STRAGI DI PAPI

 

 

LA TRAGEDIA DEI CATARI,

 DEGLI UGONOTTI e . . .

 

LA STRAGE DEGLI UGONOTTI -pdf

 

 

Altro, tratto da: Quando la profezia diventa storia- A. Pellegrini- pp.246-250.

 

Nelle Decretali di Gregorio I (590-604) leggiamo: “Le potenze secolari giudicheranno di sterminare tutti gli eretici condannati dalla Chiesa, in caso contrario esse saranno chiamate anateme”.[1]

     Il papa Lucio III (1181-1185) promulgò questo editto: “Per abolire la malignità di diverse eresie che si sono ormai innalzate da tempo in diverse parti del mondo, è molto convenevole che il potere confidato alla Chiesa si risvegli, alfine che, con l’aiuto ed il concorso della forza imperiale, l’insolenza e l’affronto degli eretici, nei loro perfidi dissensi siano schiacciati, e che la verità della semplicità cattolica, che brilla nella santa chiesa, si dimostri pura e libera dalle abominazioni delle loro false dottrine. È perciò sostenuta dalla presenza e dal potere del nostro carissimo figlio Federico (Barbarossa), illustrissimo imperatore dei romani... e il comune avviso e consiglio dei nostri fratelli e altri patriarchi, arcivescovi e principi... noi condanniamo ogni specie d’eresia, con qualunque nome essa sia chiamata. Più specialmente, noi dichiariamo che i Catari, i Patarini e coloro che si chiamano i Poveri di Lione (Valdesi), i Passegeni, gli Arnoldini dimorino sotto l’eterno anatema. E perché alcuni, sotto una apparenza di pietà, ma avendo rinnegata la fede, come dice l’apostolo, si arrogano l’autorità di predicare... noi racchiudiamo, sotto la stessa sentenza di eterno anatema tutti coloro che, avendo ricevuto la diffida, o non essendo inviati, pretendono tuttavia di predicare pubblicamente o in privato, senza l’autorizzazione della sede apostolica o dei vescovi delle loro rispettive diocesi; come anche tutti coloro che non temono di mantenere o d’insegnare... delle opinioni diverse da quelle che la santa chiesa di Roma predica e osserva..., (la bolla dichiara in seguito che coloro che, assecondando in qualunque cosa questi eretici, saranno assoggettati allo stesso anatema). Noi decretiamo... che chiunque sarà notoriamente convinto di questi errori, se è un chierico... sarà dimesso immediatamente da ogni prerogativa d’ordine ecclesiastico e che essendo così spogliato da ogni ufficio e beneficio, sarà abbandonato al potere secolare, per essere punito secondo il demerito...; se è un laico... noi ordiniamo che sia abbandonato alla sentenza del giudice secolare, per ricevere la punizione convenevole, secondo la qualità dell’offesa. (La bolla continua con questo tono) Il vescovo che non sarà accorto nel mettere una barriera all’eresia sarà sospeso per tre anni dalla sua dignità e dalla sua amministrazione episcopale; ed ogni vescovo farà lui stesso, o la farà fare da altri, una esatta ricerca degli eretici nella sua diocesi, una o due volte l’anno. (Poi conclude) Noi ordiniamo, inoltre, che tutti i conti, baroni, governatori e consoli della città e degli altri posti, in seguito all’avviso dei rispettivi arcivescovi e dei vescovi, promettano sotto giuramento in tutti questi articoli e tutte le volte che saranno richiesti, che assisteranno potentemente ed efficacemente la Chiesa contro gli eretici e i loro complici; e si sforzeranno fedelmente, secondo il loro ufficio e potere, di eseguire gli statuti ecclesiastici e imperiali concernenti le materie qui menzionate. Se alcuni di questi rifiutano di osservare ciò saranno privati dei loro onori e incarichi, e dichiarati incapaci di riceverne altri; inoltre, essi saranno avvolti nella sentenza di scomunica, e i loro beni confiscati all’uso della Chiesa. E se qualche città rifiuta di accordare obbedienza a queste costituzioni, ...noi ordiniamo che essa sia esclusa da ogni commercio con le altre città e privata della dignità episcopale...”.[2]

