Zoom sui Testimoni di Geova

Dai giornali online

(Le pagine segnalate in lingua inglese possono essere lette sul browser Google con la traduzione automatica)

La 'politica del silenzio' della leadership dei Testimoni di Geova Testimoni ha favorito abusi su minori? (con video in inglese).

"ANZIANO DI CONGREGAZIONE" di  giorno e di notte molestatore sessuale di una sua figlia (in inglese) - in pdf (tradotto da Google).

L’intervista
«Sono un dissociato»: la storia di Emidio e del suo divorzio da Geova
Emidio Picariello è nato ad Avellino, vive da sempre a Pistoia, è un informatico e politico, autore del libro “Geova non vuole che mi sposi” e anche del blog ildissociato.net - Leggi - in pdf

Così i Testimoni di Geova proteggono gli abusi sessuali.

28/04/2015  Marta è una ex testimone di Geova. È uscita dopo che sua figlia, allora di solo cinque anni, aveva subito violenze sessuali dal nonno paterno. Violenze, però, che all’interno della congregazione si è preferito silenziare. Nessuna denuncia, né penale né tantomeno morale. Nessuna espulsione. Tutto insabbiato, come se niente fosse mai accaduto. Anzi: alla fine ad essere stata ostracizzata è stata proprio Marta, “rea” di essersi rivolta alle autorità competenti denunciando gli abusi che sua figlia aveva subito. Continua a leggere

"Io, fuoriuscito da una setta religiosa"
Come perdere (e ritrovare?) una famiglia

Colloquio con Ignazio Tarantino, autore del romanzo "Sto bene è solo la fine del mondo". "Ho descritto una storia universale che volevo fosse capita da tutti, anche da chi non conosce quel culto". E per "salvarsi" dalle coercizioni della congregazione, il protagonista ha dovuto rinunciare anche a tutti i rapporti con la famiglia
di MATTEO PUCCIARELLI

Giuliano è solo un bambino quando la madre entra in contatto con un movimento religioso molto simile ad una setta. Nel racconto non si nomina mai il nome della congregazione, ma è facile intuire di chi si parli: dei testimoni di Geova. La sua vita, e quella del sua famiglia, cambia: la «Società» vieta il Natale, i compleanni, il Carnevale, limita al massimo i rapporti con i non credenti. Giuliano combatte con se stesso, con ciò che vorrebbe essere e con ciò che è. Il percorso per arrivare alla consapevolezza - e alla libertà - è duro e richiede il sacrificio supremo: perdere i rapporti con il resto della famiglia. La storia è quella del 38enne Ignazio Tarantino, il romanzo si chiama "Sto bene è solo la fine del mondo" (Longanesi) ed è un esordio letterario che è già un caso. Perché affronta un tema sconosciuto ai più.

Lei non nomina mai il nome della setta, nonostante si capisca bene a chi si riferisca. Come mai?
“Perché volevo fosse una storia universale. Doveva essere capita da tutti, anche da chi non conosce quel culto. Il fondamentalismo e l’integralismo religioso sono temi generali, che percorrono culture e credi diversi tra loro”.

Quante delle persone della sua “nuova” vita conoscevano la “vecchia”? In quanti l’hanno scoperta grazie al suo romanzo?
“Quasi nessuno. Era una cosa che per lunghi anni ho tenuto per me. Forse quattro o cinque persone a cui sono molto legato sapevano”.

Si vergognava di questo passato?
“Pensavo che il modo migliore per cancellare quella esperienza fosse ignorare anche con me stesso il passato. Ma venti anni di vita non si sbianchettano. Li avevo dentro e in qualche modo dovevo esorcizzarli. Per questo ho cominciato a scrivere, per guardare in faccia quel lato oscuro che avevo addosso”.

Sono passati degli anni da quando ha abbandonato il culto. Nel libro si racconta quanto, con quale forza, venga inculcato il senso di diversità e di chiusura rispetto agli altri. Si sente ancora diverso in qualche modo?
“Inevitabilmente sì. È un fatto ineluttabile. Avere un passato completamente diverso dagli altri ti rende differente anche dopo. Questo nonostante all’apparenza io sia una persona come tutti gli altri. Però resta anche un’altra cosa: una grandissima apertura mentale, superiore alla media”.

Salva qualcosa dell’esperienza passata, della vita dentro ad una setta?
“Difficile dirlo. Penso che non cambierei nulla perché se oggi sono me stesso – e sono felice – è grazie proprio a quel che ho vissuto. Appena ne esci fuori hai solo una cosa in mente: vuoi fare della tua vita un capolavoro. Ti resta una marcia in più. Vuoi recuperare il tempo perduto”.

