Domande dai lettori
Le
parole di Stefano riportate in Atti 7:59 indicano che
le
preghiere dovrebbero essere rivolte a Gesù?
(La
Torre di Guardia 1/1/2005- p. 31).
Già la domanda è posta in modo depistante: induce a
domandarsi se tutte le preghiere i cristiani dovrebbero rivolgerle a
Gesù.
Inoltre, così posta, la domanda richiede un secco “si” oppure un “no”
come risposta. Sarebbe stato diverso formularla, per esempio così:
“… indicano che le preghiere possono essere rivolte anche a
Gesù?”
Ma leggiamo alcuni passaggi significativi della risposta data
a questa “domanda dai lettori”:
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<< Atti 7:59 dice: “Tiravano pietre a Stefano
mentre faceva appello e diceva: ‘Signore Gesù ricevi il mio spirito
’. Dato che la Bibbia dice che l’ ”Uditore di preghiera” è Geova,
queste parole hanno fatto sorgere delle domande. (Salmo 65:2) Stefano pregò
veramente Gesù? In tal caso, indica questo che Gesù è uguale a Geova?>>
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Anche questo primo brano riporta due tesi tendenziose, che
sviano il lettore dalla retta comprensione del nostro testo. Infatti, piuttosto
di invitare il lettore alla comprensione del testo, esso introduce due elementi
nuovi: 1) l’unico “Uditore” di preghiere è Geova; 2) nel
caso si accertasse che Stefano abbia pregato veramente Gesù, questo
indicherebbe un’ “eguaglianza” tra Gesù e Geova?
Va da sé che se Geova è l’unico
uditore di preghiere chiunque altro dev’essere necessariamente escluso, nel
sofisma costruito. Inoltre, si insinua già da subito il dubbio
sull’eventualità che Stefano si sia rivolto in preghiera a Gesù
teorizzando che, se così fosse, Gesù sarebbe uguale a Dio. Con
queste parole si fa leva sul forte preconcetto dei Testimoni di Geova riguardo
alla deità di Gesù Cristo, infatti, il problema dell’uguaglianza
tra Geova e Gesù non è posto dal brano di Atti 7:54-60.
A questo punto, per il Testimone medio, la risposta è già
bella e confezionata; con un simile esordio egli è stato
sufficientemente condizionato ad accettare la “spiegazione” del testo che
gli si darà:
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<< … molte versioni bibliche dicono che Stefano
‘pregò’ Gesù. E la nota in calce nella Traduzione del Nuovo Mondo
mostra che l’espressione “faceva appello” può anche significare
“invocava; pregava”. Questo non indica che Gesù è l’Iddio
Onnipotente? No. Un dizionario biblico spiega che in questo contesto
l’originale parola greca epikalèo significa “invocare;… fare
appello a un’autorità”. (Vinés Expository Dictionary of Old and
New Testament Words) Paolo usò la stessa parola quando dichiarò:
“Mi appello a Cesare!” (Atti 25:11) Appropriatamente, quindi, la Nuova
Riveduta dice che Stefano “invocava” Gesù.>>
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E’ fin troppo evidente che un’esegesi del testo in
questione non possa partire da simili presupposti, ovvero, da ciò che possono
dire certi dizionari biblici o da come il termine “epikalèo” sia stato
tradotto in alcune versioni bibliche. E si torna a insistere sul fatto che, se
Stefano ha pregato Gesù questo equivarrebbe a considerare Gesù come l’ Iddio
Onnipotente, ponendo in tal modo i presupposti per rigettare l’idea
che quella di Stefano sia stata una preghiera proiettando preventivamente le
implicanze teologiche che, in caso contrario, se ne dovrebbero trarre.
Come dicevamo, sono ragionamenti che sviano il lettore da una
corretta comprensione del testo, comprensione che dovrebbe essere ricavata
innanzitutto dall’esegesi del testo stesso. Riportiamo pertanto il
brano biblico in questione, lo leggeremo e lo confronteremo con l’esegesi
fatta da un biblista:
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Atti
7:54-60:
“Essi, udendo queste cose, fremevano di rabbia in cuor
loro e digrignavano i denti contro di lui. 55 Ma Stefano,
pieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria
di Dio e Gesù che stava alla sua destra, 56 e disse: «Ecco,
io vedo i cieli aperti, e il Figlio dell'uomo in piedi alla destra
di Dio». 57 Ma essi, gettando grida altissime, si turarono
gli orecchi e si avventarono tutti insieme
sopra di lui; 58
e, cacciatolo fuori dalla città, lo lapidarono. I testimoni
deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo.
59 E lapidarono Stefano che invocava Gesù e diceva: «Signore
Gesù, accogli il mio spirito». 60 Poi, messosi in
ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputar loro questo
peccato». E detto questo si addormentò.”