     Scrive il vescovo Doellinger: “Tutti coloro che hanno finito la loro vita sul rogo, tutti quelli che furono condotti al patibolo dovettero la loro condanna al papa o ad un incarico generale o speciale della Santa Sede. Cominciò Lucio III nel 1183 facendo bruciare numerosi eretici nelle Fiandre dall’arcivescovo di Reims suo legato, e l’esempio fu imitato poi per lunghi secoli con logica implacabile. I papi di quel tempo ordinaro­no un numero di esecuzioni capitali forse maggiore di quello voluto da un sovrano laico qualsiasi”.[3]

     Nel XIII secolo una crociata fu predicata nel nome del papa dai monaci di Citeaux contro gli Albigesi del Mezzogiorno della Francia; il primo effetto fu il risultato del sacco di Béziers e quello di Carcassonne 1215, 1226. Béziers presa d’assedio fu poi saccheggiata e data alle fiamme e nel massacro perirono 200.000 abitanti.

     Gregorio IX (1227-1241), volendo rialzare la causa delle crociate, in una sua bolla del 1234 diceva: “La disciplina d’una penitenza regolare avrebbe talmente abbattuto diversi peccatori, che non avrebbero avuto il coraggio di iniziarla; ma la guerra è un mezzo abbreviato di scaricare gli uomini della loro colpevolezza e di ristabilirli nel favore divino. Se essi muoiono per la strada l’intenzione sarà presa per il fatto, e molti, in questo modo, possono essere coronati senza avere combattuto”.[4]

     “La Costituzione di Benedetto XI (1303-1304), citata dal Calderini, dimostra come in virtù di un privilegio di Clemente IV (1265-1268), gli inquisitori fossero “absoluti a poena et a culpa” (assolti dalla pena e dalla colpa) in grazia del papa, accordando loro tutti i favori spirituali ed i privilegi attribuiti ai crociati. Inoltre, già fin dal 1231, Gregorio IX, nelle istruzioni impartite ai domenicani di Germania, aveva concesso un’indulgenza di 20 giorni a coloro che li avrebbero assistiti nell’impresa di perseguire gli eretici. L’indulgenza plenaria a coloro che in queste lotte trovassero la morte. Il cardinale Albizzi, dimostra come anche gli inquisitori spagnoli tenessero dal papa tutta la loro potenza; essi erano delegati del papa”.[5]

     Nel 1295 papa Bonifacio VIII (1295-1303) crea il vescovado di Pa­miers alle dipendenze di quello di Tolosa per combattere più da vicino l’eresia valdese e catara ancora fiorente in quelle regioni. Nel 1317 Jacques Fournier è nominato vescovo di Pamiers. Nel suo zelo contro gli eretici userà i metodi dei suoi predecessori pur di inseguire ogni eretico. Tutti i mezzi gli sono leciti. Assolda degli spioni che conoscevano le abitudini degli albigesi, e, facendosi passare per dei credenti catari, cercavano di guadagnare la loro fiducia per poi denunciarli. Tale energia nella lotta contro l’eresia darà al vescovo onori e gloria. Il papa Giovanni XXII (1316-1334) a diverse riprese gli invia le sue feli­citazioni e incoraggiamenti nominandolo poi cardinale nel dicembre del 1327. Il 13 dicembre del 1334 i cardinali lo nomineranno successore di Giovanni XXII, che prenderà il nome di Benedetto XII e regnerà dal 1335 al 1342.[6]

     L’Enciclopedia Cattolica alla voce ”Inquisizione” dice: “La procedura inquisitoriale è conosciuta nei suoi minimi particolari, grazie ai manuali redatti da Nicola Eymeier, Bernardo Gui e altri. Sospetti, denunce, accuse, la stessa voce pubblica, bastavano all’inquisitore per citare a comparire dinanzi a sé le persone compromesse, o farle trarre in arresto, sia dalle autorità civili, che dai propri dipendenti...

