the
Lord, and the other two, angels who afterward went down to Sodom and
delivered Lot. (Gen. 18:1,2)"
"Il
Signore e due angeli apparvero ad Abramo, il quale offrì loro da mangiare, cosa
che essi fecero. Dapprima Abramo suppose che si trattassero di tre uomini, e non
fu che poco prima che se ne partissero che egli scoprì che uno di loro era il
Signore, e gli altri due, angeli che in seguito scesero a Sodoma e liberarono
Lot. (Gen 18:1,2)
Anche Rutherford in "Creation", pag.
20 scrisse:
"... uno di questi ... era il
Logos"
Quindi, sia Russell che
Rutherford erano convinti che uno dei messaggeri ospitato da Abramo -Genesi
18:1-33 fosse
Il
Signore, il Logos, cioè Gesù Cristo! D'altronde, la stessa
Traduzione del Nuovo Mondo sostiene questo riportando i relativi testi in questo
modo: "Geova apparve …" "Geova disse …" - "Geova
stava … davanti ad Abramo"- "Ti prego, Geova …"
"a
questo punto gli uomini si volsero di là e si misero in cammino verso Sodoma;
ma in quanto a Geova, stava ancora davanti ad Abramo" -v.22).
Ma come "spiega" oggi questo la Torre di
Guardia?
"In
seguito, mentre Abramo e i suoi tre visitatori osservavano Sodoma
da un'altura, due se ne andarono per visitare la città. Al che il
versetto 22 aggiunge: "Ma
in quanto a Geova, stava ancora davanti ad Abramo".
Sembrerebbe così che Dio fosse accanto ad Abramo con un corpo carnale
materializzato. Questo è ciò che pretendono alcuni che credono che Dio e Gesù
Cristo siano la stessa persona"
Dopo una lunga "spiegazione" che nulla a da
vedere con l'esegesi del testo discusso, l'articolista continua:
"Ora
possiamo capire perché Abramo si rivolse al materializzato portavoce angelico
di Dio come se stesse conversando con Geova Dio in persona. Dato che
quest'angelo riferì esattamente ciò che Dio aveva da dire ad Abramo e ne era
il rappresentante personale nel racconto biblico si potè dire che "Geova
gli apparve" La Torre di Guardia 15 maggio 1988, pag 21, 23.
E' una
"spiegazione che fa penosamente acqua da tutte le parti:
-
E' sparito del tutto il riferimento,
appartenuto alla stessa Torre di
Guardia, che uno dei visitatori fosse il Signore, la
Parola. Adesso dice che questo lo
"pretendono
alcuni" non ben identificati individui. Sottace che anche Russell e
Rutherford, i quali furono considerati portavoci di Dio dalla Società,
sostennero la stessa cosa.Siamo di fronte al
problema di sempre:
quello che
ieri era verità di Dio è oggi eresia,
per la Torre di Guardia, e quello che oggi è verità è candidata a
diventare eresia domani. E finge pure di non avere fatto essa stessa certe
affermazioni. Il suo guaio è che non tutti dimenticano …
-
Che un angelo riferisca
"esattamente
ciò che Dio aveva da dire ad Abramo"è un compito niente
affatto straordinario o passibile di farne un
"rappresentante
personale" di Dio.
-
Se tutti e tre i
visitatori erano soltanto degli angeli, perché uno solo di essi viene
ripetutamente chiamato
YHWH
nel racconto biblico, e nettamente distinto
dagli altri due da Abramo?
Chi
era costui?
- La Società fa cattiva informazione
riguardo ai credenti di altre fedi:
nessuno crede che il Padre e Gesù siano la stessa
persona. Questa è la
barzelletta che i Testimoni di Geova amano raccontarsi tra loro a spese d'altri.