Perché alcuni riescono ad uscire dal condizionamento mentale della setta e molti altri invece restano dentro? Perché non si ribellano?
“Nel romanzo ho raccontano l’esperienza di Anna. Lei capisce che qualcosa non va, ma appena esce si ritrova sola al mondo. Si sente persa. Per anni ha frequentato solo quella comunità, dopo non riesce a trovare uno sbocco. Si entra in quella comunità, dapprima calda e accogliente, dietro alla promessa di un futuro prossimo migliore, pieno di pace, senza malattie, con la vita eterna a un passo. Una volta lì dentro, i meccanismi interni ti obbligano a restare e anche se le promesse non si realizzano e non sei più felice ci sei talmente dentro che sembra impossibile uscirne. Magari menti a te stesso, estirpi i dubbi, ma rimani per paura di perdere tutto ciò che hai: l’affetto dei tuoi cari, degli amici, la presenza di qualcuno o qualcosa che ti dica cosa fare e perché”.

Secondo lei sono regole – come quella di non poter neanche più salutare chi abbandona la fede - pensate in modo scientifico?
“È un meccanismo psicologico migliorato e affinato di volta in volta nel corso degli anni. Si erige un muro, la chiusura è totale. È un neanche tanto velato sistema di coercizione mentale”.

Ha ancora paura della fine del mondo e del giudizio di Dio?
“No, per niente. Ho fede nella scienza. Sono ateo o meglio, neanche mi pongo il problema”.

Il “mondo”, cioè tutto quel che è fuori dalla comunità, era così cattivo come lo descrivevano da dentro? Come lo vive oggi?
“No, non lo è. Il mondo è fatto di cose belle e di cose brutte. Sta a te scegliere. Ho trovato persone che mi vogliono bene per quello che sono, senza chiedere nulla in cambio. Persone eccezionali”.

Adesso che rapporti ha con sua madre?
“Con mia madre le cose sono migliorate, ci sentiamo, ma guai a parlare di religione. Ha provato a troncare i rapporti con me, ma alla fine il forte istinto materno riesce a prevalere sulle regole della comunità”.

Ha letto il libro?
“Gliel’ho spedito il giorno dell’uscita, a fatto compiuto. Prima di leggerlo ha chiesto il permesso agli “anziani”. Si è complimentata per la scrittura e per il fatto che stia andando bene. Ma da appartenente a quel gruppo religioso no, ci è rimasta male. È come se si sdoppiasse”.

Dal romanzo si capisce che le ferite restano aperte. Si riesce a guarire del tutto? È solo una questione di tempo?
“Scrivere, nel mio caso, è servito a me per fare i conti con il passato. Aiuta ritrovarsi con chi ha vissuto la tua stessa esperienza. Poi sai, è banale dirlo, la ferita si chiude ma la cicatrice resta”.

Un’ultima cosa. Il libro è anche una denuncia sociale. L’ostracismo praticato dalle sette verso chi prende un’altra strada – i testimoni di Geova addirittura "consigliano" ai genitori di non scambiare mail con i figli usciti dalla religione - è secondo lei compatibile con i diritti della persona garantiti dalla Costituzione?
“Qui parliamo di gruppi religiosi che intervengono in maniera scrupolosa e attenta, eppure assai raffinata, contro le libertà individuali. Eppure la legge riconosce e tutela questi stessi culti. Forse occorrerebbero maggiori approfondimenti anche in senso legislativo”.

(19 giugno 2013)

Fonte: http://www.repubblica.it/cultura/2013/06/19/news/io_fuoriuscito_da_una_setta_religiosa_il_lungo_percorso_per_ritrovare_consapevolezza-61093396/?ref=HREC1-9

 

Testimoni di Geova e la loro "coscienza addestrata"

Leggi

 

Un fedele ricorre al giudice
«Per i Testimoni di Geova
io non esisto più, puniteli»

Fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/homepage/un-fedele-ricorre-al-giudice-per-i-testimoni-di-geova-io-non-no702392

di Lia Mintrone

BARI - È in corso dinanzi al Tribunale di Bari la prima causa al mondo contro le metodologie usate dai Testimoni di Geova nei confronti di coloro che lasciano la Congregazione. Provate a digitare su qualsiasi motore di ricerca la parola «ostracismo». Immediatamente vedrete che la parola è correlata alla voce Testimoni di Geova.