     Esistevano vari mezzi per costringere l’imputato a confessare: il regime della prigione stretta, che comportava il digiuno, la privazione del sonno, la prigionia nelle segrete, i ceppi ai piedi e le catene ai polsi, e tormenti anche più crudeli. Se recalcitrava, il detenuto era sottoposto alla tortura, ossia al cavalletto, alla corda, ai carboni ardenti, o al supplizio dello stivaletto. Tuttavia bisognava evitare sempre la mutilazione e il pericolo di morte. In forza del decreto “Si adversus” (II, X, V, 7) l’avvocato o il notaio che prestavano il concorso del loro ufficio a un fautore di eresia, si esponevano alla perdita dell’ufficio e incorrevano nell’infamia. Di conseguenza gli imputati re­stavano indifesi... Se l’eretico si ostinava a rifiutare la ritrattazio­ne dei suoi errori o se ricadeva dopo averli abiurati, l’inquisitore (religiosi domenicani e francescani si distinsero per il  loro ardente zelo) lo abbandonava al braccio secolare, pregandolo di risparmiare al colpevole la mutilazione e la morte. In pratica però questa raccomandazione non aveva effetto; solo preservava il giudice dall’irregolarità, in cui sarebbe incorso, con il partecipare a una sentenza capitale. Se la corte laica di giustizia non avesse dato alle fiamme l’impenitente o il recidivo, sarebbe stata passibile di scomunica, in quanto favoriva l’eresia. Condotto al luogo del supplizio, se il condannato dichiarava di pentirsi e di rinnegare i suoi errori, il tribunale lo restituiva all’inquisitore... Il pentito doveva denunciare, verosimilmente senza alcuna costrizione fisica, i suoi complici e abiurare una per una le sue eresie. Per castigo era condannato alla prigione perpetua... Il recidivo che si convertiva all’ultima ora otteneva solo la grazia di ricevere i Sacramenti della Penitenza e della Eucarestia, prima di morire sul ro­go... Tra le pene inflitte agli eretici che abiuravano i loro errori, sembra che quella della reclusione fosse la più largamente adoperata da­gli inquisitori. Il regime penitenziario variava a seconda dei casi e dei luoghi: la “prigione larga” escludeva i ferri e le segrete, penalità riservata ai condannati alla “prigione stretta” o alla “prigione stret­tissima”... In qualunque caso i detenuti non ricevevano altro cibo che “il pane del dolore e l’acqua della tribolazione””.[7]

     Negli schemi con i quali si doveva eseguire l’interrogatorio si insisteva “di parlare sempre con una dolcezza esemplare al pervenuto, mentre gli si bruciavano i piedi unti di lardo di porco nel richaud, o gli si rompevano le braccia con il supplizio della corda”.[8]

     Lo storico Lecky scrive: “In ogni prigione si trovavano accanto il crocifisso e la ruota, in quasi ogni paese l’abolizione della tortura fu alla fine conseguita da un movimento che la Chiesa osteggiava e da uomini che essa malediva... Quasi tutta l’Europa per molti secoli fu inon­data di sangue, che veniva sparso sotto la diretta istigazione e con piena approvazione delle autorità ecclesiastiche. Quando consideriamo tutte queste cose, non facciamo certo una esagerazione dicendo che la Chiesa Romana ha inflitto una maggiore quantità di sofferenze immeritate di qualsiasi altra religione che mai sia esistita nell’umanità”.[9]

     Sebbene la Chiesa avesse orrore del sangue, ed era per questo che consegnava le sue vittime al braccio secolare, “a Roma, sotto Pio V (1566-1572), c’è tutti i giorni qualche infelice o bruciato, o impiccato, o decapitato - scriveva nel 1568 Tobie Eglino - tutte le prigioni sono affollate; si è obbligati a costruirne delle nuove; e questa città immensa non ha abbastanza segrete per la folla di persone pie che vengo­no arrestate continuamente”.[10]

     Nel Direttorium Inquisitorum, pubblicato a Roma nel 1584, sotto Gregorio XIII, è detto: “Un eretico merita il fuoco. Per l’Evangelo, i canoni, la legge civile e il costume, gli eretici devono essere bruciati... Ognuno può attaccare coloro che sono ribelli alla Chiesa, spo­gliarli delle loro ricchezze e ucciderli, bruciare le loro case e le loro città. Gli eretici devono essere scoperti, e allontanati dai loro errori o altrimenti sterminati”.[11]

     A Parigi, nella notte di S. Bartolomeo del 24 agosto 1572, 70.000 furono i morti, e la testa dell’ammiraglio Colony, fedelissimo suddito della corona, fu inviata a Roma. Come Salomè, la bellissima figliola di Erodiada, aveva domandato ad Erode la testa di Giovanni Battista per consegnarla alla madre, così a Roma giunse quella dell’Ugonotto, conse­gnata dalla diletta figlia francese.