Comunque nel nostro racconto biblico i "personaggi" che hanno
nome "Geova" sono due:
"Quindi Geova
(ovvero il
personaggio che lasciò Abramo e si recò a Sodoma)
fece
piovere zolfo e fuoco da Geova, dai cieli, su Sodoma e Gomorra" -Gen. 19:24 TNM. In seguito
"Abramo si recò la mattina di
buon ora al luogo dov'era stato dinnanzi a Geova"
v.27.
-
Se qualsiasi angelo, oppure qualche angelo in
particolare, può presentarsi a degli uomini
(cosa che già di per sé costituisce un'esperienza umana traumatica)
dicendo apertamente di essere YHWH, chi riceve una tale apparizione non potrà
in alcun modo dubitare delle sue parole e concludere di aver visto yhwh.
Siamo di fronte al
problema di sempre:
quello che
ieri era verità di Dio è oggi eresia,
per la Torre di Guardia, e quello che oggi è verità è candidata a diventare
eresia domani. E finge pure di non avere fatto essa stessa certe affermazioni.
Il suo guaio è che non tutti dimenticano …
|
|
Gesù
Cristo è Dio |
|
Quest'ultima
sezione la lasciamo alla Bibbia senza alcun commento:
"Tommaso gli rispose: "Signor
mio e Dio mio!"
Giovanni 20:28.
"Il
tuo trono, o Dio, dura di secolo in secolo …"
Ebrei 1:8.
"…
aspettando la beata speranza e l'apparizione della gloria del nostro grande Dio
e Salvatore, Cristo Gesù.
Tito 2:13.
"…
del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo"
2 Pietro 1:1.
"…
il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen"
Romani 9:5.
"e
noi siamo in colui che è il Vero, cioè, nel suo Figlio. Egli è il vero Dio e
la vita eterna".
1 Giovanni 5:20; 1:1,2.
"…il
quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio
qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò se stesso …"
Filippesi 2:6.
"perché
in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità"
Colossesi
2:9.
Concludiamo qui
queste riflessioni coscienti di aver appena sfiorato gli argomenti trattati in
questa sezione, mentre altri ancora non sono stati nemmeno menzionati. I
visitatori che vorranno farci pervenire le loro domande, opinioni ecc. ci
stimoleranno a continuare questo cammino.
NOTE:
1: Ne
“La Torre di Guardia” del 15 febbraio 2002, nell’articolo “Di
fronte a ‘una spina nella carne’”,
pagg.18,19 leggiamo:
“L’apostolo
Paolo pregò Dio di togliergli la spina dalla carne. “A questo riguardo
supplicai tre volte il Signore affinché essa si allontanasse da me”.
Quale fu la risposta di Geova alla fervente richiesta di Paolo? “Ti
basta la mia immeritata benignità; poiché la mia potenza è resa
perfetta nella debolezza” (2 Corinti 12:8,9)
(…) L’immeritata benignità di Geova Dio “basta” …”
In questo testo l’autore
dell’articolo ha compiuto un grossolano errore (intenzionale?), confondendo il
soggetto,
Gesù
Cristo,
con
Geova.
Leggiamo il testo nella versione “Nuovo
Mondo”:
***
Rbi8 2 Corinti 12:8-10 ***
” 8 A questo riguardo supplicai tre volte il
Signore affinché essa si allontanasse da me; 9 eppure realmente mi
disse: “Ti basta la mia immeritata benignità; poiché la [mia] potenza è
resa perfetta nella debolezza”. Lietissimamente, perciò, mi vanterò
piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza del Cristo rimanga come una
tenda su di me. “
“(Egli)
… mi disse” è Gesù Cristo,
colui al quale Paolo si rivolse in preghiera: “…affinchè
la potenza del Cristo …” (v.9).
|
|
Versetti
discussi |
|
Apocalisse
3:14: "Il principio della creazione di Dio"
La parola "principio"
(arché) , dice il lessico di Thayer, viene usata in cinque sensi nel NT:
a)
Per significare il principio, l'origine, l'inizio di tutte le cose (Gv.