Che significa?

Chi lascia la Congregazione viene lasciato solo, ignorato da tutte quelle persone che ha frequentato per una vita.

I Testimoni di Geova, infatti, possono frequentare solo sorelle e fratelli che hanno abbracciato quella fede e, nei confronti di chi lascia la Congregazione, hanno l’obbligo di interrompere qualsiasi rapporto sia parentale sia amicale. Pena, la disassociazione immediata, in pratica l’espulsione. Chi subisce questo trattamento si trova improvvisamente solo al mondo, diventa trasparente, nessuno più lo frequenta e neanche lo saluta.

«Mi sono sentito come un morto che cammina» è la fotografia amara che ci dà Luigi Fallacara, un brillante ragazzo barese di 34 anni che, fino a 9 anni fa, era Testimone di Geova. Luigi nasce da una famiglia inizialmente cattolica e viene battezzato secondo il rito cattolico. Ma, pochi mesi dopo la sua venuta al mondo, i genitori si convertono alla religione cristiana dei Testimoni di Geova. La sua vita è fatta solo di relazioni con i fratelli e le sorelle geovisti, religione che non permette di fatto di avere relazioni con persone al di fuori di questa fede. All’età di 15 anni riceve un secondo battesimo «cristiano» e, a sua insaputa, aderisce alla «Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova (CCTdG)», uno degli enti giuridici utilizzati dalla medesima confessione religiosa e strumento che, dal 1986 - anno della sua costituzione -, «rappresenta i Testimoni di Geova di fronte ai terzi e ne cura gli interessi» (così l’art. 1, 5° comma, dello Statuto della CCTdG).

Ma, a 25 anni, Luigi entra in crisi. «Per naturale curiosità intellettuale e per alcune questioni di coscienza, come lo scandalo sulla pedofilia scoppiato all’interno del movimento e la questione del diritto al voto, pur mantenendo immutata la mia fede in Geova e le mie convinzioni religiose, maturo una visione in parte critica di questo ente giuridico. Scopro, con somma sorpresa, di essere “socio aderente senza diritto di voto”, senza che nessuno me lo avesse mai comunicato».

I Testimoni di Geova, infatti, hanno il veto dell’esercizio del diritto di voto, costituzionalmente garantito e posto alla base di ogni moderna democrazia, pena la scomunica. Il massimo che possono concedersi è recarsi alle urne e annullare la scheda. Solo in questo caso non subirebbero le conseguenze nefaste dell’«annuncio», ossia dell’espulsione.

«A malincuore, decido di recedere da questa comune associazione di diritto, attraverso una semplice lettera di dimissioni, avendo peraltro cura di precisare che la mia fede in Geova era immutata e ribadendo la volontà di non rinnegare i valori della fede della confessione. A distanza di un anno - racconta Fallacara - mi viene notificato per iscritto che solo per aver scritto questa lettera non sarei stato più considerato un Testimone di Geova. E difatti, come avviene per tutti i casi di persone che subiscono il provvedimento disciplinare di espulsione dal movimento, o anche per chi dichiara espressamente di non voler essere più un Testimone di Geova, il 10 agosto 2006 ricevo il temuto “annuncio” nella formula "Luigi Fallacara non è più testimone di Geova"».

L’annuncio viene fatto dal sorvegliante della Congregazione Bari-San Paolo all’interno della Sala del Regno, il luogo di ascolto e di professione della fede geovista. «Da quel momento io divento un morto per tutti i fratelli e le sorelle che per venticinque anni avevo frequentato in modo esclusivo, praticamente il mio unico mondo. Vengo ignorato, evitato, non salutato, non frequentato. Provate a immaginare il senso di profonda solitudine che si può provare in circostanze come questa. Non sono pochi i casi di persone che, quando si sono trovati nella mia situazione, si sono tolti la vita».

A quel punto, Luigi non si dà per vinto. Si rivolge all’avvocato Nicola Cipriani, professore ordinario di Diritto privato all’Università del Sannio, e cita in giudizio la Congregazione dei Testimoni di Geova per danni morali ed esistenziali. Richiesta: un milione di euro. Una causa durata 8 anni. A dicembre 2013 la sentenza di primo grado. Nella sentenza, il giudice del Tribunale di Bari, Francesco Caso, scrive che «condotte come il non salutare, il limitare o l’interrompere un rapporto di amicizia o parentale possono essere in contrasto con regole etico-sociali o della semplice educazione ma in linea di principio sono assolutamente lecite dal punto di vista dell’ordinamento giuridico».