     “La Chiesa, nella notte di S. Bartolomeo, aveva armato il braccio dei cospiratori reali. Davanti al fatto compiuto, i suoi rappresentanti mostrarono una gioia indicibile. Quando la notizia pervenne a Roma, Pio V era morto dal mese di maggio. Gregorio XIII, suo successore, celebrò il massacro facendo tirare il cannone del castello Sant’Angelo, accendendo dei fuochi di gioia in Roma, e pubblicando un giubileo per tutti i popoli; fece fare dal Vasari, per la sala detta dei re, tre quadri rappresentanti un avvenimento così felice, fece battere una medaglia il cui rovescio rappresenta il papa stesso e l’altra faccia un angelo che tiene in una mano la croce, e nell’altra una spada che trafigge i nemici appena vinti”.[12]

     “Nello spazio di trenta anni (che seguirono) 39 principi, 158 conti, 234 baroni, 147.518 nobili, 760.000 persone del popolo sono stati uccisi”. [13]

     I papi stessi hanno creato delle organizzazioni per sopprimere gli eretici. La  Congregazione per la propaganda della fede fondata nel 1622 dal papa gesuita Alessandro Ludovisi (Gregorio XV, 1621-1623) venne perfezionata nel 1650 da G. B. Panfili (Innocenzo X, 1644-1655) in Congregatio de propaganda fide et Extirpandis haereticis.[14]

     L’Enciclica del 29 aprile 1848 affermava di aborrire la guerra, l’anno dopo la Chiesa offriva l’indulgenza plenaria in articolo mortis a tutti i feriti e infermi francesi che versassero il sangue per la difesa del territorio della santa Sede.

     È impossibile raccontare ciò che Roma ha fatto e ha autorizzato in 16 secoli di storia.

     I re della terra hanno fatto morire migliaia di uomini per le loro guerre, Roma, oltre ad aver fatto morire i santi, è stata la causa e l’istigatrice delle altre guerre che hanno causato altrettanti martiri, perché costretti a guerreggiare. E la storia non è finita.

     È negli anni ‘80 che il Vaticano ha abolito la pena di morte nel suo Stato.

     Ma la sofferenza del popolo di Dio non è stata vissuta inutilmente. La sua testimonianza è stata un seme di libertà che crediamo sia germogliato anche nell’intimo di questo potere che lo ha oppresso e che ora si presenta con modi diversi difendendo i principi della libertà e del rispetto di chi al nome di Dio crede diversamente.



[1]     Cit. da REY Jules, L’Apocalypse, Tramelan-dessus, 1937, p. 54.

[2]     Cit. da GUERS Émile, Histoire abrégée de l’Eglise, ed. 1850, pp. 272-275.

[3]     I. Doellinger, o.c.,  pp. 195,194.

[4]     É. Guers, o.c., p. 208.

[5]     I. Doellinger, o.c., p. 193.

[6]     Benedetto XII è il terzo papa di Avignone. Il periodo avignonese non cambia in nulla la visione d’insieme del piccolo corno.

[7]     Enciclopedia Cattolica, t. VII, Città del Vaticano, col. 44-46.

[8]     QUINET Edgard, Œuvres complètes, t. III, Les Jésuites, Paris 1857, p. 225.

[9]     LECKY Wuilliam, History of the Rise and influence of the Spirit of Rationalism in Europe, t. I, pp. 33; t. Il, pp. 32,38; cit. da NISBET Roberto, Ma il Vangelo non dice così, 15a ed., ed. Claudiana, Torino 1965, pp. 159,160.

[10]    Mac’CRIE, Histoire de la Réforme en Italie, p. 304; lettera a Henri Bullinger, cit. L. Gaussen, o.c., t. II, p. 223.

[11]    Directorium Inquisitorium, pp. 176,177,212; cit. da J. Rey, o.c., p. 53.

[12]    VIÉNOT John, Histoire de la Réforme Française des Ori­gines à l’Edit de Nantes, Paris 1924, vol. I p. 421, in nota. Noi dobbiamo la descrizione a un gesuita che indica netta­mente che la medaglia è destinata a rappresentare la carne­ficina di Parigi, lanienam horribilem; carneficina, aggiunge lui, che Dio aveva consigliato e per la quale aveva prestato la sua assistenza. Confr. Numismt. pontific. Roman. a Phil. Bonnani, soc. Jesu, t. I, p. 525, Romae 1699.