1:1-2)
b)
Per significare la prima persona o cosa di una serie. Il leader (Col.
1:18). Colui che guida.
c)
Il mezzo per il quale qualsiasi cosa ha il suo inizio -l'origine- la
causa attiva (Apoc. 3:14).
d)
L'estremità di una cosa (Atti 11:15).
e)
Il primo posto -primiero- principato (Giuda 6; Col. 1:18.
Nonostante Thayer fosse unitariano, ritiene di poter
dare ad Apoc. 3:14 l'interpretazione © "origine", "causa
attiva". Lo stesso fa Moffatt, giusto per citare opere quotate dalla Torre
di Guardia.
Proverbi 8:22:
"Geova mi produsse come il principio della sua via, la prima delle sue
imprese di molto tempo fa" TNM.
(1)
bisogna sapere che la parola ebraica per "creare" è "bàrà"
(Gen. 1:1,27; 2:3; 5:2; 6:7; Deut. 4:32 ecc.) e che questa parola non è mai
adoperata nel libro dei Proverbi.
(2)
"produsse" della
TNM, come traduzione di "qanah", non regge perché è la traduzione in
italiano di "qarab", che non si trova in Proverbi 8:22. "Qanah"
significa "ottenere" "possedere" (Prov. 4:5,7. Solo in
alcuni degli 84 passi dove appare questo verbo, esso potrebbe avere il
senso di "creare"( Deut. 32:6), ma anche in tali casi si potrebbe
ugualmente sostituire il verbo "comprare", "possedere".
(3)
la Sapienza è un attributo di Dio, non avrebbe
potuto essere creata. Essa fa parte integrante della Sua natura eterna. Se si
vuole servirsi di questo passo per descrivere il ruolo di Cristo, è in tal
senso che va inteso secondo logica.
Colossesi
1:15,18: "Il Primogenito".
(1)
la traduzione NM di questo passo
aggiunge,
senza alcuna giustificazione, la parola "altre" tra le
parentesi ("tutte le [altre] cose"),
parentesi che cadono nelle pubblicazioni della Società quando viene citato
questo testo, per significare che Gesù è UNA delle cose create. Ma il testo
stesso smentisce una tale idea:
"Egli è l'immagine
del Dio invisibile, il primogenito di ogni
creatura, poiché in lui sono state create tutte le cose
che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie,
principati, potenze; tutte le cose sono state create per
mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di ogni cosa e tutte
le cose sussistono in lui. Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa,
è lui il principio, il primogenito dai morti, affinché
in ogni cosa abbia il primato."
a)
il Figlio di Dio ha creato tutte le cose (Gv: 1:1-3). Senza di lui
NEPPURE UNA delle cose fatte è stata fatta.
b)
Gesù è il
primogenito,
cioè colui che detiene il primato di ogni cosa.
c)
Gesù è il Creatore (Ebrei 1:10,11). Egli è prima di ogni cosa;
sostiene ogni cosa creata (Ebrei 1:3); ogni cosa
è stata creata in vista di Gesù.
(2) Gesù è il
principio
(vedi Apoc. 22:13). L'Alfa
e l'Omega, il principio e la fine.
I teologi della Torre di
Guardia confondono "prototokos" con "protoktisteos" (creato
per primo).
Primogenito nella Bibbia ha spesso il senso di
"preminenza", la dignità e l'eredità, senza riferimento all'ordine
di nascita o al tempo : Salmo 89:27; Geremia 31:9,20; Esodo 4:22. Potremmo fare
un lungo elenco di testi del genere, ma vogliamo soffermarci su uno in
particolare: 1 Cronache 5:1,2 (cnf. Con Gen. 25:28-34):
In questo testo è detto che la primogenitura di Ruben passò, per volere di
Giacobbe, a Giuseppe ma, di fatto fu Giuda a goderne.
|

VISITA: http://digilander.libero.it/domingo7/
|