Fallacara e il suo avvocato non si arrendono, stanno preparando il ricorso in appello. «Io voglio che la mia storia aiuti tutte quelle persone disperate che, nel mondo, sono vittime, come me, di questa forma disumana e terribile di ostracismo».

Per Luigi, lo Stato italiano, laico, non può girare la testa dall’altra parte. Finanche su Facebook esiste una pagina «Uscite dai Testimoni di Geova, ferite profonde del loro ostracismo». Una bacheca che trasuda dolore e sofferenza.

La difesa della Congregazione ha detto che un giudice laico non è abilitato e, prima ancora, non sarebbe in grado di sindacare elementi e dati che attengano ad una sfera, quale è quella del foro interno, impenetrabile dal diritto e dai suoi ordinamenti. Tuttora in Italia non esiste una legge che abbia recepito un’intesa tra la nostra Repubblica e la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova.

Le Iene: i testimoni di Geova e le trasfusioni di sangue

   - 20/03/2014 - Le testimonianze dei disassociati nel servizio di Luigi Pelazza:

 

Le Iene -Testimoni di Geova e trasfusioni - 1 from Agabo on Vimeo.

  2a parte del servizio de Le Iene-26 marzo 2014:

 

Le iene - Scomunicati dai Testimoni di Geova -2 from Agabo on Vimeo.

 

Nel servizio di Luigi Pelazza de Le Iene andato in onda ieri sera è stato trattato il caso in un ex vescovo dei Testimoni di Geova che racconta di essere stato cacciato dalla setta per aver permesso che venisse fatta una trasfusione di sangue alla nipotina.
CACCIATI PER UNA TRASFUSIONE ALLA NIPOTINA - La madre della bambina racconta che la figlia aveva un tumore e quindi aveva bisogno di una trasfusione di sangue. Ovviamente i familiari della piccola hanno permesso che ciò avvenisse e da quel momento padre madre figlia e nipote sono stati espulsi dai Testimoni di Geova. Rocco Politi, così si chiama il capofamiglia, racconta che il suo nucleo famigliare è stato completamente isolato da resto della famiglia e della comunità «perché sono dei disassociati». In passato Rocco era un vescovo dei Testimoni di Geova ed uno dei suoi compiti vi era quello di convincere le persone a non sottoporsi alle trasfusioni di sangue e racconta che per questo motivo sono morte delle persone. Rocco sostiene che la chiesa dei Testimoni di Geova plagi i figli fin da piccoli «i bambini vengono mandati a una scuola di ministero», dove viene insegnato loro come convertire le persone a Geova. La moglie di Rocco racconta che quando tentava di convertire le persone porta a porta alcune le rispondevano in modo sgarbato, mentre in altri casi purtroppo ha avuto l’occasione di dividere molte famiglie. L’ex vescovo invece non permetteva a sua figlia di vedere altri bambini che non fossero altri Testimoni di Geova.
«VIOLENTATA DA UN PARENTE» - Anna è un’altra disassociata e racconta che a 12 anni è stata violentata da un parente con la scusa di un passaggio. Si è rivolta a sua madre che invece di andare a sporgere denuncia l’ha portata dagli anziani per essere punita del suo peccato perché non avrebbe dovuto trovarsi in quella situazione, anche se la madre aveva dato il consenso per il passaggio. Racconta che ad oggi nessuno ha denunciato questa violenza. Dopo aver conosciuto il suo attuale ragazzo ha deciso di uscire dalla setta e quando ha comunicato la sua decisione alla madre, questa ha reagito prendendo un coltello da cucina e dirigendosi verso la ragazza, ma per fortuna è stata fermata dal padre: «Mi avrebbe fatto del male», racconta Anna. La donna vive ancora con i suoi genitori, ma non si parlano: è convinta che suo padre voglia lasciare la congregazione e gli lancia un appello chiededogli di fare questa scelta
MATRIMONIO SALTATO - Un uomo racconta la sua esperienza con una donna dei testimoni di Geova. Racconta che gli associati hanno provato a convincerlo più volte a convertirsi alla religione, cosa che a lui non interessava minimamente. Allora è stato avvertito del fatto che se non avesse abbracciato il credo, il suo matrimonio sarebbe saltato e così infatti è stato. La moglie è tornata in puglia dai genitori portando con sè la figlia. L’uomo allora ha deciso di andare dai suoceri, anche perchè non vedeva la figlia da mesi: «Sono stato buttato fuori di casa da mio suocero, che mi ha detto addirittura questa frase che non dimenticherò mai “tu tua figlia te la devi dimenticare”». Quando finalmente riesce a vederla si accorge che è già stata plagiata.
Leggi anche: La setta indiana che congela il suo guru in attesa del «risveglio»
NESSUNA LIBERTÀ DI SCELTA - Pelazza va quindi a parlare con una psicologa di un gruppo di ricerca che si occupa di sette. La dottoressa Lorita Tinelli sostiene che i Testimoni non siano liberi di scegliere perché «attraverso una serie di tecniche è possibile bloccare il pensieri di una persona e impedirle di scegliere liberamente». Dopo aver raccolto queste informazioni, una complice delle Iene viene mandata ad un’adunanza dei Testimoni di Geova alla quale viene accolta con calore e le fissano una appuntamento la sera stesso per convertirla a Geova. La complice racconta che i genitori sono stati disassociati per una trasfusione di sangue, le due testimoni di Geova le fanno notare che non dovrebbe più parlare con loro e le suggeriscono di fare come se fossero. Pelazza va quindi a parlare della questione trasfusioni con un anziano della congregazione., il quale gli chiede di rimandare l’intervista al giorno seguente, ma poi si tira indietro dicendo che non ha «nessuna dichiarazione da fare».
Fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/1418029/le-iene-i-testimoni-di-geova-e-le-trafusioni-di-sangue/