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Dalla
visione di Stefano fino al momento della sua lapidazione intercorre un lasso di
tempo, certamente non lungo, ma sufficiente a interrompere la visione in
oggetto: al v. 58 (testo in blu) è scritto che
Stefano è trascinato fuori dalla città a furor di popolo.
Immaginiamoci la scena: non saranno stati né “gentili” né “riguardosi”
con colui che avevano deciso di uccidere. Gli effetti dell’eccezionale
visione concessa a Stefano, la quale era comunque terminata, potevano
rincuorarlo e dargli il coraggio necessario per affrontare il martirio, ma
adesso egli non stava più contemplando il Cielo, era in ginocchio e pregava
(invocava) Gesù senza più vederlo, mentre i primi colpi di pietra si
abbattevano sul suo corpo.
Ecco
come un biblista commenta questo passo:
“Le
ultime parole di Stefano corrispondono a due delle ultime tre di Gesù in croce
trasmesse da Luca ( 23,46. 34; alla terza, Lc 23,43, allude il v.55). Come Gesù
si rivolse al suo Padre celeste, così ora il discepolo si rivolge al suo
‘Signore’ glorificato (…) L’espressione tecnica invocare
(cfr. 2,21; 9,14; 22,16 ecc.) e la posizione
orante delle ginocchia (…) nella seconda richiesta dimostrano che già qui si
pensa ad una preghiera rivolta a Gesù (…) Questi gesti, insieme alla voce di
Stefano, il portatore dello Spirito (cfr. Io. 1,15; 7,28; Rom. 9,27; 8,15; Gal.
4,6 …) rendono la preghiera per i carnefici ancor più insistente di quella
per l’orante stesso. Con questa parola, che adempie il più difficile dei
comandamenti (cfr. Lc. 6,27s), Stefano “si addormentò”;
quest’espressione, che già prelude allusivamente al risveglio, viene usata
nel NT soltanto per la morte dei cristiani (cfr. 1 Tess. 4,13s; 1 Cor.
15,6.18.20 ecc.; contro Apoc. 5,5.10; 12,23 ecc.) e nell’AT per la morte di
uomini pii."
(Gli Atti degli apostoli – commento di Gustav Stahlin – Paideia Editrice
Brescia- pp.208-209).
Dopo la comprensione di questo brano, e soltanto DOPO, possiamo indagare se
e come tale comprensione si armonizza col resto delle Scritture.
Il commento de La Torre di Guardia prosegue chiamando in causa un
autorevole dizionario biblico, nel quale si afferma che epikalèo
significa “invocare, fare appello” e si accosta tale significato
all’uso che ne fece l’apostolo Paolo in Atti 25:11 dove,
indubbiamente, il verbo non ha la valenza di preghiera.
Ma
quello di Atti 25:11 non è l’unico caso in cui detto verbo ricorre, nel Nuovo
Testamento in generale e in Paolo in particolare. Vediamo qualche esempio
(oltre a quelli già ricordati nel commento del Stahlin):
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Romani
10:12 Poiché
non c'è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo egli lo stesso Signore di
tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano (™pikaloumšnouj).
Romani
10:13 Infatti
chiunque avrà invocato(™pikalšshtai)
il nome del Signore sarà salvato.
Romani
10:14 Ora,
come invocheranno (™pikalšswntai)
colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale
non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c'è
chi lo annunzi?
1Corinzi
1:2 alla
chiesa di Dio che è in Corinto, ai santificati in Cristo Gesù, chiamati
santi, con tutti quelli che in ogni luogo invocano (™pikaloumšnoij) il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore loro e nostro:
2Timoteo
2:22 Fuggi le
passioni giovanili e ricerca la giustizia, la fede, l'amore, la pace con
quelli che invocano (™pikaloumšnwn) il Signore con un
cuore puro.
1Pietro
1:17 E se
invocate (™pikale‹sqe)
come Padre colui che giudica senza favoritismi, secondo l'opera di
ciascuno, comportatevi con timore durante il tempo del vostro soggiorno
terreno;
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Non
v’è dubbio, quindi, che il verbo “invocare” abbia
anche
e
soprattutto
connotazione di preghiera in senso religioso. Sarà pertanto il contesto a
definire con precisione il suo significato di volta in volta.
Il
contesto in cui è usato in Atti 7:59-60 non lascia dubbi circa il suo
significato: Stefano prega Gesù Cristo, è provato dal merito della richiesta
che gli rivolge: 1) «Signore Gesù, accogli il mio spirito» 2) «Signore,
non imputar loro questo peccato».
Sono
preghiere identiche a quelle che Gesù rivolse al Padre prima di spirare.
Riconoscere che Gesù può esaudire preghiere di tal tenore significa
riconoscergli una posizione e un potere che una creatura, nemmeno la più
eccelsa, ha nell’universo. Cristo ha tale potere: può custodire “lo
spirito” di coloro che muoiono nel Signore fino al giorno della loro
risurrezione e può perdonare i peccati commessi dagli uomini.