[13]    EDWARD, History of the redemption; cit. L. Gaussen, o.c., t. II, pp. 226,227.

[14]    COMBA Ernesto, Storia dei Valdesi, Torino 1923, p. 127.

 

 

  

 (a sinistra)     Inquisitori Domenicani torturano i catari  French, 1604-78  (after Jacques Stella, French, 1632-77)


(a destra) PIERRE DARET de CAZENEUVE   "Faith Combating Heresy with the Divine Light of the Holy Spirit", title page to Conciliorum omnium generalium et provincialium, collectio regia, 1644
Engraving. This engraving, which opened a 37-volume work describing the various councils of the Church, reveals in no uncertain terms the source of ecclesiastical authority. Saint Peter, God’s vicar and the first pope, appears at the top of the image as a statue in a niche. He gestures down toward the papal tiara, which rests on an altar along with the books of the faith and a set of keys just like his. Divine order and a fixed hierarchy, the image suggests, are what keep chaos at bay. 

Legros Pierre La religione scaccia l'eresia Chiesa del Gesù a Roma

                                         

   

Un particolare dell'affresco del Palazzo reale in Vaticano del Vasari - (in basso) Medaglia commemorativa della strage di San Bartolomeo 

 

 

     Sin dal 2 settembre, grazie a un cavaliere mandato da Lione dal governatore Mandelot, Roma ha saputo in grandi linee ciò che è accaduto il 24 agosto: e cioè che l'ammiraglio [Coligy n.d.r.] era morto così come la maggior parte dei gentiluomini ugonotti che si trovavano a Parigi in occasione delle nozze del re di Navarra; e che la volontà del re era che succedesse altrettanto in tutta la provincia.

     Gregorio XIII, reso generoso da una così buona notizia, fece regalare cento scudi al corriere di Mandelot. Ma si dovette attendere, per potersi rallegrare apertamente, l'arrivo del messaggero ufficiale. (...) 

     La composizione di Vasari, che "orna" sempre i muri della Sala Regia del Vaticano, la medaglia coniata per ordine del papa, la cui effige appare sul davanti mentre il rovescio mostra l'Angelo sterminatore che fa a pezzi i protestanti; le salve tirate dalle colubrine di Castel Sant'Angelo; la decisione infine presa l' 11 settembre, di unire ciascun anno in uno stesso giubileo il ricordo di Lepanto e la commemorazione del giorno di San Bartolomeo, sono altrettante prove della persistenza della gioia pontificia. (...)

     Il cardinale di Lorena ...l'8 settembre si è assunto il compito di organizzare, nella chiesa di San Luigi dei Francesi, una messa di ringraziamento. E quando Gregorio XIII passando tra le file di guardie pontificie, è giunto sul sagrato della chiesa, ha potuto leggere una iscrizione magniloquente che univa, a lettere d'oro, il suo nome e quello del re cristianissimo che "improvvisamente, come un angelo persecutore mandato da Dio, ha, a una determinata occasione, sterminato quasi tutti gli eretici del suo regno..."

     Alla gioia manifestata a Roma doveva ben presto fare eco un'altra gioia.

     Il 7 settembre giunge a Madrid, portando la notizia, Jean de Oléagny, segretario dell'ambasciatore del re cattolico a Parigi, don Diego de Cuniga. Oléagny si era messo in cammino sin dal pomeriggio della domenica. E Filippo II, dopo aver aperto il dispaccio che l'ambasciatore gli aveva inviato, ha potuto divertirsi leggendo un resoconto preso dal vivo e che non è estraneo al tono del reportage:

"Mentre scrivo, li stanno ammazzando tutti. Li spogliano e li trascinano per le strade, saccheggiano le case e non risparmiano nemmeno i bambini. Sia benedetto Iddio che converte i principi francesi alla sua causa! Possa ispirare ai loro cuori di continuare come si è cominciato!" (Tratto da "La notte di San Bartolomeo" di Henri Noguères, pp. 209, 211, 212).

     

 

"SEDET SUPER UNIVERSUM"

(La chiesa -rappresentata dalla donna- che siede sul globo del mondo: Apocalisse 17:1 'Poi uno dei sette angeli che avevano le sette coppe venne a dirmi: «Vieni, ti farò vedere il giudizio che spetta alla grande prostituta che siede su molte acque.')