Lorita Tinelli (psicologa) commenta il servizio de Le Iene

In merito invece alla tematica per cui è stata tirata in ballo Lorita Tinelli così commenta: «mi è stato comunicato che nelle varie sale del regno è arrivata una circolare che suggeriva ai testimoni di non guardare la trasmissione e ho visto che qualcuno non ha seguito le indicazioni. E questo può essere un buon inizio per la conoscenza di un'altra versione, nonostante le opinioni espresse siano state fortemente negative, rispetto alla trasmissione e agli intervistati. Altra cosa che ho notato è che, mentre i fuorusciti contestano le regole imposte della comunità dei Testimoni di Geova, i testimoni invece tentano di minare la persona che ha reso la sua testimonianza, facendo allusioni di ogni tipo. Questo è un sintomo di chiusura mentale. Non sarebbe più utile ascoltare e tentare di modificarsi in meglio?»

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Elena Morali (soubrette di "Colorado") frequenterà la "Sala del Regno".

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             Sembra che i Testimoni di Geova se ne facciano un vanto: essi hanno "modificato" il corso degli interventi chirurgici, dicono, interventi che sempre più spesso vengono eseguiti senza trasfusioni di sangue.  Il  merito, quindi, va anche a  loro se oggi nelle sale operatorie si opera sempre  più spesso senza ricorrere alle trasfusioni. Sarebbe come dire che è merito di quanti si sono suicidati se le autorità prendono, per esempio, determinate precauzioni per scoraggiare altri dal buttarsi giù dai ponti! La condiscendenza e la perizia dei medici che cercano in tutti i modi di salvare delle vite (laddove è umanamente possibile) nonostante l'assurda caparbietà di certe persone, viene attribuita come un merito a chi fa di tutto per rendere  più difficile il loro compito. Il problema, da un punto di vista legale, rimane perchè i minori (addirittura i neonati), logicamente, non hanno fatto alcuna professione di fede e non si vede il motivo per cui debbano sottostare a delle regole religiose dei loro genitori quando è in gioco la loro vita. La posizione dei Testimoni di Geova sulla questione delle trasfusioni di sangue è molto confusa e contraddittoria. Inoltre, di essa non se ne fece alcun cenno sotto la presidenza Russell e quella di Rutherford della Società Torre di Guardia. Fu imposta sotto la presidenza Knorr. Fu infatti negli anni1945 -1961 che tale dottrina fu gradualmente elaborata e infine imposta. Si badi bene che i membri del cosiddetto "Corpo Direttivo" dei Testimoni di Geova che si sono alternati fino all'elaborazione della dottrina sulle trasfusioni di sangue si sono distinti per le grosse cantonate che hanno preso a livello dottrinale, come anche sulle numerose predizioni sulla fine e gli ancor più numerosi cambiamenti dottrinali; e coloro che li seguirono (dalla presidenza di Nathan Knorr in avanti) non furono da meno. Eppure, queste guide religiose, a dispetto delle loro contraddizioni in materia di articoli di fede, proseguono testardamente il loro corso, continuando a mietere vittime tra i loro seguaci.

 

 

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