Nell’articolo
summenzionato si teorizza che Stefano poteva rivolgersi a Gesù e pregarlo
in quanto lo vedeva in visione e si accosta la visione di Stefano a quelle avute
dall’apostolo Giovanni nel libro Apocalisse.
E’ un espediente tanto
puerile quanto falso; come ognuno può leggere, la visione di Stefano è
interrotta al momento in cui viene preso e brutalmente trascinato fuori città.
E’ possibile ipotizzare che in tale frangente Stefano stesse ancora in uno
stato di estasi spirituale? Il nostro testo non lascia spazio a tale ipotesi.
Altro
espediente a cui si ricorre nel commento è una mezza verità, ma che non
ha niente a che vedere col fatto se Stefano stesse pregando oppure no Gesù
Cristo. Leggiamo che:
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<<Stefano
sapeva che a Gesù era stata data l’autorità di destare i morti.
(Giovanni 5:27-29) Pertanto chiese a Gesù di salvaguardare il suo
spirito, fino al giorno in cui Gesù lo avrebbe destato alla vita
immortale nei cieli>>
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Questa affermazione
contiene una “mezza” verità in quanto, se è vero che Gesù farà risorgere
i morti, da nessuna parte è però scritto che a lui è affidato “lo
spirito” di coloro che muoiono nel Signore; questo è l’unico caso in cui se
ne fa esplicita dichiarazione. Se Stefano sapeva che Gesù accoglie
(perché scrivere “salvaguardare”?) lo spirito dei credenti lo
possiamo desumere solo dalla preghiera che egli rivolse al suo Signore prima di
morire.
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Atti
7:59
kaˆ ™liqobÒloun tÕn Stšfanon ™pikaloÚmenon
kaˆ lšgonta, KÚrie 'Ihsoà, dšxai tÕ pneàm£ mou.
Atti
7:60
qeˆj d t¦ gÒnata œkraxen fwnÍ meg£lV, KÚrie, m¾ st»sVj aÙto‹j
taÚthn t¾n ¡mart…an. kaˆ toàto e„pën ™koim»qh.
Testo
CEI:
Atti
7:59 E così
lapidavano Stefano mentre pregava e
diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito».
Atti
7:60 Poi piegò
le ginocchia e gridò forte: «Signore, non imputar loro questo peccato».
Detto questo, morì.
Versione
Diodati: Atti
7:59 E lapidavano Stefano, che invocava
Gesù, e diceva: Signore Gesù, ricevi il mio spirito.
Atti
7:60 Poi,
postosi in ginocchioni, gridò ad alta voce: Signore, non imputar loro
questo peccato. E detto questo, si addormentò.
Nuova
Diodati:
Atti
7:59 Così
lapidarono Stefano, che invocava Gesù e
diceva: «Signor Gesù, ricevi il mio spirito».
Atti
7:60 Poi,
postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputare loro
questo peccato». E, detto questo, si addormentò.
Nuova
Riveduta: Atti
7:59 E lapidarono Stefano che invocava
Gesù e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito».
Atti
7:60 Poi,
messosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputar loro
questo peccato». E detto questo si addormentò.
Versione
Riveduta:
Atti
7:59 E
lapidavano Stefano che invocava Gesù e
diceva: Signor Gesù, ricevi il mio spirito.
Atti
7:60 Poi,
postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: Signore, non imputar loro
questo peccato. E detto questo si addormentò.
Darby:
Atti 7:59 Et ils lapidaient Étienne, qui priait
et disait: Seigneur Jésus, reçois mon esprit.
Atti
7:60 Et s'étant mis à genoux, il cria à haute voix:
Seigneur, ne leur impute point ce péché. Et quand il eut dit cela, il s'endormit;
RV :
Atti 7:59 Y apedrearon á Esteban, invocando
él y diciendo: Señor Jesús, recibe mi espíritu.
Atti
7:60 Y puesto de rodillas, clamó á gran voz: Señor, no
les imputes este pecado. Y habiendo dicho esto, durmió.
Revised
Standard Version: Atti 7:59
And as they were stoning Stephen, he prayed,
"Lord Jesus, receive my spirit."
Atti
7:60 And he knelt down and cried with a loud voice,
"Lord, do not hold this sin against them." And when he had said
this, he fell asleep.
Traduzione
Nuovo Mondo: Atti
59 E tiravano pietre a Stefano mentre faceva
appello e diceva: “Signore Gesù, ricevi il mio spirito. 60
Quindi, piegando le ginocchia, gridò a gran voce: “Geova,
non imputare loro questo peccato” E dopo aver detto questo si addormentò
[nella morte].
NOTA: al v. 60 la TNM
svia l’attenzione del lettore sostituendo “Geova” a
“Signore” (Kúrie).
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