 

Apocalisse 17:2 "I re della terra hanno fornicato con lei e gli abitanti della terra si sono ubriacati con il vino della sua prostituzione".

 

 

 

 

LINK UTILI 

http://www.geocities.com/b_reagan.rm/PopePower.html  (sito cattolico)

http://dspace.unitus.it/bitstream/2067/26/1/sanfilippo_guerre_religione_francia.htm  (storia)

http://it.wikipedia.org/wiki/Notte_di_San_Bartolomeo  (vasari affresco strage).

http://it.wikipedia.org/wiki/Immagine:Gregory_XIII_medal.jpg  Medaglia Gregorio XIII 

http://it.wikipedia.org/wiki/Immagine:Massacre_saint_barthelemy.jpg  ((F.dubois strage)

http://www.jstor.org/pss/751147 (documento riportante opere vasari)

http://patrickpoole.blogspot.com/2006/08/remembering-st-bartholomew-day-martyrs.html  (vasari strage, particolare)

http://www.answers.com/topic/defenestration?cat=technology  ((idem con dicitura)

http://www.reformation.org/saint-barts-day-massacre.html 

http://www.giorgiovasari.artvibrations.com/cgi-bin/pd/pd.cgi?image=/giorgiovasari/images/1full%20(33).jpg&title=

www.giorgiovasari.artvibrations.com&form=form-bcc.txt 

http://en.wikipedia.org/wiki/Image:Giorgio_Vasari_San_Bartolomeo.jpg  ((vasari wikypedia)

http://calviniana.com/  (medaglia calviniana col 666)

http://video.google.com/videoplay?docid=-8609974190486652136&q=&hl=it

 

Corriere della Sera

LA PROPOSTA Circolano troppi falsi miti. Un esempio: lo sterminio dei càtari

Una «Lega anticalunnia» in difesa dei cattolici

«Seguiamo l' esempio degli ebrei a tutela della verità storica»

 

Sostengo da tempo che i cattolici, ridotti ormai a minoranza (almeno sul piano culturale), dovrebbero seguire l' esempio di un' altra minoranza, quella ebraica. Dovrebbero, cioè, creare anch' essi un' Anti Defamation League, una «Lega anticalunnia», che intervenga sui media a ristabilire le verità storiche deformate, senza peraltro pretendere alcuna censura o privilegio, bensì soltanto la possibilità di rettifiche basate sui dati esatti e sui documenti autentici. Prendiamo, ad esempio, quei càtari (detti albigesi, in Francia) oggi di moda anche perché hanno gran parte nel Codice da Vinci e che si vorrebbero rivalutare, dimenticando che erano seguaci di una cupa, feroce, sanguinaria setta di origine asiatica. Paul Sabatier - storico del Medio Evo e insospettabile in quanto pastore calvinista - ha scritto: «Il papato non è stato sempre dalla parte della reazione e dell' oscurantismo: quando sbaragliò i càtari, la sua vittoria fu quella della civiltà e della ragione». E un altro protestante, radicalmente anticattolico e celebre studioso dell' Inquisizione, l' americano Henry C. Lea: «Una vittoria dei càtari avrebbe riportato l' Europa ai tempi selvaggi primitivi». Della campagna cattolica contro quei settari (appoggiati dai nobili del Midi, il Mezzogiorno francese, non per motivi religiosi, ma perché volevano mettere le mani sulle terre della Chiesa) vengono ricordati soprattutto l' assedio e la presa di Béziers, nel luglio del 1209. Vedo ora, sul «Messaggero», che un divulgatore di storia come Roberto Gervaso non esita a dare per buona la replica di dom Arnaldo Amalrico, abate di Citeaux e «assistente spirituale» dei crociati, ai baroni che gli chiedevano che cosa fare della città conquistata. La risposta è stata resa famosa dagli innumerevoli ripetitori: «Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi». Ne seguì un massacro che, stando a Gervaso - seguace, anche qui, della vulgata corrente - avrebbe fatto fino a quarantamila morti. Il divulgatore è comunque in sorprendente compagnia: persino uno specialista vero del Medio Evo come Umberto Eco, nel romanzo Il nome della rosa, accredita la frase terribile dell' abate e il numero spropositato delle vittime. Ebbene: si dà il caso che possediamo molte cronache contemporanee della caduta di Béziers, ma in nessuna di esse vi è traccia di quell' «uccideteli tutti». La realtà è che più di sessant' anni dopo, un monaco, Cesario di Heisterbach, che viveva in un' abbazia del Nord della Germania da cui mai si era mosso, scrisse un centone fantasioso conosciuto come Dialogus Miracolorum. Tra i «miracoli», pensò di inventare anche questo: mentre i crociati facevano strage a Béziers (che fra' Cesario neppure sapeva dove fosse) Dio aveva «riconosciuto i suoi», permettendo a coloro che non erano càtari di sfuggire alla mattanza. Insomma, la frase attribuita a dom Arnaldo ha la stessa credibilità dell' «Eppur si muove!» che sarebbe stato pronunciato fieramente da Galileo Galilei davanti ai suoi giudici e che fu invece inventato a Londra, nel 1757, quasi un secolo e mezzo dopo, da uno dei padri del giornalismo, Giuseppe Baretti. In realtà, a Béziers, in quel 1209 i cattolici volevano così poco una strage che inviarono ambasciatori agli assediati perché si arrendessero, avendo salva la vita e i beni. Del resto, dopo una lunga tolleranza, il papa Innocenzo III si era deciso alla guerra solo quando i càtari, l' anno prima, avevano assassinato il suo legato che proponeva un accordo e una pace. Erano falliti pure i tentativi pacifici di grandi santi come Bernardo e Domenico. Anche a Béziers, i càtari replicarono con la violenza del loro fanatismo all' offerta di negoziare: tentarono, infatti, una sortita improvvisa, ma, per loro sventura, i primi che incontrarono furono les Ribauds, i Ribaldi, il cui nome ha assunto il significato inquietante che sappiamo. Erano, infatti, compagnie di mercenari e di avventurieri dalla pessima fama. Questa masnada di irregolari, non solo respinse gli assalitori ma li inseguì sin dentro la città. Quando i comandanti cattolici accorsero con le truppe regolari, il massacro era già iniziato e non ci fu modo di fermare quei «ribaldi» inferociti. Venti, addirittura quarantamila morti? Un eccidio ci fu, inquadrabile nella mentalità di allora e spiegabile con l' esasperazione provocata dalla crudeltà dei càtari, che non solo a Béziers da anni perseguitavano i cattolici. Soltanto un contastorie alla Dan Brown può parlare agli ignari di una «mitezza albigese». Comunque, l' episodio principale ebbe luogo nella chiesa della Maddalena, nella quale non potevano affollarsi più di mille persone. Béziers spopolata e diroccata? Non sembra proprio, visto che la città si organizzò poco dopo per ulteriori resistenze e occorse un nuovo assedio. Insomma: un episodio, tra mille altri, di manipolazione ideologica. Una «Lega anticalunnia» non gioverebbe solo ai cattolici, ma a un giudizio equo e attendibile sul passato di un' Europa forgiata per tanti secoli anche dalla Chiesa.

Messori Vittorio

Pagina 41
(31 gennaio 2007) - Corriere della Sera

 

Il vero massacro dei Catari

Sul Corriere della Sera di mercoledì 31 gennaio, Vittorio Messori propone la costituzione di una "Lega anticalunnia" in difesa dei cattolici, allo scopo di rettificare - basandosi «sui dati esatti e sui documenti autentici» - alcune verità storiche che sarebbero deformate da "falsi miti". Il "falso mito" che Messori prende di mira nell' articolo è lo sterminio dei catari, con particolare riferimento a un episodio della Crociata scatenata da papa Innocenzo III per debellare l' eresia catara nel Mezzogiorno francese, la presa e il sacco di Béziers (1209). Ma altro che dati esatti e documenti autentici! Gran parte di quelle che ammannisce Messori sono delle vere enormità dal punto di vista storico. Sorvoliamo su pure invenzioni a scopo di calunnia (queste sì!), come il fatto che i catari sarebbero stati seguaci di una «cupa, feroce, sanguinaria setta di origine asiatica». È ben noto da innumerevoli fonti, per lo più cattoliche, che essi praticavano la forma più rigorosa di non violenza, astenendosi dall' uccisione sia degli uomini sia degli animali. Alcuni contadini impiccati a Goslar nel 1051, fra le prime vittime della repressione cattolica, furono accusati di eresia e condannati solo per aver rifiutato di un uccidere un pollo! Ma veniamo alla strage perpetrata dai crociati a Béziers il 22 luglio 1209, all' inizio della Crociata albigese. Messori afferma che se eccidio ci fu, esso fu giustificato «dall' esasperazione provocata dalla crudeltà dei càtari, che non solo a Béziers da anni perseguitavano i cattolici». Ora, a parte il paradosso di presentare come persecutori coloro che furono perseguitati per oltre un secolo in tutta Europa, proprio il caso di Béziers mostra esattamente il contrario di quanto vorrebbe farci credere Messori: i cattolici erano così poco esasperati dai catari, che la ragione per cui la città fu attaccata e distrutta fu il rifiuto da parte dei suoi abitanti, fedeli alla propria autonomia municipale e ai propri princìpi di tolleranza, di consegnare ai crociati i circa duecento sospetti di eresia (tanti erano) di cui il vescovo Renaud de Montpeyroux aveva provveduto a stilare la lista. Ma tutta la ricostruzione del sacco di Béziers proposta nell' articolo è pura deformazione storica, costellata di clamorosi errori e falsificazioni. In particolare per quanto riguarda la frase che avrebbe pronunciato il legato pontificio Arnaldo Amalrico, allora alla guida dei crociati, in risposta ai suoi uomini che gli chiedevano che cosa fare della popolazione, in maggioranza cattolica: «Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi», avrebbe risposto. Messori nega l' autenticità di questa frase, che è riportata da un autore tedesco, il monaco cistercense Cesario di Heisterbach, nel suo Dialogus miraculorum. Per svalutarne l' attendibilità, egli afferma che l' opera di Cesario sarebbe stata scritta sessant' anni dopo i fatti. Peccato che a quest' epoca Cesario fosse già morto da quasi trent' anni. In realtà il Dialogus fu scritto fra il 1219 e il 1223, appena una decina d' anni dopo il sacco di Béziers. Certo, l' autenticità della frase attribuita ad Arnaldo è stata molto discussa dagli storici; ma oggi si tende a ritenerla del tutto plausibile, essendo stata dimostrata la molteplicità e attendibilità delle fonti dirette di cui disponeva Cesario. Comunque, autentica o no, la frase (che in realtà suona così nel testo di Cesario: «Massacrateli tutti, perché il Signore conosce i suoi», con una riconoscibile citazione della Seconda lettera a Timoteo di san Paolo), corrisponde esattamente a ciò che avvenne e, contrariamente a quanto sostiene Messori, trova riscontro in numerose altre fonti contemporanee. La più sconvolgente è proprio la lettera ufficiale che Arnaldo in persona, insieme all' altro legato pontificio Milone, scrisse al papa per riferirgli l' accaduto e che si può leggere nel volume 216 della Patrologia latina: «La città di Béziers fu presa e, poiché i nostri non guardarono a dignità, né a sesso, né a età, quasi ventimila uomini morirono di spada. Fatta così una grandissima strage di uomini, la città fu saccheggiata e bruciata: in questo modo la colpì il mirabile castigo divino». I nostri, dice Arnaldo: siano stati tutti gli assalitori a compiere la strage o solo i cosiddetti "ribaldi" (ossia i mercenari al seguito dell' esercito crociato), Arnaldo se ne assume pienamente e trionfalmente la responsabilità, parlando di "mirabile castigo divino". Il numero di morti di cui si vanta è sicuramente esagerato, come lo è quello fornito da altri testimoni e cronisti (qualcuno parlò addirittura di centomila): si voleva indicare solo una mattanza straordinaria, che restò a lungo nella memoria della gente. Ciò che avvenne fu proprio quel che lascia intendere la frase attribuita ad Arnaldo: fu compiuto uno sterminio indiscriminato degli abitanti di Béziers, cattolici ed eretici, uomini e donne, vecchi e bambini. Se gli argomenti della "Lega anticalunnia" che Messori propone di costituire sono quelli addotti nel suo articolo, temo che per essa non si aprano grandi prospettive. E credo che la Chiesa non abbia davvero bisogno di questa nuova e goffa forma di "negazionismo" per difendere i propri valori e propri princìpi. -

FRANCESCO ZAMBON

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Catarismo

Lo sterminio dei Catari (Atlantide) la7          -1a parte

 

Parte 2a

 

3a parte

 

4a parte

 

5a parte

 

6a parte (ultima)

 

http://it.youtube.com/watch?v=Rx8PdvOELvY&feature=related

I Valdesi